VIAGGI: LA PRESA DELLA BASTIGLIA. (23 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come promesso nel post mattutino, mi accingo finalmente alla pubblicazione dell’articolo fisso di oggi, per la rubrica VIAGGI, inerente ad un fatto storico di cui nel mese di luglio, precisamente giorno 14, ricade l’anniversario. Se volete sapere il motivo di questa mia pubblicazione “fuori orario” rispetto al solito, vi consiglio la lettura del post precedente, in cui in breve spiego tutto. Mi riferisco ad un evento importante, che con il suo progredire ha sconvolto e rivoluzionato drasticamente la storia dei nostri vicini di casa, i francesi. Parlo ovviamente della Presa della Bastiglia, avvenuta nel corso dell’anno 1789. Oggi ve ne racconterò i tratti salienti in queste righe, per fare chiarezza su uno degli avvenimenti storici più importanti dell’evoluzione europea e per ricordarne l’anniversario. E’ il 27 giugno: il re decide di radunare un modesto esercito composto da 20.000 soldati, allo scopo di proteggere e difendere l’allora presente Assemblea costituente (una sorta di Parlamento dell’epoca) e i disordini interni della città parigina. Il caos in tutta la città dura ormai da giorni e i provvedimenti proseguono invariati fino al primo giorno di luglio. Il clima, dopo giorni con le guardie in giro per le strade, sembra rasserenarsi, finché la situazione torna a degenerare. Fu così che l’11 luglio il re decide di far cacciare da Parigi Jacques Necker, politico e fervido rivoluzionario, a favore dello scompiglio cittadino allora presente. I cittadini ribelli, dal canto loro, vedono la decisione del re come un metodo poco democratico per mettere in scena una risposta contro di essi. Intanto, in seguito all’accaduto, diventano numerosi gli oratori agli angoli delle strade, pronti ad influenzare le masse popolari, issandoli contro il Governo. Durante a giornata del 12 luglio, una domenica, un giovane ventinovenne si reca ai giardini dei Palazzi Reali e inizia ad urlare a gran voce una frase emblematica, passata alla storia, ovvero: «Cittadini! I mercenari verranno a sgozzarci, sarà un’altra “Strage di San Bartolomeo”; uccidiamo la belva:

40.000 palazzi e castelli, i due quinti dei beni di Francia, saranno il premio dei vincitori». La risposta dei cittadini ribelli non tarda ad arrivare: la sera della stessa domenica fanno chiudere il Palazzo dell’Opera, perciò due gravi problemi iniziano a palesarsi: da una parte incombe la paura dei briganti provenienti dalle provincie, che vogliono approfittare dei disordini interni per saccheggiare, profanare e derubare i poveri cittadini indifesi, dall’altra la paura era rivolta ai mercenari, disposti ad aprire il fuoco sui civili per mettere fine allo stato di caos civile. E’ il 13 luglio. A Parigi è una giornata di grandi preparativi, tutti sono svegli durante la notte. Casi di rivolta e brigantaggio ormai si verificano anche nei paesi circostanti e nelle provincie. Il municipio prende la decisione di creare una nuova milizia borghese, ma dai disordini vigenti si verificano i primi incendi. Le testate giornalistiche allarmano la popolazione con titoli improvvisati. Fu allora che i rivoltosi attaccano e profanano il St. Lazare e dal campanile escono i suoni funebri della campana: è segno che la tragedia è in atto. L’Assemblea ora si protegge fra le mura di Versailles. I rivoltosi si preparano all’assalto derubando negozi d’armi, come pure il Palazzo degli Invalidi. Il piccolo esercito improvvisato raduna ben 30.000 uomini e l’attacco accumula un bottino di oltre 20.000 fucili e 24 cannoni. Nell’aria gira voce di un poderoso assalto, che partirà la mattina successiva proprio dalla Bastiglia. E’ il

mattino del 14 luglio. I rivoltosi, per buona parte armati, attaccano le prigioni, simbolo del dispotismo francese, e la stessa Bastiglia. Una curiosità spesso ignorata è che la Bastiglia venne costruita per volere di Carlo V tra il 1365 e il 1383. E’ una piccola fortezza dotata di otto torri, che aveva lo scopo difensivo della città. Purtroppo non adempiva bene al suo scopo ed era stata assediata ben sette volte nel corso della storia, fu così che per volontà di Richelieu, venne destinata a prigione per richiudere personaggi influenti e particolarmente scomodi al re. Per i francesi divenne presto segno dell’assolutismo monarchico, della tirannia e dell’ingiustizia. La vera lotta armata avrà luogo alle 17:00 del 14 luglio: i rivoltosi attaccano la Bastiglia e il governatore Launay per placarli da l’ordine di sparare a vista sulla folla. Molti perdono la vita, ma alla fine si scopre che la vittoria è principalmente morale: alla difesa del carcere ci sono soltanto 30 Svizzeri e un’ottantina di invalidi. Entrando nella struttura si scopre che accoglieva solo sette prigionieri, tra cui quattro falsari, un pazzo e uno accusato di incesto, prontamente liberati. Molti soldati vengono massacrati e alcuni ufficiali linciati a morte dai parigini. Questa è una storia di rivolta, di senso di patria, di un popolo fiero del tricolore blu, bianco e rosso, simbolo dei due maggiori rappresentanti della Francia (blu e rosso per i parigini, bianco dei Borboni), di coloro che hanno saputo ribellarsi, consci delle conseguenze, ma fieri di poter dare ad essi e alle generazioni future un futuro migliore. Con queste parole concludo, fatemi sapere se conoscevate nel dettaglio questa parte di storia o se avete scoperto qualche nuovo dettaglio. Un abbraccio a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI: L’INGRESSO DELL’ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ( Testo trasferito del 24 maggio 2019)

