VIAGGI: SPECIALE SENSIBILIZZAZIONE A FAVORE DEI TUMORI FEMMINILI. Seconda parte. (19 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi pubblico e scrivo il secondo appuntamento dell’evento volto alla sensibilizzazione di tutti riguardo i tumori femminili, una vera e propria piaga che ostacola la vita di milioni di donna senza tregua. Eppure se io oggi sono qui a scrivere questo articolo è perchè qualcuno, moltissimi anni fa ormai, ha compreso l’entità di questa patologie ha deciso, nonostante si trattasse di una lotta impari a vantaggio dell’avversario, di fare il possibile per porgli fine. Se oggi il tumore al seno spaventa meno di dieci o vent’anni fa è proprio per uno dei nostri più preziosi alleati che anno dopo anno compie scoperte fondamentali verso una soluzione che possa annientare del tutto questo nemico invisibile. Una storia importante. che vede il principio dell’interesse scientifico alla fine dell’800 e che ha portato con il tempo alla chemioterapia e alle operazioni di mastectomia intorno agli anni ’70, ma anche all’uso del tamoxifenee altro che spero di spiegare al meglio nelle prossime righe.Tutto ha inizio nel 1882. Si comprendere che per estirpare la proliferazione del tumore e di conseguenza la morte di un paziente è necessaria l’asportazione del corpo anomalo. Fu proprio allora che vennero messe in atto le prime rudimentali operazioni chirurgiche, grazie anche alla recente scoperta dell’anestesia totale. Inoltre è proprio agli inizi del ventesimo secondo che compaiono i primi esperimenti di radioterapia, in seguito alla scoperta della radioattività ad opera di Marie Curie. Passarono 50 anni di storia prima che la medicina arrivasse ad un nuovo traguardo importante. Prima infatti si curava solo con l’asportazione chirurgica e con la radioterapia, ma nel 1947 al Children’s Hospital di Boston viene documentata la prima parziale remissione di una leucemia acuta in un bimbo di 4 anni grazie all’utilizzo di aminopterina, una sostanza in grado di contrastare i livelli di acido folico e quindi di inibire la crescita delle cellule tumorali. Grazie a questa importanti scoperta i bambini malati di leucemia hanno forti speranze di sopravvivenze, contrariamente a prima le quali aspettative di vita erano inferiori a tre mesi. Durante il periodo del primo dopoguerra si inizia finalmente a palare di chemioterapia. l primo farmaco ad essere approvato è la “mostarda azotata”, una molecola che veniva usata a scopi bellici. In base alle conoscenze che disponevano all’epoca provarono alcuni esperimenti e visti gli effetti immediati usarono il farmaco anche nel trattamento del Linfoma di Hodgkin. I maggiori successi nella cura della leucemia arrivarono alla fine degli anni ’50. Si dimostrò infatti  che la combinazione di due farmaci chemioterapici portava alla remissione di alcune forme di leucemia acuta sia nei bambini sia negli adulti. Un risultato fondamentale poiché si dimostra che il tumore può essere attaccato su più fronti senza necessariamente ricorrere ad alte dosi di chemioterapico. Durante gli anni ’70 la medicina concentra i suoi studi alla scoperta di una risposta per quanto concerne il tumore al seno e fu allora che riuscirono a rivoluzionarne il trattamento.Nel 1971 viene dimostrato che nei casi di malattia ai primi stadi si può evitare la mastectomia radicale in favore di un approccio conservativo capace di ridurre il dolore, migliorare il recupero post-operatorio e cambiare radicalmente l’impatto psicologico della mastectomia. Il merito è principalmente del dottor Umberto Veronesi e della sua fondazione. Nel 1975, grazie ancora al contributo italiano del professor Gianni Bonadonna, viene rivoluzionato il concetto di terapia adiuvante nel tumore del seno. Dagli studi condotti infatti verrà dimostrato che le donne con tumore al seno, se trattate con chemioterapia dopo l’operazione, hanno minori possibilità di andare incontro a recidiva. Sul finire degli anni ’70 il concetto di quadrantectomia, ovvero l’utilizzo di una chirurgia conservativa per alcune forme di tumore al seno, viene definitivamente smentita grazie ad uno storico lavoro compiuto da Umberto Veronesi e pubblicato dal New England Journal of Medicine. Si comprese dunque l’importanza di evitare le recidive tumorali e questo fu uno degli aspetti per cui la medicina si dedicò maggiormente durante gli anni ’80. Nel 1986 viene approvato l’utilizzo di tamoxifene come aiuto per evitare il rischio di recidive. Si scopre inoltre che i tumori al seno possono essere divisi in due tipologie, ovvero ormonosensibili e quelli no. I primi hanno infatti la caratteristica di avere sulla loro superficie cellulare dei recettori che possono essere utilizzati per colpire il tumore e il tamoxifene agisce proprio su di essi. In questo modo, dopo l’operazione, l’utilizzo protratto nel tempo di una terapia ormonale è in grado di ridurre il rischio recidiva e aumentare così le probabilità di guarigione dal tumore al seno. A partire dagli inizi degli anni ’90 il rischio di mortalità causata da tumore al seno inizia a calare, grazie a diagnosi precoci e terapie efficaci. Nel 1997 nasce il prima farmaco a bersaglio molecolare, ovvero che colpisca, contrariamente alla chemioterapia, solo i meccanismi molecolari, come nel caso del rituximab, un anticorpo capace di agire selettivamente su alcuni recettori delle cellule del sistema immunitario. Nel 2004 viene scoperto il bevacizumab, il primo farmaco a bersaglio molecolare antiangiogenico. Infine nell’ultimo decennio si scopre l’immunoterapia, che presenta la capacità delle cellule di riconoscere la presenza del cancro e di difenderci dallo sviluppo negativo di esso. Nascono così i primi immunoterapici, molecole capaci di stimolare il sistema immunitario a combattere la malattia. Il primo ad essere approvato, nel 2011, è ipilimumab, un anticorpo capace di cambiare la storia del melanoma metastatico. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today I publish and write the second appointment of the event aimed at raising awareness of all about female cancers, a real scourge that hinders the lives of millions of women without respite. Yet if I am here today to write this article, it is because someone, many years ago by now, understood the extent of this pathology and decided, despite the fact that it was an unequal fight for the benefit of the opponent, to do everything possible to put an end to it. . If breast cancer scares less than ten or twenty years ago today, it is precisely because of one of our most precious allies who year after year makes fundamental discoveries towards a solution that can completely annihilate this invisible enemy. An important story. which sees the principle of scientific interest at the end of the 19th century and which over time led to chemotherapy and mastectomy operations around the 70s, but also to the use of tamoxifene and more that I hope to explain better in the next lines It all began in 1882. It is understood that in order to eradicate the proliferation of the tumor and consequently the death of a patient it is necessary to remove the abnormal body. It was precisely then that the first rudimentary surgical operations were carried out, thanks also to the recent discovery of total anesthesia. Furthermore, it is precisely at the beginning of the twentieth second that the first radiotherapy experiments appear, following the discovery of radioactivity by Marie Curie. 50 years of history passed before medicine reached a new important milestone. In fact, before it was treated only with surgical removal and radiotherapy, but in 1947 at the Children’s Hospital of Boston the first partial remission of acute leukemia in a 4-year-old child was documented thanks to the use of aminopterin, a substance capable of to counteract the levels of folic acid and therefore to inhibit the growth of cancer cells. Thanks to this important discovery, children with leukemia have high hopes of survival, unlike previously, which life expectancy was less than three months. During the period of the first post-war period, chemotherapy finally began to be talked about. The first drug to be approved is “nitrogen mustard”, a molecule that was used for war purposes. Based on the knowledge they had at the time, they tried some experiments and given the immediate effects they also used the drug in the treatment of Hodgkin’s lymphoma. The greatest successes in the treatment of leukemia came in the late 1950s. In fact, the combination of two chemotherapy drugs was shown to lead to remission of some forms of acute leukemia in both children and adults. A fundamental result since it is shown that the tumor can be attacked on several fronts without necessarily resorting to high doses of chemotherapy. During the 1970s, medicine concentrated its studies on discovering an answer regarding breast cancer and it was then that they succeeded in revolutionizing its treatment.In 1971 it was shown that in cases of disease in the early stages, mastectomy can be avoided radical in favor of a conservative approach capable of reducing pain, improving