EMPATIA: GLI ESORDI DEI BEATLES. (17 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Con questo articolo faremo un balzo indietro agli inizi degli anni ’60. Parlando in particolare di rock alcuni grandi talenti del settore si si erano già affermati sul panorama mondiale, tra cui i grandi Elvis, Jerry Lee Lewis e Little Richard. Nonostante ciò, che noi sappiamo, il rock aveva ancora molto da dire e soprattutto, aveva molto da stupire con una vera e propria rivoluzione musicale. Il rock originale, nato negli Stati Uniti, vedeva un prima fase di declino, ma al contrario stata prendendo fama e popolarità in Inghilterra.. In breve tempo numerosi artisti del Regno Unito iniziano a dettate legge nel mercato discografico europeo e americano. Nascerà così una vera “British invasion”.
La prima fase di questa nuova stagione si verificò tra il 1964 e il 1967, quando s’imposero sulla scena grandi rock band, tutt’ora molto famose, come i The Rolling Stones e i The Who. Tra questi spiccavano però quattro giovani ragazzi di Liverpool. Tutto iniziò nella chiesetta di Saint Peter, nei sobborghi della città. Qui il sedicenne John Lennon, allora chitarrista dei Quarrymen, incontrò il quindicenne Paul McCartney, ammesso nella band come bassista. Seguì l’ingresso nel 1958 del chitarrista George Harrison, amico di McCartney e due anni dopo del batterista Pete Best. Iniziarono a esibirsi per i locali di Liverpool con il nome di Johnny and the Moondogs e successivamente, dopo l’ingresso del bassista Stuart “Stu” Sutcliffe, come Long John & The Silver Beetles e The Beat Brothers. Il nome che tutti conosciamo arrivò nel 1960 con il concerto di Amburgo, il primo grande concerto della band. Il termine The Beatles, doveva essere storpiato, la pronuncia corretta era infatti “beetle” (scarafaggio), sottolineando con il termine “beat” (“battere”, “picchiare”) che la loro musica rock colpiva duro. Il primo disco fu inciso dalla Parlophone Records dopo l’addio di Best, sostituito da Richard Parkin Starkey, in arte Ringo Starr. Il titolo era “Please, please me”, dall’omonimo singolo uscito l’anno precedente e balzato ai vertici delle classifiche, e fu reso disponibile al pubblico il 22 marzo del 1963. In copertina spaccava l’immagine dei “Fab four”, i “favolosi quattro”, il loro soprannome più celebre, ritratti nella tromba delle scale degli “studios”. Da allora prese piede la “Beatles mania”. Tutti volevano vestire come loro e tra i più giovani scattò anche la mode della capigliatura a caschetto, per cui diventarono un icona dell’epoca.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! With this article we will take a leap back in the early 1960s. Speaking in particular of rock some great talents in the sector had already established themselves on the world scene, including the great Elvis, Jerry Lee Lewis and Little Richard. Despite this, as we know, rock still had a lot to say and above all, it had a lot to amaze with a real musical revolution. The original rock, born in the United States, saw a first phase of decline, but on the contrary was taking fame and popularity in England.. In a short time many artists from the United Kingdom began to dictate the law in the European and American record market. Thus a real “British invasion” will be born.
The first phase of this new season occurred between 1964 and 1967, when great rock bands, still very famous, such as The Rolling Stones and The Who, took the stage. Among them, however, were four young Liverpool boys. It all started in the small church of Saint Peter, in the suburbs of the city. There, 16-year-old John Lennon, then guitarist of the Quarrymen, met 15-year-old Paul McCartney, who was admitted to the band as a bassist. This was followed by the entry in 1958 of guitarist George Harrison, a friend of McCartney’s and two years later of drummer Pete Best. They began performing for Liverpool venues under the name Johnny and the Moondogs and later, after the entry of bassist Stuart “Stu” Sutcliffe, such as Long John & The Silver Beetles and The Beat Brothers. The name we all know came in 1960 with the Hamburg concert, the band’s first major concert. The term The Beatles, had to be crippled, the correct pronunciation was in fact “beetle”, emphasizing with the term “beat”, “beat”) that their rock music hit hard. The first album was recorded by Parlophone Records after Best’s departure, replaced by Richard Parkin Starkey, aka Ringo Starr. The title was “Please, please me”, from the single of the same name released the previous year and jumped to the top of the charts, and was made available to the public on March 22, 1963. On the cover he smashed the image of the “Fab four”, the “fabulous four”, their most famous nickname, portrayed in the stairwell of the “studios”. Since then, the “Beatles mania” has taken hold. Everyone wanted to dress like them and among the youngest he also snapped the fashion of helmet hair, so they became an icon of the time. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: SANTA MARIA DEL FIORE. (17 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi come si evince dal titolo parleremo della famosa Cattedrale di Santa Maria del Fiore, una delle strutture più significative e importanti del capoluogo toscano, un’opera che venne ultimata dopo un secolo e mezzo di storia, attraversando Medioevo e Rinascimento. Al termine della sua costruzione era la più grande cattedrale d’Europa, oggi è la terza più alta al mondo dopo la Cattedrale di Beauvais e la Basilica di San Pietro in Vaticano. Sicuramente si tratta tutt’oggi di uno degli esempi più significativi del Rinascimento italiano. La sua costruzione venne iniziata tra il Duecento e il Trecento, momento in cui Firenze vide l’ascesa del ceto mercantile. A questo stato di benessere economico ne seguì un generale desiderio di crescita urbanistica. É proprio in questo periodo che vennero ampliate piazze e realizzate nuove cinte murarie. Infine il cittadini decisero per la costruzione di una nuova e imponente cattedrale per la cittadina forentina. All’epoca il fulcro religioso di Firenze era Piazza San Giovanni con il Battistero romanico, con la caratteristica struttura ottagonale. L’edificio prevedeva, in corrispondenza del lato est di quest’ultimo, la cattedrale paleocristiana di Santa Reparata, giudicata inadeguata per le sue dimensioni ridotte a rappresentare le nuove ambizioni della città. Si decise dunque di non ampliare la struttura, bensì di abbatterla e di costruirne una ex novo. Il compito di progettazione e coordinazione dell’operato venne affidato a Arnolfo di Cambio, già lla direzione di Palazzo della Signoria. Egli, allievo di Nicola Pisano, seguì lo schema classico a croce latina, con tre ampie navate. Fu il cardinale Pietro Valeriano Duraguerra, legato di papa Bonifacio