EMPATIA: GLI ESORDI DEI BEATLES. (17 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Con questo articolo faremo un balzo indietro agli inizi degli anni ’60. Parlando in particolare di rock alcuni grandi talenti del settore si si erano già affermati sul panorama mondiale, tra cui i grandi Elvis, Jerry Lee Lewis e Little Richard. Nonostante ciò, che noi sappiamo, il rock aveva ancora molto da dire e soprattutto, aveva molto da stupire con una vera e propria rivoluzione musicale. Il rock originale, nato negli Stati Uniti, vedeva un prima fase di declino, ma al contrario stata prendendo fama e popolarità in Inghilterra.. In breve tempo numerosi artisti del Regno Unito iniziano a dettate legge nel mercato discografico europeo e americano. Nascerà così una vera “British invasion”.
La prima fase di questa nuova stagione si verificò tra il 1964 e il 1967, quando s’imposero sulla scena grandi rock band, tutt’ora molto famose, come i The Rolling Stones e i The Who. Tra questi spiccavano però quattro giovani ragazzi di Liverpool. Tutto iniziò nella chiesetta di Saint Peter, nei sobborghi della città. Qui il sedicenne John Lennon, allora chitarrista dei Quarrymen, incontrò il quindicenne Paul McCartney, ammesso nella band come bassista. Seguì l’ingresso nel 1958 del chitarrista George Harrison, amico di McCartney e due anni dopo del batterista Pete Best. Iniziarono a esibirsi per i locali di Liverpool con il nome di Johnny and the Moondogs e successivamente, dopo l’ingresso del bassista Stuart “Stu” Sutcliffe, come Long John & The Silver Beetles e The Beat Brothers. Il nome che tutti conosciamo arrivò nel 1960 con il concerto di Amburgo, il primo grande concerto della band. Il termine The Beatles, doveva essere storpiato, la pronuncia corretta era infatti “beetle” (scarafaggio), sottolineando con il termine “beat” (“battere”, “picchiare”) che la loro musica rock colpiva duro. Il primo disco fu inciso dalla Parlophone Records dopo l’addio di Best, sostituito da Richard Parkin Starkey, in arte Ringo Starr. Il titolo era “Please, please me”, dall’omonimo singolo uscito l’anno precedente e balzato ai vertici delle classifiche, e fu reso disponibile al pubblico il 22 marzo del 1963. In copertina spaccava l’immagine dei “Fab four”, i “favolosi quattro”, il loro soprannome più celebre, ritratti nella tromba delle scale degli “studios”. Da allora prese piede la “Beatles mania”. Tutti volevano vestire come loro e tra i più giovani scattò anche la mode della capigliatura a caschetto, per cui diventarono un icona dell’epoca.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! With this article we will take a leap back in the early 1960s. Speaking in particular of rock some great talents in the sector had already established themselves on the world scene, including the great Elvis, Jerry Lee Lewis and Little Richard. Despite this, as we know, rock still had a lot to say and above all, it had a lot to amaze with a real musical revolution. The original rock, born in the United States, saw a first phase of decline, but on the contrary was taking fame and popularity in England.. In a short time many artists from the United Kingdom began to dictate the law in the European and American record market. Thus a real “British invasion” will be born.
The first phase of this new season occurred between 1964 and 1967, when great rock bands, still very famous, such as The Rolling Stones and The Who, took the stage. Among them, however, were four young Liverpool boys. It all started in the small church of Saint Peter, in the suburbs of the city. There, 16-year-old John Lennon, then guitarist of the Quarrymen, met 15-year-old Paul McCartney, who was admitted to the band as a bassist. This was followed by the entry in 1958 of guitarist George Harrison, a friend of McCartney’s and two years later of drummer Pete Best. They began performing for Liverpool venues under the name Johnny and the Moondogs and later, after the entry of bassist Stuart “Stu” Sutcliffe, such as Long John & The Silver Beetles and The Beat Brothers. The name we all know came in 1960 with the Hamburg concert, the band’s first major concert. The term The Beatles, had to be crippled, the correct pronunciation was in fact “beetle”, emphasizing with the term “beat”, “beat”) that their rock music hit hard. The first album was recorded by Parlophone Records after Best’s departure, replaced by Richard Parkin Starkey, aka Ringo Starr. The title was “Please, please me”, from the single of the same name released the previous year and jumped to the top of the charts, and was made available to the public on March 22, 1963. On the cover he smashed the image of the “Fab four”, the “fabulous four”, their most famous nickname, portrayed in the stairwell of the “studios”. Since then, the “Beatles mania” has taken hold. Everyone wanted to dress like them and among the youngest he also snapped the fashion of helmet hair, so they became an icon of the time. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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LIBERO PENSIERO: PENSIERI SU SANREMO. (12 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ci tenevo particolarmente a scrivere questo articolo, nonostante non volevo esprimere giudizi immediatamente dopo il termine di queste giornate. Sicuramente, come ogni anno, c’è molta attesa e credo pure sia giusto così. Sicuramente questa edizione si può definire affine al cambiamento e devo ammettere che lo apprezzato molto. Aldilà di chi ha vinto o chi é stato premiato i messaggi erano sempre forti, sentiti, emozionanti, graffianti, come fino ad ora non ho percepito. Per la prima volta non ho sentito protagonista la musica e il suo contesto, ma delle persone desiderose di esprimere tramite la propria arte messaggi sentiti e reconditi. E come se Sanremo significasse non solo regole, che per carità in un festival di questa importanza sono fondamentali, ma anche disciplina e rigore, la sensazione é che in maniera esplicita non si possa esprimere sé stessi liberamente. Quest’anno, con mia grande gioia, qualcosa é cambiato. Intanto, aspetto non da poco, protagonista e vincitore é stato il rock, da