post-operative recovery and radically changing the psychological impact of mastectomy. The credit is mainly due to Dr. Umberto Veronesi and his foundation. In 1975,thanks again to the Italian contribution of Professor Gianni Bonadonna, the concept of adjuvant therapy in breast cancer is revolutionized. In fact, from the studies conducted it will be shown that women with breast cancer, if treated with chemotherapy after the operation, have less chance of going back to relapse. At the end of the 70s the concept of quadrantectomy, or the use of conservative surgery for some forms of breast cancer, was definitively denied thanks to a historic work carried out by Umberto Veronesi and published by the New England Journal of Medicine. The importance of avoiding tumor recurrences was therefore understood and this was one of the aspects for which medicine was devoted more during the 80s. In 1986 the use of tamoxifen was approved as an aid to avoid the risk of relapse. It also turns out that breast cancers can be divided into two types, namely hormone-sensitive and those not. The former have in fact the characteristic of having receptors on their cell surface that can be used to target the tumor and tamoxifen acts on them. In this way, after the operation, the prolonged use of hormone therapy is able to reduce the risk of recurrence and thus increase the chances of recovery from breast cancer. Starting in the early 1990s, the risk of mortality from breast cancer begins to decline, thanks to early diagnosis and effective therapies. In 1997 the first molecular target drug was born, that is, which, contrary to chemotherapy, affects only the molecular mechanisms, as in the case of rituximab, an antibody capable of selectively acting on some receptors of the cells of the immune system. In 2004, bevacizumab was discovered, the first drug with an antiangiogenic molecular target. Finally, in the last decade, immunotherapy has been discovered, which presents the ability of cells to recognize the presence of cancer and to defend ourselves from its negative development. This is how the first immunotherapics were born, molecules capable of stimulating the immune system to fight the disease. The first to be approved, in 2011, is ipilimumab, an antibody capable of changing the history of metastatic melanoma. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI:STORIA DELLA LIRA ITALIANA. (12 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Questo è il secondo appuntamento della rubrica VIAGGI per parlare della storia della Lira Italiana. Non so se ricordate, ci siamo lasciati alla fine della prima parte alla situazione della seconda metà dell’800, poco prima dell’unificazione del Regno. La Banca dello Stato Pontificio nata nel 1850, continuò a operare anche in seguito all’unificazione, con il nome di Banca Romana, come istituto d’emissione. La stessa divenne poi poco tempo dopo centro di un grave scandalo monetario e finanziario. Secondo l’accertamento di un’inchiesta parlamentare, erano coinvolti alti funzionari ed esponenti politici di spicco, tra i quali anche il presidente del consiglio, il liberale Giovanni Giolitti, che proprio per questo fu costretto a rassegnare le dimissioni. Nel 1866 la carta moneta fu dichiarata incorvertibile, la circolazione era imposta per legge e aveva potere liberatorio per i debitori, in quanto i creditori non potevano rifiutarla come mezzo di pagamento. Ben presto i problemi con la carta moneta tornarono, in quanto la gente preferiva la moneta metallica per pagare. Questo portò nuovamente a cessare la sua circolazione, finchè le banche e gli operatori commerciali cominciarono ad emettere biglietti di piccolo taglio e ciò durò sino al 1874, anno in cui fu nuovamente concessa l’emissione di biglietti inconvertibili a tutti gli istituti d’emissione. In questo modo, i biglietti di banca ricevettero nuovo impulso di diffusione. Tuttavia il valore attribuito moralmente all’oro rimase forte e molti convertivano la carta con la moneta, fino al dopoguerra, momento in cui, fu abolita questa possibilità. Nel 1895 fu emanata una nuova legge inerente a modalità di fabbricazione, tipo di carta, custodia e controllo per il ritiro e successivo incenerimento dei biglietti logori o danneggiati. Le nuove banconote furono emesse a partire dal 1896 con i disegni preparatori del noto orafo senese Rinaldo Barbetti, le quali, appena messe in circolazione, furono aspramente criticate per la banalità del disegno e le carenze nella tecnica esecutiva. L’insieme dei suddetti errori avrebbe allargato, secondo il giudizio popolare, la piaga della falsificazione. Ciò nonostante la loro produzione durò per molti decenni. Nel 1910, Giovanni Capranesi, presidente dell’Accademia di S. Luca di Roma, fu incaricato di eseguire i bozzetti per le nuove banconote da 50, 100, 500 e 1.000 lire, ma si dovette arrivare al 1915 perché fossero prodotti i biglietti da 50 lire di nuova concezione: produzione senza matrice e con un peso della banconota, pari alla metà di quello dei biglietti dello stesso tipo prodotti fino allora. La banconota in questione destò dunque non pochi problemi, tanto che fu prodotta fino al 1920 e sarebbe andata fuori corso nel 1950. Tra il 1919 e il 1943 venne stampato il biglietto da 500 lire e tra il 1930 e il 1931 si completò il progetto Capranesi con la realizzazione dei biglietti da 100 e da 1.000 lire che, stampati fino al 1943, sarebbero andati fuori corso rispettivamente nel 1950 e nel 1953. A partire dagli inizi dl Novecento si pensò alla produzione della carta filigranata. Essa era prodotta dalla fibra di ramié, ottenuta da una canapa asiatica opaca. Nel 1928 nacque l’Istituto Poligrafico dello Stato, un ente che si occupava dell’intero fabbisogno grafico e di stampa della pubblica amministrazione: stampa di biglietti di banca, francobolli e marche da bollo, carta bollata e moduli; pubblicazione della Gazzetta Ufficiale e della Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica; stampa di libri d’arte, testi antichi rari ed enciclopedie. L’istituto sospese le attività nel 1943 e le riprese nell’immediato dopoguerra. Nel 1943, nell’Italia del sud, dopo lo sbarco degli Alleati, fu messa in circolazione la moneta d’occupazione americana. Il suo valore era lo stesso della moneta italiana, ma nonostante ciò contribuì ad alimentare una consistente inflazione. Recava la scritta Allied Military Currency e si trovava nei tagli da 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 e 1.000 lire. Sarebbe cessata dal corso legale nel 1950. A Roma, nel 1945, la cartiera della Banca d’Italia riprendeva la sua attività e la produzione monetaria era realizzata presso lo Stabilimento Staderini e l’Istituto Poligrafico dello Stato. Nel dopoguerra i nuovi biglietti della Banca d’Italia da 50, 100, 500 e 1.000 lire erano stati stampati in base ad un decreto del 1944 che prevedeva dimensioni identiche a quelle precedenti, carta bianca satinata filigranata in pasta e una testina turrita dell’Italia sul recto dell’ovale di sinistra. L’ultima lira del Regno, la lira “Impero”, fu coniata tra il 1939 e il 1943, la prima lira della Repubblica, la lira “Arancia”, fu emessa tra il 1946 e il 1950.A causa della forte perdita di potere d’acquisto della lira, furono abolite le monete metalliche in centesimi e si procedette ad un incremento del valore dei tagli nella serie delle banconote. Si decise di produrre di più le 5.000 e le 10.000 lire, in circolazione dal 1951. Finalmente cominciavano a circolare anche i biglietti di banca del sistema monetario repubblicano. Nel 1956 entravano in circolazione le monete metalliche da 50 e 100 lire. Nel 1957 erano coniate le 20 lire in bronzital e nel 1958 le 500 lire d’argento in milioni d’esemplari. Il progetto delle banconote presente nei nostri recenti ricordi di nuova fu opera di Florenzo Masino Bessi e il principale scopo era la celebrazione della genialità italiana. Per lle 10.000 lire venne raffigurata l’effige di Michelangelo, quella di Verdi per le 1.000 lire del 1962, quella di Colombo per le 5.000 lire del 1964. Nel 1967 furono realizzate le 50.000 lire con l’effige di Leonardo e le 100.000 lire raffiguravano quella di Manzoni. Nel 1970 erano utilizzate l’immagine di Galilei per la banconota da 2.000 lire e quella di Tiziano per la 20.000 lire. Altre celebrità storiche furono Marco Polo sulle 1.000 lire, Bellini sulle 5.000 lire, Volta sulle 10.000 lire, Bernini sulle 50.000 lire, Caravaggio sulle 100.000 lire. Comparvero infine intorno agli anni 90 le 1.000 lire con l’effige della Montessori e su quella da 2.000 lire Guglielmo Marconi. La più celebre e conclusiva di questo lungo periodo di circolazione delle Lire fu però la 500.000 lire con l’effige di Raffaello, con il valore nominale più alto mai creato. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! 