CRONACA: IL SIMBOLO DELLA PACE. (17 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Credo sia davvero fondamentale ricordare con le parole momenti storici tanto importanti per la storia dell’umanità.Tra questi vi é sicuramente la nascita del simbolo di pace. Da allora, nel febbraio del 1959, la pace non é soltanto piú un gesto, ma un dovere e un diritto dell’essere umano da esibire su bandiere, cartelli e guance, ogniqualvolta e in ogni luogo della Terra in cui bisognava fermare il ricorso alle armi. Ma procediamo con ordine. Siamo alla fine degli anni ’50. Il clima a livello mondiale é particolarmente teso. Infatti, nonostante fosse da poco terminata la Seconda Guerra Mondiale le due superpotenze dell’epoca, l’URSS e gli USA vivono un profondo stato di scissione. Si avvertiva la sensazione di un’ennesima guerra imminente. Una guerra in quel momento sarebbe stata ancora più devastante rispetto a quella precedente, anche se é strano da immaginare vista la ferocia della Seconda Guerra Mondiale, a causa delle sofisticate e catastrofiche armi nucleari. Per questa ragione nel corso di quegli anni si formò un’organizzazione giovanile, nota come “Direct Action Committee Against Nuclear War” (Dac). Le prime manifestazioni pubbliche avvennero in Inghilterra, allo scopo di protestare contro i test nucleari decisi dal governo britannico con l’Atomic Weapons Establishment” e per chiedere il disarmo nucleare in tutti i Paesi. Tra loro vi era il giovane Gerald Holtom, disegnatore laureatosi al Royal College of Art di Londra, che durante il secondo conflitto mondiale si era dichiarato obiettore di coscienza. Così, convinto che la presenza di un logo simbolo dell’organizzazione fosse risultato incisivo per le loro campagne, iniziò a lavorarci. L’idea era quella di fondere la lettera N e la lettera D, iniziali di “nuclear disarmament”. Inoltre inserì il tutto in un cerchio, a simboleggiare la Terra. Anni dopo lo stesso Holton di esserci ispirato al celebre dipinto di Francisco Goya, dal titolo “3 maggio 1808”. La rima apparizione pubblica e ufficiale del simbolo fu  ad aprile in occasione di una marcia partita da Trafalgar Square e diretta alla fabbrica d’armi di Aldermaston. Il simbolo del cerchio tagliato dalle tre linee divenne presto il simbolo ufficiale della pace, togliendo significato ai simboli precedentemente utilizzati, ad esempio il ramoscello d’ulivo, ormai utilizzato esclusivamente dalla religione cristiana. Il logo originale ideato nel 1959 è attualmente conservato al Museo della Pace di Bradford (Inghilterra). Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I think it is really important to remember with words such important historical moments for the history of humanity. Among these there is certainly the birth of the symbol of peace. Since then, in February 1959, peace is no longer just a gesture ,but a duty and a right of the human being to be exhibited on flags, signs and cheeks, whenever and in every place on Earth where the use of weapons had to be stopped. But let’s proceed in order. We’re in the late ’50s. The world’s climate is particularly tense. In fact, despite the fact that the Second World War had just ended, the two superpowers of the time, the USSR and the Usa, lived in a deep state of division. There was a feeling of yet another imminent war. A war at that time would have been even more devastating than the previous one, although it is strange to imagine given the ferocity of World War II, due to sophisticated and catastrophic nuclear weapons. For this reason, a youth organization was formed during those years, known as the Direct Action Committee Against Nuclear War (Dac). The first public demonstrations took place in England, in order to protest against the nuclear tests decided by the British government with the Atomic Weapons Establishment and to call for nuclear disarmament in all countries. Among them was the young Gerald Holtom, a designer who graduated from the Royal College of Art in London, who during World War II had declared himself a conscientious objector. Thus, convinced that the presence of a logo symbol of the organization had been incisive for their campaigns, he began to work on it. The idea was to merge the letter N and letter D, initials of “nuclear disarmament”. He also put it all in a circle, symbolizing the Earth. Years later Holton himself inspired us to the famous painting by Francisco Goya, entitled “May 3, 1808”. The rhyme public and official appearance of the symbol was in April at a march from Trafalgar Square to the Aldermaston weapons factory. The symbol of the circle cut by the three lines soon became the official symbol of peace, removing meaning from the symbols previously used, for example the olive branch, now used exclusively by the Christian religion. The original logo designed in 1959 is currently in the Peace Museum in Bradford, England. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: L’ERA DEL LIBRO. (16 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi inizia una nuova settimana di scrittura creativa su Storyteller’s Eye Word e lo facciamo con un argomento davvero interessante. Noi del XXI secolo spesso ignoriamo le ragioni per cui nacque un invenzione e quali bisogni rispondeva. Un oggetto al quale non rinuncerei mai personalmente é il libro. La stessa scrittura senza libro perderebbe il suo significato creativo, di intrattenimento. Ma in realtà cosa spinse l’uomo a creare il libro? In primis partiamo dalla sua nascita, quando appunto venne stampato il primo libro. Non a caso uso il termine “stampare”. I libro fino a questo momento, siamo nel 1455, erano scritti copia per copia dai frati amanuensi, questo il loro nome. Si trattava appunto di frati che come professione scrivevano libri. Se si voleva una copia del libro era necessario un amanuense, pronto a copiare parola per parola. Ciò rendeva la scrittura e i libri stessi un bene molto prezioso, reperibili solo nei monasteri e nelle case dei più ricchi, disposti a pagare molto il lavoro di questi frati. Per questa ragione per conseguenza diretta il 90% della popolazione era analfabeta. L’opera amanuense non era però priva di imprecisioni e omissioni, anche perchè scrivere centinaia di pagine al giorno non doveva essere affatto semplice! E pensare che oggi puoi acquistare un libro a 10/15 €! Poi venne l’anno 1455. Iniziava a progredire il fenomeno del ceto medio, liberi professionisti e commercianti arricchiti dalle proprie attività e desiderosi di ottenere il riscatto sociale, tra cui la facoltà di leggere e scrivere. Ciò rendeva necessario produrre copie di libri in breve tempo, per soddisfare le richieste dei benestanti europei. Il libro più desiderato era ovviamente la Bibbia. L’opera fu avviata dal giovane Johannes Gutenberg, orafo e incisore, figlio di uno degli incisori della zecca di Magonza. Egli, in seguito all’abbandono dell’attività e al successivo trasferimento dalla sua città natale a Strasburgo iniziò ad occuparsi del conio dell monete e alla lavorazione dei metalli. Fu proprio da quest’ultima attività che iniziò a maturare delle idee per la riproduzione di libri. La prima tecnica introdotta nel XV secolo fu quella della matrice di legno. Presto fu però sostituita, visto che questo sistema si rivelò presto scomodo e anti economico dal momento che la matrice risultava dopo poco inutilizzabile. Grazie alla esperienza con i metalli, Gutenberg, tornato a Magonza, mise a punto una lega di piombo e metallo da cui fu possibile ricavare singoli caratteri, riutilizzabili ogni volta. Questi caratteri metallici venivano semplicemente scambiati di post sotto la pressa, in questo modo si potevano riprodurre tantissime pagine tutte uguali. La ” Stampa a caratteri mobili” venne inizialmente utilizzata per indulgenze, grammatiche e calendari, poi si decise di riprodurre un’opera complessa, ovvero la Bibbia. Per quella che si rivelò una vera sfida fu necessario un ingente sostegno economico, in questo caso il banchiere Johann Fust, che presto diventò socio di Gutemberg. L’operazione ebbe inizio nel 1452. Il risultato manteneva le caratteristiche del manoscritto tradizionale, l’assenza di frontespizio, l’uso di capilettera realizzati a mano da artisti e la disposizione del testo in ogni pagina su due colonne di 42 righe ciascuna. Alla prima copia, del 23 febbraio 1455, seguirono altre 200 copie. In breve il sistema dei caratteri mobili fece fortuna. Di questo successo Gutenberg ne fu toccato marginalmente, dal momento che il suo nome non compariva su nessun testo. Per ragioni economiche, infatti, aveva dovuto cedere i diritti sulla sua invenzione a Fust, il solo che riuscì a trarne profitto. Ad ogni modo il suo nome venne tramandato grazie alle testimonianze orali. Alla Bibbia seguirono le stampe degli incunaboli, nome che indica le copie destinate alla stampa, per tutto il ‘500. Il primo di tali libri in Italia fu il De Civitate Dei, opera di Sant’Agostino, tutt’ora conservata alla Biblioteca di Storia Patria di Napoli. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers!
Today begins a new week of creative writing on Storyteller’s Eye Word and we do it with a really interesting topic. We of the 21st century often ignore the reasons why an invention was born and what needs it met. One object I would never give up personally is the book. Writing without a book itself would lose its creative, entertaining meaning. But what actually prompted the man to create the book?
First of all we start from its birth, when the first book was printed. It is no coincidence that I use the term “print”. The books up to this moment, we are in 1455, were written copy by copy by the amanuensis friars, this is their name.
They were precisely friars who wrote books as a profession. If you wanted a copy of the book you needed an amanuensis, ready to copy word for word. This made writing and books themselves a very precious commodity, available only in monasteries and in the homes of the richest, willing to pay a lot for the work of these friars. For this reason, 90% of the population was, by direct consequence, illiterate. However, the amanuensis work was not without inaccuracies and omissions, also because writing hundreds of pages a day was not to be easy at all! And to think that today you can buy a book for 10/15 €! Then came the year 1455. The phenomenon of the middle class began to progress, freelancers and traders enriched by their own activities and eager to obtain social redemption, including the ability to read and write. This made it necessary to produce copies of books in a short time, to satisfy the demands of wealthy Europeans. The most desired book was obviously the Bible. The work was initiated by the young Johannes Gutenberg, goldsmith and engraver, son of one of the engravers of the Mint of Mainz. He, following the abandonment of the activity and the subsequent transfer from his hometown to Strasbourg, began to deal with the minting of coins and metalworking. It was from this last activity that he began to develop ideas for the reproduction of books.The first technique introduced in the 15th century was that of the wooden matrix. However, it was soon replaced, since this system soon proved inconvenient and uneconomical since the matrix was soon unusable. Thanks to his experience with metals, Gutenberg, returned to Mainz, developed an alloy of lead and metal from which it was possible to obtain individual characters, reusable every time. These metallic characters were simply exchanged posts under the press, in this way many pages could be reproduced all the same.
The “movable type printing” was initially used for indulgences, grammars and calendars, then it was decided to reproduce a complex work, namely the Bible.
For what turned out to be a real challenge, substantial financial support was required, in this case the banker Johann Fust, who soon became Gutemberg’s partner. The operation began in 1452. The result maintained the characteristics of the traditional manuscript, the absence of a title page, the use of initials made by hand by artists and the arrangement of the text on each page in two columns of 42 lines each. The first copy, dated February 23, 1455, was followed by another 200 copies. In short, the movable type system made a fortune. Gutenberg was marginally affected by this success, since his name did not appear on any text.