VIII, a porre la prima pietra come gesto significativo e di buon auspicio alla costruzione, in occasione della Natività della Madonna del 1296. Arnolfo, in seguito alla sua morte, fu sostituito da Giotto, che al contrario del suo precedente si occupò esclusivamente del campanile, a cui aggiunse marmi policromi verdi, bianchi e rossi, per lasciare la sua firma all’edificio. Tra continui rallentamenti l’opera fu ripresa nel 1367 da un team di quattro architetti e quattro pittori, ovvero Andrea di Bonaiuto, Benci, Andrea di Cione e successivamente anche Francesco Talenti. Fu quest’ultimo che diede alla cattedrale la forma definitiva, ampliando l’originario progetto di Arnolfo di Cambio. All’inizio del XV secolo restavano da ultimare la cupola e la facciata. In seguito a un concorso per eleggere il nuovo progettista e architetto del 1418 venne chiamato all’opera Filippo Brunelleschi. L’ingegnere fiorentino concepì una cupola senza armature, che si reggeva grazie a un sistema a doppia volta con intercapedine. Si trattava di una vera una sfida alla forza di gravità e ai canoni classici dell’architettura, tanto che sul momento fu giudicata una follia. L’opera, composta da mattoni rossi, al momento della sua realizzazione, lasciò senza fiato i fiorentini che la videro svettare su tutto il panorama della città. La cupola venne ultimata dal tocco di Papa Eugenio VI, il quale il 25 marzo del 1436, in coincidenza con il Capodanno fiorentino, la dedicò alla Vergine del Fiore, dove per fiore si sottintendeva il giglio, simbolo di Firenze. Infine la facciata fu realizzata da Emilio De Fabris. Egli richiamò la struttura a marmi policromi del Battistero, perseguendo una sublime armonia stilistica tra i due monumenti che tutt’oggi conosciamo.  Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today, as can be seen from the title we will talk about the famous Cathedral of Santa Maria del Fiore, one of the most significant and important structures of the Tuscan capital, a work that was completed after a century and a half of history, crossing the Middle Ages and the Renaissance. At the end of its construction it was the largest cathedral in Europe, today it is the third tallest in the world after Beauvais Cathedral and St. Peter’s Basilica in the Vatican. Surely it is still one of the most significant examples of the Italian Renaissance. Its construction began between the thirteenth and fourteenth century, when Florence saw the rise of the merchant class. This state of economic well-being was followed by a general desire for urban growth. It was at this time that squares were expanded and new walls built. Finally, the citizens decided to build a new and imposing cathedral for the forentina town. At the time the religious fulcrum of Florence was Piazza San Giovanni with the Romanesque Baptistery, with its characteristic octagonal structure. The building provided, on the east side of the latter, the early Christian cathedral of Santa Reparata, considered inadequate for its small size to represent the new ambitions of the city. It was therefore decided not to expand the structure, but to demolish it and to build a new one. The task of designing and coordinating the work was entrusted to Arnolfo di Cambio, already in the direction of Palazzo della Signoria. He, a pupil of Nicola Pisano, followed the classical Latin cross scheme, with three wide naves. It was Cardinal Pietro Valeriano Duraguerra, legate of Pope Boniface VIII, who placed the first stone as a significant gesture and auspicious to the construction, on the occasion of the Nativity of Our Lady in 1296. Aelulf, following his death, was replaced by Giotto, who, unlike his previous one, dealt exclusively with the bell tower, to which he added green, white and red polychrome marbles, to leave his signature to the building. Between continuous slowdowns the work was resumed in 1367 by a team of four architects and four painters, namely Andrea di Bonaiuto, Benci, Andrea di Cione and later also Francesco Talenti. It was the latter that gave the cathedral its final form, expanding arnolfo di Cambio’s original design. At the beginning of the 15th century the dome and façade remained to be completed. Following a competition to elect the new designer and architect of 1418, Filippo Brunelleschi was called to work. The Florentine engineer conceived a dome without armor, which stood thanks to a double-vaulted system with cavities. It was a real challenge to the force of gravity and the classical canons of architecture, so much so that at the time it was judged madness.The work, composed of red bricks, at the time of its realization, left the Florentines breathless who saw it soar over the entire panorama of the city. The dome was completed by the touch of Pope Eugene VI, who on March 25, 1436, coinciding with the Florentine New Year, dedicated it to the Virgin of the Flower, where the lily, symbol of Florence, was implied by flower. Finally the façade was built by Emilio De Fabris. He recalled the polychrome marble structure of the Baptistery, pursuing a sublime stylistic harmony between the two monuments that we still know today. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: FRANKENSTEIN. (10 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! In questo post, visto che domani sarà l’anniversario, voglio ricordare la nota lettura “Frankestein”, celebre opera dell’autrice Mary Shelley del 1818. L’opera, conosciuta come uno dei romanzi dell’orrore più popolari, ha come protagonista il medico Victor Frankenstein, che, assemblando pezzi di cadavere raccolti negli obitori, costruisce una creatura deforme a cui dà vita attraverso una scarica elettrica. Il mostro sfugge al suo controllo, perpetrando omicidi e violenze in tutta Europa, fino al tragico epilogo al Polo Nord. A causa dei racconti della stessa Shelley durante le sedute culturali tenute dal poeta Byron, l’opera fu presto vista come portavoce delle teorie sul galvanismo, una branca filosofico scientifica in voga all’epoca, che sostiene la presenza di un’elettricità intrinseca negli esseri viventi. L’opera ebbe diverse trasposizioni cinematografiche, la prima nel 1910. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In this post, since tomorrow will be the anniversary, I want to recall the well-known reading “Frankestein”, famous work by the author Mary Shelley of 1818. The work, known as one of the most popular horror novels, stars doctor Victor Frankenstein, who, assembling pieces of corpse collected in morgues, builds a deformed creature that gives life to through an electric discharge. The monster escapes its control, perpetrating murder and violence throughout Europe, until the tragic end of the North Pole. Because of Shelley’s own accounts during the cultural sessions held by the poet Byron, the work was soon seen as a spokesperson for the theories of galvanism, a scientific philosophical branch in vogue at the time, which supports the presence of intrinsic electricity in living beings. The work had several film adaptations, the first in 1910. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DELLA PRIMA ATTRICE ITALIANA AGLI OSCAR. (10 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Come si evince dal titolo parleremo del premio Oscar, ma in modo molto particolare, soprattutto perché riguarda la mia nazione e i suoi rappresentanti tra gli attori di Hollywood.Quindi, senza indugiare oltre inizio il racconto in questione. Siamo alla fine degli anni ’40. Il pubblico americano attribuisce un volto e un nome al cinema italiano, ovvero Vittorio De Sica. Era conosciuto come un grande attore e regista e aveva guadagnato la prestigiosa ribalta degli Academy Awards, primo italiano a farlo, con i due capolavori “Sciuscià” (1946) e “Ladri di biciclette” (1948). In seguito le due pellicole lo renderanno noto come il padre del neorealismo cinematografico. In quegli anni però una nuova stella iniziava a farsi conoscere nel panorama hollywoodiano. Era comunemente nota con il soprannome Nannarella, per le sue origini romanesche, ma il suo vero nome è Anna Magnani. Nel 1941 iniziò a ottenne i primi consensi grazie allo stesso De Sica, che la scelse come coprotagonista in Teresa Venerdì.
Il successo internazionale arrivò quattro anni dopo, grazie alla straordinaria interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini (che le fu compagno di vita per un periodo), nel film Roma città aperta e con esso ottenne il Nastro d’argento come “miglior attrice non protagonista”. Fu però il ruolo principale in Bellissima (1951), opera del grande Luchino Visconti, che le spalancò definitivamente le porte di Hollywood. La prima opera a livello internazionale fu realizzata con lo sceneggiatore Tennessee Williams. Quest’ultimo infatti buttò giù la sceneggiatura di un film dal titolo “La rosa tatuata”, pensando alla Magnani nel ruolo di protagonista. D’accordo con il regista Daniel Mann le proposero la parte e quest’ultima accettò, pur tra mille tentennamenti a causa del suo legame con gli affetti familiari e alla quotidianità di Roma. Fin dalla sua uscita nel 1955 il film fu particolarmente apprezzato dal pubblico e ottenne numerate nomination (otto in tutto) all’edizione degli Oscar dell’anno seguente, portando a casa tre statuette: “miglior fotografia”, “miglior sceneggiatura” e “miglior attrice protagonista”. Grazie a questo riconoscimento Anna Magnani venne consacrata tra i grandi del cinema di quegli anni. Avvertita al telefono della sua nomination, visto la sua immagine di anti-diva, pensò che si trattava di uno scherzo, rinunciando così alla partecipazione della grande “notte di Los Angeles”. Alle cinque del mattino del giorno successivo un giornalista le annunciò al telefono di essere entrata nella storia come prima attrice italiana a ricevere l’Oscar. Ancora stentò a crederci finché la nota statuetta non le venne consegnata da Marisa Pavan, coprotagonista del film. Tutt ‘oggi lei e la grande Sofia Loren sono le uniche due attrici italiane insignite del prestigioso premio. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! As can be seen from the title we will talk about the Oscar winner, but in a very particular way, especially because it concerns my nation and its representatives among the actors in Hollywood.So, without delaying beyond the beginning the story in question. We’re in the late ’40s. The American public attributes a face and a name to Italian cinema, namely Vittorio de Sica. He was known as a great actor and director and had gained the prestigious limelight of the Academy Awards, the first Italian to do so, with the two masterpieces “Sciuscià” (1946) and “Ladri di biciclette” (1948). Later the two films will make him known as the father of cinematic neorealism. In those years, however, a new star began to make himself known on the Hollywood scene. She was commonly known by the nickname Nannarella, for her Romzanesche origins, but her real name is Anna Magnani. In 1941 she began to gain early acclaim thanks to De Sica himself, who chose her as co-star in Teresa Venerdì.
The international success came four years later, thanks to pina’s extraordinary performance in Roberto Rossellini’s neorealist masterpiece (which was her life partner for a time), in the film Roma città aperta and with it she obtained the Nastro d’Argento as “best supporting actress”. However, it was the main role in Bellissima (1951), the work of the great Luchino Visconti, that finally opened the doors of Hollywood. The first international work was with screenwriter Tennessee Williams. The latter in fact knocked down the script of a film entitled “La rosa tatuata”, thinking of Magnani in the title role. In agreement with the director Daniel Mann they proposed the part and the latter accepted, despite a thousand hesitations due to its connection with family affections and the daily life of Rome. Since its release in 1955, the film has been particularly popular with the public and earned numbered nominations (eight in all) for the following year’s Academy Awards, taking home three statuettes: “Best Cinematography”, “Best Screenplay” and “Best Actress in a Leading Role”. Thanks to this recognition Anna Magnani was consecrated among the greats of cinema of those years. Alerted on the phone of his nomination, given his image as an anti-diva, he thought it was a joke, thus renouncing the participation of the great “Night of Los Angeles”. At five a.m. the next day, a journalist announced on the phone that she had made history as the first Italian actress to receive the Oscar. She still struggled to believe it until the well-known statuette was handed to her by Marisa Pavan, the film’s co-star. To this day, she and the great Sofia Loren are the only two Italian actresses awarded the prestigious prize. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI GUADALAJARA. (4 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nell’articolo di oggi, come precedentemente definito in vari post ordinari, andrò a raccontarvi circa la storia di una battaglia importante, ma spesso poco discussa. Mi riferisco alla Battaglia di Guadalajara. Essa iniziò l’8 marzo 1937. La Guerra civile spagnola é in pieno svolgimento, ma contemporaneamente l’offensiva del corpo volontario italiano si schiera contro le forze della Seconda repubblica spagnola. Questa battaglia, che durò fino al 23 marzo dello stesso anno, si rivelò una delle più note e importanti battaglie di tutta la Guerra civile spagnola. La Guerra Civile Spagnola durò alcuni anni, dal luglio 1936 e l’aprile 1939. A combattere tra loro vi erano due diversi schieramenti, da una parte i Nazionalisti (noti come “Nacionales”), autori del colpo di Stato ai danni della Seconda Repubblica Spagnola, e dall’altra i Repubblicani (noti come “Republicanos”), composti da truppe fedeli al governo repubblicano, guidati dal Fronte Popolare di ispirazione marxista. La Guerra Civile Spagnola decretò la fine della Seconda Repubblica, segnando l’inizio della dittatura da parte del generale Francisco Franco (Ferrol, 4 dicembre 1892 – Madrid, 20 novembre 1975). I Nazionalisti di Franco furono quindi affiancati al Corpo truppe volontarie italiane, costituite appositamente per affrontare la Guerra Civile Spagnola. Il Corpo truppe volontarie furono poste sotto il comando del Generale di Brigata Mario Roatta. Nel centro del territorio della Nuova Castiglia, la città di Guadalajara rappresentava il punto di convergenza di importanti strade che passavano dal Nord al Mediterraneo. Fu la sua posizione strategica che la rese un territorio ideale per la contesa militare. Lo scontro vedeva quindi le forze governative con svariate brigate internazionali e il Corpo truppe volontarie italiane. La battaglia iniziò proprio con un’offensiva italiana, la quale si spinse fino al borgo di Trijueque, comune spagnolo situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. A fronteggiare la manovra italiana vi erano appena 6/7000 miliziani del Levante, di cui la metà in linea, armati di fucili e poche mitragliatrici. Dopo un intenso fuoco di artiglieria, gli italiani avanzarono, travolgendo le difese repubblicane. Dopo la vittoria conquistata il generale Roatta proclamò tronfante la decisione di attaccare :Guadalajara, seguita da Alcalà de Henares e nei tra tre giorni successivi Madrid. Il 10 marzo i fascisti, dopo aver occupato Brihuega, proseguirono fino al fiume Tajuña, che si trovava a 26 chilometri da Guadalajara. L’azione combinata di carri armati e aerei lealisti inflisse tuttavia gravi perdite agli attaccanti. Nei giorni successivi gli italiani riuscirono a fronteggiare lucidamente i controattacchi repubblicani. Il 15 marzo i repubblicani, grazie all’inattività del fronte sud, riuscirono a far affluire forze fresche assieme a un’intera brigata di carri armati sovietici, e inizirono a pianificare una controffensiva. Riuscirono così a riconquistare Trijueque. I fascisti invece sostituirono le loro truppe di linea, ormai sbandate e stremate, con due unità fresche, mentre Roatta chiese a Franco l’autorizzazione a sospendere i combattimenti e a porsi sulla difensiva, allo scopo di far riposare le truppe e riorganizzarle. Nel corso della giornata del 18 marzo un’azione combinata di aerei, carri armati e artiglieria da parte dei repubblicani, porta il panico e il caos tra le file fasciste e in breve quest’ultimi vennero costretti alla fuga. Vennero fatti 200 prigionieri e fu rubato moltissimo materiale bellico riutilizzabile. Quel giorno, dunque, grazie a una puntata in massa di carri T26-B contro le linee italiane, i repubblicani riuscirono a forzare lo schieramento nazionalista, recuperando circa la metà del terreno perso dall’inizio dell’offensiva. Senza sostanziali modifiche i due schieramenti continuarono i combattimenti fino al 23 marzo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In today’s article, as previously defined in various ordinary posts, I will tell you about the story of an important, but often little discussed, battle. I am referring to the Battle of Guadalajara. It began on March 8, 1937. The Spanish Civil War is in full swing, but at the same time the offensive by the Italian voluntary corps is taking place against the forces of the Second Spanish Republic. This battle, which lasted until March 23 of the same year, proved to be one of the most famous and important battles of the entire Spanish Civil War. The Spanish Civil War lasted a few years, from July 1936 to April 1939. Fighting each other were two different sides, on the one hand the Nationalists (known as “Nacionales”), perpetrators of the coup against the Second Spanish Republic, and on the other the Republicans (known as “Republicanos”), composed of troops loyal to the Republican government, led by the Marxist-inspired Popular Front. The Spanish Civil War decreed the end of the Second Republic, marking the beginning of the dictatorship by General Francisco Franco (Ferrol, 4 December 1892 – Madrid, 20 November 1975). Franco’s Nationalists were then joined by the Italian Volunteer Troops Corps, set up specifically to deal with the Spanish Civil War. The Volunteer Corps was placed under the command of Brigadier General Mario Roatta. In the center of the territory of New Castile, the city of Guadalajara represented the point of convergence of important roads that passed from the North to the Mediterranean. It was her strategic position that made it an ideal territory for military contention. The clash then saw government forces with various international brigades and the Italian Volunteer Troop Corps. The battle began with an Italian offensive, which went as far as the village of Trijueque, a municipality in The Autonomous Community of Castile-La Mancha, Spain. To cope with the Italian maneuver there were only 6/7000 militiamen from the Levant, half of them in line, armed with rifles and a few machine guns. After intense artillery fire, the Italians advanced, overwhelming the Republican defenses. After the victory won, General Roatta proclaimed the decision to attack :Guadalajara, followed by Alcalà de Henares and in the next three days Madrid. On March 10, the fascists, after occupying Brihuega, continued to the Tajuña River, which was 26 kilometers from Guadalajara. However, the combined action of loyalist tanks and aircraft inflicted heavy losses on the attackers. In the following days the Italians were able to face the republican counter-attacks clearly. On March 15, the Republicans, thanks to the inactivity of the southern front, managed to bring in fresh forces along with an entire brigade of Soviet tanks, and began planning a counteroffensive. They managed to recapture Trijueque. The Fascists instead replaced their line troops, now strayed and exhausted, with two fresh units, while Roatta asked Franco for permission to suspend the fighting and put himself on the defensive, in order to rest the troops and reorganize them. During the day of March 18, a combined action of aircraft, tanks and artillery by the Republicans, brought panic and chaos among the fascist ranks and in short the latter were forced to flee. 200 prisoners were taken and a lot of reusable war material was stolen. That day, therefore, thanks to a mass episode of T26-B tanks against the Italian lines, the Republicans managed to force the nationalist side, recovering about half of the ground lost since the beginning of the offensive. Without substantial changes, the two sides continued the fighting until March 23. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA:LA NUOVA INFORMAZIONE.(3 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi vi parlo di una fatto che proprio per sua natura, ma soprattutto per sua recente comparsa, ho deciso di inserire nella rubrica CRONACA. In particolare voglio raccontarvi della nascita del ben noto settimanale Time, di come é nato e di come si è affermato nel comune concetto di informazione, dall’inizio del XX secolo fino ai giorni nostri. Nell’America degli anni Venti sta nascendo un nuovo modo di fare informazione, l’alba di una nuova stagione giornalistica. Erano gli anni delle grandi illustrazioni sui giornali e degli articoli di attualità. Allo stesso modo il Time con il suo primo numero voleva diventare un giornale letto e apprezzato dai cittadini americani. Affinché ciò si potesse realizzare si rivolse alle fasce piú deboli della popolazione, tema cardine del giornalismo di quegli anni, ispirandosi a quanto affermato dalle teorie sociologiche della Scuola di Chicago. Da qui l’idea di raccontare la realtà in prima persona, nota con il termine muckraking, ovvero la tecnica di “battere i marciapiedi” alla ricerca della vita marginale e nascosta della metropoli. Per questa ragione inoltre furono rilevanti una gran dose di illustrazioni e la nascita di tabloid, i settimanali di attualità, come appunto lo stesso Time. Il numero uno fu ufficialmente lanciato nelle edicole il 3 marzo 1923.Il tutto, piú che un progetto serio , sembrava piuttosto un gioco, realizzato da due studenti di Yale, ovvero Henry Luce e Briton Hadden. Inizialmente il nome doveva essere Facts e solo all’ultimo divenne Time. Contrariamente alle aspettative il giornale presentava alcuni aspetti identitari che aiutò non poco le vendite e il successo dello stesso, tra cui quello piú significativo l’immagine di copertina riservata a un personaggio pubblico. Il primo di questi fu Joseph G. Cannon (presidente della Camera dei rappresentanti degli USA dal 1903 al 1911 e tra i politici più influenti della storia americana). Col tempo, anche grazie alla pubblicità di radio e cinema, il Time divenne un giornale particolarmente diffuso, non solo in America, ma anche nel resto del mondo. Proprio per questa ragione successivamente furono aperte nuove sedi del Time, principalmente per il pubblico europeo e asiatico. A partire dal 1927 fu introdotta l’iniziativa Man of the Year, con la quale veniva designata la personalità più influente dell’anno tra quelle segnalate settimanalmente, dedicandole una copertina speciale. Grazie a un giuria interna alla Redazione si decideva tra una rosa di finalisti, tenendo conto delle indicazioni dei lettori. Il primo a vincere l’importante premio fu l’aviatore Charles Lindbergh, che nel 1927 compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico, senza scalo. Da allora molti influenti personaggi furono premiati, tra cui, tra i più rilevanti, Mahatma Gandhi e la regina Elisabetta II. Il primo italiano a ottenere il titolo fu Papa Giovanni XIII, seguito da Papa Giovanni Paolo II. A partire dal 1999 il premio venne rinominato Person of the Year, per includere le piú svariate eccezioni. Il Time é attualmente settimanale più diffuso al mondo ( con 26 milioni di lettori in totale, di cui 20 milioni solo negli USA) ed è tra i più autorevoli della stampa internazionale. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today I am talking to you about a fact that by its very nature, but above all by its recent appearance, I decided to insert in the COLUMN CRONACA. In particular, I want to tell you about the birth of the well-known weekly Time, how it was born and how it was affirmed in the common concept of information, from the beginning of the twentieth century to the present day. In 1920s America, a new way of information is becoming born, the dawn of a new journalistic season. These were the years of great illustrations in newspapers and current affairs articles. Likewise Time with its first issue wanted to become a newspaper read and appreciated by the American citizens. In order for this to happen, he turned to the weakest sections of the population, a key theme of journalism of those years, inspired by the sociological theories of the Chicago School. Hence the idea of telling reality firsthand, known by the term muckraking, or the technique of “beating the sidewalks” in search of the marginal and hidden life of the metropolis. For this reason, a large amount of illustrations and the birth of tabloids, current affairs weekly newspapers, such as Time itself, were also relevant. Number one was officially launched on newsstands on March 3, 1923.Il all, more than a serious project – it seemed rather like a game, made by two Yale students, Henry Luce and Briton Hadden. Initially the name was to be Facts and only at the last it became Time. Contrary to expectations, the newspaper had some identity aspects that helped sales and the success of the same, including the most significant cover image reserved for a public figure. The first of these was Joseph G. Cannon (president of the U.S. House of Representatives from 1903 to 1911 and one of the most influential politicians in American history). Over time, also thanks to radio and film advertising, Time became a particularly popular newspaper, not only in America, but also in the rest of the world. For this very reason, new time locations were later opened, mainly for European and Asian audiences. Starting in 1927, the Man of the Year initiative was introduced, with which she was designated the most influential personality of the year among those reported weekly, dedicating a special cover to her. Thanks to a jury within the Editorial Board, a decision was made among a shortlist of finalists, taking into account the indications of the readers. The first to win the major prize was aviator Charles Lindbergh, who in 1927 made the first air crossing of the Atlantic Ocean, without a stopover. Since then many influential people have been awarded, including, among the most relevant, Mahatma Gandhi and Queen Elizabeth II. The first Italian to obtain the title was Pope Giovanni XIII, followed by Pope Giovanni Paolo II. Starting in 1999, the award was renamed Person of the Year, to include several exceptions. Time is currently the world’s most popular weekly magazine ( with 26 million readers in total, of which 20 million in the USA alone) and is among the most authoritative in the international press. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DELLA RADIOATTIVITÀ. (2 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ultimamente, navigando su Google, mi imbatto in straordinarie invenzioni, spesso per nomea particolarmente famose, ma altrettanto poco conosciute dal punto di vista della loro storia, di come effettivamente sono nate. Ebbene tra le tante invenzioni che ho deciso di approfondire, vista la recente ricorrenza dell’anniversario di invenzione, c’è anche la radioattività, ovvero  un fenomeno per cui un nucleo atomico instabile (radioisotopo o radionuclide) si trasforma, in seguito a emissione spontanea di radiazioni. Ad annoverarsi il titolo di inventore della radioattività fu lo scienziato francese Antoine Henri Becquerel. Egli venne per primo a conoscenza dell’esistenza di un fenomeno naturale che, se governato o indotto artificialmente, avrebbe fornito un aiuto tangibile alla chimica e alla medicina. In caso contrario però, avrebbe costituito un pericolo letale per l’uomo. Egli proveniva da una famiglia affermata nel settore scientifico, in quanto sia il padre sia il nonno erano entrambi fisici molto conosciuti e avevano insegnato al Muséum national d’histoire naturelle di Parigi. I suoi studi presero il via dalle precedenti scoperte sui raggi X e sulla fluorescenza, risalenti al 1895, per opera di Wilhelm Conrad Röntgen. Notò infatti che la fluorescenza dei minerali di uranio esposti alla luce solare erano in grado di impressionare una lastra fotografica in carta nera, posta nelle vicinanze. L’aspetto davvero interessante fu che lo stesso fenomeno si era verificò anche con la lastra chiusa in un cassetto. Ciò fu possibile grazie alla presenza di radiazioni invisibili sui minerali di uranio, il che dimostrò che si trattava di un fenomeno del tutto naturale, non necessariamente indotto artificialmente tramite luce solare o altro. La scoperta venne quindi esposta dallo stesso Becquerel all’Accademia francese delle Scienze, il 2 marzo del 1896. Da allora si iniziò a parlare in Fisica di radioattività, originata dalla disintegrazione, spontanea o provocata, di un nucleo atomico con conseguente emissione di radiazioni elettromagnetiche. Grazie alla sua scoperta Becquerel vinse nel 1903 il Premio Nobel per la Fisica. Le radiazioni sono ad oggi adoperate in molti campi della scienza e della tecnica, in particolare nel campo medico, che vede i raggi X utilizzati come strumento diagnostico e terapeutico. Uno degli impieghi più recenti riguarda la genetica, in cui le radiazioni sono utilizzate come agenti mutageni, dando vita a varietà e razze con caratteristiche nuove. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Lately, browsing Google, I come across extraordinary inventions, often by name particularly famous, but equally little known from the point of view of their history, how they actually were born. Well, among the many inventions that I have decided to deepen, given the recent anniversary of the anniversary of invention, there is also radioactivity, that is, a phenomenon where a unstable atomic nucleus (radioisotope or radionuclide) transforms, as a result of spontaneous radiation emission. The title of inventor of radioactivity was the scientist French Antoine Henri Becquerel. He was first aware of the existence of a natural phenomenon which, if governed or artificially induced, would provide tangible aid to chemistry and medicine. Otherwise, however, it would have posed a lethal danger to man. He came from an established family in the scientific field, as both his father and grandfather were both well-known physicists and had taught at the Muséum national d’histoire naturelle in Paris. His studies began with previous discoveries on X-rays and fluorescence, dating back to 1895, by Wilhelm Conrad Röntgen. He noted that the fluorescence of uranium ores exposed to sunlight was able to impress a photographic slab in black paper, placed nearby. What was really interesting was that the same phenomenon occurred with the slab closed in a drawer. This was possible due to the presence of invisible radiation on uranium ores, which showed that it was a completely natural phenomenon, not necessarily artificially induced by sunlight or anything else. The discovery was then exhibited by Becquerel himself at French Academy of Sciences on March 2, 1896. Since then, we have been talking in Physics about radioactivity, originating from the disintegration, spontaneous or provoked, of an atomic nucleus resulting in the emission of electromagnetic radiation. Thanks to his discovery, Becquerel won the 1903 Nobel Prize in Physics. Radiation is currently used in many fields of science and technology, particularly in the medical field, which sees X-rays used as a diagnostic and therapeutic tool. One of the most recent uses is genetics, in which radiation is used as mutagenic agents, giving rise to varieties and breeds with new characteristics. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: IL FONOGRAFO. (24 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi per la rubrica VIAGGI affrontiamo nuovamente la nascita di un altro oggetto del passato. Se non si era compreso adoro scoprire e approfondire come sono nati oggetti particolari, qualcuno in uso tutt’oggi altri in utilizzo in tempi remoti, sostituiti da versioni più contemporanee. Ma dunque cos’è il fonografo? Si tratta di un oggetto oggigiorno obsoleto, o almeno così credo viste le sue funzioni, ovviamente se avete conoscenza in materia sarei felice di trovare le vostre considerazioni nei commenti. È uno strumento che sostituì il suo antenato, il telegrafo, nato un secolo prima, e fu in grado di incidere i punti e le linee del codice morse su un disco, disegnando una traccia a spirale con una piccola punta, in modo che un messaggio potesse essere ripetuto senza l’intervento dell’operatore. Tutto iniziò nel 1877. Da tempo l’inventore statunitense Thomas Edison stava lavorando ad un nuovo strumento, un ripetitore grafico capace di registrare la voce umana e riprodurla allo stesso modo. Nonostante il tentativo del francese Edouard-Leon Scott de Martinville, fu Edison a stupire tutti con il suo fonografo, invenzione di cui due mesi dopo la dimostrazione pubblica venne riconosciuta con brevetto. Come per le precedenti invenzioni, cercò di trarne profitto commerciale fondando la “Edison Speaking Phonograph Company” per la gestione e produzione del prodotto. All’inizio, vista la qualità abbozzata dello strumento dal punto di vista del suono, non venne utilizzato ad uso professionale, bensì ad uso ricreativo, nei luna park e alle fiere, e funzionavano a gettoni, ma successivamente fu lo stesso Edison a migliorare all’efficienza dello strumento e a consigliare il miglior utilizzo professionale dello stesso, con un utilizzo simile a quello della moderna segreteria telefonica, installando lo stesso sul telefono. In poco tempo giunsero i primi guadagni, in crescita esponenziale, finché lo stesso Edison decise di cedere la sua società per 10 000 dollari, conservando un 20% di