EMPATIA: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA, prima parte. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi e domani condivido con voi uno speciale in due puntate dedicato alla figura femminile. In particolare in questo articolo parlerò della donna e del suo ruolo nella società, nel corso dei secoli. Domani invece l’articolo seguirà una sfumatura differente dello stesso argomento, ovvero come è cambiato il ruolo della donna dal punto di vista professionale. Due argomenti che da tempo mi appassionano: infatti più volte, anche nei miei blog precedenti, ho trattato l’argomento sotto molteplici aspetti. Voglio però precisare una cosa: amare i contenuti relativi all’evoluzione della donna, in società e professionalmente parlando, non fa di me una femminista. Anche perchè credo che spesso e volentieri essere femministe significa andare a discapito di altri ruoli sociali e naturali, che inevitabilmente perdono la loro importanza nel mondo. Non credo alla donna come un’essere migliore di altri e non credo che mettere l’accento su di essa serva per renderla pari alla figura maschile: il rispetto e un agire quotidiano paritario oggigiorno sono più che sufficienti. Probabilmente oggi non ha più senso seguire questa corrente di pensiero, almeno nella società occidentale. Nonostante ciò, credo nelle femministe di un tempo, a coloro che hanno saputo protestare per rendere la nostra vita, delle generazioni a loro future, migliore, per creare un mondo in cui la disparità uomo-donna si senta soltanto più nei dibattiti, nelle riflessioni e su banchi di scuola. Le loro ribellioni ad una mentalità maschilista hanno reso il mondo un posto migliore in cui vivere. Concludendo dunque il piccolo excursus appena compiuto, sempre lecito nel magico mondo di Storyteller’s Eye, mi accingo a scrivere dell’argomento di oggi.

Tanti furono i cambiamenti che la donna subì nel corso del tempo e ciò grazie all’evoluzione politica e giuridica dei popoli, alla diversità dei fattori geografici e storici e per la sua appartenenza ai vari gruppi sociali. Ad ogni modo, secoli addietro la donna, in vari paesi, costumi e circostanze, ha quasi sempre subito un trattamento di inferiorità rispetto alla figura maschile, che reggeva in sè pieni poteri giuridici, economici e civili. Era esclusa dalla maggior parte delle attività sociali e vantava ben pochi diritti. Anche se nell’età arcaica la donna aveva un ruolo importante (la società all’epoca era di tipo matriarcale), in quanto generatrice di vita e custode del focolare domestico, già a partire dall’Antica Grecia, le cose cambiano. Grandi filosofi del calibro di Platone, Pitagora o Euripide considerano la donna ignorante, inferiore, difettosa e incompleta. Era sempre sotto il controllo del padre finché si sposava, allora il controllo passava al marito.Come in Grecia, anche sul vasto territorio dei latini, la donna non viveva condizioni migliori, il suo scopo era il mantenimento della prole, quasi fosse una sorta di fattrice. Tutti i poteri erano nelle mani del paterfamilias, che aveva il diritto di decidere sulla vita di figli e moglie. Qualche libertà in più se la permettevano le mogli degli imperatori, donne libere e potenti, di cui la parola aveva grande influenza sulle scelte politiche del marito. La situazione si complicò ulteriormente in epoca medievale. La donna ricopriva due ruoli completamente opposti: da un lato era una figura angelica e spirituale, ma dall’altro diventava stregonesca e maligna. Nonostante fosse vista come l’incarnazione del bene e del male, era comunque succube del potere maschile e l’uomo sfruttava il suo potere perchè timoroso delle reazioni del suo lato oscuro. Nonostante ricevesse una dote dalla famiglia d’origine, al momento del matrimonio la dote diventava proprietà del marito, la donna perdeva ogni diritto di amministrarla e gestirla. In realtà essa stessa diventava in un certo senso proprietà del marito, in quanto avrebbe dovuto occuparsi per tutta la vita del suo benessere e non aveva diritto a fare testamento. La donna inoltre non aveva diritto di uscire di casa, se non sotto la vigilanza e il controllo del marito. Le sue relative libertà iniziavano quando lavorava. L’attività nei campi o presso la bottega del marito le consentiva di uscire senza essere accompagnata. La