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Greetings to all, Dear Readers! This is the second appointment of the VIAGGI column to talk about the history of the Italian Lira. I don’t know if you remember, at the end of the first part we left the situation of the second half of the 19th century, just before the unification of the Kingdom. The Bank of the Papal State founded in 1850, continued to operate even after the unification, with the name of Banca Romana, as an issuing institution. The same then soon became the center of a serious monetary and financial scandal. According to the findings of a parliamentary investigation, senior officials and prominent politicians were involved, including the prime minister, the liberal Giovanni Giolitti, who was forced to resign for this very reason. In 1866, paper money was declared unconvertible, circulation was imposed by law and had a liberating power for debtors, as creditors could not refuse it as a means of payment. Problems with paper money soon returned, as people preferred metal money to pay. This again led to the cessation of its circulation, until banks and commercial operators began to issue small denomination notes and this lasted until 1874, the year in which the issuance of inconvertible notes was once again granted to all issuing institutions. In this way, banknotes received new impetus for circulation. However, the value attributed morally to gold remained strong and many converted paper for money, until the postwar period, when this possibility was abolished. In 1895 a new law was enacted concerning the methods of manufacture, type of paper, custody and control for the collection and subsequent incineration of worn or damaged tickets. The new banknotes were issued starting from 1896 with the preparatory drawings of the well-known Sienese goldsmith Rinaldo Barbetti, which, as soon as they were put into circulation, were harshly criticized for the banality of the design and the shortcomings in the executive technique. According to popular opinion, the set of aforementioned errors would have widened the scourge of falsification. Nonetheless, their production lasted for many decades. In 1910, Giovanni Capranesi, president of the Accademia di S. Luca in Rome, was commissioned to carry out the sketches for the new banknotes of 50, 100, 500 and 1,000 lire, but it had to arrive at 1915 for the 50 banknotes to be produced. Lire of a new concept: production without a matrix and with a banknote weight equal to half that of the notes of the same type produced up to then. The banknote in question therefore raised many problems, so much so that it was produced until 1920 and would have been discontinued in 1950. Between 1919 and 1943 the 500 lire note was printed and between 1930 and 1931 the Capranesi project was completed. with the creation of 100 and 1,000 lire banknotes which, printed until 1943, would go out of circulation in 1950 and 1953 respectively. From the beginning of the twentieth century, the production of watermarked paper was thought of. It was produced from ramie fiber, obtained from opaque Asian hemp. In 1928 the State Polygraphic Institute was born, a body that dealt with the entire graphic and printing needs of the public administration: printing banknotes, stamps and revenue stamps, stamped paper and forms; publication of the JournalOfficial and the Official Collection of the laws and decrees of the Republic; printing of art books, rare ancient texts and encyclopedias. The institute suspended its activities in 1943 and resumed immediately after the war. In 1943, in southern Italy, after the Allied landings, the American occupation currency was put into circulation. Its value was the same as the Italian currency, but nevertheless it contributed to fueling consistent inflation. It bore the inscription Allied Military Currency and was found in denominations of 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 and 1,000 lire. It would cease to be legal tender in 1950. In Rome, in 1945, the Bank of Italy paper mill resumed its activity and monetary production was carried out at the Staderini factory and the State Printing Office. After the war, the new Bank of Italy banknotes of 50, 100, 500 and 1,000 lire were printed on the basis of a 1944 decree which provided for identical dimensions to the previous ones, white satin watermarked paste paper and a turreted Italian head. on the recto of the left oval. The last lira of the Kingdom, the “Empire” lira, was minted between 1939 and 1943, the first lira of the Republic, the “Orange” lira, was issued between 1946 and 1950. purchase of the lira, the metallic coins in cents were abolished and the value of the denominations in the series of banknotes was increased. It was decided to produce more than 5,000 and 10,000 lire, which had been in circulation since 1951. Finally, the banknotes of the republican monetary system were also starting to circulate. In 1956, 50 and 100 lire coins entered circulation. In 1957 the 20 lire in bronzital were minted and in 1958 the 500 silver lire in millions of specimens. The banknote project present in our recent memories of new was the work of Florenzo Masino Bessi and the main purpose was the celebration of Italian genius. For 10,000 lire the effigy of Michelangelo was depicted, that of Verdi for the 1,000 lire of 1962, that of Columbus for the 5,000 lire of 1964. In 1967 the 50,000 lire with the effigy of Leonardo were made and the 100,000 lire depicted that of Manzoni. In 1970 the image of Galilei was used for the 2,000 lire banknote and that of Titian for the 20,000 lire banknote. Other historical celebrities were Marco Polo on 1,000 lire, Bellini on 5,000 lire, Volta on 10,000 lire, Bernini on 50,000 lire, Caravaggio on 100,000 lire. Finally, around the 1990s, the 1,000 lire with the Montessori effigy and Guglielmo Marconi on the 2,000 lire one appeared. The most famous and conclusive of this long period of circulation of the Lire, however, was the 500,000 lire with the effigy of Raphael, with the highest face value ever created. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI: LUIGI XIV. (23 giugno 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nell’articolo di oggi, come suggerito nel titolo, parleremo di un personaggio particolarmente noto e importante per il corso della storia Europea, in particolare quella francese. Fatto assolutamente rilevante, di cui l’anniversario fu proprio poco tempo fa, intorno ai primi giorni di giugno, é la sua ascesa al trono. Parleremo infatti di Luigi XIV. Egli infatti prese ufficialmente la carica di re di Francia all’età di 5 anni, seguito alla morte del padre, Luigi XIII. Vista la giovane età del re, la Francia visse un periodo di reggenza in cui a prendere le veci di governatore fu la madre di Luigi, Anna d’Austria, sostenuta dal suo fedelissimo primo ministro, ovvero il cardinale Giulio Mazzarino. Durante questo periodo di reggenza si sviluppò un movimento di rivolta contro la stessa Anna d’Austria e il primo ministro da parte del Parlamento, il quale sollecitó le masse al fine di creare una forte minaccia alla corona. Fu tristemente noto con il nome di “Fronda”. Il piccolo Luigi vide con profondo rammarico e umiliazione quanto stava accadendo e decise quindi di fuggire da Parigi insieme alla famiglia. Il fatto rimase nel cuore del re per tutto il corso della sua vita, tanto che arrivò perfino all’odio nei confronti di chi aveva scatenato questa rivolta, ovvero i nobili. L’incarico di istruire il giovane Luigi fu nelle mani del cardinale Mazzarino, che decise di usare un approccio empirico, piuttosto di uno studio fatto esclusivamente sui sussidi. Egli fu quindi portato ad assistere come testimone muto tantissimi Consigli e riunioni dei ministri, affinché lui stesso potesse constatare fin dalla giovane età il futuro che lo aspettava. Nel 1659 fu il cosiddetto anno della “pace dei Pirenei”, che sanciva un rapporto di alleanze di pace tra la Francia e la Spagna. Ciò fu possibile mediante un matrimonio combinato di cui protagonisti erano lo stesso Luigi XIV e l’infanta spagnola Maria Teresa, figlia di Filippo IV. Nel 1660 la giovane coppia fece il suo ingresso trionfale a Parigi. Pochi mesi più tardi, nel 1661, Mazzarino morì e fu allora che Luigi prese finalmente la carica ufficiale e pratica di re di Francia. Il suo regno fu di certo uno dei più longevi. Durò infatti ben 54 anni. Credeva nell’esistenza di un unico vero detentore del potere, che ogni decisione politica spettasse esclusivamente a lui. Per questo ragione il suo fu un governo assolutista, che incentrava nelle sue mani tutta la responsabilità della Francia. Non fu mai nominato un Primo Ministro. Inoltre credeva che il potere sovrano fosse concesso ad una sola persona per Stato da Dio stesso e per questa ragione si considerava “lungotenente di Dio sulla Terra”. Infine a rappresentanza del suo potere direttamente connesso a Dio scelse come simbolo di sé il Sole, per cui tutt’oggi é ricordato, segno del suo splendore e della “luce” che circondava il suo popolo e la sua corte. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In today’s article, as suggested in the title, we will talk about a particularly well-known and important character for the course of European history, in particular that of France.
