VIAGGI: ORIGINE DEL CONCETTO DI RITUALE. (28 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi voglio parlarvi di rituali, che in qualsiasi circostanza hanno sempre caratteristiche particolari, che in qualche modo racchiudono in sè un senso di magia e di misticismo. Per capire cosa sia un rituale mi viene sempre in mente l’esempio delle formule magiche. Si vede spesso nei film di magia maghi e stregoni che pronunciando una sequenza fissa di parole e di gesti, secondo un certo ordine, ottenendo uno specifico risultato. Per il rituale abbiamo una situazione molto simile, si definisce tale infatti la serie delle sequenze di comportamento fisse, messe in atto seguendo una precisa processualità. Si può trovare in maniera indistinta sia tra gli umani e i suoi gruppi, sia tra gli animali. Il loro scopo è sempre quello di costruire una realtà alternativa che scaturisca benessere oppure in alcuni casi la patologia, come accade nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Nella storia dei rituali gli studiosi hanno sempre riconosciuto una certa capacità di adattamento e questo ha permesso a intere comunità di integrare i cambiamenti e modificare i significati. Tra gli scopi principali del rituale vi è quello di compattare le relazioni fra i membri di un gruppo, e la famiglia non fa differenza. Una semplice abitudine, come ad esempio il momento del pasto, diventa un rituale nel momento in cui, ripetuta nel tempo, viene assicurato il ruolo attivo dei diversi membri che la compongono. Stessa cosa accade in vista del Natale, durante il quale infatti i parenti, seppur lontani durante tutto il resto dell’anno, si ritrovano, ri-dichiarano il legame che li unisce, ricostruiscono la relazione, indebolita talvolta dalla lontananza. Questi rituali parte del nucleo famigliare hanno quindi motivo di essere, di donare stabilità e unione tra i membri, fornire un senso di organizzazione, evitare caos, stress e stati di crisi. Il senso di benessere scaturito da questi rituali si irradia principalmente sui membri più piccoli della famiglia:  gli adolescenti che condividono momenti, più o meno ritualizzati, in cui svolgere attività insieme al resto dei membri della famiglia hanno un rischio significativamente minore di sviluppare una psicopatologia, come se il rituale svolgesse il ruolo di ‘contenitore’ esterno in grado di supportare lo sviluppo di una personalità stabile. Abbiamo poi, sempre positivi, i rituali personali. Si tratta sostanzialmente delle particolari espressioni che ognuno di noi ha per comunicare al meglio con la società. in poche parole si da e si toglie significato alle varie azioni che servono per la comunicazione, concentrandoci con questi rituali su tutte quelle variabili che viviamo in maniera più ostica, creando noi stessi significato. Alcune persone, prima di compiere azioni il cui successo è davvero significativo per la loro vita, compiono dei rituali che si concretizzano in gesti ripetuti, preghiere, riti propiziatori. Si tratta di piccoli rituali che ci permettono di mantenere un senso di coerenza al di là del mutare delle giornate, costruiscono il nostro essere noi nel mondo.  Infine voglio parlarvi di quei rituali che non portano vantaggi per la salute e il benessere psicofisico, ma lo peggiorano, causando ciò che viene definito “disturbo ossessivo-compulsivo”. A volte la ripetizione di un azione o di un gesto può diventare compulsiva e invalidante, finalizzato a controllare o a rassicurarsi contro le ossessioni, ovvero dubbi, pensieri, immagini o sensazioni indesiderate e spiacevoli. E’ un bene che diventa male, ciò che era semplice rassicurazione, ora è una vera ossessione, qualcosa di cui non puoi fare a meno, quasi al pari di una dipendenza da alcol o stupefacenti. La vittima diventa totalmente succube della sua stessa  creazione. Quindi in conclusione l’uomo e l’animale convivono da sempre con una serie di rituali, che restano comunque fondamentali, nonostante la condizione in iperbole, per il benessere. Esso svolge importanti funzioni, tra cui il passaggio da un’età all’altra della vita, simboleggiare il legame di appartenenza ad una comunità, costruire legami e significati comuni, metabolizzare eventi stressanti o traumatici, ed altri ancora, pure nella sua accezione patologica. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today I want to talk to you about rituals, which in any circumstance always have particular characteristics, which somehow embody a sense of magic and mysticism. To understand what a ritual is, the example of magic formulas always comes to mind. It is often seen in magic movies that wizards and sorcerers uttering a fixed sequence of words and gestures, according to a certain order, obtaining a specific result. For the ritual we have a very similar situation, this is in fact defined as the series of fixed sequences of behavior, implemented following a precise process. It can be found indistinctly both among humans and its groups, and among animals. Their purpose is always to build an alternative reality that results in well-being or in some cases the pathology, as happens in Obsessive-Compulsive Disorder. In the history of rituals, scholars have always recognized a certain capacity for adaptation and this has allowed entire communities to integrate changes and modify meanings. Among the main purposes of the ritual is to compact the relationships between the members of a group, and the family makes no difference. A simple habit, such as the moment of a meal, becomes a ritual when, repeated over time, the active role of the various members that compose it is ensured. The same thing happens in view of Christmas, during which in fact the relatives, albeit distant throughout the rest of the year, meet again, re-declare the bond that unites them, rebuild the relationship, sometimes weakened by distance. These rituals are part of the family nucleus and therefore have a reason to