donna musulmana, come quella cristiana dell’epoca medievale, aveva pochi diritti: uomo e donna si vedevano di rado, vivevano vite distinte, frequentavano ambienti diversi. Alle donne non era consentito l’accesso alle moschee, andavano piuttosto ai bagni pubblici, dove compivano i riti di purificazione, curavano la propria igiene, si incontravano, si riposavano, combinavano matrimoni. Le donne musulmane però potevano possedere beni, seppur in quantità ridotta rispetto agli uomini, e potevano ereditarli. Potevano inoltre essere proprietarie di attività commerciali, ovviamente seguite da collaboratori maschili. Nel Seicento la società nutriva grande paura dell’universo femminile così iniziarono a ricorrere all’accusa di stregoneria. Venivano condannate tutte quelle donne i cui tratti o atteggiamenti erano, a loro dire, più affini al modello ideale di “strega”. Colore che venivano accusate di stregoneria furono presto condannate al rogo. Fu soltanto dopo la Rivoluzione Francese, grazie a Napoleone Bonaparte, che la donna acquisisce maggiori libertà. Ad esse fu concesso di mantenere il proprio cognome, anche in caso di matrimonio, e di esercitare autonomamente attività commerciali. Fu inoltre abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. I primi veri movimenti di ribellione delle donne in Occidente avvennero all’alba del Novecento. Iniziarono quindi a radunarsi in grandi comizi e manifestazioni pubbliche, allo scopo di far sentire la propria voce ad una realtà maschilista, chiedendo parità di diritti. Il fenomeno dell’industrializzazione aiutò il progresso verso la parità: si scoprì presto nella donna una valida lavoratrice, tanto quanto l’uomo, soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, momento in cui le mogli portavano avanti l’economia del paese, mentre i mariti combattevano in guerra. In Italia, anno storico fu il 1946, quando le elezioni furono per la prima volta a suffragio universale: la donna aveva raggiunto il diritto al voto. Nel 1948 lo Stato Italiano stabilì la totale uguaglianza tra uomo e donna e nel 1975, si ottenne la parità di diritti tra marito e moglie. Anche se da noi in Occidente, nel corso del Novecento, la donna ottene politicamente e giuridicamente gli stessi diritti dell’uomo, la stessa cosa non si può dire nel mondo islamico, dove la situazione è ancora problematica. Padri, fratelli e mariti, rappresentano ancora delle autorità per la donna, sono viste come figure diaboliche e di vergogna, motivo per cui i loro volti sono costantemente coperti da veli. In alcuni paesi, ancora fortemente tradizionalisti, le donne non possono godere della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche e posizioni di responsabilità in campo civile e religioso. Non si può quindi affermare che i diritti sono cosa ormai acquisita per tutte le donne. Là è ancora necessario combattere e ribellarsi, ma non contro l’uomo, piuttosto contro i terribili dogma sociali che ancora vengono imposti alle donne. Non so quanto ciò sia possibile, ma spero che un giorno si possa affermare, in modo tangibile, reale e non utopico, che siamo tutti uguali. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI: IL D-DAY ( 11 LUGLIO 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per voi appassionati di eventi storici, battaglie e fatti importanti del nostro passato è un giorno migliore degli altri perchè oggi esce la rubrica VIAGGI, che si è sempre occupata di tematiche storiche fino alla Seconda Guerra Mondiale. A proposito di quest’ultima tratteremo in questa stesura di una vicenda che si svolse proprio in quel periodo, per la precisione il giorno 6 giugno del lontano 1944. Parleremo infatti del ben noto “Sbarco in Normandia”, talmente noto che a volte non si ha la conoscenza del fatto nella sua interezza. Prima di iniziare voglio precisare che questo è soltanto uno dei tre appuntamenti della rubrica VIAGGI che troverete nel corso del mese. Detto ciò, iniziamo! L’argomento di oggi voglio trattarlo in maniera un pò diversa dal solito ascoltando l’ancestrale richiamo della filosofia storytelliana. Visto che si tratta di un avvenimento pressoché conosciuto, non mi dilungherò troppo sui fatti storici in sè, cronologicamente parlando, lasciando maggiormente spazio intorno alle curiosità relative a questa giornata.

