VIAGGI: LA BATTAGLIA DI GUADALAJARA. (4 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nell’articolo di oggi, come precedentemente definito in vari post ordinari, andrò a raccontarvi circa la storia di una battaglia importante, ma spesso poco discussa. Mi riferisco alla Battaglia di Guadalajara. Essa iniziò l’8 marzo 1937. La Guerra civile spagnola é in pieno svolgimento, ma contemporaneamente l’offensiva del corpo volontario italiano si schiera contro le forze della Seconda repubblica spagnola. Questa battaglia, che durò fino al 23 marzo dello stesso anno, si rivelò una delle più note e importanti battaglie di tutta la Guerra civile spagnola. La Guerra Civile Spagnola durò alcuni anni, dal luglio 1936 e l’aprile 1939. A combattere tra loro vi erano due diversi schieramenti, da una parte i Nazionalisti (noti come “Nacionales”), autori del colpo di Stato ai danni della Seconda Repubblica Spagnola, e dall’altra i Repubblicani (noti come “Republicanos”), composti da truppe fedeli al governo repubblicano, guidati dal Fronte Popolare di ispirazione marxista. La Guerra Civile Spagnola decretò la fine della Seconda Repubblica, segnando l’inizio della dittatura da parte del generale Francisco Franco (Ferrol, 4 dicembre 1892 – Madrid, 20 novembre 1975). I Nazionalisti di Franco furono quindi affiancati al Corpo truppe volontarie italiane, costituite appositamente per affrontare la Guerra Civile Spagnola. Il Corpo truppe volontarie furono poste sotto il comando del Generale di Brigata Mario Roatta. Nel centro del territorio della Nuova Castiglia, la città di Guadalajara rappresentava il punto di convergenza di importanti strade che passavano dal Nord al Mediterraneo. Fu la sua posizione strategica che la rese un territorio ideale per la contesa militare. Lo scontro vedeva quindi le forze governative con svariate brigate internazionali e il Corpo truppe volontarie italiane. La battaglia iniziò proprio con un’offensiva italiana, la quale si spinse fino al borgo di Trijueque, comune spagnolo situato nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. A fronteggiare la manovra italiana vi erano appena 6/7000 miliziani del Levante, di cui la metà in linea, armati di fucili e poche mitragliatrici. Dopo un intenso fuoco di artiglieria, gli italiani avanzarono, travolgendo le difese repubblicane. Dopo la vittoria conquistata il generale Roatta proclamò tronfante la decisione di attaccare :Guadalajara, seguita da Alcalà de Henares e nei tra tre giorni successivi Madrid. Il 10 marzo i fascisti, dopo aver occupato Brihuega, proseguirono fino al fiume Tajuña, che si trovava a 26 chilometri da Guadalajara. L’azione combinata di carri armati e aerei lealisti inflisse tuttavia gravi perdite agli attaccanti. Nei giorni successivi gli italiani riuscirono a fronteggiare lucidamente i controattacchi repubblicani. Il 15 marzo i repubblicani, grazie all’inattività del fronte sud, riuscirono a far affluire forze fresche assieme a un’intera brigata di carri armati sovietici, e inizirono a pianificare una controffensiva. Riuscirono così a riconquistare Trijueque. I fascisti invece sostituirono le loro truppe di linea, ormai sbandate e stremate, con due unità fresche, mentre Roatta chiese a Franco l’autorizzazione a sospendere i combattimenti e a porsi sulla difensiva, allo scopo di far riposare le truppe e riorganizzarle. Nel corso della giornata del 18 marzo un’azione combinata di aerei, carri armati e artiglieria da parte dei repubblicani, porta il panico e il caos tra le file fasciste e in breve quest’ultimi vennero costretti alla fuga. Vennero fatti 200 prigionieri e fu rubato moltissimo materiale bellico riutilizzabile. Quel giorno, dunque, grazie a una puntata in massa di carri T26-B contro le linee italiane, i repubblicani riuscirono a forzare lo schieramento nazionalista, recuperando circa la metà del terreno perso dall’inizio dell’offensiva. Senza sostanziali modifiche i due schieramenti continuarono i combattimenti fino al 23 marzo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In today’s article, as previously defined in various ordinary posts, I will tell