An absolutely relevant fact, whose anniversary was just a short time ago, around the first days of June, is his accession to the throne.
We will in fact speak of Louis XIV. In fact, he officially took the office of King of France at the age of 5, following the death of his father, Louis XIII. Given the young age of the king, France experienced a period of regency in which to take the place of governor was the mother of Louis, Anna of Austria, supported by his loyal prime minister, or cardinal Giulio Mazarin.
During this period of regency a revolt movement developed against Anna of Austria herself and the prime minister by the Parliament, which urged the masses in order to create a strong threat to the crown. He was sadly known with the name of “Fronda”. Little Luigi saw with deep regret and humiliation what was happening and therefore decided to flee Paris with his family. The fact remained in the heart of the king for the whole course of his life, so much so that he even came to hatred towards those who had triggered this revolt, or the nobles. The task of educating the young Luigi was in the hands of Cardinal Mazarin, who decided to use an empirical approach, rather than a study done exclusively on aids. He was then led to attend as a mute witness many Councils and meetings of ministers, so that he himself could see from an early age the future that awaited him. In 1659 it was the so-called year of the “Peace of the Pyrenees”, which sanctioned a relationship of peace alliances between France and Spain. This was possible through an arranged marriage of which the protagonists were Louis XIV himself and the Spanish infanta Maria Teresa, daughter of Philip IV.
In 1660 the young couple made their triumphal entry into Paris. A few months later, in 1661, Mazarin died and it was then that Louis finally took the official and practical office of King of France. His reign was certainly one of the longest-lived. In fact, he lasted 54 years. He believed in the existence of one true holder of power, that every political decision rested solely with him. For this reason his was an absolutist government, which centered all the responsibility of France in his hands. He was never appointed a Prime Minister. Furthermore, he believed that sovereign power was granted to only one person per state by God himself and for this reason he considered himself “God’s lieutenant on Earth”. Finally, to represent his power directly connected to God, he chose the Sun as a symbol of himself, for which he is still remembered today, a sign of his splendor and of the “light” that surrounded his people and his court. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI LALAKAON. (5 maggio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Il nuovo appuntamento di oggi della rubrica VIAGGI parlerà di un’altra importante battaglia che ha segnato la storia dell’impero bizantino, e come potete dedurre dal titolo si tratta della Battaglia di Lalakaon. Prende il nome del fiume sul quale si svolse la stessa, appunto il fiume Lalakaon, situato in Asia minore. Tra i partecipanti vi era l’Impero romano d’oriente e un esercito arabo, in pieno processo di invasione di Pahlagonia, ovvero l’odierna Turchia settentrionale. Grazie alla vittoria dell’impero bizantino sugli arabi con la battaglia di Akroinon nel 739/740 d.C., tra gli stessi si perpetuò un periodo di pace duraturo fino alle soglie del 780 d.C. arrivati a quella data però gli arabi ricominciarono ad attaccare l’Asia minore portando l’Impero bizantino alla disfatta per la prima volta da allora nell’838 ad Amorium. Intanto, giunti intorno al 840 d.C. il califfato abbaside inizio un graduale declino e ciò permise l’Impero bizantino di avere un breve respiro di sollievo sugli arabi e qualche relativa vittoria. Ma le numerose incursioni in Asia minore intorno all’860 d.C. portarono nuovamente i bizantini in uno stato di devastazione. A questo fatto seguí nell’863 d.C. un nuovo attacco da parte dell’emiro di Malatya, Umar al-Aqta, nella zona della Cappadocia. Michele III, allora imperatore, riuscì con i suoi esercito a sconfiggere gli arabi nei pressi di Bishop’s Meadow, nonostante ciò riuscirono comunque a saccheggiare una delle loro città, Amisos. A risposta di quanto accaduto Michele III decise di radunare un esercito di 50.000 uomini, ponendo suo zio Petronas al comando. In quella situazione 3 eserciti distinti bizantini furono formati, convergendo tutti a Lalakaon il 2 settembre dell’863 d.C. I bizantini circondano dunque Umar a Porson vicino al fiume Lalakaon e il giorno successivo la battaglie vede il suo inizio. Nonostante le numerose risposte da parte dell’esercito di Umar i bizantini riescono ad avere la meglio. Umar morì sul campo di battaglia e il suo esercito fu sconfitto. Il figlio di Umar fuggì ma fu presto catturato. Vista la recente vittoria ottenuta, i bizantini lanciano una successiva controffensiva, ponendo presto fine alle minacce provenienti dalle terre di confine. In breve l’Impero bizantino tornò al suo primitivo splendore, con nuove conquiste in territorio europeo e la resa da parte dei bulgari, che furono costretti ad ad accettare il cristianesimo come religione ufficiale. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today’s new appointment in the TRAVEL column will talk about another important battle that marked the history of the Byzantine Empire, and as you can deduce from the title it is the Battle of Lalakaon. It takes its name from the river on which it took place, precisely the Lalakaon River, located in Asia Minor.
Participants included the Eastern Roman Empire and an Arab army, in full process of invasion of Pahlagonia, or today’s northern Turkey. Thanks to the victory of the Byzantine Empire over the Arabs with the battle of Akroinon in 739/740 AD, a period of lasting peace was perpetuated between them until the threshold of 780 AD. arrived at that date, however, the Arabs began to attack Asia Minor again, bringing the Byzantine Empire to defeat for the first time since then in 838 in Amorium. Meanwhile, arrived around 840 AD. the Abbasid Caliphate began a gradual decline and this allowed the Byzantine Empire to have a brief sigh of relief over the Arabs and some relative victory. But the numerous forays into Asia Minor around 860 AD. again brought the Byzantines into a state of devastation. This fact followed in 863 A.D. a new attack by the Emir of Malatya, Umar al-Aqta, in the Cappadocia area. Michael III, then emperor, with his army managed to defeat the Arabs near Bishop’s Meadow, despite this they still managed to sack one of their cities, Amisos. In response to what happened, Michael III decided to gather an army of 50,000 men, placing his uncle Petronas in command. In that situation 3 distinct Byzantine armies were formed, all converging at Lalakaon on 2 September 863 AD. The Byzantines therefore surround Umar in Porson near the Lalakaon River and the next day the battle begins. Despite the numerous responses from Umar’s army, the Byzantines manage to prevail. Umar died on the battlefield and his army was defeated. Umar’s son escaped but was soon captured.