Lo Sbarco in Normandia (noto anche con il nome D- Day), era militarmente conosciuto con lo pseudonimo di “Operazione Neptune” e rientrava in un’operazione maggiore, ovvero la “Overlord”. E’ stata riconosciuta da storici ed esperti della Seconda Guerra Mondiale come una delle più grandi invasioni anfibie della storia. Lo scopo per le forze alleate era di sconfiggere e attaccare, attuando contemporaneamente il miglior piano difensivo sulla zona orientale, la Germania Nazista sulla zona occidentale, costruendo un passaggio diretto attraverso l’Europa. Mentre il pensiero principale era rivolto ovviamente all’attacco, la difesa non poteva essere da meno: era infatti necessario alleggerire la zona orientale, dove a scontrarsi con i tedeschi c’era un’ormai logorata e stremata Armata Rossa. Il fatto venne messo in atto alle prime luci del giorno 6 giugno, un martedì. I primi attacchi arrivano dalle truppe aviotrasportate, dirette alla penisola del Cotentin e nella zona di Caen. Ciò diede letteralmente il “via libera” agli attacchi da terra. Viene ufficialmente aperto il fuoco con una serie di bombardamenti aereonavali, a cui seguirà l’attacco della fanteria sulle spiagge Utah e Omaha, intorno alle 6:30 del mattino. Altre tre spiagge, la Sword, la Juno e la Gold vengono attaccate appena tre ore dopo. Fu così che ben ottanta chilometri di costa diventa diventa scenario del famoso “Sbarco in Normandia”. Fu, come si poteva sospettare un vero massacro, che portò a migliaia di vittime. In seguito si manifestò la vera e propria “Battaglia di Normandia” il cui scopo delle forze alleate era quello di approfittare dello stato di caos presente sulle coste, per penetrare nel centro della Francia e per liberare così la allora assediata Parigi, cacciando i tedeschi oltre la Senna. L’operazione aveva dunque il principale scopo di annientare la Germania Nazista, distruggendo definitivamente il Terzo Reich. Detto ciò mi piace l’idea di condividere con voi un pò di curiosità in merito a questa giornata. Fin dal primo giorno sono oltre 4400 le vittime delle forze alleate e circa 8000 i feriti. Per i nemici invece le vittime salgono a 9000. Ancor più straziante è il numero delle vittime tra i civili: oltre 20000. Gli alleati, all’inizio dell’operazione, contavano circa 150000 soldati, tra cui americani, britannici, canadesi, polacchi e francesi. Avevano a disposizione oltre 3100 mezzi di sbarco. I mezzi di aviotrasporto erano circa 7500. In attesa dell’attacco la Germania Nazista schierò circa 50000 fanti e ideò un sistema di bunker e fortificazioni lungo tutta la costa, a cui diedero il nome di “Vallo Adriatico”. La scelta dei nomi delle cinque spiagge in cui avvenne lo sbarco fu affidata ai comandanti americani e britannici: gli americani diedero il nome di un loro stato (Utah) e di una loro città (Omaha), di cui gli ufficiali appunto erano originari. Per i britanni la scelta avvenne utilizzando tre nomi di specie differenti di pesci, ovvero  goldfish (pesce rosso), swordfish (pesce spada) e jellyfish (medusa). Per i primi due vennero usati degli abbreviativi (Gold e Sword), per la terza, visto che “jelly” sembrava inappropriato, si decise per “Juno”, il nome della moglie del generale a capo delle truppe. Altra curiosità è che gli Alleati, per ingannare i Nazisti, usarono i famosi “Rupert”, nient’altro che 500 manichini legati ad altrettanti paracaduti, lanciati con l’uso di aerei tra il 5 e il 6 di giugno. Lo scopo era attirare i nemici nella zona opposta alla reale discesa dei paracadutisti, lasciando loro il tempo di organizzare l’attacco. Il diabolico piano venne chiamato operazione “Titanic” e funzionò perfettamente. Come contrattacco i nazisti misero in atto quello che venne alla storia come il “Piano salsicce e asparagi”. Le salsicce non erano altro che palloni aerostatici legati al suolo. Se un aereo si avvicinava questo oggetto esplodeva. Gli asparagi erano invece pioli in legno carichi di mine con all’incirca lo stesso effetto, considerando però il fatto che erano legati gli uni agli altri da un filo spinato e disposti lungo tutta la spiaggia. Termino con queste mie parole l’articolo, fatemi sapere se anche voi eravate a conoscenza di queste curiosità e soprattutto degli avvenimenti dello “Sbarco in Normandia”. Un forte abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: (COLLABORAZIONE) SIAMO I FIGLI DEL NOSTRO PASSATO. (25 giugno 2020)

