LIBERO PENSIERO EXTRA: LA PARTE PIÙ VERA. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come promesso oggi mi dedico alla rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA, quella che scrivo in base alle mie emozioni e riflessioni quasi “in diretta”, terminando la stesura appena un minuto prima della messa online. E’ forse una piccola follia, considerando il mio modo di fare blogging, con argomentazioni che spesso richiedono studio e dedizione, ma devo ammettere che si tratta di una rubrica che mi ha regalato, fin dal primo post, tante emozioni, suscitando in me spunti e senso di curiosità. In particolare oggi ho deciso, anche sulla base dei vostri commenti, che per me risultano sempre motivo di

riflessione, di parlare di un volto noto del giornalismo e dell’editoria, a mio modesto parere, recondito e originale, ovvero del grande Roberto Gervaso. Come scrissi nell’articolo uscito appena due giorni fa, il 13 luglio, è venuto a mancare il 2 giugno di quest’anno. Ovviamente non farò un elogio della sua vita, nè tanto meno ne tratterò la biografia, cosa di cui ho ampiamente parlato nel post di lunedì, che vi invito a leggere, qualora non

lo aveste ancora fatto. Voglio piuttosto parlare dei suoi aforismi e citazioni, una sorta di portale per accedere alla sua anima e al suo modo di pensare. Come sempre incuriosita, vista la mia conoscenza per le sue opere editoriali, ma meno dei suoi aforismi, ho iniziato a cercare in internet informazioni in merito, finché non sono riuscita a ricostruire una minima analisi letteraria del personaggio. Il primo aspetto che salta all’occhio è un profondo senso di pessimismo, a mio avviso quasi angosciante, quasi alla ricerca del negativo in ogni aspetto apparentemente piacevole della vita. E’ probabile che lui lo vedrebbe come descrizione di una verità oggettiva, ma da grande

sognatrice quale sono l’impressione è quella. Ma ad una lettura più attenta, si evince un senso di conoscenza della vita, matura e scalfita empiricamente, come se il suo pessimismo fosse in realtà un profondo senso di accettazione e rassegnazione, sentimenti che da sempre vengono in seguito alle grandi esperienze della vita. Lascio tra le righe del post alcune esempi di questo modo di intendere la vita e la società stessa, anche se tanti altri, cercano online si possono trovare, anche in merito ad altre tematiche, forse maggiormente più “crudi” e sfrontati di questi che ho citato. Si tratta ovviamente di un mio pensiero, condivisibile o meno, che spero possa diventare, come in altri articoli pubblicati in precedenza, argomento di dibattito attraverso i commenti. Con queste parole vi saluto, un forte abbraccio!

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA:OMAGGIO A ROBERTO GERVASO (13 LUGLIO 2020).

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Un saluto a tutti! Oggi voglio raccontarvi di una persona, una di quelle persone che forse in pochi conoscono, visto la sua natura e la sua professione, non propriamente seguita al contrario di quella di attori, cantanti e membri dello spettacolo in genere. Roberto Gervaso era un giornalista, un volto noto del Tg5, ma anche un grande scrittore, che lascia la sua scia di biografie ai posteri desiderosi di compierne la lettura. La figlia Veronica decide di dargli un ultimo saluto, in seguito alla sua perdita avvenuta il 2 giugno di quest’anno a Milano, con un breve pensiero sulla piattaforma Twitter. «Sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio». Roberto era nato nel 1937 e prima di essere giornalista e scrittore, era un grande cultore del sapere ed intellettuale. Tra le sue idee più celebri, quella del racconto come strumento di divulgazione. Lui era un personaggio controcorrente e lo mostrava, nei suoi scritti, nei suoi ideali, ma pure materialmente, attraverso l’abbigliamento, sempre accompagnato da un accessorio tutt’altro che scontato: una serie di vezzosi e allegri papillon. Furono proprio queste sue qualità a dargli la nomina di “Grillo Parlante”.Gervaso completa i suoi studi tra gli Stati Uniti e l’Italia, laureandosi in Lettere Moderne, con una tesi sul filosofo Tommaso

Campanella. La sua carriera di giornalista inizia nel 1960, presso il Corriere della Sera. Tra il 1965 e il 1970 realizza una serie di 6 volumi, a quattro mani con la collaborazione di Montanelli, dal titolo “Storia dell’Italia”, edizione Rizzoli. Nel 1967, grazie a uno di quei volumi, “L’Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250”, vince il “Premio Bancarella”. Nel 1973 vince nuovamente, con una biografia di Cagliostro, sempre edita da Rizzoli, dal titolo “Il grande mago. Vita, morte e miracoli del conte di Cagliostro”. Tra gli anni ’70 e ’80 pubblica altre sei biografie, su personaggi molto diversi tra loro, tra cui Nerone, Casanova, i Borgia e Claretta Petacci. Nel 1984 Bompiani lo chiama alla pubblicazione di “La monaca di Monza. Venere in convento”, a cui seguiranno “Con La bella Rosina. Amore e ragion di Stato in Casa Savoia” nel 1991, “Scandalo a corte”, “Appassionate e Amanti”, sei raccolte d’interviste, una raccolta d’interviste immaginarie, tre raccolte di aforismi, un volume di confessioni, uno di galateo erotico e uno sui sentimenti. Tra i suoi libri più recenti anche “Italiani pecore anarchiche” del 2003, “Qualcosa non va”  del 2004, “Ve li racconto io” del 2006 e “Io la penso così” del 2009. Celebri anche le sue numerose comparse sulle reti Mediaset, come commentatore di una rete televisiva nascente.

Roberto Gervaso ha dato una svolta alla concezione intellettuale italiana, ha creato l’immagine di colui diffonde cultura e sapere senza prendersi troppo sul serio, senza mostrarsi come punto di riferimento, bensì come divulgatore di qualcosa sotto gli occhi di tutti. Una persona che ha saputo essere un pensatore, un uomo di riflessione. Con queste parole concludo, un abbraccio forte.

Sempre Vostra, Storyteller.

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