For economic reasons, in fact, he had had to surrender the rights on his invention to Fust, the only one who managed to profit from it. In any case, his name was handed down thanks to oral testimonies. The Bible was followed by the prints of the incunabula, a name that indicates the copies destined for printing, throughout the 16th century. The first of these books in Italy was the De Civitate Dei, a work of Sant’Agostino, still preserved at the Biblioteca di Storia Patria in Naples. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next.
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CRONACA: STORIA DEL CAROSELLO. (10 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi pubblico ben tre articoli, rispetto ai due soliti, approfittando di un momento di tregua dal dolore all’orecchio, storia che ormai conoscete perché ve l’ho detto almeno cinque volte, al contrario di domani, che pubblicherò un solo articolo che segnerà l’inizio dell’evento a tema San Valentino. Questo articolo parla di un’epoca che purtroppo tanti di noi non hanno avuto il piacere di vivere e che mi ha sempre incuriosito, ovvero quel decennio in cui il mondo scopre l’arrivo nelle case della televisione, oggi un elettrodomestico snobbato per la costante evoluzione che viviamo, ma che all’epoca era un’invenzione straordinaria. Da allora in Italia si assiste all’arrivo dei canali Rai e si scopre il valido aiuto che essa può dare al business, visto la sua forte valenza come innovativo mezzo di comunicazione. È così che nasce la ormai nota pubblicità. All’epoca non c’era il telecomando per fare zapping, ma tutti, grandi e piccoli, attendevano il momento della pausa pubblicitaria con gioia. Il nome della pubblicità era Carosello e si trattava di un vero e proprio teatrino di personaggi reali e immaginari associati ad altrettanti prodotti commerciali. Nel giro di tre anni dall’avvio delle programmazioni televisive Rai, si poté assistere al graduale aumento degli spettatori e ciò fece comprendere la necessità di sfruttare il nuovo mezzo comunicativo a vantaggio delle aziende e delle entrate. Perciò la Rai decise di realizzare un format, un nuovo contenitore allo scopo di pubblicizzare i prodotti più vari, mantenendo alto il principio di intrattenimento per ogni fascia d’età. Si trattavano infatti di veri e propri cortometraggi. Contrariamente alle pubblicità odierne ogni “scenetta”, secondo le regole imposte dalla SACIS (società di produzione e censore della RAI), aveva un spazio non superiore ai 2 minuti e 15, dei quali solo gli ultimi 35 secondi da dedicare alla reclame. Il titolo fu deciso da Marcello Severati, ispirato probabilmente dal recente film musicale Carosello napoletano. Il bozzetto della copertina del contenuto fu opera di Gianni Polidori. Autore della sigla Luciano Emmer, a cui segue un rullo di tamburi e da una tipica tarantella. Contrariamente a quando progettato dai vertici Rai, l’esordio non fu all’inizio dell’anno 1957, bensì domenica 3 febbraio alle 20.50 della sera, cosicché anche i piú piccoli potessero beneficiarne senza andare a dormire troppo tardi. I primi marchi pubblicizzati furono “Shell”, “l’Oreal”, “Singer” e “Cynar” . Con il passare del tempo Carosello conquistò il favore del pubblico spettatore, anche grazie alla presenza nelle scenette di volti noti del cinema italiano come Totò, Macario, Vittorio Gassman, Mina e Nino Manfredi. Vennero inoltre resi celebri i personaggi Angelino, Carmencita e il pulcino Calimero, ricordati con affetto e simpatia da tutti i bambini. Carosello venne ufficialmente messo in pensione nel 1977, con un annuncio d’addio affidato a Raffaella Carrà. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today I publish three articles, compared to the two usual, taking advantage of a moment of respite from pain in the ear, a story that you now know because I have told you at least five times, as opposed to tomorrow, that I will publish a single article that will mark the beginning of the Valentine’s Day-themed event. This article speaks of an era that unfortunately many of us have not had the pleasure of living and that has always intrigued me, that is, that decade in which the world discovers the arrival in the homes of television, today an appliance snubbed for the constant evolution that we live, but that at the time was an extraordinary invention. Since then in Italy we have witnessed the arrival of Rai channels and we discover the valid help that it can give to the business, given its strong value as an innovative means of communication. This is how the now well-known advertisement was born. At the time there was no remote control to zapping, but everyone, large and small, was waiting for the moment of the advertising break with joy. The name of the advertisement was Carosello and it was a real theater of real and imaginary characters associated with as many commercial products. Within three years of the start of rai television programming, it was possible to see a gradual increase in viewers and this made it clear the need to exploit the new means of communication for the benefit of companies and revenues. Therefore Rai decided to create a format, a new container in order to advertise the most varied products, maintaining the principle of entertainment for every age group. In fact, they were real short films. Contrary to today’s advertisements, each “s script”, according to the rules imposed by SACIS (production company and rai censor), had a space of no more than 2 minutes and 15 minutes, of which only the last 35 seconds to devote to the reclame. The title was decided by Marcello Severati, probably inspired by the recent musical film Carosello napoletano. The sketch of the cover of the content was the work of Gianni Polidori. Author of the theme Luciano Emmer, followed by a drum roll and a typical tarantella. Contrary to what was planned by the Rai summits, the debut was not at the beginning of the year 1957, but on Sunday 3 February at 8.50 pm, so that even the little ones could benefit without going to sleep too late. The first brands advertised were “Shell”, “l’Oreal”, “Singer” and “Cynar”. Over time Carosello won the favor of the spectator audience, also thanks to the presence in the skits of well-known faces of Italian cinema such as Totò, Macario, Vittorio Gassman, Mina and Nino Manfredi. The characters Angelino, Carmencita and the chick Calimero were also made famous, remembered with affection and sympathy by all the children. Carosello was officially retired in 1977, with a farewell announcement entrusted to Raffaella Carrà. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: ORIGINE DEL REGNO DI ELISABETTA II. (10 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi approfitto della mia condizione, visto che l’orecchio non mi sta dando problemi, e del mio tempo libero, per portare sul blog un palinsesto più ricco del solito. In particolare sicuro al 100% troverete un secondo articolo oltre a questo, ovvero, come già ho comunicato nella programmazione settimanale, un’importantissima comunicazione circa una collaborazione che inizierà a brevissimo, questione di giorni. Il post in questione uscirà nel pomeriggio. Se tutte le variabili me lo consentono, pubblicherò sempre nel pomeriggio un secondo articolo. Auguratemi buona fortuna, in primis con il mio orecchio, perché aldilà della pubblicazione o meno quando fa male é un momento critico! Fatta questa piccola digressione iniziamo il breve approfondimento in questione. Ricordo inoltre che chiunque abbia conoscenza in merito all’argomento trattato e ha piacere a condividerla con i lettori del blog, può liberamente lasciare un commento, molto apprezzato visto che si tratta di un salotto culturale ed io sono soltanto un semplice mediatore di contenuti. Ma ordunque parliamo di lei, Elisabetta II, regina del Regno Unito. Più volte con spirito goliardico si scherza sull’età della regina, ormai di 94 anni e tutt’ora favorita dal suo buon stato di salute. Il suo regno é ormai segnato da decenni di storia, probabilmente di più di molti suoi antenati. Proprio per questo é interessante conoscere cosa ha portato Elisabetta, nata principessa di York, ha questa posizione sociale. Tutto iniziò dal drammatico peggioramento delle condizioni di salute del padre, Giorgio VI, e la primogenita, appunto Elizabeth Alexandra Mary, questo il nome di battesimo completo, già lo rappresenta in molti appuntamenti ufficiali, nonostante la tenera età di 10 anni. Nel 1952, una giovanissima Elisabetta in compagnia dell’altrettanto giovane consorte Filippo, viene chiamata ad impegnarsi in un viaggio istituzionale attraverso i paesi del Commonwealth, allo scopo di rafforzare le relazioni con gli ex stati membri dell’Impero Britannico. Il 6 febbraio, durante la visita in Kenia, giunge la tragica notizia. Il re é morto a causa di un violento infarto nel cuore della notte, già indebolito dal tumore ai polmoni, e tutte le responsabilità cadono su di lei. Così, lontana dalla propria dimora e senza una cerimonia ufficiale, viene proclamata “Sua Maestà Elisabetta II, per Grazia di Dio, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e di Irlanda del Nord e dei suoi altri Reami e Territori, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede”. Lascia in gran fretta il Kenia e torna in patria per i funerali del padre, per la prima volta in veste di regina. A quel punto i coniugi si trasferiscono a Buckingham Palace, residenza ufficiale della corona inglese, ma dalla stessa Elisabetta verrà sempre riconosciuta tale il Castello di Windsor. Lo scenario politico, un anno e mezzo prima della celebrazione pubblica di incoronazione, é quella di un paese che vede cambiare il proprio prestigio internazionale a vantaggio delle allora superpotenze, Usa e Urss. Grazie al fidato sostegno di Winston Churchill però l’Inghilterra riesce ad assumere il ruolo di sostenitrice della distensione tra le due. Questi anni per Elisabetta risultano particolarmente duri, in quando dovrà assistere alla disgregazione dell’Impero Britannico, con la conseguenza di numerose rivolte in Kenya e Iran e la crisi del Canale di Suez, che sancirà la rinuncia dell’imposizione della propria sovranità. Seguiranno inoltre per decenni numerosi attentati terroristici in Irlanda e Scozia per affermare la loro autonomia dall’Inghilterra. Seguirà la pace solo durante gli anni Novanta. Da allora inizia per lei un periodo di prosperità, anche grazie ai suoi 14 primi ministri, tra cui tre in particolare si distinguono, ovvero Churchill, Margaret Thatcher (che ammette di “detestare cordialmente”) e Tony Blair. L’affetto del pubblico conquistato a fatica verrà meno nel 1997, anno tristemente noto per la morte della nuora Lady Diana. L’opinione si manifesta infatti contraria alla fredda reazione al fatto accaduto. Nel 2002 ottiene il traguardo del mezzo secolo di regno e nel 2007 ottiene il primato di “sovrana britannica più anziana di tutti i tempi”, il resto è storia ben nota a tutti noi.  Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today I take advantage of my condition, since my ear is not giving me problems, and my free time, to bring to the blog a richer schedule than usual. In particular, 100% sure you will find a second article in addition to this, that is, as I have already communicated in the weekly schedule, a very important communication about a collaboration that will start very soon, a matter of days. The post in question will be released in the afternoon. If all the variables allow me, I will always publish a second article in the afternoon. Wish me good luck, first of all with my ear, because beyond publication or not when it hurts it is a critical moment! After this little digression we begin the brief deepening in question. I would also remind you that anyone who has knowledge of the subject matter and is happy to share it with the readers of the blog, can freely leave a comment, much appreciated since it is a cultural living room and I am only a simple mediator of content. But now let’s talk about her, Elizabeth II, Queen of the United Kingdom. Several times in a goliardic spirit jokes about the age of the Queen, now 94 years old and still favored by her good health. His reign is now marked by decades of history, probably more than many of his ancestors. That’s why it’s interesting to know what Elizabeth, born Princess of York, brought, has this social position. It all began with the dramatic deterioration in the health of his father, George VI, and his eldest son, Elizabeth Alexandra Mary, this is the full first name, already represents him in many official appointments, despite the tender age of 10. In 1952, a very young Elizabeth in the company of her equally young consort Philip was called upon to engage in an institutional journey through the Commonwealth countries, in order to strengthen relations with the former member states of the British Empire. On 6 February, during the visit to Kenya, the tragic news came. The king died of a violent heart attack in the middle of the night, already weakened by lung cancer, and all the responsibility falls on her. Thus, far from her home and without an official ceremony, she is proclaimed “Her Majesty Elizabeth II, by the Grace of God, Queen of the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland and her other Realms and Territories, Head of the Commonwealth, Defender of the Faith”. She leaves Kenya in a hurry and returns home for her father’s funeral, for the first time as queen. At that point the spouses move to Buckingham Palace, the official residence of the English crown, but Elizabeth herself will always be recognized as Windsor Castle. The political scenario, a year and a half before the public coronation celebration, is that of a country that sees its international prestige changed for the benefit of the then superpowers, the USA and the Ussr. Thanks to the trusted support of Winston Churchill, However, England managed to take on the role of advocate of détente between the two. These years for Elizabeth are particularly harsh, as she will have to witness the break-up of the British Empire, with the consequence of numerous uprisings in Kenya and Iran and the Suez Canal crisis, which will sanction the renunciation of the imposition of her sovereignty. A number of terrorist attacks in Ireland and Scotland will also follow for decades to assert their autonomy from England. Peace will follow only during the 1990s. Since then, she has been in a state of prosperity, thanks in part to her 14 prime ministers, including three in particular, Churchill, Margaret Thatcher (whom she admits to “detesting cordially”) and Tony Blair. The affection of the hard-won public will be thoclaimed in 1997, a year sadly known for the death of his daughter-in-law Lady Diana. Opinion is in fact opposed to the cold reaction to what has happened. In 2002 he achieved the goal of half a century of reign and in 2007 he achieved the record of “oldest British sovereign of all time”, the rest is history well known to all of us. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DEL DIRITTO AL VOTO ALLE DONNE. (3 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Inizia la settimana di pubblicazioni con la rubrica VIAGGI, per raccontarvi una storia importante che riguarda il panorama italiano. Si tratta di una vera e propria conquista, maturata in secoli di lotte e sacrifici. Nel corso degli ultimi tempi tanti sono gli articoli pubblicati sul blog il cui tema era la donna e i suoi diritti e per questo vi invito a cercare nella barra di ricerca di Storyteller’s Eye Word “diritti delle donne”, penso siano letture davvero interessanti. Detto ciò il tema di oggi è solo una piccola parte di questo macro argomento, ma sicuramente fondamentale in questo processo evolutivo. Mi riferisco ovviamente, come suggerisce il titolo, al diritto di voto alle donne in Italia. Il primo giorno di febbraio di 76 anni fa diventa quindi una data storica, da tenere sempre a mente. Ma procediamo con ordine. Siamo nel 1945. L’Italia si è da poco lasciata alle spalle il dramma della Seconda Guerra Mondiale e con essa le atrocità che si é sempre portata dietro. Le guerre di liberazione erano ancora in corso, ma esse non rappresentano piú un pericolo per i civili. Ciò é il principio di un Italia democratica, dedita all’ascolto delle esigenze del suo popolo. I cittadini iniziano a sentir parlare di suffragio universale, il che significa possibilità e diritto di scelta dei propri rappresentanti in Parlamento. Alcuni paesi nel mondo avevano già introdotto il suffragio universale, ovvero gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni paesi del Nord Europa e dell’America Latina. L’allora Governo Bonomi III, il quale era formato dalla Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Liberale e Partito Democratico del Lavoro, varò il Decreto legislativo luogotenenziale n° 23/1945, che definiva la possibilità per le donne di votare il proprio rappresentante politico esattamente come gli uomini. La legge venne quindi varata ufficialmente il primo febbraio del 1945 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 febbraio dello stesso anno. La decisione venne mossa da leader dei due maggiori partiti politici, ovvero il comunista Palmiro Togliatti, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e il democristiano Alcide de Gasperi, ministro degli esteri. La prima volta in cui le donne vennero chiamate alle urne fu durante le elezioni amministrative avvenute tra il marzo e l’aprile del 1946. Appena due mesi dopo, il 2 giugno, furono nuovamente chiamate a votare per decidere anche loro per il Referendum istituzionale, al fine di scegliere tra monarchia e repubblica,  e per eleggere l’Assemblea costituente. Ulteriore conferma dell’uguaglianza politica tra uomo e donna ci fu con la Costituzione del 1947, grazie alla stesura degli articoli 3, ovvero che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”, e 51, ovvero che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”) e 51 (“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…”).  Vi ricordo infine di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Start the week of publications with the rubric VIAGGI, to tell you an important story that concerns the Italian scene. It is a real conquest, matured in centuries of struggles and sacrifices. In recent times there are many articles published on the blog whose theme was women and their rights and for this reason I invite you to search the research bar of Storyteller’s Eye Word “women’s rights”, I think are really interesting readings. That said, today’s theme is only a small part of this macro topic, but certainly fundamental in this evolutionary process. I am referring, of course, as the title suggests, to the right to vote for women in Italy. The first day of February 76 years ago therefore becomes a historic date, to always keep in mind. But let’s proceed in order. It’s 1945. Italy has just left behind the drama of the Second World War and with it the atrocities it has always carried with it. Liberation wars were still ongoing, but they no longer pose a danger to civilians. This is the principle of a democratic Italy, dedicated to listening to the needs of its people. Citizens are beginning to hear about universal support, which means the choice and choice of their representatives in Parliament. Some countries around the world had already introduced universal support, namely the United States, the United Kingdom and some countries in Northern Europe and Latin America. The then Bonomi III Government, which was formed by the Christian Democracy, Communist Party, Liberal Party and Democratic Labour Party, passed the Lieutenant Legislative Decree n° 23/1945, which defined the possibility for women to vote their political representative just like men. The law was officially passed on 1 February 1945 and published in the Official Journal on 2 February 1945. The decision was made by the leaders of the two major political parties, namely the communist Palmiro Togliatti, then Vice-President of the Council of Ministers, and the Christian Democrat Alcide de Gasperi, minister of foreign affairs. The first time women were called to the polls was during local elections between March and April 1946. Just two months later, on 2 June, they were again called to vote to decide for the institutional referendum, in order to choose between monarchy and republic, and to elect the Constituent Assembly. Further confirmation of political equality between men and women was with the 1947 Constitution, thanks to the drafting of Articles 3, that is, that “All citizens have equal social dignity and are equal before the law…”, and 51, that is, that “All citizens have equal social dignity and are equal before the law…”) and 51 (“All citizens of one sex or another can access public offices and elected offices in conditions of equality…”). Finally, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: QUANDO AUSCHWITZ VENNE LIBERATA. (28 gennaio)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi con questo articolo ci addentriamo ancor di più nella riflessione sostenuta attraverso l’iniziativa di questa settimana, ovvero #ionondimentico, in particolare vorrei ripercorrere tutto ciò che storicamente accade prima e durante quel 27 gennaio del 1945. Gli scritti arrivati fino ad oggi parlano di veri e proprio orrori, un inferno in cui prigionieri venivano ridotti in condizioni scheletriche a causa della malnutrizione e dei lavori forzati. Al degrado totale dei corpi le vittime venivano uccise, nei piú macabri dei modi, nelle modalità che tutti conosciamo. Ma partiamo con ordine. La città di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), sita a 75 km di distanza da Cracovia, rimase per secoli un luogo di pace e pacifica convivenza tra gli abitanti di origine polacca e quelli di origine tedesca. A partire dal 1400 la popolazione diventò principalmente di religione ebraica, ma agli occhi dell’Europa rimase sempre uno dei principali centri della cultura protestante in Polonia. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale la situazione della cittadina cambiò drasticamente. In seguito all’invasione dei Nazisti in Polonia venne aperto nella zona un nuovo campo di concentramento, allo scopo di radunare al suo interno dissidenti polacchi, comunisti, intellettuali, criminali tedeschi e zingari. Altri luoghi di concentramento furono creati utilizzando le vecchie caserme dell’esercito polacco, alla periferia della città. La zona adibita a campo di concentramento venne presto recintata e sopra a cancello d’ingresso venne collocata una scritta in ferro, oggi tristemente famosa, che riportava l’ingannevole frase  «Arbeit macht frei» (“il lavoro rende liberi”). Si narra che il fabbro creatore della scritta avesse appositamente saldato la “B” al contrario, in segno di protesta verso la reale funzione del luogo. In poco più di due anni il campo venne ampliato con il campa di Birkenau, inizialmente riservato ai prigionieri russi e successivamente con il campo di lavoro di Monowitz, destinato allo sfruttamento dei deportati per la costruzione di una fabbrica produttrice di gomma sintetica, che però non fu mai avviata. Con la conferenza di Wannsee del gennaio del 1942, si adottò la famigerata “soluzione finale”, per cui l’area venne adibita allo strumento del popolo ebraico. Fu allora che Birkenau divenne “la cittadella di morte” in quanto iniziò da quel momento la costruzione di camere a gas e forni crematori. La scelta ricadde su Birkenau proprio per la sua vicinanza alle linee ferroviarie adibite alle deportazioni. Le vittime venivano quindi spogliate di tutto ciò che avevano indosso e rivestiti con casacche uguali per tutti, ognuna delle quali riportava un contrassegno di colore differente in base alla categoria del detenuto, tranne agli ebrei che era associata la stella gialla a sei punte. Sul braccio sinistro veniva loro tatuato un numero di matricola. Nessuno conosceva le reali intenzioni della Germania Nazista, ne sapevano dove erano destinati. Le loro qualità di vita erano davvero insostenibili: erano stremati dalla fame e dalle indicibili torture patite. Tanti, incapaci di sopportare oltre preferivano il suicidio lanciandosi contro il filo spinato elettrificato. Ogni giorno morivano circa 12mila ebrei. Questo sterminio ingiustificato si placò solo con l’arrivo dell’Armata rossa. A quel punto il capo delle SS Himmler diede l’ordine di evacuare tutti i prigionieri rimasti vivi e di cancellare ogni traccia dei crimini compiuti ai danni della stessa umanità. Molte di quelle tracce, per loro fortuna e giustizia verso le vittime, rimasero intatte. Prima di concludere ricordo l’iniziativa #ionondimentico. E’ rivolta a tutti, indistintamente. Riflettere, fare eco nella nostra mente del dolore e del sacrificio vissuto dalle vittime della Shoah durante la Seconda Guerra Mondiale é un aiuto concreto oggi a placare quanto piú possibile la piaga della discriminazione razziale. Se volete partecipare, qui o su Instagram commentate l’articolo con #ionondimentico accompagnato qualora vogliate da un vostro pensiero. Sarò felice di leggere e rispondere. Con queste parole concludo, se siete interessati alle attività di Storyteller’s Eye Word vi ricordo di iscrivervi sul blog (www.storytellereyewords.com) e su Instagram (storytellerseyeword). Se vi piace questa iniziativa e avete apprezzato l’articolo lasciate una stellina. Un abbraccio a tutti.