be, to give stability and unity among the members, to provide a sense of organization, to avoid chaos, stress and states of crisis. The sense of well-being resulting from these rituals radiates mainly on the smaller members of the family: adolescents who share more or less ritualized moments in which to carry out activities with the rest of the family members have a significantly lower risk of developing a psychopathology, as if the ritual played the role of an external ‘container’ capable of supporting the development of a stable personality. Then, always positive, we have personal rituals. These are basically the particular expressions that each of us has to communicate better with society. in a nutshell, meaning is given and taken away from the various actions that are used for communication, concentrating with these rituals on all those variables that we experience in the most difficult way, creating meaning ourselves. Some people, before carrying out actions whose success is really significant for their life, perform rituals that take the form of repeated gestures, prayers, propitiatory rites. These are small rituals that allow us to maintain a sense of coherence beyond the changing of the days, they build our being ourselves in the world. Finally I want to talk to you about those rituals that do not bring benefits to health and psychophysical well-being, but worsen it, causing what is called “obsessive-compulsive disorder”. Sometimes the repetition of an action or gesture can become compulsive and disabling, aimed at controlling or reassuring oneself against obsessions, that is, unwanted and unpleasant doubts, thoughts, images or sensations. It is good thatit becomes bad, what used to be simple reassurance is now a real obsession, something you can’t do without, almost like an addiction to alcohol or drugs. The victim becomes totally dominated by the same creation as her. So in conclusion, man and animal have always coexisted with a series of rituals, which in any case remain fundamental, despite the hyperbole condition, for well-being. It performs important functions, including the transition from one age of life to another, symbolizing the bond of belonging to a community, building bonds and common meanings, metabolizing stressful or traumatic events, and others, even in its pathological meaning. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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DIARIO DI LIBERO PENSIERO: INIZIO DI UN NUOVO PERCORSO. (15 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Letti! L’appuntamento di oggi è sicuramente fondamentale perchè ho intenzione, come già definito nel post informativo di ieri, di illustrarvi la dinamica di questo nuovo format di DIARIO. Ebbene sì, il nostro consueto appuntamento del venerdì cambierà leggermente i suoi connotati per avvicinarsi maggiormente al concetto reale di diario, ovvero di un piccolo quaderno che racchiude i pensieri che scorrono in base al nostro quotidiano. Non parleremo più soltanto di esperienze e considerazioni sporadiche, ma quest’ultime saranno inserite nel corso della descrizione degli avvenimenti settimanali. Parleremo infatti di quello che studio, del mio approccio, dei cambiamenti che faccio nella settimana, di quelle esperienze che più altre hanno suscitato in me una riflessione. Ovviamente nel corso narrativo troverete anche tutti i racconti già presenti nella precedente forma di diario. Mi esalta l’idea di fornirvi uno scorcio, di farvi dare uno sguardo a quegli aspetti della mia vita che fanno parte del mio bagaglio empirico e che quindi possono dare consigli ed emozioni anche a voi che leggete. Dalla rinascita poi, così definisco il momento in cui ho ripreso a lavorare e scrivere in seguito al mio stato di generale malessere, tanti aspetti sono positivamente cambiati nella mia vita e mi piace molto l’idea di condividere questo con voi. Non tolgo il fatto che qualcosa possa tornare a negarmi qualche giorno di scrittura, perchè la mia realtà è questa nonostante tutte le forme di cure che attuo, ma sarò sempre felice, nel più breve tempo possibile, di tornare a scrivere questi articoli che essenzialmente li vivo come un ulteriore completamento della mia quotidianità. La bellezza di Storyteller’s Eye Word è questa: io per prima ma anche voi che leggete, commentate e apprezzate, siete totalmente liberi. Non importa se io o voi uscite fuori tema o parlate di pensieri che apparentemente non c’entrano. Potete anche commentare dicendo che non accettate per niente quello che penso fornendomi la vostra tesi e argomentazione e per me sarebbe semplicemente un dibattito emozionante e un modo per comprendere un nuovo punto di vista. Quindi commentate, lasciate il vostro commento con la vostra idea. Vi piacerebbe vedere e capire meglio come si svolgeranno le prossime pagine di diario? Avete suggerimenti, consigli o semplicemente delle domande in merito al quotidiano che vorreste pormi? Intanto scrivete, perchè scrivere è la capacità più nobile dell’essere umano insieme al pensiero. Vedete Madre Natura, aldilà di ciò che vogliamo far credere a noi stessi, non ci ha resi migliori degli altri esseri viventi, non ci ha dato alcuna particolare abilità, ma per fortuna ci ha fornito uno strumento prezioso, ovvero la nostra ragione per creare, inventare e sopperire alle nostre mancanze, tra cui la scrittura. Vi consiglio in merito la lettura scritta da un sociologo, ovvero Marco Aime, uno per me dei migliori, il cui titolo è Cultura. Lo farei leggere ad ogni giovane delle scuole superiori, come successe anche a me all’epoca, perchè cambia davvero la percezione dell’uomo sulla terra. Ti accorgi semplicemente che il tuo egocentrismo verso le altre specie è assolutamente inutile. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Beds! Today’s appointment is certainly essential because I intend, as already defined in yesterday’s informative post, to illustrate the dynamics of this new DIARY format. Yes, our usual Friday appointment will slightly change its connotations to get closer to the real concept of diary, or rather a small notebook that contains the thoughts that flow according to our daily life. We will no longer speak only of sporadic experiences and considerations, but the latter will be inserted in the course of the description of the weekly events. In fact, we will talk about what I study, about my approach, about the changes I make during the week, about those experiences that more than others have aroused reflection in me. Obviously in the narrative course you will also find all the stories already present in the previous form of diary. The idea of ​​giving you a glimpse, of making you take a look at those aspects of my life that are part of my empirical baggage and therefore can give advice and emotions to you who read, excites me. From the rebirth then, so I define the moment in which I resumed working and writing following my state of general malaise, many aspects have positively changed in my life and I really like the idea of ​​sharing this with you. I do not take away the fact that something can return to deny me a few days of writing, because this is my reality despite all the forms of treatment that I implement, but I will always be happy, in the shortest possible time, to return to writing these articles that essentially I live as a further completion of my daily life. The beauty of Storyteller’s Eye Word is this: I first but also you who read, comment and appreciate, are totally free. It doesn’t matter if you or I go off topic or talk about thoughts that apparently have nothing to do with it. You can also comment by saying that you do not accept what I think at all by providing me with your thesis and argument and for me it would simply be an exciting debate and a way to understand a new point of view. So comment, leave your comment with your idea. Would you like to see and understand better how the next diary pages will unfold? Do you have any suggestions, advice or simply any questions about the newspaper you would like to ask me? Meanwhile, write, because writing is the noblest ability of the human being together with thought. You see Mother Nature, beyond what we want to make ourselves believe, she has not made us better than other living beings, she has not given us any particular skills, but fortunately she has provided us with a precious tool, which is our reason for creating, invent and make up for our shortcomings, including writing. I recommend reading written by a sociologist, Marco Aime, one of the best for me, whose title is Culture. I would make every high school young person read it, as happened to me at the time, because it really changes the perception of man on earth. You simply realize that your self-centeredness towards other species is absolutely useless. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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CRONACA: LA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS. (3 dicembre)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori! Nonostante ora, e giustamente oserei dire, l’attenzione è indirizzata principalmente al virus del Covid 19, tanti altri simili continuano in maniera celata a mietere vittime. Tra questi, uno dei peggiori forse, il virus dell’HIV, che nel 2019 ha riscontrato 1,7 milioni di nuove vittime nel mondo. Le informazioni ci pervengono dal programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, Unaids, allo scopo di sensibilizzare su una piaga che, nonostante passi inosservata, si presenta ancora fortemente pericolosa. Si tratta di virus che attacca e distrugge soprattutto un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, ciò indebolisce il sistema immunitario al punto tale da annullare totalmente la risposta contro altri virus, batteri e malattie. Nel 2019 le persone affette da AIDS erano 38 milioni di persone, di cui 36,2 adulti e 1,8 bambini fino alla soglia dei 14 anni. Anche se l’allerta resta alta un dato positivo fa ben sperare: abbiamo infatti registrato dal ’98 un calo notevole progressivo dei contagi di oltre il 40%. Ciò è determinato dal fatto che ad oggi tutti i pazienti affetti da AIDS, dopo una cura costante di 6 mesi, non risultano più infettanti per i partner. Questa cura, al momento più efficace, si chiama Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy). Non è altro che  una combinazione di farmaci antiretrovirali che aiuta il paziente a tenere sotto controllo il virus, dando una speranza di vita analoga a quella di un soggetto non infetto. Anno dopo anno le persone che possono accedere alle cure aumentano, ma ciò non toglie che i decessi causati dall’AIDS, stadio finale dell’HIV, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la capacità di combattere anche le infezioni più banali. Per molte persone tutt’ora risulta difficile accedere alle cure necessarie. Potrei dilungarmi ancora per molto, ma di sicuro le mie parole descrivo un certo impatto nei confronti del problema. Pensiamo che l’HIV non possa toccarci, che ormai sia un problema che in Occidente sia totalmente debellato, che sia vissuto in ambienti in cui l’accesso alla cultura è scarsa. In realtà non è così. Il problema si intensifica a causa della scarsa consapevolezza dei più giovani. Un processo di sensibilizzazione, ai giovani come pure ai meno giovani, attraverso i social, la televisione e altri mezzi di comunicazione è fondamentale, perchè ogni piaga sociale si sconfigge con la conoscenza di essa e di ciò che lo provoca. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e un comento se l’articolo vi è piaciuto e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare sulla barra blu sotto questo post o nei banner blu in home e confermare. Potete votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un forte abbraccio.