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Buon pomeriggio, Lettori! Sono particolarmente contenta perchè l’articolo di oggi è in realtà una collaborazione, che ci tengo talvolta a fare, con il blog di ThoughtsRoom, i cui contenuti hanno sempre un’impronta particolarmente riflessiva e filosofica, seppur gli argomenti trattati sono i più vari. Nonostante per impossibilità del suo amministratore, da alcuni giorni nulla è stato pubblicato sul blog (anche se posso assicurarvi che presto tornerà a scrivere nuove e interessanti tematiche) , voglio comunque commentare questo articolo per me molto significativo. Con notevole maestria dell’autore nell’uso della retorica si viene condotti a ragionare su un aspetto che spesso lasciamo per scontato. Prima di iniziare questo percorso di riflessione suggeritoci dall’articolo, lascio in seguito il link dello stesso, https://thoughtsoom97.blogspot.com/2020/04/conoscere-il-passato-per-costruire-il.html?m=1, in modo da darvi la possibilità anche a voi lettori di Storyteller’s Eye Word di usufruire dei suoi contenuti. Vi invito inoltre di andare al fondo della Home page e cliccare sul link di Thought’s Room per accedere al blog stesso, perchè credetemi, ne vale la pena. Fatte le dovute introduzioni iniziamo a riflettere insieme. Come ho scritto già nelle precedenti righe, il concetto che vuole farci intendere l’articolo è spesso dato per scontato. Non siamo propensi alla consapevolezza che in fondo siamo “figli del passato”. Con ciò intendo sia delle azioni che noi stessi abbiamo compiuto, anche solo il giorno prima, sia delle azioni compiute dai nostri avi e dalla nostra stessa società anni e decenni fa.

Da questi avvenimenti in un qualche modo definiamo il nostro agire futuro. Eppure nessuno ci pensa a ciò. Nessuno si rende conto che se oggi abbiamo preso una certe decisione o compiuto una determinata azione è solo grazie a noi. E’ fondamentale a mio avviso definire due concetti spesso confusi, ovvero fato e destino. Il fato non dipende da noi. Le “fatalità” appunto sono fatti e situazioni che accedono e non sono influenzate dall’agire di nessun essere umano. Sono aspetti facenti parte della natura e del suo modo di operare su tutti i viventi. Al contrario però ci sono scelte che compiamo che dipendono direttamente da noi. In questo caso si parla di destino. Proprio per questa ragione, quando si parla di “destino segnato”, credo sia necessario precisare che questo destino c’è lo sia segnato noi, magari non direttamente, magari alcune scelte sono state condizionate da azioni altri, ma non è segnato da qualcosa di impiegabile, da un’essere a noi superiore. Andando però nello specifico delle domande poste al fondo dell’articolo, posso affermare che il Paese conosce sempre i suo legame con passato e con le proprie radici, ma il suo popolo deve talvolta imparare a riconoscerlo e per questa ragione la cosa migliore da fare è scoprirlo di nuovo, cancellando quei segreti che annebbiano le nostre menti, apprezzando paesaggi, siti archeologici, borghi, musei, costumi e tradizioni. L’Italia in particolare è una terra ricchissimi di sapere e di cultura e non ci resta che accoglierla nei nostri cuori come si merita.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI : LA RIVOLTA DI PASQUA ( Testo trasferito del 23 aprile 2019)

Buonasera Lettori! Questo nuovo appuntamento della rubrica VIAGGI, tratterà una tematica spesso poco approfondita nei sussidi di storia, ma che personalmente reputo molto importante. Parlo della ” Rivolta di Pasqua”, nota in inglese come “Easter Rising”, nella sua accezione originale in gaelico come “E’irì Amach na Càsca”. Si tratta di un avvenimento determinante per l’Irlanda, perchè in seguito a ciò, la storia dei suoi abitanti cambia totalmente. Sarà infatti una vera e propria ribellione, che avrà lo scopo principe di stabilire l’indipendenza dell’Irlanda dal regime britannico, sfruttando la forza militare. Tutto ciò avvenne nel corso della settimana di Pasqua del 1916, tra il 24 e il 30 aprile, attraverso un’azione organizzata dall’Irish Repubblican Brotherhood. Quello che rende particolare questa rivolta è stato l’intervento di Pàdraig Pearse, poeta, insegnante e avvocato dell’epoca, che prende la decisione di dirigere le varie azioni, sia durante la sua organizzazione, sia in seguito nel corso del movimento armato. Grazie al suo contributo, numerosi sono i volontari irlandesi mobilitati  per la nobile causa e uniti in cooperazione con l’Irish Citizen Army di James Connolly. La loro azione portò all’occupazione dei punti nevralgici di Dublino e alla dichiarazione di nascita della Repubblica irlandese dal General Post Office.

