EMPATIA:OMAGGIO A ROBERTO GERVASO (13 LUGLIO 2020).

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Un saluto a tutti! Oggi voglio raccontarvi di una persona, una di quelle persone che forse in pochi conoscono, visto la sua natura e la sua professione, non propriamente seguita al contrario di quella di attori, cantanti e membri dello spettacolo in genere. Roberto Gervaso era un giornalista, un volto noto del Tg5, ma anche un grande scrittore, che lascia la sua scia di biografie ai posteri desiderosi di compierne la lettura. La figlia Veronica decide di dargli un ultimo saluto, in seguito alla sua perdita avvenuta il 2 giugno di quest’anno a Milano, con un breve pensiero sulla piattaforma Twitter. «Sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio». Roberto era nato nel 1937 e prima di essere giornalista e scrittore, era un grande cultore del sapere ed intellettuale. Tra le sue idee più celebri, quella del racconto come strumento di divulgazione. Lui era un personaggio controcorrente e lo mostrava, nei suoi scritti, nei suoi ideali, ma pure materialmente, attraverso l’abbigliamento, sempre accompagnato da un accessorio tutt’altro che scontato: una serie di vezzosi e allegri papillon. Furono proprio queste sue qualità a dargli la nomina di “Grillo Parlante”.Gervaso completa i suoi studi tra gli Stati Uniti e l’Italia, laureandosi in Lettere Moderne, con una tesi sul filosofo Tommaso

Campanella. La sua carriera di giornalista inizia nel 1960, presso il Corriere della Sera. Tra il 1965 e il 1970 realizza una serie di 6 volumi, a quattro mani con la collaborazione di Montanelli, dal titolo “Storia dell’Italia”, edizione Rizzoli. Nel 1967, grazie a uno di quei volumi, “L’Italia dei Comuni. Il Medio Evo dal 1000 al 1250”, vince il “Premio Bancarella”. Nel 1973 vince nuovamente, con una biografia di Cagliostro, sempre edita da Rizzoli, dal titolo “Il grande mago. Vita, morte e miracoli del conte di Cagliostro”. Tra gli anni ’70 e ’80 pubblica altre sei biografie, su personaggi molto diversi tra loro, tra cui Nerone, Casanova, i Borgia e Claretta Petacci. Nel 1984 Bompiani lo chiama alla pubblicazione di “La monaca di Monza. Venere in convento”, a cui seguiranno “Con La bella Rosina. Amore e ragion di Stato in Casa Savoia” nel 1991, “Scandalo a corte”, “Appassionate e Amanti”, sei raccolte d’interviste, una raccolta d’interviste immaginarie, tre raccolte di aforismi, un volume di confessioni, uno di galateo erotico e uno sui sentimenti. Tra i suoi libri più recenti anche “Italiani pecore anarchiche” del 2003, “Qualcosa non va”  del 2004, “Ve li racconto io” del 2006 e “Io la penso così” del 2009. Celebri anche le sue numerose comparse sulle reti Mediaset, come commentatore di una rete televisiva nascente.

Roberto Gervaso ha dato una svolta alla concezione intellettuale italiana, ha creato l’immagine di colui diffonde cultura e sapere senza prendersi troppo sul serio, senza mostrarsi come punto di riferimento, bensì come divulgatore di qualcosa sotto gli occhi di tutti. Una persona che ha saputo essere un pensatore, un uomo di riflessione. Con queste parole concludo, un abbraccio forte.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO EXTRA: DEDICATO A ENNIO MORRICONE. ( 6 luglio 2020)

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Un saluto, cari Lettori, dalla rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA. Oggi il mio desiderio di scrivere è dovuto alla scomparsa di un grande musicista. Io amo la scrittura, è la voce dell’anima, ma non è l’unica. Insieme a lei c’è un posto molto importante dedicato alla musica. Essa infatti ha un ruolo fondamentale nella realizzazione di un film, tant’è vero che non di rado capita di non ricordare il titolo di un film, ma di averlo ben chiaro in mente sulla base della sua colonna sonora. Furono proprio queste due ultime parole a rendere celebre l’immagine di Ennio Morricone in tutto il panorama cinematografico. Il compositore aveva raggiunto il 91esimo anno d’età e nella sua lunga carriera poteva vantare la collaborazione con Sergio

Leone e Giuseppe Tornatore, nonché un Oscar alla carriera nel 2007 e un premio nel 2016 per ” The Hateful Eight”, regia di Tarantino. Nel suo panorama musicale eccellono le colonne sonore di “Per un pugno di dollari”, “Mission”, “C’era una volta in America” e “Nuovo cinema

Paradiso”. Voglio ricordarlo con due sue citazioni, che ho lasciato tra le righe di questo umile post. Emergono in esse le parole di una persona ancorata al reale, che non vive “tra le nuvole”, come si evince talvolta, in senso buono ovviamente, in qualità di idealista sognatore, nella figura del compositore. Una persona vera, che ha vissuto per regalare emozioni e ricordi. Rimarrà con le sue meravigliose melodie nel cuore e nella mente, di tutti gli appassionati del grande cinema. Con queste parole concludo, fatemi sapere il vostro punto di vista in merito a lui e la sua straordinaria carriera. Vi saluto, come sempre, con un grande abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: OMAGGIO A EZIO BOSSO. ( 11 giugno 2020)

Buon pomeriggio Lettori. L’articolo di oggi sarà breve e intenso, atto a rendere omaggio ad un uomo che letteralmente, fino al suo ultimo giorno, ha vissuto per e grazie alla musica. Era il 20 maggio, appena qualche giorno fa, quando un grande musicista, pianista, direttore d’orchestra e compositore, si è spento nella sua casa di Bologna all’età di 48 anni. Da sempre, Ezio Bosso dal momento in cui varca la strada della notorietà l’ho contraddistingue una malattia neurovegetativa, che lo obbliga a vivere ancorato ad una sedia a rotelle, ma ciò non ha mai tolto a lui il sorriso, la voglia di comporre, di suonare e distinguersi con parole e discorsi diretti e profondi. Ma, ironia della sorte, non è stata questa sua condizione a portarselo via, bensì un cancro, che da tempo gli impediva di apparire al pubblico come avrebbe voluto. Ezio non si è mai arreso, ha sempre combattuto spinto dalla sua passione e ciò l’ha portato a compiere imprese apparentemente impossibili. Emozionante è la storia della sua vita.

Nasce a Torino, il 13 settembre del 1971. Fin da quando era solo un bambino si capisce che la sua grande passione è la musica. Ha da poco compiuto 16 e lascia la casa paterna, per debuttare come solista in Francia. Fu in seguito a questo evento che conosce colui che gli offre la possibilità di diventare una grande celebrità del settore,Ludwig Streicher, contrabbassista dei Wiener Philharmonic, che l’ho porterà a conoscere l’Accademia di Vienna, dove studia contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra. Da contrabbassista suona in importanti formazioni musicali, tra cui la Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado. Instaura con quest’ultimo un forte legame professionale e di amicizia, finché quando sopraggiunge la sua morte nel 2017, Ezio decide di farsi testimonial della sua principale creazione, l’Associazione Mozart14, nata a Bologna per portare la musica nei luoghi del dolore, nelle carceri, negli ospedali. Intanto la sua malattia avanzava, ma ciò non gli ha mai impedito di essere se stesso e di dirigere la sua orchestra, la Europe Philharmonic, creando concerti che restano nella memoria collettiva. Così concludo questo articolo, salutando ancora per l’ultima volta un grande maestro, che ci ha lasciato tante emozioni e bellissimi ricordi.

Sempre Vostra, Storyteller.