guadagno sui profitti. La vita del fonografo fu comunque breve e vide il suo ultimo tramonto nel 1887, quando venne sostituito dal grammofono di Emile Berliner che sostituiva il cilindro con un disco, garantendo una migliore qualità di riproduzione rispetto al fonografo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today for the travel section we face again the birth of another object of the past. If it was not understood I love to discover and deepen how particular objects were born, someone still in use today others in use in ancient times, replaced by more contemporary versions. So what is phonograph? It is an obsolete object nowadays, or so I believe given its functions, of course if you have any knowledge of the subject I would be happy to find your considerations in the comments. It is a tool that replaced its ancestor, the telegraph, born a century earlier, and was able to engrave the points and lines of morse code on a disk, drawing a spiral track with a small tip, so that a message could be repeated without the operator’s intervention. It all began in 1877. American inventor Thomas Edison had long been working on a new instrument, a graphic repeater capable of recording the human voice and reproducing it in the same way. Despite the attempt of French Edouard-Leon Scott de Martinville, it was Edison who surprised everyone with his phonograph, an invention of which two months after the public demonstration was recognized by patent. As with previous inventions, he tried to make a commercial profit by founding the Edison Speaking Phonograph Company for the management and production of the product. At first, given the sketchy quality of the instrument from the point of view of sound, it was not used for professional use, but for recreational use, in amusement parks and fairs, and they worked with tokens, but later it was Edison himself who improved the efficiency of the instrument and recommended the best professional use of the same, with a similar use to that of modern voicemail , installing the same on your phone. In a short time came the first gains, growing exponentially, until Edison himself decided to sell his company for 10,000 dollars, retaining a 20% profit on profits. The phonograph’s life was short and saw its last sunset in 1887, when it was replaced by Emile Berliner’s gramophone replacing the cylinder with a disc, ensuring a better quality of reproduction than the phonograph. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: IL METROPOLITAN MUSEUM OF ART. (23 fEBBRAIO 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Oggi vi parlerò di un edificio storico molto importante per la storia di New York, ma soprattutto di come questo nacque. Il racconto in questione inizia con una data, il 1872. L’America si è da poco lasciata la guerra civile alle spalle e tutti i cittadini desideravano qualcosa che mettesse davvero fine ad un periodo tanto buio. All’epoca a governare c’era il presidente Grant, che si occupò particolarmente al benessere dei cittadini e in primis della ricostruzione, che durò per lungo tempo, sia dal punto di vista materiale, sia culturale. Il desiderio di ricominciare comprendeva anche la realizzazioni di grandi opere, che diventassero simbolo di un nuovo inizio. New York, più di altre città, descrisse a pieno questa necessità di rinascita. Tra le opere piú celebri ci fu sicuramente lo storico Ponte di Brooklyn. Appena due anni dopo, alla presenza del Abraham Oakey Sala e del governatore John Thompson Hoffman, venne inaugurato il Metropolitan Museum of Art, un bellissimo palazzo che sorgeva al n. 681 della Quinta Strada. Il contenuto era sicuramente esiguo, visto ciò che ospitano i grandi musei odierni, e si trattava perlopiú della collezione privata di collezione privata di John Taylor Johnston, dirigente delle ferrovie e primo presidente del nuovo ente. Taylor Johnston, dirigente delle ferrovie e primo presidente del nuovo ente. Con il tempo il patrimonio del museo crebbe rapidamente fino al 1873 quando si rese necessaria una seconda sede del museo. Si optò temporaneamente per la Douglas Mansion, ad ovest della Quattordicesima Strada, in attesa di un edificio costruito ex novo per l’occasione, sul confine orientale del Central Park. Quest’ultimo, in stile neogotico, divenne presto sede ufficiale del museo, insieme ad un secondo, definito postumo, noto come The Cloisters, dedicata esclusivamente all’arte medievale.  Il valore economico delle collezioni aumentò notevolmente in seguito alla famosa “politica di acquisizioni”, che prese campo a partire dagli anni Settanta. In pratica si trattava di un strategia che comportava la messa in vendita di opere di alto pregio, il cui ricavato veniva utilizzato per l’acquisto di capolavori immortali dell’arte mondiale, tutt’oggi considerati gli elementi di maggior richiamo dell’esposizione.Nonostante ciò oggi il Metropolitan Museum of Art conta oltre due milioni di opere distribuite su una superficie di oltre 180 000 metri quadrati e 19 differenti sezioni. Il patrimonio del museo abbraccia una storia millenaria, dal neolitico alla scuola americana tra ‘800 e ‘900, passando per le civiltà greco romana ed egizia e il Rinascimento. Tra le parti migliori della collezione molte opere dei maestri del Quattrocento europei, fino al periodo contemporaneo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Today I’m going to talk to you about a historic building that’s very important to New York’s history, but most importantly how it was born. The story in question begins with a date, 1872. America recently left the Civil War behind and all the citizens wanted something that would really put an end to such a dark period. At the time, President Grant was in charge, who was particularly concerned with the well-being of citizens and, first and first and not, with reconstruction, which lasted for a long time, both materially and culturally. The desire to start again also included the realization of great works, which became a symbol of a new beginning. New York, more than other cities, fully described this need for rebirth. Among the most famous works was certainly the historic Brooklyn Bridge. Just two years later, in the presence of the Abraham Oakey Sala and Governor John Thompson Hoffman, the Metropolitan Museum of Art was inaugurated, a beautiful palace that stood at 681 Fifth Avenue. The content was certainly small, given what is home to today’s great museums, and it was perlopiú of the private collection collection of John Taylor Johnston, railway executive and first president of the new body. Taylor Johnston, railway executive and first chairman of the new board. Over time the museum’s heritage grew rapidly until 1873 when a second museum location was needed. He temporarily opted for the Douglas Mansion, west