Greetings to all, Dear Readers! Today, with this article, we are entering into even more detail in the reflection supported through this week’s initiative, namely #ionondimentico, in particular I would like to retrace everything that historically happened before and during that 27 January 1945. The writings that have arrived to date speak of real horrors, a hell in which prisoners were reduced to skeletal conditions due to malnutrition and forced labour. At the total degradation of the bodies the victims were killed, in the most macabre ways, in the ways we all know. But let’s start with order. The town of Oświęcim (German: Auschwitz), located 75 km away from Kraków, remained for centuries a place of peace and peaceful coexistence between the inhabitants of Polish origin and those of German origin. From the 1400s the population became mainly Jewish, but in the eyes of Europe it remained one of the main centers of Protestant culture in Poland. With the advent of World War II, the situation of the town changed drastically. Following the Nazi invasion of Poland, a new concentration camp was opened in the area in order to round up Polish dissidents, Communists, intellectuals, German criminals and Gypsies. Other concentration sites were created using the old barracks of the Polish army, on the outskirts of the city. The concentration camp area was soon fenced off and an iron lettering, now infamous, was placed above the entrance gate, which read the misleading phrase ‘Arbeit macht frei’ (“work makes you free”). It is said that the blacksmith who created the inscription had specially welded the “B” in reverse, in protest at the real function of the place. In just over two years the camp was expanded with the Campa of Birkenau, initially reserved for Russian prisoners and later with the Monowitz labor camp, intended for the exploitation of deportees for the construction of a factory producing synthetic rubber, which was never started. At the Wannsee Conference in January 1942, the infamous “final solution” was adopted, so the area was used as an instrument of the Jewish people. It was then that Birkenau became “the citadel of death” as it began the construction of gas chambers and crematoria. The choice fell on Birkenau precisely because of its proximity to the railway lines used for deportations. The victims were then stripped of everything they were wearing and covered with coats equal to all, each of which carried a different color mark according to the category of the prisoner, except for the Jews who were associated with the yellow six-pointed star. A serial number was tattooed on their left arm. No one knew the real intentions of Nazi Germany, they knew where they were meant. Their quality of life was truly unsustainable: they were exhausted by hunger and the unspeakable torture they suffered. Many, unable to bear beyond, preferred suicide by throwing themselves against electrified barbed wire. About 12,000 Jews died every day. This unjustified extermination only subsided with the arrival of the Red Army. At that point the head of the SS Himmler gave the order to evacuate all remaining prisoners alive and to erase all traces of the crimes committed against humanity itself. Many of those tracks, fortunately and justice to the victims, remained intact. Before I finish, I would like to remind you of #ionondimentico. It is aimed at everyone, indiscriminately. Reflecting, echoing in our minds the pain and sacrifice experienced by the victims of the Holocaust during the Second World War is a concrete aid today to appease as much as possible the scourge of racial discrimination. If you want to participate, here or on Instagram comment on the article with #ionondimentico accompanied if you want by your own thought. I will be happy to read and respond. With these words I conclude, if you are interested in storyteller’s eye word activities I remind you to subscribe to the blog (www.storytellereyewords.com) and Instagram (storytellerseyeword). If you like this initiative and have appreciated the article leave a starlet. A hug to everyone.