Nonostante il successo ottenuto in seguito, i leader della rivolta dovettero pagare a caro prezzo la loro azione militare, subendo regolare processo prima di essere giustiziati. A quel punto però, molto era ormai cambiato nell’ideologia degli irlandesi: il partito del nazionalista Sinn Fèin accumula quantità ingenti di voti con le elezioni del 1918. La vittoria gli consente il rifiuto di sedere al Parlamento di Westminster,  ovvero la sede legislativa inglese. E’ il 21 gennaio del 1919: il partito nazionalista di Sinn Fèin prende la decisione di auto proclamarsi parlamento indipendente e perciò acquisisce il diritto di creare una Repubblica Irlandese autonoma, eleggendo come presidente Eamori De Valera. In seguito viene dichiarata  una guerra d’indipendenza contro polizia ed esercito britannico, sfruttando le truppe dell’Irish Repubblican Army. Il nuovo stato indipendente, in modo del tutto clandestino, organizzava le sue quotidiane azioni politiche.
Passano così gli anni, arrivando al 1932. L’allora presidente del partito nazionalista irlandese De Valera fonda  un nuovo partito politico, dal titolo Fianna Fail. Con le elezioni, si guadagna la maggioranza assoluta dei voti e crea, sotto il suo potere presidenziale, un nuovo governo che scioglie ogni forma di accordo stipulato con l’Inghilterra. Nel 1937 viene promulgata una nuova costituzione, che dichiara lo Stato irlandese sovrano, indipendente e democratico. Fu allora che Dublino diventa ufficialmente capitale.
Con queste parole termino l’articolo, dandovi appuntamento a domani e un abbraccio virtuale, nella speranze che passiate serenamente la notte.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI: LA BATTAGLIA DI FRIEDLAND.( Testo trasferito del 19 giugno 2019)

Buonasera Lettori! Ci ritroviamo questa sera sul blog per un nuovo appuntamento della rubrica VIAGGI, programmato per la settimana scorsa e che a causa di un’imprevisto, ve ne parlerò oggi.
Devo fare una piccola e personale considerazione: nonostante fossi già a conoscenza del contenuto dell’articolo, vado sempre a dare uno sguardo su Google, per valutare curiosità apprezzabili da aggiungere. Ho notato che nel caso specifico le informazioni reperibili in merito sono molto scarse e che pochi sono i siti che si sono cimentati a trattare questo argomento. Motivo per cui, a maggior ragione lo farò io, sempre felice di portare riflessione e conoscenza senza la pretesa di costruire qualcosa di troppo accademico. Inoltre, anche in questo caso, nonostante il personaggio storico che ne fa parte, Napoleone appunto, poco si parla sui libri di storia di questa battaglia, rispetto ad altre maggiormente affrontate, come ad esempio quella che la precedette nel periodo delle vicende napoleoniche prussiane, ovvero la Battaglia di Jena.
La battaglia si svolse in territorio russo, a Kaliningrad, all’epoca Königsberg, il 14 giugno 1807. Protagonisti avversari della vicenda furono la Grande Armata francese e l’esercito russo, sotto la guida del generale  Levin August von Bennigsen. Ma come andarono le cose effettivamente?