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CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA, LA SUA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE.(testo trasferito del 28 giugno 2019)

Un saluto a tutti, Lettori! Pubblico la seconda parte del mio excursus riguardo il ruolo della donna e i suoi diritti sia nella società, sia dal punto di vista professionale, nel corso dei secoli. Ho deciso in questo caso di condividere e trasferite un articolo che pubblicai nel mio blog precedente. Vi lascio dunque alla lettura!

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Mi rendo conto che il discorso intrattenuto possa risultare troppo generale, tuttavia la considero una premessa fondamentale per affrontare il tema in un contesto storico e sociale molto più ampio. Ho infatti intenzione di pubblicare, nei prossimi giorni, due articoli di approfondimento incentrati sul ruolo della donna, mettendo a confronto il mondo e la cultura occidentale con quello orientale. Le date vi saranno comunicate al più presto attraverso i quotidiani post ordinari e tramite social.
Detto ciò spero che l’articolo vi sia piaciuto, vi auguro un buon prosieguo di serata. A presto!

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EMPATIA: GIORNATA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO. (20 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori. Oggi voglio portare avanti un tema che è un pò il fil rouge delle prime due settimane di luglio ovvero, razzismo e discriminazioni. Abbiamo parlato di quanto accaduto negli Stati Uniti, compiendo un excursus in merito alla perdita di George Floid, abbiamo parlato del ruolo della donna sia sul fronte social-cronologico, sia sul fronte professionale e abbiamo parlato di una crudeltà che talvolta l’uomo ha in confronti del mondo animale. Desidero dunque chiudere il cerchio con un articolo conclusivo dell’argomento, trattando il tema della Giornata Mondiale contro il razzismo. La celebrazione avviene ogni anno il 21 di marzo e come tutte le giornate mondiali ha una storia alle spalle che merita di essere narrata. La stessa scelta del 21 marzo ha un’origine interessante: infatti in tale data nel 1960 in Sudafrica, in un periodo in cui la popolazione locale viveva il dramma dell’apartheid, la polizia apre il fuoco su un gruppo di dimostranti di colore.Tutto culmina con la morte di sessantanove di loro,al quale si aggiunge la terribile cifra di ben 180 feriti. Il drammatico evento è tristemente ricordato come il massacro di Sharpeville. Si iniziò a celebrare e ufficializzare la giornata a partire dal 1966. L’Assemblea Generale ha sottolineato già all’epoca con questa data la necessità di un maggiore impegno al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione razziale. A partire dal 1979 inoltre, per rendere questo messaggio ancora più esplicito, quest’ultima decide di stabilire un programma di attività a tema, allo scopo di portare avanti una forte campagna di sensibilizzazione in merito. Da allora molti stati nel mondo dedicano la settimana in cui cade il 21 marzo alla solidarietà, per sostenere i popoli che lottano contro il razzismo e le discriminazioni razziali.

Proprio grazie a questo agire a livello mondiale, molti passi avanti sono stati compiuti: in primis attraverso lo smantellamento dell’apartheid in Sud Africa e con l’abolizione in molti paesi di leggi che favorivano razzismo e discriminazione. A favorire ciò anche l’impegno della Convenzione internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale, che ha sempre dato il proprio sostegno per rendere questa lotta internazionale. Nonostante i grandi passi avanti compiuti, molte comunità e società ancora soffrono il disagio della discriminazione razziale. Il diritto all’uguaglianza è fondamentale e nell’articolo 1 della Dichiarazione Universale viene sancito che tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti. Nel secondo compaiono le seguenti parole: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza destinazione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altra genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. In tutti i paesi del mondo, la storia dell’umanità è segnata da molteplici crimini dell’odio, tra i più atroci, e rappresentano il principale ostacolo al progresso di una civiltà basata sulla pace e sullo sviluppo. Con la Risoluzione dell’Assemblea Generale 72/157, compiuta nel 2017, tutti gli stati nel mondo son ostati nuovamente spronati a misure al fine di limitare ed eliminare sui loro territori episodi di  razzismo, discriminazioni razziali, xenofobia e intolleranza, con la promozione costante della tolleranza, dell’inclusione, dell’unità e del rispetto della diversità. Con queste parole concludo, un forte abraccio.