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VIAGGI: LA FINE DELLA SCHIAVITÙ. (22 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi nuovo appuntamento con la rubrica VIAGGI, molto apprezzata da tanti di voi, proprio perché ogni lettura è un vero e proprio viaggio nel tempo, alla scoperta di fatti di per sè molto curiosi e accaduti molto prima delle nostre nascite, in periodi storici in cui i modi, le tradizioni e i fatti erano del tutto inimmaginabili nella nostra era, ma molto comuni nel passato. Tra questi un fatto inspiegabile nel nostro è il concetto di schiavitù. Oggigiorno non esiste più, ma tanto si è dovuto lottare per abbattere stereotipi e idee sbagliate, quale l’inferiorità di un’etnia umana rispetto ad un’altra. In particolare, dopo secoli di storia, la schiavitù in America è stata abolita il 31 gennaio del 1865, 155 anni fa.  Il contenuto della prima sezione del XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America cita e seguenti parole:

«La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura»

Dalla stesura di queste righe la schiavitù fu ufficialmente messa al bando in 36 Stati america, allora rappresentati dal Congresso. Portavoce per lunghi anni di questa battaglia civile e morale fu Abraham Lincoln, 16° presidente degli Usa dal 1861 al 1865. Egli infatti emana nel 1863 il Proclama di Emancipazione, con il quale furono liberati gli schiavi degli Stati ribelli della Confederazione, ma non riguardava ancora gli schiavi dei territori del nord sotto il controllo dell’Unione e quelli degli Stati occupati. Lui stesso però vedeva il documento appena emendato come poco efficace e visto lo svolgersi dell’allora attuale Guerra di Secessione, anche temporaneo. Voleva quindi sostenere un nuovo emendamento, questa volta con l ‘aiuto dei deputati a favore delle sue idee. Fino ad allora mai accadde ai deputati di dare il proprio sostegno e il proprio favore a leggi contrarie alla schiavitù, piuttosto alla salvaguardia della stessa. L’emendamento di tale legge avrebbe provocato un forte cambiamento storico. Furono due repubblicani, James Mitchell Ashley (dell’Ohio) e James Falconer Wilson (Iowa), e un senatore democratico (John B. Henderson del Missouri), a fare stesura del corpo centrale del testo definitivo. Venne in poco tempo favorevolmente accolto dal Senato, ma la Camera dei Rappresentanti votò a sfavore. Fondamentale fu quindi l’intervento di Lincoln: in questo modo la modifica venne approvata con 119 voti a favore e 56 contrari, nell’ultima seduta di gennaio. Poco dopo il Congresso inviò il documento ai 36 Stati della Confederazione. Il 6 dicembre del 1865 entrò ufficialmente in vigore. Prima della rettifica, gli Stati in cui la schiavitù era ancora valida erano il Delaware, il Kentucky, il Missouri, il Maryland e il New Jersey. Dopo l’emendamento ufficiale del documento si contavano solo più 40 000 schiavi, tutti concentrati in Kentucky. Queste furono le ultime persone ad ottenere lo stato di libertà. Il documento venne successivamente completato con altri due emendamenti, noti come “Emendamenti della Ricostruzione”, i quali il XIV tutelava i diritti civili degli ex schiavi e il XV riconosceva loro il diritto di voto.  Con quese parole concludo, ne approfitto per ricordarvi di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today a new appointment with the rubric VIAGGI, much appreciated by many of you, precisely because every reading is a real journey through time, discovering facts in itself very curious and happened long before our births, in historical periods when the ways, traditions and facts were completely unimaginable in our era, but very common in the past. Among them an inexplicable fact in ours is the concept of slavery. Nowadays it no longer exists, but so much has had to be fought to break down stereotypes and misconceptions, such as the inferiority of one human ethnicity over another. In particular, after centuries of history, slavery in America was abolished on January 31, 1865, 155 years ago. The contents of the first section of the 13th Amendment to the Constitution of the United States of America mention the following words:

“Slavery or other form of personal compulsity may not be admitted to the United States, or to any person within their jurisdiction, other than as punishment for a crime for which the accused has been found guilty by due process.”

Since these lines, slavery has been officially banned in 36 American states, then represented by Congress. The long-time spokesman for this civil and moral battle was Abraham Lincoln, the 16th president of the United States from 1861 to 1865. In 1863 he issued the Emancipation Proclamation, which freed the slaves of the rebel states of the Confederacy, but did not yet concern slaves in the northern territories under union control and those of the occupied states. However, he himself saw the document just amended as ineffective and given the unfolding of the then current War of Succession, even temporary. He therefore wanted to support a new amendment, this time with the help of Members in favour of his ideas. Until then, it has never happened to Members to give their support and support to laws that are contrary to slavery, rather than to safeguarding it. The amendment to this law would have brought about a major historical change. It was two Republicans, James Mitchell Ashley (of Ohio) and James Falconer Wilson (Iowa), and a Democratic senator (John B. Henderson of Missouri), who drafted the central body of the final text. It was soon welcomed by the Senate, but the House of Representatives voted against it. Lincoln’s intervention was therefore fundamental: in this way the amendment was approved by 119 votes in favour and 56 against, at the last session in January. Shortly thereafter, Congress sent the document to the 36 states of the Confederacy. On December 6, 1865 it officially came into force. Prior to the rectification, the states where slavery was still valid were Delaware, Kentucky, Missouri, Maryland, and New Jersey. After the document’s official amendment, there were only more than 40,000 slaves, all concentrated in Kentucky. These were the last people to gain the state of freedom. The document was later supplemented with two other amendments, known as the “Reconstruction Amendments”, which the XIV protected the civil rights of former slaves and the XV gave them the right to vote. With these words I conclude, I take the opportunity to remind you to subscribe on the blog (www.storytellereyeword.com) and on Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!


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CRONACA: STORIA DI APPLE. (21 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Causa numerosi impegni oggi pubblico quest’unico articolo di rubrica, se riesco ne pubblicherò un secondo ma sarà un semplice post ordinario, perchè ho delle informazioni da comunicare. A parte ciò oggi vi porterò alla scoperta di un mondo diventato particolarmente importante negli ultimi decenni la cui origine e storia però mi fa sempre sognare. Parlo, come si può intuire dal titolo, di Apple, la nota azienda nata nel lontano 1 aprile del 1976 a Cupertino, in California. Fu all’epoca un vera e propria società i cui membri fondanti erano un giovanissimo Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne. Oggi in particolare parlerò della storia dei due colossi del marchio, ovvero il Macintosh e l’Iphone, molti anni più tardi. Nonostante la sua giovane età, il 24 gennaio 1984 Steve Jobs si presenta ad un pubblico di ben 2.600 persone con blazer doppio petto blu, camicia bianca e papillon verde chiaro, tipico abbigliamento elegante di quel periodo. Lo scopo é introdurre al mercato mondiale il Macintosh 128k. E’ l’inizio di una nuova epoca dettata appunto dalla tecnologia informatica a marchio Apple. L’idea è di Jef Raskin, il quale, convinto della poca praticità degli Apple 2 diretti principalmente al settore business, si mette alla ricerca di un prodotto semplice da usare, adatto a chi non era pratico del settore, per il comune uso domestico. Infatti é proprio in seguito ad alcuni studi che Apple introduce l’ormai comune concetto di mouse e interfaccia. Seguiranno vari progetti tra cui il leggendario “Lisa”, creato da Steve Jobs stesso (Lisa é il nome della figlia), fino al primo computer in grado di presentarsi da solo, grazie ad un voce artificiale. Infine dopo una breve crisi suscitata intorno agli anni ’90, Apple è fiero di presentare al pubblico il ben più noto iMac, nel 1998. Per quanto riguarda l’Iphone Steve Jobs decise di presentarlo con le seguente parole, diventate ormai iconiche in abbinamento al prodotto:

 «Con questo prodotto rivoluzionario abbiamo fatto un salto in avanti di almeno 5 anni rispetto alla concorrenza: abbiamo reinventato il telefono».

In effetti non avevano tutti i torti! Si trattava di una vera e propria sfida di cui la Apple ne é uscita vincitrice e trionfante. Inizia una nuova era della telefonia, la grane rivoluzione dell’utilizzo del telefono, che non è piú un semplice dispositivo per mandare e ricevere messaggi e fare telefonate, ma é in grado di fare molto di più. Il progetto viene iniziato tre anni prima. L’idea dello stesso Jobs è creare un telefonino assolutamente innovativo, con un solo tasto e che si possa controllare soltanto con le dita, senza l’uso di pennini. Il risultato è un ibrido tra un palmare e un iPod. Le possibilità sono diverse: navigazione in internet, foto ad alta risoluzione, chat in diretta, download di musica e film, invio di email e utilizzo di Google Maps. Lo schermo, a differenza degli altri telefoni sul mercato é touchscreen, il che introduce il concetto “pinch to zoom”, con cui l’Iphone e lo stesso Apple diventa famoso, una tecnica che permette di ingrandire e rimpicciolire un’immagine, semplicemente allargando o avvicinando due dita. LLa risposta del pubblico fu straordinaria: nella sola giornata del 29 giugno, giorno in cui fu per la prima volta acquistabile nei negozi, furono venduti oltre 520mila iPhone. Due mesi più tardi iPhone raggiunse il milione di prodotti venduti. Per la prima volta i colossi Nokia, Sony e Motorola iniziarono a sentire il peso di una minaccia imminente. Il resto é storia.  Per ora concludo, ne approfitto per ricordarvi di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! It causes numerous commitments today public this only article of the column, if I can publish a second one but it will be a simple ordinary post, because I have information to communicate. Apart from that today I will take you to discover a world that has become particularly important in recent decades whose origin and history, however, always makes me dream. I speak, as you can guess from the title, of Apple, the well-known company born as far back as April 1, 1976 in Cupertino, California. It was at the time a real company whose founding members were a very young Steve Jobs, Steve Wozniak and Ronald Wayne. Today in particular I will talk about the story of the two giants of the brand, namely the Macintosh and the Iphone, many years later. Despite his young age, on January 24, 1984 Steve Jobs introduced himself to an audience of as many as 2,600 people in a blue double-breasted blazer, white shirt and light green bow tie, typical elegant attire of that period. The aim is to introduce the Macintosh 128k to the world market. It is the beginning of a new era dictated precisely by Apple-branded computer technology. The idea is by Jef Raskin, who, convinced of the impracticality of Apple 2 directed mainly to the business sector, sets out in search of a simple to use product, suitable for those who were not practical in the sector, for common home use. In fact, it is precisely as a result of some studies that Apple introduces the now common concept of mouse and interface. Various projects will follow, including the legendary “Lisa”, created by Steve Jobs himself (Lisa is the name of his daughter), up to the first computer able to present himself, thanks to an artificial voice. Finally, after a brief crisis in the 1990s, Apple is proud to introduce the much better-known iMac to the public in 1998. As for the Iphone Steve Jobs decided to present it with the following words, which have become iconic in combination with the product:

“With this revolutionary product we have made a leap forward of at least 5 years compared to the competition: we have reinvented the phone”.