you about the story of an important, but often little discussed, battle. I am referring to the Battle of Guadalajara. It began on March 8, 1937. The Spanish Civil War is in full swing, but at the same time the offensive by the Italian voluntary corps is taking place against the forces of the Second Spanish Republic. This battle, which lasted until March 23 of the same year, proved to be one of the most famous and important battles of the entire Spanish Civil War. The Spanish Civil War lasted a few years, from July 1936 to April 1939. Fighting each other were two different sides, on the one hand the Nationalists (known as “Nacionales”), perpetrators of the coup against the Second Spanish Republic, and on the other the Republicans (known as “Republicanos”), composed of troops loyal to the Republican government, led by the Marxist-inspired Popular Front. The Spanish Civil War decreed the end of the Second Republic, marking the beginning of the dictatorship by General Francisco Franco (Ferrol, 4 December 1892 – Madrid, 20 November 1975). Franco’s Nationalists were then joined by the Italian Volunteer Troops Corps, set up specifically to deal with the Spanish Civil War. The Volunteer Corps was placed under the command of Brigadier General Mario Roatta. In the center of the territory of New Castile, the city of Guadalajara represented the point of convergence of important roads that passed from the North to the Mediterranean. It was her strategic position that made it an ideal territory for military contention. The clash then saw government forces with various international brigades and the Italian Volunteer Troop Corps. The battle began with an Italian offensive, which went as far as the village of Trijueque, a municipality in The Autonomous Community of Castile-La Mancha, Spain. To cope with the Italian maneuver there were only 6/7000 militiamen from the Levant, half of them in line, armed with rifles and a few machine guns. After intense artillery fire, the Italians advanced, overwhelming the Republican defenses. After the victory won, General Roatta proclaimed the decision to attack :Guadalajara, followed by Alcalà de Henares and in the next three days Madrid. On March 10, the fascists, after occupying Brihuega, continued to the Tajuña River, which was 26 kilometers from Guadalajara. However, the combined action of loyalist tanks and aircraft inflicted heavy losses on the attackers. In the following days the Italians were able to face the republican counter-attacks clearly. On March 15, the Republicans, thanks to the inactivity of the southern front, managed to bring in fresh forces along with an entire brigade of Soviet tanks, and began planning a counteroffensive. They managed to recapture Trijueque. The Fascists instead replaced their line troops, now strayed and exhausted, with two fresh units, while Roatta asked Franco for permission to suspend the fighting and put himself on the defensive, in order to rest the troops and reorganize them. During the day of March 18, a combined action of aircraft, tanks and artillery by the Republicans, brought panic and chaos among the fascist ranks and in short the latter were forced to flee. 200 prisoners were taken and a lot of reusable war material was stolen. That day, therefore, thanks to a mass episode of T26-B tanks against the Italian lines, the Republicans managed to force the nationalist side, recovering about half of the ground lost since the beginning of the offensive. Without substantial changes, the two sides continued the fighting until March 23. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DEL RADAR. (18 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! La storia di come nascono gli oggetti, ormai di pubblico e comune utilizzo, mi affascina sempre. Tra le ultime curiosità maturate si annovera sicuramente la storia del radar, oggi strumento particolarmente utile per rilevare e determinare una posizione secondo le coordinate di distanza, l’altezza e l’azimuth. Si dice che per Marconi la scoperta di Watson- Watt rappresentò uno smacco: era infatti convinto che il fisico britannico non possedeva il merito di aver realizzato il primo sistema di telerilevamento. Per la Germania nazista invece il radar fu tra le principali ragioni della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, risultando uno strumento di viaggio davvero insostituibile. A dare inizio agli studi fu il tedesco Herz nel 1886, che studiò la capacità di riflettere onde radio attraverso oggetti solidi. Da allora numerosi altri studi vennero svolti, grazie anche al contributo del fisico scozzese Robert Watson-Watt, che venne incaricato dall’Ufficio Meteorologico del Regno Unito di creare un sistema di mappatura dei temporali. Il governo inglese ne vide subito un potenziale in campo militare. Watt venne quindi chiamato a lavorare con il collega Edward Victor Appleton (Premio Nobel per la fisica 1947) per la costruzione di antenne in una fitta rete, in grado di emanare segnali fino alla ionosfera. A quel punto il segnale veniva riflesso riportando informazioni sulla posizione esatta. La prima dimostrazione di telerilevamento avvenne il 26 febbraio del 1935, quando Watt riuscì a captare l’esatta posizione di un aereo in regime di silenzio radio e avvolto dalla nebbia. Quattro anni dopo la Gran Bretagna aveva numerose stazioni radio sparse su tutto il territorio nazionale: poteva infatti rilevare l ‘avvicinamento dei nemici ad oltre 120 km di distanza. Nel 1940 il nome ufficiale dell’invenzione divenne RADAR (RAdio Detection And Ranging, in italiano “radio-rivelatore e misuratore di distanza”) per volontà degli Stati Uniti. Da quel momento ogni aereo e nave lo ebbero in dotazione, aumentando gli standard di sicurezza nel trasporto passeggeri e nelle rotte commerciali. Nonostante l’invenzione fu totalmente attribuita a Watt il criterio alla base del suo funzionamento fu precedentemente scoperta. Quel qualcuno era Guglielmo Marconi che nel 1922, in occasione del Congresso degli ingegneri americani a New York, annunciò che era molto vicino a realizzare un marchingegno in grado di rendere visibili gli oggetti in condizioni di buio totale e di nebbia. L’esercito itai italiano pensò che il progetto di quest’ultimo non fosse sufficiente per essere finanziato. In Italia inoltre all’epoca non esisteva una vera e propria industria nazionale elettronica e la prima produzione su scala nazionale in Italia avvenne intorno agli anni ’50, cosa che costò a Marconi un prestigioso primato scientifico. Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! The story of how objects are born, now of public and common use, always fascinates me. Among the latest curiosities gained is certainly the history of radar, today a particularly useful tool to detect and determine a position according to distance coordinates, height and azimuth. It is said that for Marconi the discovery of Watson- Watt represented a setback: he was in fact convinced that the British physicist did not have the merit of having created the first remote sensing system. For Nazi Germany, however, radar was one of the main reasons for the defeat in World War II, resulting in a truly irreplaceable travel tool. Hisz in 1886 began his studies, studying the ability to reflect radio waves through solid objects. Since then, numerous other studies have been carried out, thanks in part to the contribution of scottish physicist Robert Watson-Watt, who was commissioned by the UK Meteorological Bureau to create a thunderstorm mapping system. The British government immediately saw military potential. Watt was then called upon to work with his colleague Edward Victor Appleton (1947 Nobel Prize in Physics) to build antennas in a dense network, capable of emitting signals to the ionosphere. At that point the signal was reflected by reporting information about the exact location. The first demonstration of remote sensing took place on February 26, 1935, when Watt was able to capture the exact location of a plane in radio silence and shrouded in fog. Four years later, Great Britain had a large number of radio stations throughout the country, and it could detect that its enemies were approaching more than 120 km away. In 1940, the official