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LIBERO PENSIERO: QUANDO VITTIMA E’ UNA BAMBINA. (18 LUGLIO 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Il fatto che sto per raccontarvi ha origine ormai decenni fa, ma è riemerso, con la natura di uno scandalo, durante il mese di giugno. Ammetto che ero a conoscenza di ciò già alcuni anni fa e questo perchè la mia sete di conoscenza e la mia curiosità in merito ad eventi particolari e spesso poco discussi, mi ha sempre condotto a cimentarmi in questo genere di letture, talvolta ben poco rassicuranti o addirittura inimmaginabili. Quello che voglio raccontarvi ha, per mio modesto parere, dei risvolti quasi macabri. Tutto gira intorno ad un personaggio di grande importanza lungo tutto il secolo del ‘900, in quando ricco della sua fama come scrittore e giornalista. Mi riferisco a Indro Montanelli.

Tutto ha inizio nel corso dei primi giorni di giugno. Numerose controversie girano in merito ad una questione che riguarda proprio il giornalista. Siamo nel ’69. In un celebre programma televisivo dell’epoca, condotto da Gianni Bisiach , ovvero “L’ora della verità”, Indro sarà costretto a rispondere ad alcune domande scomode riguardo la sua vita privata. E’ proprio allora che il pubblico e tutti i presenti in sala vengono a conoscenza di un fatto alquanto negativo: si era sposato con una bambina africana, in seguito al suo acquisto presso il padre,pratica diffusa, nota come “madamato” durante il periodo della guerra in Etiopia. Lui era un volontario militare. Quando vidi per la prima volta la notizia rimasi allibita e non ci volevo credere. Pensavo all’ennesima bufala di internet. D’altro canto Indro Montanelli era un uomo di cultura e di conseguenza di sani principi, perlomeno morali, abbastanza da non commettere un gesto simile. Iniziai dunque a informarmi e arrivai alla prova del suo reato, il filmato registrato dell’intervista. L’aspetto forse più tremendo che notai era la sua totale indifferenza e mancanza di vergogna nel dichiarare questo atto che io definirei di “pedofilia”. Lui afferma che la bambina avesse 14 anni, peraltro età minima in Europa per consentire il matrimonio, molte testimonianze però affermano che in realtà la bambina, il cui nome era Desta, avesse all’epoca del suo matrimonio combinato solo 12 anni. Subito in seguito alle sue affermazioni si scaglia su di lui una pioggia di domande iraconde, fornite da Elvira Banotti, una fervida giornalista, venuta a mancare appena sei anni fa, di origini africane, trasferitasi per promuovere la sua carriera professionale in Italia nel ’62. Verrà poco dopo per sua volontà anche la denuncia. In seguito alla diffusione del filmato sui vari social, la statua raffigurante il famoso scrittore, presente in un parco milanese peraltro dedicato a lui, è stata copiosamente imbrattata da alcuni vandali con della vernice rossa. A seguito di ciò Giuseppe Sala, sindaco di Milano, a conoscenza dello scandalo anch’egli grazie alla notizia diffusa, prende le sue parti e chiede di togliere sia la statua dal luogo in cui è posta e di eliminare la dedica al personaggio allo stesso parco. Detto ciò l’unica cosa che mi sento di dire è che l’intelligenza e la morale spesso non coincide con la cultura e il sapere. Il semplice buon senso talvolta ci porta a compiere le scelte giuste. Lascio in seguito il filmato dell’intervista condivisa da Youtube.Cosa ne pensate, fatemi sapere la vostra gradita opinione con un commento. Un abbraccio a tutti!

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CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA NEL MONDO LAVORATIVO, DALLA PRIMA LAUREA FEMMINILE AD OGGI. ( Testo trasferito del 28 giugno 2019)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Ben trovati con l’articolo della rubrica CRONACA. 

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Con queste parole concludo, un forte abbraccio!