In fact, they didn’t have all the wrongs! It was a real challenge that Apple emerged victorious and triumphant. A new era of telephony begins, the great revolution of phone usage, which is no longer just a device to send and receive messages and make phone calls, but is able to do much more. The project started three years earlier. Jobs’ idea is to create an absolutely innovative mobile phone, with a single button and that can only be controlled with your fingers, without the use of nibs. The result is a hybrid between a handheld and an iPod. The possibilities are different: internet browsing, high-resolution photos, live chat, music and movie downloads, sending emails and using Google Maps. The screen, unlike the other phones on the market is touchscreen, which introduces the concept “pinch to zoom”, with which the Iphone and Apple itself becomes famous, a technique that allows you to enlarge and shrink an image, simply by widening or approaching two fingers. The response of the public was extraordinary: on the day of June 29, the day when it was first purchased in stores, over 520 thousand iPhones were sold. Two months later iPhone reached one million products sold. For the first time, the giants Nokia, Sony and Motorola began to feel the weight of an imminent threat. The rest is history. For now I conclude, I take the opportunity to remind you to subscribe on the blog (www.storytellereyeword.com) and on Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!


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EMPATIA: VERNE E IL GIRO DEL MONDO. (20 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Torna, per la gioia di molti di voi, la rubrica EMPATIA, con un articolo dal tema davvero interessante. Tutto il programma della settimana in realtà sarà ricco, proprio perché ho deciso di dedicare per intero la prossima settimana alla Giornata della Memoria, a cui tengo particolarmente, per commemorarla nel modo migliore possibile. Detto ciò dunque, senza dilungarmi oltre vi parlo dell’argomento di oggi, ovvero la pubblicazione di un romanzo che ha segnato la storie e che il tempo lo fece diventare un vero classico. Parlo infatti de ” Il Giro del mondo in 80 giorni”, una delle opere più celebri nella storia della letteratura d’avventura, cui se ne attribuiscono i meriti a Jules Verne. L’opera ha una lunghissima storia alle spalle e la data di pubblicazione risale a ben 147 anni fa, il 30 gennaio del 1873. Voglio quindi introdurre la lettura con un estratto importante dell’opera, ovvero le sue primissime parole:

«Nell’anno 1872, la casa segnata con il numero 7 di Saville Row, Burlington Gardens – nella quale morì Sheridan nel 1814 – era abitata da Phileas Fogg, esq. uno dei membri più originali e più in vista del Reform Club di Londra, nonostante il suo apparente proposito di non far nulla che potesse attirare l’attenzione altrui».

Da essa ne derivò un radicale cambiamento sociale, con un nuova concezione del viaggio, solida base del moderno concetto di turismo. Prima del 30 gennaio del 1873 però Verne aveva già stupito i suoi lettori con opere dal fascino senza tempo, tra cui il famoso “Cinque settimane in pallone” e “Ventimila leghe sotto i mari”. Si insinua quindi nelle letteratura contemporanea  l’idea del viaggio come scoperta di nuovi mondi e insieme impresa straordinaria, spesso oltre i limiti delle umane possibilità, il binomio perfetto tra scienza e avventura. La scelta di un bagaglio letterario di questa natura era assolutamente idonea e pertinente con periodo storico vigente, l’Età dell’Imperialismo appunto, clima in cui le grandi potenze si spartivano pezzi di continenti, ognuno dei quali ricchi di risorse e strategici nelle rotte commerciali. L’ aspetto che più affascinò Verne però fu ciò che fece l’imprenditore americano George Francis Train, specializzato nella costruzione di linee ferroviarie, il quale riuscì a compiere il giro del globo in treno e la sua impresa era stata esaltata da radio e giornali. Tre anni dopo Verne pubblica “Il Giro del mondo in 80 giorni”. Protagonista della storia è Phileas Fogg, un ricco signore londinese, contraddistinto dal carattere riservato e a tratti enigmatico, amante esasperato della puntualità e della regolarità. La mattina del 2 ottobre, leggendo il Daily Telegraph viene a conoscenza che la Banca d’Inghilterra ha subito una rapina e in contemporanea dell’apertura di una linea ferroviaria in India. Secondo l’articolista, permetterebbe di completare il giro del mondo in 80 giorni. Insieme ai soci del Reform Club nasce quindi una sfida: sono pronti a scommettere 20mila sterline che l’impresa è impossibile. Fogg contrariamente accetta la scommessa e si dice pronto a dimostrare in prima persona il contrario, sapendo che ciò significherebbe giocarsi metà del suo patrimonio. Parte dunque la sera stessa, accompagnato dal suo fedele cameriere Jean Passpartout, da subito un fidato aiutante. Il viaggio si sviluppa tra mille avversità, tra cui ispettore di Scotland Yard, Fix, il quale, ingannato dalla somiglianza con l’identikit, individua in Fogg il rapinatore della Banca d’Inghilterra e gli si mette sulle sue tracce. In seguito alla pubblicazione del libro alcune temerarie persone provarono a battere il record del giro del mondo in 80 giorni. La prima a provare fu infatti la giornalista Nellie Bly che ripercorse le tracce del personaggio immaginario di Verne, portando a termine il giro in 72 giorni. Ne seguirono molti altri, il che rese noto il fenomeno del “globetrotters”. Per ora concludo, ne approfitto per ricordarvi di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. The EMPATHY column is back, to the delight of many of you, with a really interesting article. The whole program of the week will actually be rich, precisely because I have decided to dedicate in full next week to Remembrance Day, to which I am particularly interested, to commemorate it in the best possible way. Having said that, therefore, without going into more detail, I am going to tell you about today’s subject, namely the publication of a novel that marked the story and that time made it a real classic. I am talking about ” The Tour of the World in 80 Days”, one of the most famous works in the history of adventure literature, to which Jules Verne is credited. The work has a very long history behind it and the publication date dates back to 147 years ago, 30 January 1873. I therefore want to introduce reading with an important extract of the work, that is, his very first words:

“In the year 1872, the house marked with the number 7 of Saville Row, Burlington Gardens – in which Sheridan died in 1814 – was inhabited by Phileas Fogg, esq. one of the most original and most in sight members of the Reform Club of London, despite his apparent intention to do nothing that could attract the attention of others.”