name of the invention became RADAR (RAdio Detection And Ranging) at the will of the United States. Since then, each aircraft and ship has supplied it, raising safety standards in passenger transport and commercial routes. Although the invention was fully attributed to Watt, the criterion behind its operation was previously discovered. That was Guglielmo Marconi who in 1922, at the Congress of American Engineers in New York, announced that he was very close to making a device capable of making objects visible in conditions of total darkness and fog. The Italian Itai army thought that the latter’s project was not enough to be financed. In Italy, moreover, at the time there was no real national electronic industry and the first production on a national scale in Italy took place around the 1950s, which cost Marconi a prestigious scientific primacy. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: IL DUNQUESNE SPY RING. (14 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Torna finalmente sul blog, e oserei dire in grande stile, la rubrica CRONACA, da molti di voi amata proprio per gli argomenti trattati. Di solito nella maggiorparte dei casi tendo a inserire in questa rubrica i fatti relativi alla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto se non si riferiscono strettamente a scontri armati o simili. In tal caso andrò ad approfondire una questione molto interessante e al tempo stesso delicata avvenuta nel corso di quegli anni. Protagonista ancora una volta la Germania Nazista e gli USA. Il caso Dunquesne Spy Ring è infatti registrato tutt’oggi negli archivi dell’FBI ed è stato comunemente riconosciuto come il “piú grande caso di spionaggio degli USA”. A renderlo particolarmente celebre, oltre al fatto di per sè, è il termine dello stesso: saranno infatti condannati tutti i 33 gli imputati parte dello spionaggio a 300 anni di carcere. Poco dopo la dichiarazione degli USA del proprio ingresso nel conflitto di guerra, la Germania di Hitler entra subito in uno stato di profonda allerta, avvisando e preparando un’estesa rete di spie e sabotatori già attiva sul territorio americano. Tra i vari gruppi il più potente era capitanato da Fritz Joubert Duquesne. Egli, di origini sudafricane, si era precedentemente distinto come spia nel corso della Seconda guerra boera. Il suo gruppo di spionaggio contava ben 32 agenti nazisti, i quali lavoravano in settori chiave della società statunitense, tra cui ristoranti e luoghi di frequentazione delle alte cariche americane, sulle linee aeree, agenti commerciali per lo scambio di messaggi in codice e altro. Il loro diabolico piano, apparentemente perfetto, venne scoperto grazie a William Sebold, una spia che per due anni resse egregiamente il doppio gioco: egli infatti era un informatore per i Nazisti sotto la copertura del commissariato di New York. Il suo impiego era infatti quello di impiegato presso una stazione radio, ma in contemporanea forniva informazioni via radio sia agli uni che agli altri, svelando così alla giustizia i segreti della rete di Dunquesne. Grazie a Sebold si scoprì dell’esistenza di un potente ordigno nascosto negli stabilimenti della DuPont (a Wilmington, nello stato del Delaware), azienda chimica tutt’oggi molto importante. La missione era davvero molto seria e pericolosa, a tal proposito tutti i membri del sabotaggio erano dotati di maschere antigas. Grazie alla preziosa informazione di Sebold ci fu una tempestiva risposta da parte degli agenti della Federal Bureau of Investigation. Diciannove di loro riconobbero subito la loro colpevolezza, gli altri quattordici vennero sottoposti a numerosi interrogatori al fine di affermare lo stesso. La sentenza finale della Corte Federale Distrettuale di Brooklyn fu di ben tre secoli di carcere. La condanna finale portò alla quasi totale fine del boicottaggio nazista, con le conseguenti sorti finali del conflitto. Con queste parole concludo vi ricordo  di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Inoltre sarei felice di ricevere una stellina e un commento e infine di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Finally