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EMPATIA: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA, prima parte. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi e domani condivido con voi uno speciale in due puntate dedicato alla figura femminile. In particolare in questo articolo parlerò della donna e del suo ruolo nella società, nel corso dei secoli. Domani invece l’articolo seguirà una sfumatura differente dello stesso argomento, ovvero come è cambiato il ruolo della donna dal punto di vista professionale. Due argomenti che da tempo mi appassionano: infatti più volte, anche nei miei blog precedenti, ho trattato l’argomento sotto molteplici aspetti. Voglio però precisare una cosa: amare i contenuti relativi all’evoluzione della donna, in società e professionalmente parlando, non fa di me una femminista. Anche perchè credo che spesso e volentieri essere femministe significa andare a discapito di altri ruoli sociali e naturali, che inevitabilmente perdono la loro importanza nel mondo. Non credo alla donna come un’essere migliore di altri e non credo che mettere l’accento su di essa serva per renderla pari alla figura maschile: il rispetto e un agire quotidiano paritario oggigiorno sono più che sufficienti. Probabilmente oggi non ha più senso seguire questa corrente di pensiero, almeno nella società occidentale. Nonostante ciò, credo nelle femministe di un tempo, a coloro che hanno saputo protestare per rendere la nostra vita, delle generazioni a loro future, migliore, per creare un mondo in cui la disparità uomo-donna si senta soltanto più nei dibattiti, nelle riflessioni e su banchi di scuola. Le loro ribellioni ad una mentalità maschilista hanno reso il mondo un posto migliore in cui vivere. Concludendo dunque il piccolo excursus appena compiuto, sempre lecito nel magico mondo di Storyteller’s Eye, mi accingo a scrivere dell’argomento di oggi.