of Fourteenth Street, waiting for a building built from scratch for the occasion, on the eastern edge of Central Park. The latter, in neo-Gothic style, soon became the official seat of the museum, along with a second, defined posthumously, known as The Cloisters, dedicated exclusively to medieval art. The economic value of the collections increased considerably following the famous “acquisition policy”, which took place from the 1970s. In practice, it was a strategy involving the sale of high-quality works, the proceeds of which were used for the purchase of immortal masterpieces of world art, still considered the most attractive elements of the exhibition. Despite this, today the Metropolitan Museum of Art has over two million works distributed over an area of over 180 000 square meters and 19 different sections. The museum’s heritage spans a thousand-year history, from the Neolithic to the American school between the 1800s and 1900s, passing through the Greco-Roman and Egyptian civilizations and the Renaissance. Among the best parts of the collection many works by the masters of the fifteenth century Europeans, up to the contemporary period. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DEL RADAR. (18 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! La storia di come nascono gli oggetti, ormai di pubblico e comune utilizzo, mi affascina sempre. Tra le ultime curiosità maturate si annovera sicuramente la storia del radar, oggi strumento particolarmente utile per rilevare e determinare una posizione secondo le coordinate di distanza, l’altezza e l’azimuth. Si dice che per Marconi la scoperta di Watson- Watt rappresentò uno smacco: era infatti convinto che il fisico britannico non possedeva il merito di aver realizzato il primo sistema di telerilevamento. Per la Germania nazista invece il radar fu tra le principali ragioni della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, risultando uno strumento di viaggio davvero insostituibile. A dare inizio agli studi fu il tedesco Herz nel 1886, che studiò la capacità di riflettere onde radio attraverso oggetti solidi. Da allora numerosi altri studi vennero svolti, grazie anche al contributo del fisico scozzese Robert Watson-Watt, che venne incaricato dall’Ufficio Meteorologico del Regno Unito di creare un sistema di mappatura dei temporali. Il governo inglese ne vide subito un potenziale in campo militare. Watt venne quindi chiamato a lavorare con il collega Edward Victor Appleton (Premio Nobel per la fisica 1947) per la costruzione di antenne in una fitta rete, in grado di emanare segnali fino alla ionosfera. A quel punto il segnale veniva riflesso riportando informazioni sulla posizione esatta. La prima dimostrazione di telerilevamento avvenne il 26 febbraio del 1935, quando Watt riuscì a captare l’esatta posizione di un aereo in regime di silenzio radio e avvolto dalla nebbia. Quattro anni dopo la Gran Bretagna aveva numerose stazioni radio sparse su tutto il territorio nazionale: poteva infatti rilevare l ‘avvicinamento dei nemici ad oltre 120 km di distanza. Nel 1940 il nome ufficiale dell’invenzione divenne RADAR (RAdio Detection And Ranging, in italiano “radio-rivelatore e misuratore di distanza”) per volontà degli Stati Uniti. Da quel momento ogni aereo e nave lo ebbero in dotazione, aumentando gli standard di sicurezza nel trasporto passeggeri e nelle rotte commerciali. Nonostante l’invenzione fu totalmente attribuita a Watt il criterio alla base del suo funzionamento fu precedentemente scoperta. Quel qualcuno era Guglielmo Marconi che nel 1922, in occasione del Congresso degli ingegneri americani a New York, annunciò che era molto vicino a realizzare un marchingegno in grado di rendere visibili gli oggetti in condizioni di buio totale e di nebbia. L’esercito itai italiano pensò che il progetto di quest’ultimo non fosse sufficiente per essere finanziato. In Italia inoltre all’epoca non esisteva una vera e propria industria nazionale elettronica e la prima produzione su scala nazionale in Italia avvenne intorno agli anni ’50, cosa che costò a Marconi un prestigioso primato scientifico. Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! The story of how objects are born, now of public and common use, always fascinates me. Among the latest curiosities gained is certainly the history of radar, today a particularly useful tool to detect and determine a position according to distance coordinates, height and azimuth. It is said that for Marconi the discovery of Watson- Watt represented a setback: he was in fact convinced that the British physicist did not have the merit of having created the first remote sensing system. For Nazi Germany, however, radar was one of the main reasons for the defeat in World War II, resulting in a truly irreplaceable travel tool. Hisz in 1886 began his studies, studying the ability to reflect radio waves through solid objects. Since then, numerous other studies have been carried out, thanks in part to the contribution of scottish physicist Robert Watson-Watt, who was commissioned by the UK Meteorological Bureau to create a thunderstorm mapping system. The British government immediately saw military potential. Watt was then called upon to work with his colleague Edward Victor Appleton (1947 Nobel Prize in Physics) to build antennas in a dense network, capable of emitting signals to the ionosphere. At that point the signal was reflected by reporting information about the exact location. The first demonstration of remote sensing took place on February 26, 1935, when Watt was able to capture the exact location of a plane in radio silence and shrouded in fog. Four years later, Great Britain had a large number of radio stations throughout the country, and it could detect that its enemies were approaching more than 120 km away. In 1940, the official name of the invention became RADAR (RAdio Detection And Ranging) at the will of the United States. Since then, each aircraft and ship has supplied it, raising safety standards in passenger transport and commercial routes. Although the invention was fully attributed to Watt, the criterion behind its operation was previously discovered. That was Guglielmo Marconi who in 1922, at the Congress of American Engineers in New York, announced that he was very close to making a device capable of making objects visible in conditions of total darkness and fog. The Italian Itai army thought that the latter’s project was not enough to be financed. In Italy, moreover, at the time there was no real national electronic industry and the first production on a national scale in Italy took place around the 1950s, which cost Marconi a prestigious scientific primacy. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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