Given the recent victory, the Byzantines launched a subsequent counter-offensive, soon putting an end to the threats from the border lands. In short, the Byzantine Empire returned to its primitive splendor, with new conquests in European territory and the surrender by the Bulgarians, who were forced to accept Christianity as an official religion. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar under the article or in the blue banners on the home page and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI AKROINON. (21 aprile 2021)

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Un saluto a tutti, cari lettori! Nell’articolo di oggi, come risulta chiaro già dal titolo, parlerò di una straordinaria battaglia poco conosciuta, ma che merita la nostra attenzione. Essa, come le battaglie di Yarmouk, Pliska e Manzikert, è poco nota a noi posteri, ma si tratta di una delle battaglie più rilevanti per l’Impero bizantino, voce di un cambiamento rilevante nella storia. Fin dal 622 d. C., epoca delle prime conquiste musulmane, Bisanzio diventò uno dei principali rivali degli arabi. Da allora, proprio per mano di questi ultimi, i bizantini subirono numerose sconfitte, tra cui quella diYarmouk nel 636 e di Heliopolis nel 640. Nonostante la forte difensiva durante l’assedio di Costantinopoli, subirono una forte sconfitta ulteriore nel 622 d.C. a Sebastopoli. Ciò decretò un lungo periodo decennale di lotte di fazione tra i due popoli. Il califfato omayyade decise di porre un lungo assedio sul territorio di Costantinopoli tra il 717 e il 718 d.C., tuttavia decise interrompere l’azione bellica nel corso dei due anni successivi, per tornare sull’offensiva nel 720 d. C. Iniziarono da allora una serie di incursioni annuali, allo scopo di saccheggiare e indebolire l’Impero bizantino. Le incursioni diventarono progressivamente più spietate, fino al culmine durante gli anni ’30. Visti I risultati ottenuti da questi saccheggi, il califfo Hisham ibn Abd al-Malik lanciò la più grande invasione di tutto il suo regno tra il 739 e il 740 d.C. L’opera bellica era possibile grazie ad un forte esercito di 90.000 uomini, guidati dal figlio dello stesso califfo, Sulayman. Con un’efficace divisione in tre sezioni, in 10.000 fecero irruzione nelle coste occidentali, 60.000 andarono in Cappadocia sotto il comando di Sulayman e gli altri 20.000 marciarono verso Akroinon. Fu allora che l’imperatore bizantino Leone III Isaurico e suo figlio, che in seguito divenne Costantino V, incontrarono gli invasori e qui, con grande probabilità, riuscirono a sconfiggere gli arabi. Nonostante nelle altre città gli arabi riuscirono ad avere la meglio, non riuscirono mai ad espugnare nessuna fortezza e città bizantina. Questa battaglia risultato cruciale perché il califfato omayyade in seguito né risulto indebolito e venne ridotta la pressione sui nemici. L’indebolimento del califfato portò un decennio dopo rovesciamento dello stesso per mano degli Abbassidi.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, dear readers! In today’s article, as is clear from the title, I will talk about an extraordinary battle that is little known, but which deserves our attention. It, like the battles of Yarmouk, Pliska and Manzikert, is little known to us posterity, but it is one of the most important battles for the Byzantine Empire, voice of a significant change in history. Since 622 d.
C., epoch of the first Muslim conquests, Byzantium became one of the main rivals of the Arabs. Since then, just for less than the latter, the Byzantines suffered numerous defeats, including that of Yarmouk in 636 and of Heliopolis in 640. Despite the strong defensive during the siege of Constantinople, they suffered a further strong defeat in 622 AD. in Sevastopol.
This decreed a long ten-year period of factional struggles between the two peoples.
The Umayyad Caliphate decided to lay a long siege on the territory of Constantinople between 717 and 718 AD, however it decided to interrupt the war action during the following two years, to return to the offensive in 720 AD. A series of annual raids began since then, with the aim of plundering and weakening the Byzantine Empire. The raids became progressively more merciless, until a peak during the 1930s. Given the results obtained from these looting, the caliph Hisham ibn Abd al-Malik launched the largest invasion of his entire kingdom between 739 and 740 AD. The war was possible thanks to a strong army of 90,000 men, led by the son of the caliph himself, Sulayman. With an effective division into three sections, 10,000 raided the western coasts, 60,000 went to Cappadocia under Sulayman’s command, and the other 20,000 marched to Akroinon. It was then that the Byzantine emperor Leo III Isauric and his son, who later became Constantine V, met the invaders and here, with great probability, they managed to defeat the Arabs.
Although in the other cities the Arabs managed to get the better of them, they never managed to conquer any Byzantine fortress and city.
This battle was crucial because the Umayyad caliphate was subsequently not weakened and the pressure on the enemies was reduced. The weakening of the caliphate led to a decade after its overthrow by the Abbassids. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI HELIOPOLIS. (14 aprile 2020)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Come sapete amo descrivere l’avvicendarsi delle battaglie, di come si sono svolte e soprattutto, quali sono le strategie e le azioni belliche chi hanno permesso la vittoria dell’una dell’altra fazione. Tassello storico di cui sommariamente si parla nei sussidi di storia sono le piccole grandi battaglie facenti parte del periodo principale dell’Impero romano d’Oriente. Perciò, nelle prossime settimane, intendo selezionare alcuni importanti battaglie in questo senso, partendo da quella storica mente più arcaica, ovvero la “Battaglia di Heliopolis”. Essa si svolse nel 640 d.C. I bizantini erano riusciti a sconfiggere i sassanidi nella “Battaglie di Ninive”nel 627 d.C. Nonostante ciò accusavano i segni di quasi un quarto di secolo di guerre, che esaurire a questi ultimi quasi totalmente le risorse. Inoltre in quel momento iniziava un nuovo periodo di minacce, questa volta provenienti dall’oriente. Dopo la morte di Maometto infatti, nel 632 d.C., l’Islam era riuscito a unificare sotto di sé tutta la penisola arabica e c’ho la rese forte in vista di un prossimo attacco contro i sassanidi. Dopo la conquista della Siria nel 638 d.C., gli arabi avevano come obiettivo successivo l’Egitto. Intanto, l’imperatore bizantino Eraclio, guardava con stupore e preoccupazione l’agire bellico degli arabi sul territorio africano. Nonostante ciò i generali tentavano di placare la preoccupazione dell’imperatore spiegando che ci sarebbero voluti decenni per superare gli effetti di una prossima guerra contro la Persia e dunque pensare ad una prossima. Tuttavia gli arabi invasero tutto il territorio sassanide entro il 638 d.C e l’anno successivo, grazie un potente esercito di 4000 soldati sotto il comando di Amr Ibn al-A’as, riuscì a invadere velocemente la diocesi d’Egitto. Nel 640 infine affrontarono i bizantini a Heliopolis. Quest’ultimi erano avvantaggiati da un forte esercito di 20.000 soldati. Gli arabi però, riuscirono a rafforzare le loro truppe raggiungendo la quota di 15000 uomini. Théodore, comandante bizantino, decise di affrontare il nemico in battaglia aperta, ma gli arabi, forti della decisione dei bizantini, crearono un piccolo distaccamento al fine di tendere un’imboscata. Ciò destò molto caos e panico tra le truppe di Théodore. Nessuno sa con certezza quante furono effettivamente le perdite da entrambe le parti, ma si sa con certezza che pochi uomini dell’esercito bizantino riuscirono a sopravvivere. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, dear readers! As you know, I love to describe the alternation of battles, how they took place and above all, what are the strategies and war actions that allowed the victory of one of the other factions.
The historical piece which is briefly mentioned in the aids of history are the small and great battles that are part of the main period of the Eastern Roman Empire.
Therefore, in the coming weeks, I intend to select some important battles in this sense, starting from that most archaic historical mind, namely the “Battle of Heliopolis”. It took place in 640 AD. The Byzantines had managed to defeat the Sassanids in the “Battles of Nineveh” in 627 AD.
Despite this, they blamed the signs of almost a quarter of a century of wars, which almost totally exhausted the latter’s resources.
Furthermore, at that moment a new period of threats began, this time coming from the East. In fact, after Muhammad’s death, in 632 AD, Islam had managed to unify the entire Arabian peninsula under it and made it strong in view of an upcoming attack against the Sassanids. After the conquest of Syria in 638 AD, the Arabs had Egypt as their next target.
Meanwhile, the Byzantine emperor Heraclius looked with amazement and concern at the war action of the Arabs on African territory. Despite this, the generals attempted to allay the emperor’s concern by explaining that it would take decades to overcome the effects of a forthcoming war against Persia and therefore think of a next one. However, the Arabs invaded all Sassanid territory by 638 AD and the following year, thanks to a powerful army of 4000 soldiers under the command of Amr Ibn al-A’as, they managed to quickly invade the diocese of Egypt.
In 640 they finally faced the Byzantines at Heliopolis.