Il 13 giugno del 1807 le truppe del generale Bennigsen stanno attraversando il fiume Saale, pronti a schierarsi in battaglia. Il campo sul quale si sarebbe svolto il combattimento tra le due fazioni si estendeva tra le località di  Herichsdorf, Posthenen e Friedland. Tra essi scorreva il fiume Alle. Mentre l’esercito russo accumulava alleanze, Napoleone e il suo esercito giungevano dove era previsto. Parte dell’esercito francese, capitanato dal generale Grouchy, venne fermato prima del suo arrivo sul campo di battaglia dai russi, verso le ore 6 del mattino. Al contrario, la parte dell’esercito gestito da Napoleone giunse a 

destinazione a mezzogiorno. Buonaparte, incurante che alcuni fazioni gestite da altri generali non fossero ancora arrivate, sferrò un attacco ai russi, con un manipolo di soli 80.000 soldati. Nonostante tutto ciò venne visto dai generali francesi come una follia, Napoleone fece un’osservazione del territorio e sfruttò alcune considerazioni a suo vantaggio: notò che il generale Bennigsen aveva schierato il suo esercito fra due fiumi, l’Alle e il Saale, con quest’ultimo alle loro spalle. Decise quindi di attaccare da destra, costringendo il nemico a battere ritirata sul ponte di Friedland. Intanto dal lato opposto vi sono alcune divisioni russe pronte a difendersi, grazie all’utilizzo dell’artiglieria pesante, portando i loro avversare a cedere. Nonostante volessero offrire il loro sostegno, le truppe di Bennigsen, non raggiusero i francesi a causa delle grandi nubi di fumo create dagli esplosivi. A quel punto Napoleone tenta un nuovo attacco da parte di una delle fazione dell’esercito. Fruttando le sue conoscenze in merito alla strategia bellica le truppe napoleoniche attaccarono l’esercito russo spingendolo verso il fiume. La ritirata era impossibile da definire, proprio a causa dell’ostacolo e i soldati di Bennigsen vennero decimati. Il generale russo, che non voleva rassegnarsi all’evidente sconfitta, provò un’ultimo disperato attacco nella zona periferica di Friedland contro la fanteria francese, ma senza grande successo. Bennigsen, giunta ormai la sera, riuscì a ritirarsi con i pochi uomini sopravvissuti, utilizzando un guado, dato che alcun ponte erano rimasto in piedi. Fu allora che, il 7 luglio, lo Zar Alessandro I e Napoleone Buonaparte firmarono il famoso Trattato di Tilsit.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI. LA BATTAGLIA DI KARBALA ( Testo trasferito del 12 ottobre 2019)

Buongiorno cari lettori,oggi, nella nostra ben nota rubrica VIAGGI, andremo ad affrontare un avvenimento ricco di sfumature politiche, culturali, religiose e sociali. Affronterò infatti la storia di una battaglia di cui poco si parla, ma che racchiude, sotto molteplici aspetti, grande rilevanza storica. Parleremo infatti della  battaglia di Karbala. Si tratta di un evento particolarmente legato alle radici della cultura e della religione islamica. Nonostante ciò, data la complessità e il grande lavoro che occorre per trattare un simile argomento, mi limiterò ad esporvi, gli elementi più caratterizzanti della vicenda. Avendo specificato questo, non vi trattengo oltre.Buona lettura!La battaglia Karbala si inserisce nel clima di tensione e di contrasto che vedeva lo scontro delle due fazioni degli sciiti e dei sunniti, allo scopo di conquistare il controllo del potere politico dell’impero islamico. Risulta necessario, ai fini della comprensione dell’argomentazione, un piccolo approfondimento riguardo le origini di entrambe le fazioni.Per quanto concerne gli sciiti, possiamo rintracciare la loro origine nella

questione dinastica apertasi in seguito alla morte di Maometto. Infatti, occorre precisare, il termine”sciita” deriva dall’arabo “shi’a”, che  indicava un’organizzazione che potremmo paragonare, in senso lato, ai nostri partiti politici odierni. Tale fazione aveva, come punto di riferimento, la figura di Alì, cugino e genero di Maometto, il quale, secondo gli sciiti, doveva essere il legittimo possessore del titolo di Califfo.I sunniti, invece, erano strenui oppositori di Alì e dopo la morte di Maometto insistettero affinché fossero nominati successori di quest’ultimo i suoi compagni più fidati.Gli sciiti non riconobbero la validità di questa successione, andando ad aumentare l’astio con i sunniti. La battaglia di Karbala rappresenta l’apice di questo contrasto. Nel villaggio di Karbala, situato nell’odierno Iraq, fu perpetrato il massacro del figlio di Alì e di alcuni dei suoi seguaci.Infine va precisato come il contrasto tra le due fazioni ebbe rilevanze anche religiose. I sunniti erano la parte che potremo definire più conservatrice, rispetto agli sciiti.Detto ciò spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e che soprattutto risulti tutto chiaro, dato la sinteticità con cui ho deciso di affrontare l’argomento, seguendo le logiche del blog.Vi invito a lasciare un commento e a scrivermi alla mia casella di posta elettronica qualora abbiate delle richieste sui prossimi articoli.
Sempre Vostra, Storyteller.