From it resulted a radical social change, with a new conception of travel, a solid basis of the modern concept of tourism. Before January 30, 1873, however, Verne had already amazed his readers with works with timeless charm, including the famous “Five Weeks in the Balloon” and “Twenty Thousand Leagues Under the Seas”. The idea of travel as the discovery of new worlds and at the same time extraordinary enterprise, often beyond the limits of human possibilities, the perfect combination of science and adventure, is therefore insinuated in contemporary literature. The choice of a literary baggage of this nature was absolutely suitable and relevant with the current historical period, the Age of Imperialism precisely, a climate in which the great powers divided pieces of continents, each rich in resources and strategic in trade routes. What fascinated Verne most, however, was what the American businessman George Francis Train, who specialized in the construction of railway lines, did, who managed to go around the globe by train and his feat had been enhanced by radio and newspapers. Three years later Verne publishes “The World Tour in 80 Days”. The protagonist of the story is Phileas Fogg, a rich London gentleman, characterized by the reserved and at times enigmatic character, exasperated lover of punctuality and regularity. On the morning of 2 October, reading the Daily Telegraph, he learned that the Bank of England had been robbed and at the same time as the opening of a railway line in India. According to the article- “It would allow you to complete the tour of the world in 80 days. Together with the members of the Reform Club, a challenge is therefore born: they are ready to bet 20 thousand pounds that the feat is impossible. Fogg, in contrast, accepts the bet and says he is ready to prove himself otherwise, knowing that this would mean playing half of his assets. He leaves that evening, accompanied by his faithful waiter Jean Passpartout, immediately a trusted helper. The journey develops amid a thousand adversities, including Scotland Yard inspector Fix, who, deceived by his resemblance to the identikit, spots the Bank of England robber in Fogg and puts himself in his tracks. Following the book’s publication, some reckless people tried to break the world tour record in 80 days. The first to try was in fact the journalist Nellie Bly who retraced the traces of verne’s fictional character, completing the tour in 72 days. Many more followed, which made known the phenomenon of globetrotters. For now I conclude, I take the opportunity to remind you to subscribe on the blog (www.storytellereyeword.com) and on Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: LA NASCITA DELLA TELEVISIONE ITALIANA. (15 gennaio 2020)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ci tenevo particolarmente alla pubblicazione di questo articolo perché l’argomento che andrò a trattare, così come ho scritto nel post precedente, mi ha sempre affascinato.Voi avete ben chiaro tutti i passaggi storici che hanno portato alla comparsa nelle case degli italiani delle trasmissioni televisive Rai? Sicuramente un aspetto che intendo approfondire in futuro é tutto il percorso evolutivo dalla comparsa della prima televisione in Italia nel 1936, quando ancora la televisione era più simile a una radio con un piccolissimo schermo nella parte più alta, fino al famoso 3 gennaio 1954, oltre 67 anni fa ormai, quando le trasmissioni RAI iniziarono la loro comparsa nelle nostre vite. Farò prossimamente le mie ricerche e successivamente pubblicherò un articolo. Se qualcosa prima di quel fatidico 1954 veniva trasmesso alla televisione, cos’era? A parte questo interrogativo e breve deviazione compiuta, inizio dunque a parlare della nascita della Rai come emittente televisivo. Lo storico incipit di Fulvia Colombo, la decana di tutte le “signorine buonasera”, si sente provenire dal televisore: “La RAI Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. A seguire direttamente dagli studi di Milano inizia ufficialmente la prima trasmissione televisiva italiana. L’evento è seguito da 15mila apparecchi in tutto il territorio nazionale, distribuiti tra abitazioni e bar dove sono raccolti migliaia di italiani. Oggi sembra del tutto impensabile, ma la televisione nel 1954 era da considerarsi una sorta di bene di lusso, che solo un numero limitato di persone disponeva a casa propria. Il metodo migliore per vedere la televisione era quindi andare al bar, che durante la serata diventava una sorta di cinema allestito per l’occasione. Una televisione all’epoca aveva infatti un costo pari cinque salari medi di un operaio. Il giorno successivo intorno alle 11 del mattino la trasmissione ricomincia, dapprima con una musica di fondo e alcune semplici immagini in bianco e nero, poi finalmente la musica sfuma e compare un volto femminile pronto ad elencare la programmazione nel corso della giornata. Il palinsesto è molto scarso rispetto a quelli di oggi, ma si tratta comunque di un fatto sorprendente e del tutto nuovo. Si parte con la telecronaca dell’inaugurazione delle sedi RAI di Milano, Roma e Torino, cui segue la rubrica “Arrivi e partenze”, condotta dall’allora giovanissimo italoamericano Mike Bongiorno, che a breve diventerà volto noto della programmazione d’intrattenimento famigliare dell’orario di cena. Il pomeriggio fu dedicato allo sport e successivamente venne trasmessa la pellicola “Le miserie del signor Travet” (nel cast figurano Gino Cervi e Alberto Sordi) di Mario Soldati. Alle 20,45 venne trasmesso il primo telegiornale, per la prima volta del tutto regolare. Sembra infatti che un primo telegiornale sperimentale venne trasmesso il 10 settembre del 1952. La serata fu infine dedicata al teatro, con la commedia “L’osteria della posta” di Carlo Goldoni, trasmessa per l’occasione in diretta e portata in scena da Isa Barzizza e Leonardo Cortese. Il sipario cala alle 23 e sullo schermo domina il primo monoscopio RAI. Tre mesi dopo la vecchia denominazione “Radio Audizioni Italiane S.p.A” viene sostituita con la più celebre e conosciuta “Radio Televisione Italiana”. Da allora l’offerta televisiva inizia a crescere sempre di più, con la comparsa per la prima volte del Festival di Sanremo e del famosissimo quiz diretto da Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” e ovviamente tanti altri. Concludo ricordando di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I was particularly interested in the publication of this article because the topic I am going to deal with, as I wrote in the previous post, has always fascinated me. Do you have clearly all the historical passages that led to the appearance in the homes of the Italians of rai television broadcasts? Surely one aspect that I intend to deepen in the future is the entire evolutionary path from the appearance of the first television in Italy in 1936, when television was still more like a radio with a very small screen at the highest part, until the famous 3 January 1954, over 67 years ago now, when RAI broadcasts began their appearance in our lives. I will do my research in the near future and then publish an article. If something before that fateful 1954 was broadcast on television, what was it? Apart from this question and short deviation accomplished, I therefore begin to talk about the birth of Rai as a television station. The historic incipit of Fulvia Colombo, the dean of all the “good evening ladies”, is heard coming from the TELEVISION: “RAI Radio and Television Italian begins today its regular service of television broadcasts”. Following directly from the Studios of Milan officially begins the first Italian television broadcast. The event is followed by 15,000 appliances throughout the national territory, distributed between homes and bars where thousands of Italians are collected. Today it seems completely unthinkable, but television in 1954 was to be considered a kind of luxury good, which only a limited number of people had at home. The best way to watch television was then to go to the bar, which during the evening became a kind of cinema set up for the occasion. Television at the time cost five average wages of a worker. The next day around 11 am the broadcast begins again, first with background music and some simple black and white images, then finally the music fades and a female face appears ready to list the programming later in the day. The schedule is very poor compared to today’s, but it is still a surprising and completely new fact. It starts with the news of the inauguration of the RAI offices in Milan, Rome and Turin, followed by the column “Arrivals and departures”, conducted by the then very young Italian-American Mike Bongiorno, who will soon become the known face of the family entertainment programming of dinner time. The afternoon was dedicated to sport and later the film “Le miserie del Signor Travet” (cast includes Gino Cervi and Alberto Sordi) by Mario Soldati was broadcast. At 8:45 p.m., the first news cast was broadcast, for the first time entirely regular. It appears that an early experimental news cast was broadcast on September 10, 1952. The evening was finally dedicated to the theater, with the comedy “L’osteria della posta” by Carlo Goldoni, broadcast for the occasion live and staged by Isa Barzizza and Leonardo Cortese. The curtain falls at 11 pm and the first RAI monoscope dominates the screen. Three months later the old name “Radio Audizioni Italiane S.p.A” was replaced with the most famous and well-known “Radio Televisione Italiana”. Since then the television offer has started to grow more and more, with the appearance for the first time of the Sanremo Festival and the famous quiz directed by Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” and of course many others. I conclude by remembering to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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