The latter were benefited by a strong army of 20,000 soldiers. The Arabs, however, managed to strengthen their troops reaching the quota of 15,000 men. Theodore, a Byzantine commander, decided to face the enemy in open battle, but the Arabs, strengthened by the decision of the Byzantines, created a small detachment in order to ambush. This caused much chaos and panic among Theodore’s troops. No one knows for sure how many losses on both sides actually were, but it is known with certainty that few men of the Byzantine army managed to survive. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: STORIA DEL MOBY PRINCE. (1 aprile 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! L’articolo di oggi è davvero interessante e nonostante sia un fatto relativamente recente ho deciso di inserirlo nella rubrica VIAGGI e non in CRONACA. Questo perché si tratta di una accadimento storico e non di un evento particolarmente consequenziale della storia contemporanea e leggendo capirete il perché. Il Moby Prince era un traghetto di linea (proprietà della compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma) e quel mercoledì 11 aprile del 1991, alle ore 22 circa, era in partenza dal porto di Livorno in direzione Olbia. A bordo alloggiavano 140 persone, di cui 76 passeggeri e 65 membri dell’equipaggio. A dirigere l’equipaggio c’era agli il comandante Ugo Chessa. Tutto stava procedendo con la consueta tranquillità, desiderata durante un simile viaggio, tanto che molti sono raccolti nella sala bar, intenti a guardare una partita di calcio. Circa venti minuti dopo il traghetto si immette in mare aperto ed è proprio allora che una distrazione del conducente crea un danno che diventerà presto dai riscontri irreparabili:  la nave finisce con la prua nella pancia di una petroliera, la Agip Abruzzo, i cui serbatoi contengono 2.700 tonnellate di petrolio Iranian Light. In pochi attimi il mare attorno al traghetto si trasforma in una larga macchia nera che inizia a prendere fuoco. La prua della nave è ora totalmente avvolta dalle fiamme. La richiesta di soccorso del marconista arriva alle 22,25, a cui segue dieci minuti dopo quella del comandante dell’Agip Renato Superina, che conferma l’accaduto, parlando però erroneamente di una bettolina (piccola imbarcazione utilizzata all’interno dei porti). I soccorsi raggiungono il luogo dell’impatto verso le 23 e in breve tempo vengono tratti in salvo i 18 occupanti della petroliera. Dell’altra nave però se ne sono perse le tracce. Alle 23,35 due ormeggiatori si imbattono per puro caso nel traghetto. In un inferno di fiamme l’unica parvenza umana è data  dal mozzo di origini napoletane Alessio Bertrand. Sarà l’unico sopravvissuto di quella notte. In quegli attimi sopraggiunge anche una motovedetta della Capitaneria di Porto livornese che si trova costretto ad un’amara constatazione dei fatti. Allora verrà chiamato il marinaio Giovanni Veneruso, al fine di agganciare la nave trainandola con un rimorchiatore all’interno del porto. Il tutto avviene alle 3,30 del mattino quando ormai del traghetto resta poco più di un relitto spettrale di fumo e lamiere. La gente é sconvolta da quanto frettolosamente trasmesso ai telegiornali in tv. Si parlerà infatti di errore umano, dovuto alla presenza di nebbia. L’ipotesi della nebbia viene confermata in sede giudiziaria nei due processi, per omissione di soccorso e omicidio colposo e per manomissione a bordo, che non portano ad alcuna condanna avvalorando indirettamente la tesi dell’errore umano. Alcune perizie hanno dimostrato che i passeggeri della nave sono sopravvissuti per diverso tempo dopo l’impatto. I test tossicologici, inoltre, hanno confermato la presenza di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, segno evidente del fatto che sono rimasti in vita per ore. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today’s article is really interesting and although it is a relatively recent fact I decided to include it in the travel column and not in the NEWS. This is because it is a historical event and not a particularly consequential event of contemporary history and reading you will understand why. The Moby Prince was a scheduled ferry (owned by the private shipping company Nav.Ar.Ma) and that Wednesday, April 11, 1991, at about 10 pm, was departing from the port of Livorno towards Olbia. There were 140 people on board, including 76 passengers and 65 crew members. Commander Ugo Chessa was in charge of the crew. Everything was proceeding with the usual tranquility, desired during such a trip, so much so that many are gathered in the bar room, intent on watching a football match. About twenty minutes later the ferry enters the open sea and it is precisely then that a distraction of the driver creates damage that will soon become irreparable: the ship ends up with the bow in the belly of an oil tanker, agip Abruzzo, whose tanks contain 2,700 tons of Iranian Light oil. In a few moments the sea around the ferry turns into a large black spot that begins to catch fire. The bow of the ship is now totally engulfed in flames. The marconista’s request for help arrives at 10.25 pm, followed ten minutes later by that of agip commander Renato Superina, who confirms what happened, but mistakenly talking about a bettolina (small boat used inside the ports). Rescue workers arrive at the crash site around 11pm and the 18 occupants of the tanker are quickly rescued. The other ship, however, lost track of it. At 11.35pm two moorings come across the ferry by chance. In a hell of flames the only human semblance is given by the hub of Neapolitan origin Alessio Bertrand. He’s going to be the only survivor of that night. In those moments there is also a patrol boat of the Captaincy of Porto livorno that finds itself forced to a bitter realization of the facts. Then the sailor Giovanni Veneruso will be called, in order to hook the ship towing it with a tug boat inside the port. All this happens at 3.30 am when the ferry now has little more than a ghostly wreck of smoke and sheets. People are shocked by how hastily broadcast on tv news. In fact, we will talk about human error, due to the presence of fog. The hypothesis of fog is confirmed in court in the two trials, for omission of rescue and manslaughter and for tampering on board, which do not lead to any conviction indirectly corroborating the thesis of human error. Some reports have shown that the ship’s passengers survived for some time after the impact. Toxicology tests also confirmed the presence of carbon monoxide in the blood of the victims, a clear sign that they remained alive for hours. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI METAURO. (25 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Come promesso sono qui ha scrivere e pubblicare un articolo per la rubrica VIAGGI, una battaglia per l’esattezza, perché se non fosse chiaro amo particolarmente ripercorrere le varie tappe che si susseguono durante una battaglia, soprattutto se si è rivelata significativa per la storia. La battaglia di oggi, seppur particolarmente importante, é spesso poco approfondita, in quanto parte della Seconda Guerra Punica. Di essa si racconta che rispetto alla prima fu principalmente uno scontro tra i due maggiori protagonisti, ovvero Annibale e Scipione l’Africano. In realtà si tratta di un’affermazione sommaria visto che dietro ogni grande generale c’è sempre un grande esercito! Aldilà di quanto spesso si narra, l’epica battaglia di Zama, fu sicuramente meno significativa della Battaglia di Metauro. Il Metauro è un fiume che scorre nelle Marche lungo 121 km. Fu lungo la sua riva che si svolse una battaglia che avrebbe cambiato la storia del mondo. Tutto ebbe inizio in Spagna, dove Scipione stava conquistando la zona cartaginese, al fine di togliere fondi alla campagna militare di Annibale. Il fratello di Annibale, Asdrubale Barca, cercò in ogni modo possibile di opporsi all’avanzata romana in Spagna, dichiarando battaglia ai Romani a Becula. Nonostante ciò il generale cartaginese non poté nulla contro il genio militare di Scipione, subendo una decisiva sconfitta. A quel punto Asdrubale e i suoi uomini sfuggono all’esercito romano raggiungendo il fratello e valicando i Pireni e le Alpi, infine attraversò la pianura Padana. Asdrubale allora avvisò il fratello del suo arrivo inviando degli emissari. Alcuni vennero intercettati dai romani, i quali vennero a conoscenza della presenza dell’esercito di Asdrubale nelle campagne del Metauro. Intanto il console Claudio Nerone, tramite una marcia forzata, fece partire i suoi uomini dalla zona di Canosa di Puglia e si congiunse con Salinatore, un comandante dell’esercito ausiliario di Roma. Dopo 360 km di marcia l’esercito di Claudio Nerore di uní con quello dell’altro generale. La battaglia poteva dunque iniziare, con  da un lato il fiume Metauro e dall’altro il monte Rosario, il che eliminava teoricamente ogni possibilità di accerchiamento. Mentre i Romani seguirono il loro classico schieramento “triplex acies”, i Cartaginesi avevano la cavalleria sulla destra e al centro la fanteria. A destra vi erano dunque gli iberici, i migliori fanti dell’esercito, e al centro invece i liguri, soldati meno esperti nel combattimento corpo a corpo rispetto ai colleghi iberici, ma sicuramente più affidabili di quelli del fianco sinistro, lato in cui Asdrubale aveva schierato i galli, spesso ubriachi e inaffidabili, che rappresentavano semplicemente un numero all’interno dell’esercito. Asdrubale mandó per primi gli elefanti, facendo seguire iberici e liguri. Infine fu la volta della cavalleria, che si scontrava direttamente con gli avversari romani. La battaglia sembrò dunque in vantaggio per Asdrubale, ma intanto Nerone stava cercando un modo per raggiungere i galli dietro le alture: attuò infatti una tattica che consisteva nel prendere i suoi manipoli e farli passare dietro gli uomini di Salinatore, per attaccare così sui fianchi gli iberici. Il piano ebbe successo e le truppe e la cavalleria cartaginesi furono definitivamente massacrate. Asdrubale, vedendo la battaglia ormai persa, decise di lanciarsi nella mischia e combattendo valorosamente, fu ucciso. La sua testa, i segno di disprezzo, venne mozzata e lanciata nel campo di Annibale. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! As promised I am here he wrote and published an article for the column VIAGGI, a battle to be exact, because if it were not clear I particularly love to retrace the various stages that follow each other during a battle, especially if it has proved significant for history. Today’s battle, although particularly important, is often shallow, as part of the Second Punic War. It is said that compared to the first it was mainly a clash between the two major protagonists, Hannibal and Scipio africanus. In fact, this is a summary statement since behind every great general there is always a great army! Beyond what is often said, the epic Battle of Zama was certainly less significant than the Battle of Metaurus. The Metaurus is a 121 km long river in the Marche region. It was along its shore that a battle took place that would change the history of the world. It all began in Spain, where Scipio was conquering the Carthian area, in order to take money away from Hannibal’s military campaign. Hannibal’s brother Hasdrubal Barca tried in every possible way to oppose the Roman advance into Spain, declaring battle against the Romans at Becula. Nevertheless, the Carthian general could do nothing against scipio’s military genius, suffering a decisive defeat. At that point Hasdrubal and his men escaped the Roman army reaching his brother and crossing the Pyrenics and the Alps, finally crossing the Po Valley. Hasdrubal then alerted his brother to his arrival by sending emissaries. Some were intercepted by the Romans, who learned of the presence of Hasdrubal’s army in the Metaurus campaigns. Meanwhile, the consul Claudio Nero, through a forced march, started his men from the area of Canosa di Puglia and married Salinator, a commander of the auxiliary army of Rome. After 360 km of walking the army of Claudio Nerore of one with that of the other general. The battle could therefore begin, with on the one hand the River Metaurus and on the other the Mount Rosario, which theoretically eliminated any possibility of encirclement. While the Romans followed their classic “triplex acies” deployment, the Carthaginians had cavalry on the right and infantry in the center. On the right were therefore the Iberians, the best foot soldiers in the army, and in the center instead the Ligurians, soldiers less experienced in hand-to-hand combat than their Iberian colleagues, but certainly more reliable than those on the left flank, the side in which Hasdrubal had deployed the roosters, often drunk and unreliable, who simply represented a number within the army. Hasdrubal first manded elephants, following Iberians and Ligurians. Finally, it was the turn of the cavalry, which clashed directly with the Roman opponents. The battle therefore seemed to be ahead of Hasdrubal, but in the meantime Nero was looking for a way to reach the gauls behind the heights: in fact, he put in place a tactic that consisted of taking his handmen and passing them behind salinator’s men, to attack the Iberians on the flanks. The plan was successful and the Carthaginus troops and cavalry were finally massacred. Hasdrubal, seeing the battle now lost, decided to jump into the fray and fight valiantly, he was killed. His head, the signs of contempt, was severed and thrown into hannibal’s camp. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI GUADALAJARA. (4 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nell’articolo di oggi, come precedentemente definito in vari post ordinari, andrò a raccontarvi circa la storia di una battaglia importante, ma spesso poco discussa. Mi riferisco alla Battaglia di Guadalajara. Essa iniziò l’8 marzo 1937. La Guerra civile spagnola é in pieno svolgimento, ma contemporaneamente l’offensiva del corpo volontario italiano si schiera contro le forze della Seconda repubblica spagnola. Questa battaglia, che durò fino al 23 marzo dello stesso anno, si rivelò una delle più note e importanti battaglie di tutta la Guerra civile spagnola. La Guerra Civile Spagnola durò alcuni anni, dal luglio 1936 e l’aprile 1939. A combattere tra loro vi erano due diversi schieramenti, da una parte i Nazionalisti (noti come “Nacionales”), autori del colpo di Stato ai danni della Seconda Repubblica Spagnola, e dall’altra i Repubblicani (noti come “Republicanos”), composti da truppe fedeli al governo repubblicano, guidati dal Fronte Popolare di ispirazione marxista. La Guerra Civile Spagnola decretò la fine della Seconda Repubblica, segnando l’inizio della dittatura da parte del generale Francisco Franco (Ferrol, 4 dicembre 1892 – Madrid, 20 novembre 1975). I Nazionalisti di Franco furono quindi affiancati al Corpo truppe volontarie italiane, costituite appositamente per affrontare la Guerra Civile Spagnola. Il Corpo truppe volontarie furono poste sotto il comando del Generale di Brigata Mario Roatta. Nel centro del territorio della Nuova Castiglia, la città di Guadalajara rappresentava il punto di convergenza di importanti strade che passavano dal Nord al Mediterraneo. Fu la sua posizione strategica che la rese un territorio ideale per la contesa militare. Lo scontro vedeva quindi le forze governative con svariate brigate internazionali e il Corpo truppe volontarie italiane. La battaglia iniziò proprio con un’offensiva italiana, la quale si spinse fino al borgo di Trijueque, comune spagnolo situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. A fronteggiare la manovra italiana vi erano appena 6/7000 miliziani del Levante, di cui la metà in linea, armati di fucili e poche mitragliatrici. Dopo un intenso fuoco di artiglieria, gli italiani avanzarono, travolgendo le difese repubblicane. Dopo la vittoria conquistata il generale Roatta proclamò tronfante la decisione di attaccare :Guadalajara, seguita da Alcalà de Henares e nei tra tre giorni successivi Madrid. Il 10 marzo i fascisti, dopo aver occupato Brihuega, proseguirono fino al fiume Tajuña, che si trovava a 26 chilometri da Guadalajara. L’azione combinata di carri armati e aerei lealisti inflisse tuttavia gravi perdite agli attaccanti. Nei giorni successivi gli italiani riuscirono a fronteggiare lucidamente i controattacchi repubblicani. Il 15 marzo i repubblicani, grazie all’inattività del fronte sud, riuscirono a far affluire forze fresche assieme a un’intera brigata di carri armati sovietici, e inizirono a pianificare una controffensiva. Riuscirono così a riconquistare Trijueque. I fascisti invece sostituirono le loro truppe di linea, ormai sbandate e stremate, con due unità fresche, mentre Roatta chiese a Franco l’autorizzazione a sospendere i combattimenti e a porsi sulla difensiva, allo scopo di far riposare le truppe e riorganizzarle. Nel corso della giornata del 18 marzo un’azione combinata di aerei, carri armati e artiglieria da parte dei repubblicani, porta il panico e il caos tra le file fasciste e in breve quest’ultimi vennero costretti alla fuga. Vennero fatti 200 prigionieri e fu rubato moltissimo materiale bellico riutilizzabile. Quel giorno, dunque, grazie a una puntata in massa di carri T26-B contro le linee italiane, i repubblicani riuscirono a forzare lo schieramento nazionalista, recuperando circa la metà del terreno perso dall’inizio dell’offensiva. Senza sostanziali modifiche i due schieramenti continuarono i combattimenti fino al 23 marzo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In today’s article, as previously defined in various ordinary posts, I will tell you about the story of an important, but often little discussed, battle. I am referring to the Battle of Guadalajara. It began on March 8, 1937. The Spanish Civil War is in