go back to the blog, and I dare say in style, the COLUMN NEWS, by many of you loved precisely for the topics covered. Usually in most cases I tend to include in this column the facts related to the Second World War, especially if they do not refer strictly to armed clashes or the like. In that case, I shall go into a very interesting and at the same time delicate issue that took place during those years. Nazi Germany and the UNITED States once again star. The Sosne Spy Ring case is in fact recorded in the FBI archives to date and has been commonly recognized as the “largest espionage case in the United States”. To make it particularly famous, in addition to the fact in itself, is the end of the same: in fact, all 33 defendants will be sentenced part of the espionage to 300 years in prison. Shortly after the US declared its entry into the war, Hitler’s Germany immediately entered a state of deep alert, alerting and preparing an extensive network of spies and saboteurs already active on American territory. Among the various groups the most powerful was led by Fritz Joubert Duquesne. He, of South African descent, had previously distinguished himself as a spy during the Second Boer War. His espionage group had 32 Nazi agents, who worked in key sectors of U.S. society, including restaurants and places of attendance at High American offices, on airlines, commercial agents for the exchange of coded messages, and more. Their diabolical, seemingly perfect plan was discovered thanks to William Sebold, a spy who for two years was a double-edged sword: he was an informant for the Nazis under the cover of the New York police station. Its use was in fact that of employee at a radio station, but at the same time it provided information by radio to both, thus revealing to justice the secrets of the Sosne network. Sebold discovered the existence of a powerful device hidden in dupont’s factories (in Wilmington, Delaware), a chemical company that is still very important today. The mission was really very serious and dangerous, in this regard all the members of the sabotage were equipped with gas masks. Thanks to Sebold’s valuable information, there was a timely response from agents of the Federal Bureau of Investigation. Nineteen of them immediately acknowledged their guilt, the other fourteen were subjected to numerous interrogations in order to assert the same. The final sentence in Federal District Court in Brooklyn was three centuries in prison. The final condemnation led to the almost total end of the Nazi boycott, with the consequent final fate of the conflict. With these words I conclude I remind you to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. Also I would be happy to receive a starlet and a comment and finally vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: IL D-DAY ( 11 LUGLIO 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per voi appassionati di eventi storici, battaglie e fatti importanti del nostro passato è un giorno migliore degli altri perchè oggi esce la rubrica VIAGGI, che si è sempre occupata di tematiche storiche fino alla Seconda Guerra Mondiale. A proposito di quest’ultima tratteremo in questa stesura di una vicenda che si svolse proprio in quel periodo, per la precisione il giorno 6 giugno del lontano 1944. Parleremo infatti del ben noto “Sbarco in Normandia”, talmente noto che a volte non si ha la conoscenza del fatto nella sua interezza. Prima di iniziare voglio precisare che questo è soltanto uno dei tre appuntamenti della rubrica VIAGGI che troverete nel corso del mese. Detto ciò, iniziamo! L’argomento di oggi voglio trattarlo in maniera un pò diversa dal solito ascoltando l’ancestrale richiamo della filosofia storytelliana. Visto che si tratta di un avvenimento pressoché conosciuto, non mi dilungherò troppo sui fatti storici in sè, cronologicamente parlando, lasciando maggiormente spazio intorno alle curiosità relative a questa giornata.