Buonasera Lettori! Nell’articolo di questa sera affronteremo uno degli appuntamenti fissi del mese di maggio per la rubrica VIAGGI. Il tema è a mio avviso forte e straordinario, in grado di racchiudere in sè un senso di patriottismo, ma anche di ambiguità, che come vedremo, vede narratore esterno alle vicende uno dei grandi padri della poetica italiana, ovvero Gabriele D’annunzio, protagonista mediatico del “maggio radioso”. Nonostante ciò il 24 maggio del 1915 per l’Italia è una data storica, ricordata come il mito fondativo della moderna identità nazionale. Parleremo infatti dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Il popolo italiano fu comunque combattuto sul valore positivo o meno di quest’azione del paese e chi ne fu a favore si vedeva proteso a questo pensiero grazie al sostegno del fascino e di conseguenza del suo fervido rappresentante, il poeta sopra citato.Questa è la prima delle tre date che resteranno nell’immaginario delle vicende tricolore, seguita dal 24 ottobre del 1917 ( la Disfatta di Caporetto ) e il 4 novembre del 1918 (la vittoria). Ma analizziamo meglio le dinamiche di questo ingresso in guerra del nostro Paese.Tutto ha inizio con la dichiarazione di guerra da parte del potere Austro-ungarico, appunto il 24 maggio del 1915. La decisione non verrà appoggiata pienamente dal popolo che anzi, si trova diviso dal punto di vista ideologico. Da una parte troviamo coloro che sono favorevoli alla guerra, ovvero il ceto borghese in primis, assieme a

intellettuali, studenti e le grandi testate giornalistiche dell’epoca. Sulla posizione opposta troviamo invece operai e socialisti. Fu la stessa scissione dell’opinione pubblica a creare il terreno ideale per far favorire la nascita del Fascismo, con l’appoggio del Re. Tutto ebbe formalmente inizio il 26 aprile 1915 quando il primo ministro Antonio Salandra e il ministro degli esteri Sidney Sonnino decidono di firmare il Patto di Londra. Questo patto portava l’Italia in guerra in alleanza con Francia, Regno Unito e Impero Russo e, in caso di vittoria, la conquista dei territori di Trento, Triste, Sud Tirolo, l’Istria (ad esclusione di Fiume), una parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico, Valona e Saseno (territori dell’Albania) e il bacino carbonifero della Turchia. Oltre a ciò si sommava la conferma di sovranità coloniale sulla Libia e sul Dodecaneso. Stabilire il patto però, non fu così semplice. I due ministri infatti ottengono numerose opposizioni da parte del Parlamento e da Giolitti, che riuscirono a superare solo con alcune forzature. Per molti storici e studiosi del periodo, definirono quanto avvenne come “colpo di stato”, anche se il termine si professa impreciso e in parte illogico. In tutto ciò, un buon contributo per il superamento del patto, furono gli intellettuali, in particolare il poeta Gabriele d’Annunzio, che istituì una vera e propria campagna propagandistica, a favore del cambiamento di pensiero del popolo italiano. Diede, con le sue attività, un nuovo volto all’intellettuale, inaugurando il concetto di “estetica della politica”, allo scopo di “nazionalizzare le masse”. La tattica venne in seguito utilizzata per l’ascesa dei movimenti di estrema destra degli anni ’20. Insieme ad d’Annunzio, la propaganda a favore della guerra venne portata avanti anche dagli intellettuali futuristi e tanti altri gruppi minori. Secondo la loro filosofia di fondo, lo scopo della guerra era “purificare e rigenerare”. Idea che in breve tempo, a guerra ormai iniziata, si rivelò infondata, quando appunto gli stessi intellettuali andarono semplicemente incontro alla morte.
Termino qui l’articolo, sperando che sia stato apprezzato. Se così fosse, non esitate a commentare ed esprimere il vostro pensiero a riguardo. Un grande abbraccio, buonanotte.

Sempre Vostra, Storyteller.