Tanti furono i cambiamenti che la donna subì nel corso del tempo e ciò grazie all’evoluzione politica e giuridica dei popoli, alla diversità dei fattori geografici e storici e per la sua appartenenza ai vari gruppi sociali. Ad ogni modo, secoli addietro la donna, in vari paesi, costumi e circostanze, ha quasi sempre subito un trattamento di inferiorità rispetto alla figura maschile, che reggeva in sè pieni poteri giuridici, economici e civili. Era esclusa dalla maggior parte delle attività sociali e vantava ben pochi diritti. Anche se nell’età arcaica la donna aveva un ruolo importante (la società all’epoca era di tipo matriarcale), in quanto generatrice di vita e custode del focolare domestico, già a partire dall’Antica Grecia, le cose cambiano. Grandi filosofi del calibro di Platone, Pitagora o Euripide considerano la donna ignorante, inferiore, difettosa e incompleta. Era sempre sotto il controllo del padre finché si sposava, allora il controllo passava al marito.Come in Grecia, anche sul vasto territorio dei latini, la donna non viveva condizioni migliori, il suo scopo era il mantenimento della prole, quasi fosse una sorta di fattrice. Tutti i poteri erano nelle mani del paterfamilias, che aveva il diritto di decidere sulla vita di figli e moglie. Qualche libertà in più se la permettevano le mogli degli imperatori, donne libere e potenti, di cui la parola aveva grande influenza sulle scelte politiche del marito. La situazione si complicò ulteriormente in epoca medievale. La donna ricopriva due ruoli completamente opposti: da un lato era una figura angelica e spirituale, ma dall’altro diventava stregonesca e maligna. Nonostante fosse vista come l’incarnazione del bene e del male, era comunque succube del potere maschile e l’uomo sfruttava il suo potere perchè timoroso delle reazioni del suo lato oscuro. Nonostante ricevesse una dote dalla famiglia d’origine, al momento del matrimonio la dote diventava proprietà del marito, la donna perdeva ogni diritto di amministrarla e gestirla. In realtà essa stessa diventava in un certo senso proprietà del marito, in quanto avrebbe dovuto occuparsi per tutta la vita del suo benessere e non aveva diritto a fare testamento. La donna inoltre non aveva diritto di uscire di casa, se non sotto la vigilanza e il controllo del marito. Le sue relative libertà iniziavano quando lavorava. L’attività nei campi o presso la bottega del marito le consentiva di uscire senza essere accompagnata. La donna musulmana, come quella cristiana dell’epoca medievale, aveva pochi diritti: uomo e donna si vedevano di rado, vivevano vite distinte, frequentavano ambienti diversi. Alle donne non era consentito l’accesso alle moschee, andavano piuttosto ai bagni pubblici, dove compivano i riti di purificazione, curavano la propria igiene, si incontravano, si riposavano, combinavano matrimoni. Le donne musulmane però potevano possedere beni, seppur in quantità ridotta rispetto agli uomini, e potevano ereditarli. Potevano inoltre essere proprietarie di attività commerciali, ovviamente seguite da collaboratori maschili. Nel Seicento la società nutriva grande paura dell’universo femminile così iniziarono a ricorrere all’accusa di stregoneria. Venivano condannate tutte quelle donne i cui tratti o atteggiamenti erano, a loro dire, più affini al modello ideale di “strega”. Colore che venivano accusate di stregoneria furono presto condannate al rogo. Fu soltanto dopo la Rivoluzione Francese, grazie a Napoleone Bonaparte, che la donna acquisisce maggiori libertà. Ad esse fu concesso di mantenere il proprio cognome, anche in caso di matrimonio, e di esercitare autonomamente attività commerciali. Fu inoltre abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. I primi veri movimenti di ribellione delle donne in Occidente avvennero all’alba del Novecento. Iniziarono quindi a radunarsi in grandi comizi e manifestazioni pubbliche, allo scopo di far sentire la propria voce ad una realtà maschilista, chiedendo parità di diritti. Il fenomeno dell’industrializzazione aiutò il progresso verso la parità: si scoprì presto nella donna una valida lavoratrice, tanto quanto l’uomo, soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, momento in cui le mogli portavano avanti l’economia del paese, mentre i mariti combattevano in guerra. In Italia, anno storico fu il 1946, quando le elezioni furono per la prima volta a suffragio universale: la donna aveva raggiunto il diritto al voto. Nel 1948 lo Stato Italiano stabilì la totale uguaglianza tra uomo e donna e nel 1975, si ottenne la parità di diritti tra marito e moglie. Anche se da noi in Occidente, nel corso del Novecento, la donna ottene politicamente e giuridicamente gli stessi diritti dell’uomo, la stessa cosa non si può dire nel mondo islamico, dove la situazione è ancora problematica. Padri, fratelli e mariti, rappresentano ancora delle autorità per la donna, sono viste come figure diaboliche e di vergogna, motivo per cui i loro volti sono costantemente coperti da veli. In alcuni paesi, ancora fortemente tradizionalisti, le donne non possono godere della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche e posizioni di responsabilità in campo civile e religioso. Non si può quindi affermare che i diritti sono cosa ormai acquisita per tutte le donne. Là è ancora necessario combattere e ribellarsi, ma non contro l’uomo, piuttosto contro i terribili dogma sociali che ancora vengono imposti alle donne. Non so quanto ciò sia possibile, ma spero che un giorno si possa affermare, in modo tangibile, reale e non utopico, che siamo tutti uguali. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: EMERGENCY, LA STORIA DI CHI HA LOTTATO PER I DIRITTI UMANI ( testo trasferito del 6 giugno 2019)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! L’argomento che oggi andremo a trattare è molto delicato e investe ripetutamente il nostro vivere quotidiano, il problema della tutela dei diritti umani.
Prima di affrontare la questione nel merito è bene interrogarsi su cosa essenzialmente si intende con l’espressione diritti umani o diritti dell’uomo. Senza soffermarci troppo su definizioni di carattere giuridico, a titolo esemplificativo, possiamo dire che vi sono alcune situazioni, alcuni diritti che spettano ad ogni uomo in quanto tale e che non possono venir meno per nessuna ragione di carattere politico, religioso o culturale. Sotto questo punto di vista il tema dei diritti umani si interseca necessariamente con quello delle libertà, che devono essere riconosciute a tutti gli individui: libertà di stampa; libertà di professare la propria fede religiosa; libertà di pensiero; libertà di parola. La lista potrebbe continuare ancora, tuttavia, ai fini della nostra indagine, ci è utile avere un quadro generale sui concetti che sono intimamente legati all’argomento in esame.

Si inizia a parlare di diritti umani già nella seconda metà del Settecento con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, redatta nel 1794 come riflesso agli ideali diffusi dalla Rivoluzione francese. Quella per i diritti umani è stata una lotta, una lotta per sancire un principio fondamentale: indipendentemente dal suo credo, dalla sua posizione politica, dalle sue idee, nessuno può essere privato delle libertà e dei diritti che gli spettano e che per questo sono definiti inviolabili. Nel corso della storia molti sono stati gli uomini che hanno lottato in virtù di questo principio, tra i più noti possiamo citare Nelson Mandela, Martin Luther King, Mahatma Gandhi. Numerose associazioni, poi, si sono fatte promotrici di questa lotta che ancora oggi prosegue. Possiamo citare l’Emergency, un’associazione umanitaria italiana, fondata il 15 maggio 1994 a Milano da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti, insieme a Carlo Garbagnati e Giulio Cristoffanini; si occupa di prestare cure mediche gratuite a coloro che sono vittime delle guerra e della povertà. Non possiamo poi dimenticare l’UNICEF e il costante impegno dell’ONU ad assicurare la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo grazie al coordinamento con la Corte Europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, che fa capo al testo della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo ( CEDU ). Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: IN MEMORIA DI GEORGE FLOYD. (9 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi voglio parlarvi di un evento tragico del panorama statunitense che ancora oggi segna l’animo di migliaia di persone in tutto il mondo. Tempo fa, quando ciò accadde, tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno, scrissi un breve omaggio in merito, tanto per ricordare quando era successo appena poche ore prima. Mi riferisco ovviamente alla terribile scomparsa di George Floyd, oggi simbolo di un’America che tutt’ora combatte la lotta tra ” bianchi e neri”, icona del fardello razzista che incendia l’animo di una generosa fetta della popolazione americana, all’alba degli anni ’20 del 2000. Come molti di voi sapranno, George Floyd, membro del Black Lives Matter, viene arrestato in modo particolarmente violento dalla polizia, nel corso di una manifestazione: ciò porterà lo stesso al decesso a causa probabilmente di un arresto cardio-respiratorio (termini tecnici per dire che è stato soffocato fino al punto in cui non è più stato capace di respirare, bloccando di conseguenza il suo funzionamento cardiaco). Ma lo scopo di questo mio scrivere non è tanto parlarvi dell’accaduto, che è stato più volte spiegato attraverso telegiornali e magazine online, piuttosto di fare chiarezza su questa persona. Chi era George Floyd? In realtà no si hanno tantissime notizie sulla sua identità. Facendo alcune ricerche