Lo Sbarco in Normandia (noto anche con il nome D- Day), era militarmente conosciuto con lo pseudonimo di “Operazione Neptune” e rientrava in un’operazione maggiore, ovvero la “Overlord”. E’ stata riconosciuta da storici ed esperti della Seconda Guerra Mondiale come una delle più grandi invasioni anfibie della storia. Lo scopo per le forze alleate era di sconfiggere e attaccare, attuando contemporaneamente il miglior piano difensivo sulla zona orientale, la Germania Nazista sulla zona occidentale, costruendo un passaggio diretto attraverso l’Europa. Mentre il pensiero principale era rivolto ovviamente all’attacco, la difesa non poteva essere da meno: era infatti necessario alleggerire la zona orientale, dove a scontrarsi con i tedeschi c’era un’ormai logorata e stremata Armata Rossa. Il fatto venne messo in atto alle prime luci del giorno 6 giugno, un martedì. I primi attacchi arrivano dalle truppe aviotrasportate, dirette alla penisola del Cotentin e nella zona di Caen. Ciò diede letteralmente il “via libera” agli attacchi da terra. Viene ufficialmente aperto il fuoco con una serie di bombardamenti aereonavali, a cui seguirà l’attacco della fanteria sulle spiagge Utah e Omaha, intorno alle 6:30 del mattino. Altre tre spiagge, la Sword, la Juno e la Gold vengono attaccate appena tre ore dopo. Fu così che ben ottanta chilometri di costa diventa diventa scenario del famoso “Sbarco in Normandia”. Fu, come si poteva sospettare un vero massacro, che portò a migliaia di vittime. In seguito si manifestò la vera e propria “Battaglia di Normandia” il cui scopo delle forze alleate era quello di approfittare dello stato di caos presente sulle coste, per penetrare nel centro della Francia e per liberare così la allora assediata Parigi, cacciando i tedeschi oltre la Senna. L’operazione aveva dunque il principale scopo di annientare la Germania Nazista, distruggendo definitivamente il Terzo Reich. Detto ciò mi piace l’idea di condividere con voi un pò di curiosità in merito a questa giornata. Fin dal primo giorno sono oltre 4400 le vittime delle forze alleate e circa 8000 i feriti. Per i nemici invece le vittime salgono a 9000. Ancor più straziante è il numero delle vittime tra i civili: oltre 20000. Gli alleati, all’inizio dell’operazione, contavano circa 150000 soldati, tra cui americani, britannici, canadesi, polacchi e francesi. Avevano a disposizione oltre 3100 mezzi di sbarco. I mezzi di aviotrasporto erano circa 7500. In attesa dell’attacco la Germania Nazista schierò circa 50000 fanti e ideò un sistema di bunker e fortificazioni lungo tutta la costa, a cui diedero il nome di “Vallo Adriatico”. La scelta dei nomi delle cinque spiagge in cui avvenne lo sbarco fu affidata ai comandanti americani e britannici: gli americani diedero il nome di un loro stato (Utah) e di una loro città (Omaha), di cui gli ufficiali appunto erano originari. Per i britanni la scelta avvenne utilizzando tre nomi di specie differenti di pesci, ovvero  goldfish (pesce rosso), swordfish (pesce spada) e jellyfish (medusa). Per i primi due vennero usati degli abbreviativi (Gold e Sword), per la terza, visto che “jelly” sembrava inappropriato, si decise per “Juno”, il nome della moglie del generale a capo delle truppe. Altra curiosità è che gli Alleati, per ingannare i Nazisti, usarono i famosi “Rupert”, nient’altro che 500 manichini legati ad altrettanti paracaduti, lanciati con l’uso di aerei tra il 5 e il 6 di giugno. Lo scopo era attirare i nemici nella zona opposta alla reale discesa dei paracadutisti, lasciando loro il tempo di organizzare l’attacco. Il diabolico piano venne chiamato operazione “Titanic” e funzionò perfettamente. Come contrattacco i nazisti misero in atto quello che venne alla storia come il “Piano salsicce e asparagi”. Le salsicce non erano altro che palloni aerostatici legati al suolo. Se un aereo si avvicinava questo oggetto esplodeva. Gli asparagi erano invece pioli in legno carichi di mine con all’incirca lo stesso effetto, considerando però il fatto che erano legati gli uni agli altri da un filo spinato e disposti lungo tutta la spiaggia. Termino con queste mie parole l’articolo, fatemi sapere se anche voi eravate a conoscenza di queste curiosità e soprattutto degli avvenimenti dello “Sbarco in Normandia”. Un forte abbraccio a tutti!