full swing, but at the same time the offensive by the Italian voluntary corps is taking place against the forces of the Second Spanish Republic. This battle, which lasted until March 23 of the same year, proved to be one of the most famous and important battles of the entire Spanish Civil War. The Spanish Civil War lasted a few years, from July 1936 to April 1939. Fighting each other were two different sides, on the one hand the Nationalists (known as “Nacionales”), perpetrators of the coup against the Second Spanish Republic, and on the other the Republicans (known as “Republicanos”), composed of troops loyal to the Republican government, led by the Marxist-inspired Popular Front. The Spanish Civil War decreed the end of the Second Republic, marking the beginning of the dictatorship by General Francisco Franco (Ferrol, 4 December 1892 – Madrid, 20 November 1975). Franco’s Nationalists were then joined by the Italian Volunteer Troops Corps, set up specifically to deal with the Spanish Civil War. The Volunteer Corps was placed under the command of Brigadier General Mario Roatta. In the center of the territory of New Castile, the city of Guadalajara represented the point of convergence of important roads that passed from the North to the Mediterranean. It was her strategic position that made it an ideal territory for military contention. The clash then saw government forces with various international brigades and the Italian Volunteer Troop Corps. The battle began with an Italian offensive, which went as far as the village of Trijueque, a municipality in The Autonomous Community of Castile-La Mancha, Spain. To cope with the Italian maneuver there were only 6/7000 militiamen from the Levant, half of them in line, armed with rifles and a few machine guns. After intense artillery fire, the Italians advanced, overwhelming the Republican defenses. After the victory won, General Roatta proclaimed the decision to attack :Guadalajara, followed by Alcalà de Henares and in the next three days Madrid. On March 10, the fascists, after occupying Brihuega, continued to the Tajuña River, which was 26 kilometers from Guadalajara. However, the combined action of loyalist tanks and aircraft inflicted heavy losses on the attackers. In the following days the Italians were able to face the republican counter-attacks clearly. On March 15, the Republicans, thanks to the inactivity of the southern front, managed to bring in fresh forces along with an entire brigade of Soviet tanks, and began planning a counteroffensive. They managed to recapture Trijueque. The Fascists instead replaced their line troops, now strayed and exhausted, with two fresh units, while Roatta asked Franco for permission to suspend the fighting and put himself on the defensive, in order to rest the troops and reorganize them. During the day of March 18, a combined action of aircraft, tanks and artillery by the Republicans, brought panic and chaos among the fascist ranks and in short the latter were forced to flee. 200 prisoners were taken and a lot of reusable war material was stolen. That day, therefore, thanks to a mass episode of T26-B tanks against the Italian lines, the Republicans managed to force the nationalist side, recovering about half of the ground lost since the beginning of the offensive. Without substantial changes, the two sides continued the fighting until March 23. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: IL D-DAY ( 11 LUGLIO 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per voi appassionati di eventi storici, battaglie e fatti importanti del nostro passato è un giorno migliore degli altri perchè oggi esce la rubrica VIAGGI, che si è sempre occupata di tematiche storiche fino alla Seconda Guerra Mondiale. A proposito di quest’ultima tratteremo in questa stesura di una vicenda che si svolse proprio in quel periodo, per la precisione il giorno 6 giugno del lontano 1944. Parleremo infatti del ben noto “Sbarco in Normandia”, talmente noto che a volte non si ha la conoscenza del fatto nella sua interezza. Prima di iniziare voglio precisare che questo è soltanto uno dei tre appuntamenti della rubrica VIAGGI che troverete nel corso del mese. Detto ciò, iniziamo! L’argomento di oggi voglio trattarlo in maniera un pò diversa dal solito ascoltando l’ancestrale richiamo della filosofia storytelliana. Visto che si tratta di un avvenimento pressoché conosciuto, non mi dilungherò troppo sui fatti storici in sè, cronologicamente parlando, lasciando maggiormente spazio intorno alle curiosità relative a questa giornata.

Lo Sbarco in Normandia (noto anche con il nome D- Day), era militarmente conosciuto con lo pseudonimo di “Operazione Neptune” e rientrava in un’operazione maggiore, ovvero la “Overlord”. E’ stata riconosciuta da storici ed esperti della Seconda Guerra Mondiale come una delle più grandi invasioni anfibie della storia. Lo scopo per le forze alleate era di sconfiggere e attaccare, attuando contemporaneamente il miglior piano difensivo sulla zona orientale, la Germania Nazista sulla zona occidentale, costruendo un passaggio diretto attraverso l’Europa. Mentre il pensiero principale era rivolto ovviamente all’attacco, la difesa non poteva essere da meno: era infatti necessario alleggerire la zona orientale, dove a scontrarsi con i tedeschi c’era un’ormai logorata e stremata Armata Rossa. Il fatto venne messo in atto alle prime luci del giorno 6 giugno, un martedì. I primi attacchi arrivano dalle truppe aviotrasportate, dirette alla penisola del Cotentin e nella zona di Caen. Ciò diede letteralmente il “via libera” agli attacchi da terra. Viene ufficialmente aperto il fuoco con una serie di bombardamenti aereonavali, a cui seguirà l’attacco della fanteria sulle spiagge Utah e Omaha, intorno alle 6:30 del mattino. Altre tre spiagge, la Sword, la Juno e la Gold vengono attaccate appena tre ore dopo. Fu così che ben ottanta chilometri di costa diventa diventa scenario del famoso “Sbarco in Normandia”. Fu, come si poteva sospettare un vero massacro, che portò a migliaia di vittime. In seguito si manifestò la vera e propria “Battaglia di Normandia” il cui scopo delle forze alleate era quello di approfittare dello stato di caos presente sulle coste, per penetrare nel centro della Francia e per liberare così la allora assediata Parigi, cacciando i tedeschi oltre la Senna. L’operazione aveva dunque il principale scopo di annientare la Germania Nazista, distruggendo definitivamente il Terzo Reich. Detto ciò mi piace l’idea di condividere con voi un pò di curiosità in merito a questa giornata. Fin dal primo giorno sono oltre 4400 le vittime delle forze alleate e circa 8000 i feriti. Per i nemici invece le vittime salgono a 9000. Ancor più straziante è il numero delle vittime tra i civili: oltre 20000. Gli alleati, all’inizio dell’operazione, contavano circa 150000 soldati, tra cui americani, britannici, canadesi, polacchi e francesi. Avevano a disposizione oltre 3100 mezzi di sbarco. I mezzi di aviotrasporto erano circa 7500. In attesa dell’attacco la Germania Nazista schierò circa 50000 fanti e ideò un sistema di bunker e fortificazioni lungo tutta la costa, a cui diedero il nome di “Vallo Adriatico”. La scelta dei nomi delle cinque spiagge in cui avvenne lo sbarco fu affidata ai comandanti americani e britannici: gli americani diedero il nome di un loro stato (Utah) e di una loro città (Omaha), di cui gli ufficiali appunto erano originari. Per i britanni la scelta avvenne utilizzando tre nomi di specie differenti di pesci, ovvero  goldfish (pesce rosso), swordfish (pesce spada) e jellyfish (medusa). Per i primi due vennero usati degli abbreviativi (Gold e Sword), per la terza, visto che “jelly” sembrava inappropriato, si decise per “Juno”, il nome della moglie del generale a capo delle truppe. Altra curiosità è che gli Alleati, per ingannare i Nazisti, usarono i famosi “Rupert”, nient’altro che 500 manichini legati ad altrettanti paracaduti, lanciati con l’uso di aerei tra il 5 e il 6 di giugno. Lo scopo era attirare i nemici nella zona opposta alla reale discesa dei paracadutisti, lasciando loro il tempo di organizzare l’attacco. Il diabolico piano venne chiamato operazione “Titanic” e funzionò perfettamente. Come contrattacco i nazisti misero in atto quello che venne alla storia come il “Piano salsicce e asparagi”. Le salsicce non erano altro che palloni aerostatici legati al suolo. Se un aereo si avvicinava questo oggetto esplodeva. Gli asparagi erano invece pioli in legno carichi di mine con all’incirca lo stesso effetto, considerando però il fatto che erano legati gli uni agli altri da un filo spinato e disposti lungo tutta la spiaggia. Termino con queste mie parole l’articolo, fatemi sapere se anche voi eravate a conoscenza di queste curiosità e soprattutto degli avvenimenti dello “Sbarco in Normandia”. Un forte abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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