online scopro che Floyd nasce nel 1974 a Fayetteville, nella Carolina del Nord, ma è cresciuto a Houston, in Texas. Frequentò durante la sua gioventù la Yates High School, dove si distinse sia nella squadra di calcio della scuola, sia in quella di basket. Dalla sua parte anche l’altezza, di ben 1,92 metri. George mostrava di sè due volti: quella del “gigante gentile” quando si trattava di socializzare con gli amici e quella di spietato giocatore sui campi sportivi. Dopo il liceo, George frequenta il South Florida Community College e anche qui, dal 1993 al 1995, gioca nella squadra di basket della scuola. Tornerà però presto a casa, senza terminare gli studi e laurearsi. In questo ambiente, c’era il giocatore della  NBA Stephen Jackson, cresciuto come George a Houston. Della sua famiglia si conosce poco e ciò che viene detto è molto discordante. Quasi certamente aveva 5 figli. Uno di loro,Quincy, di 27 anni, dice di aver sempre avuto pichi contatti con il padre e che a stento l’ha riconosciuto in televisione il giorno della sua morte. Ma dopo aver visto quanto era accaduto, dopo il Memorial Day, hanno chiesto la pace, denunciando la violenza che si è verificata in altre città. Dopo la morte di Floyd, un video postumo viene pubblicato su Twitter, rivelando le sue opinioni religiose contro la violenza. Queste sono le parole che cita: ” La vostra generazione nera (dei giovani) è chiaramente persa … Voi ragazzi state solo andando in giro e state solo sparando [sic, sparando] con le pistole in mezzo alla folla, [con] bambini che vengono uccisi … Tornate a casa … Un giorno sarete soli di fronte a Dio. Andrete in alto, o cadrete in basso. Realizzate quel che vi sto dicendo?”. Inoltre scopro che George al momento del decesso non era sposato e aveva da poco perso il lavoro, aveva infatti lavorato come  buttafuori presso il Conga Latin Bistro e come camionista.

Parlando invece di quanto confermato dall’autopsia il decesso avviene alle ore 21:25 del 25 maggio. Fatto particolare è che il rapporto rileva la sua positività al Covid-19, probabilmente asintomatico. Inoltre era intossicato di “Fentanil” (oppioide usato come antidolorifico e insieme ad altri farmaci per l’anestesia, ma anche a scopo ricreativo ) e aveva tracce di altre “sostanze psicoattive” come metanfetamina, THC e morfina. Casualità, la sua fedina penale era macchiata per le accuse di possesso di droghe,  l’intento di distribuire e vendere sostanze vietate, furti e rapine a mano armata. Sconterà per quest’ultima accusa 5 anni di carcere.

Non possiamo ammettere di avere un quadro completo della sua vita. George, nonostante la vita non proprio da “bravo ragazzo”, mi sento di dire che aveva comunque degli ideali e che il suo agire è sempre stato compiuto in nome della difesa di quell’etnia da sempre più sfortunata e considera inferiore. La famiglia Floyd, come tutte le altre famiglie accomunate dall’essere afroamericani, professano la pace, affinchè nessuno venga più ucciso per la propria identità. Si augurano che presto la guerra sia solo più un fenomeno culturale, che porti a sradicare vecchi moralismi e dogma sociali. Non sono religiosa, ma vorrei con tutto il cuore che queste persone trovino finalmente pace, una pace non solo apparente, ma viva e sentita. Con queste parole concludo, fatemi sapere con un commento cosa ne pensate.

Sempre Vostra, Storyteller.

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