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI MEZZO GIUGNO. ( 18 giugno 2020)

Buon pomeriggio Lettori! Come ho notato, anche dagli articoli che ho pubblicato nel corso dello scorso mese, avete sempre molto apprezzato in particolar modo due generi di articoli, ovvero quelli della rubrica EMPATIA dedicata al racconto di vite particolarmente significative nel panorama storico mondiale e quelli della rubrica VIAGGI, che dalla sua nascita, ormai tanti anni fa su un precedente blog, ha sempre trattato tematiche relative a fatti storici, spesso poco contemplati nei sussidi di storia liceale. Oggi parleremo di nuovo di storia e lo faremo con un argomento che a me ha dato trasporto nella sua stesura, nonché nel momento originario di ricerca. Mi dispiace soltanto che per questo mese troverete solo un articolo di questa rubrica, in quanto il calendario di pubblicazioni era già full. Detto ciò come sempre Storyteller’s Eye Word è il mondo della scoperta delle curiosità, ma anche quello di licenze artistiche, dedicato, come sono solita pensare, alla follia dell’arte, della cultura e dell’estetica. Motivo per cui ciò che non viene fatto un mese, in questo magico universo parallelo si porta a compimento un altro, promettendo quindi non due, ma tre articoli della rubrica VIAGGI per il mese di luglio. Giunta a termine di questa mia breve introduzione parliamo ora dell’argomento di oggi, che come avrete dedotto dal titolo sarà “La Battaglia di Mezzo Giugno”. Costruendo il setting della nostra narrazione di oggi, siamo in pieno svolgimento della Seconda Guerra Mondiale, precisamente sul mar Mediterraneo, dove all’epoca si svolgevano numerose vicende belliche navali. Per la Regia Marina, il complesso navale italico all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, l’obbiettivo principale era il rifornimento delle truppe italo-tedesche in Libia. Il versante oppositore era invece dell’Inghilterra, desiderosa di tagliare le linee di rifornimento nemiche. Ciò era possibile

affondando la flotta mercantile della Regia Marina e distruggendo le divisioni delle corazzate e degli incrociatori pesanti. Ruolo centrale in numerose battaglie navali di quel periodo, era dell’isola di Malta. In principio venne considerata indifendibile dalle flotte inglesi, che la abbandonarono dunque al suo destino, ovvero l’invasione della Regia Marina, ma nonostante la loro intenzione, in seguito alla preparazione frettolosa del piano c3, un piano bellico per la distruzione Malta, quest’ultimi rinunciarono perché incapaci di fronteggiare lo sbarco anfibio sull’isola. Ad ogni modo, Malta evitava il collasso economico e di approvvigionamento solo grazie a invii di materiale tramite sommergibili e incrociatori, ovvero i HMS Welshman della classe Abdiel, capaci di raggiungere la velocità di 40 nodi. Siamo tra il marzo e l’aprile del 1942. La Germania è desiderosa di invadere l’Unione Sovietica e ciò fa calare la pressione su Malta, grazie anche allo spostamento dei  II Fliegerkorps dalle zona del Mediterraneo all’Europa dell’Est. Essendo Malta di nuovo libera di agire, iniziò dunque a diventare una manaccia, in particolare per gli italiani poco provvisti di materiale bellico idoneo. Nonostante ciò il ruolo dell’isola come attaccante fu sempre marginale in quanto non compromise mai le linee di rifornimento. Tra l’11 e il 12 giugno del 1942, gli inglesi misero in atto un’operazione di rifornimento dell’isola da due fronti contemporaneamente, ovvero l’operazione Harpoon da Gibilterra e l’operazione Vigorous da Haifa e Port Said. Nel corso dell’operazione Harpoon gli inglesi misero in campo l’agire bellico della sua Royal Navy, schierando la Forza W, che copriva la zona del Canale di Sicilia, la Forza X per difendere le scorte residue di Malta e la Flotta Y, costituita dalle tre flotte capitanate dell’Ammiraglia Hardwood, in posizione di attacco, al fine di contrastare le forze italiane. Quest’ultime invece rispondevano con la 7° divisione incrociatori leggeri composta da Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli scortati da 5 cacciatorpediniere al comando del Vice Ammiraglio Alberto Da Zara salpato da Cagliari il giorno 15 giugno. I piani non andarono come si sperava e alle 5:39 del mattino del 15 giugno la Forza X si trova davanti la divisione di Da Zara e nonostante il suo originale piano di sola difesa si arrende al combattimento armato con le truppe italiane. Dopo numerosi scontri furono gli italiani a vincere con soli due incrociatori danneggiati. Anche durante l’operazione Vigourous, le sorti furono analoghe, nonostante i grandi aspetti organizzativi del piano, che portarono 11 mercantili da Haifa e Port Said, 8 incrociatori e 25 cacciatorpediniere a salpare diretti alla zona maltese. Con queste parole concludo, fatemi sapere con un commento se conoscevate già questa parte di storia o se questo articolo vi ha condotto a conoscere qualcosa di nuovo. Un forte abbraccio a tutti.

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VIAGGI: L’INGRESSO DELL’ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ( Testo trasferito del 24 maggio 2019)

Buonasera Lettori! Nell’articolo di questa sera affronteremo uno degli appuntamenti fissi del mese di maggio per la rubrica VIAGGI. Il tema è a mio avviso forte e straordinario, in grado di racchiudere in sè un senso di patriottismo, ma anche di ambiguità, che come vedremo, vede narratore esterno alle vicende uno dei grandi padri della poetica italiana, ovvero Gabriele D’annunzio, protagonista mediatico del “maggio radioso”. Nonostante ciò il 24 maggio del 1915 per l’Italia è una data storica, ricordata come il mito fondativo della moderna identità nazionale. Parleremo infatti dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Il popolo italiano fu comunque combattuto sul valore positivo o meno di quest’azione del paese e chi ne fu a favore si vedeva proteso a questo pensiero grazie al sostegno del fascino e di conseguenza del suo fervido rappresentante, il poeta sopra citato.Questa è la prima delle tre date che resteranno nell’immaginario delle vicende tricolore, seguita dal 24 ottobre del 1917 ( la Disfatta di Caporetto ) e il 4 novembre del 1918 (la vittoria). Ma analizziamo meglio le dinamiche di questo ingresso in guerra del nostro Paese.Tutto ha inizio con la dichiarazione di guerra da parte del potere Austro-ungarico, appunto il 24 maggio del 1915. La decisione non verrà appoggiata pienamente dal popolo che anzi, si trova diviso dal punto di vista ideologico. Da una parte troviamo coloro che sono favorevoli alla guerra, ovvero il ceto borghese in primis, assieme a

intellettuali, studenti e le grandi testate giornalistiche dell’epoca. Sulla posizione opposta troviamo invece operai e socialisti. Fu la stessa scissione dell’opinione pubblica a creare il terreno ideale per far favorire la nascita del Fascismo, con l’appoggio del Re. Tutto ebbe formalmente inizio il 26 aprile 1915 quando il primo ministro Antonio Salandra e il ministro degli esteri Sidney Sonnino decidono di firmare il Patto di Londra. Questo patto portava l’Italia in guerra in alleanza con Francia, Regno Unito e Impero Russo e, in caso di vittoria, la conquista dei territori di Trento, Triste, Sud Tirolo, l’Istria (ad esclusione di Fiume), una parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico, Valona e Saseno (territori dell’Albania) e il bacino carbonifero della Turchia. Oltre a ciò si sommava la conferma di sovranità coloniale sulla Libia e sul Dodecaneso. Stabilire il patto però, non fu così semplice. I due ministri infatti ottengono numerose opposizioni da parte del Parlamento e da Giolitti, che riuscirono a superare solo con alcune forzature. Per molti storici e studiosi del periodo, definirono quanto avvenne come “colpo di stato”, anche se il termine si professa impreciso e in parte illogico. In tutto ciò, un buon contributo per il superamento del patto, furono gli intellettuali, in particolare il poeta Gabriele d’Annunzio, che istituì una vera e propria campagna propagandistica, a favore del cambiamento di pensiero del popolo italiano. Diede, con le sue attività, un nuovo volto all’intellettuale, inaugurando il concetto di “estetica della politica”, allo scopo di “nazionalizzare le masse”. La tattica venne in seguito utilizzata per l’ascesa dei movimenti di estrema destra degli anni ’20. Insieme ad d’Annunzio, la propaganda a favore della guerra venne portata avanti anche dagli intellettuali futuristi e tanti altri gruppi minori. Secondo la loro filosofia di fondo, lo scopo della guerra era “purificare e rigenerare”. Idea che in breve tempo, a guerra ormai iniziata, si rivelò infondata, quando appunto gli stessi intellettuali andarono semplicemente incontro alla morte.
Termino qui l’articolo, sperando che sia stato apprezzato. Se così fosse, non esitate a commentare ed esprimere il vostro pensiero a riguardo. Un grande abbraccio, buonanotte.

Sempre Vostra, Storyteller.