sempre un genere che poco si interfaccia con la musica leggera italiana, sia per la musicalità della nostra lingua, sia perché ormai in Italia non c’è da anni la cultura della musica dal vivo, composta con gli strumenti per intenderci. La lingua italiana però si sposa egregiamente, a mio modesto parere, con la musica trap, una versione piú fluida e melodica del rap, sempre ovviamente se il cantante sa giocare con le parole. Se devo fare alcuni nomi rispetto alle mie preferenze svettano i Maneskin, band alternative rock vincitrice di questa edizione, con la canzone “Zitti e Buoni” e la cantante Madame con l’opera “Voce”, premiata per altro per il miglior testo. Ebbene i primi durante le loro esibizioni hanno rappresentato forza ed emozione, nonchè un’intesità maggiore rispetto al loro solito repertorio. Rappresentano la rivoluzione, l’inizio di un rinnovato apprezzamento per la musica dal vivo, un nuovo rock adattato al repertorio e alla tipica musicalità, che vedono aspetti funky che si fondono con lo tesso nella sua accezione piú generica. Inoltre la tonalità piú alta e graffiante rispetto al solito rock del frontman rende il pezzo davvero interessante. È pura adrenalina, non si discute! Per quanto riguarda Madame, genere molto differente, il premio conferito é per me assolutamente meritato. La canzone ha molto trasporto, é sentita e forte, é un messaggio di pancia gridato senza particolari dogmi o regole. Ogni volta che la ascolti la comprendi di piú. È complessa testualmente parlando, soprattutto se attribuita ad una ragazza di appena 19 anni. È sicuramente il principio di un cambio di direzione. Non so se é già arrivato quel momento, ma sicuramente é qualcosa che non mi sarei mai aspettata da Sanremo. Mi ritengo soddisfatta di come si é svolta questa edizione. Ma voi cosa ne pensate? Siete soddisfatti della vittoria attribuita? Quale/i é/sono stato/i il/i vostro/i cantante/i preferito/i ? Commentate liberamente. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! I particularly wanted to write this article, although I did not want to make judgments immediately after the end of these days. Surely, as every year, there is a lot of expectation and I think that is right. Surely this edition can be described as akin to change and I must admit that I really appreciate it. Beyond who won or who was rewarded the messages were always strong, felt, exciting, scratchy, as I have not received until now. For the first time I did not feel the protagonist of music and its context, but of people eager to express through their art heartfelt and recondited messages. And as if Sanremo meant not only rules, which for charity in a festival of this importance are fundamental, but also discipline and rigor, the feeling is that explicitly you can not express yourself freely. This year, to my delight, something has changed. Meanwhile, the main and winning aspect has been rock, always a genre that has little interface with Italian light music, both for the musicality of our language, and because now in Italy there has not been a culture of live music, composed with instruments to understand each other. The Italian language, however, goes well, in my humble opinion, with trap music, a smoother and melodic version of rap, always obviously if the singer knows how to play with words. If I have to name a few names compared to my preferences, maneskin, the alternative rock band that won this edition, with the song “Zitti e Buoni” and the singer Madame with the work “Voce”, awarded for the best text. Well, the first during their performances represented strength and emotion, as well as a greater intesity than their usual repertoire. They represent the revolution, the beginning of a renewed appreciation for live music, a new rock adapted to repertoire and typical musicality, which see funky aspects that blend with the weave in its most generic sense. Also the higher and scratchy shade compared to the usual rock of the frontman makes the piece really interesting. It’s pure adrenaline, there’s no arguing! As for Madame, a very different genre, the prize awarded is absolutely deserved for me. The song has a lot of transport, it is heard and strong, it is a message of belly shouted without particular dogmas or rules. Every time you listen to her, you understand her more. It’s complex to talk about, especially when attributed to a girl as young as 19. It is certainly the principle of a change of direction. I don’t know if that time has already come, but it’s definitely something I never expected from Sanremo. I am satisfied with the way this edition has taken place. But what do you think? Are you satisfied with the victory attributed? Which one was(s) your favorite singer(s) ? Comment freely. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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DIARIO DI LIBERO PENSIERO: LA FORZA DEL SUONO. (1 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Dovete scusarmi se questo articolo non é uscito come previsto, ma purtroppo sono stata colta da un senso di malessere improvviso e ho dovuto rimandare ad oggi la pubblicazione. Ma ora sono qui, pronta a ricominciare, in primis recuperando i miei arretrati. In questa pagina di DIARIO vorrei parlarvi di un aspetto che ha sempre destato interesse e curiosità in me, che ha accompagnato praticamente tutta la mia vita. Mi riferisco al suono e alla musica. Non a caso ho parlato di suono e non semplicemente di musica. Sono sempre stata affascinata dai suoni che si percepiscono nei differenti ambienti, sono spunti a riflessioni e storie immaginarie nella mia mente. Allo stesso modo la musica ha sempre accompagnato la mie attività. Con ciò non intendo professarmi un’esperta, anzi. Sono una mesta ascoltatrice di suoni e da ciò ne traggo un semplice momento di ispirazione. Tra gli autori e compositori che piú accompagnano le mie scritture c’è Adrian Von Ziegler, di origini svizzere. Le sue opere non possono essere definite canzoni. Sono dolci melodie, a metà tra le composizioni e i suoni della natura, il tutto sapientemente condito da un’atmosfera gotica e romantica, il che dal mio punto di vista è un tocco in piú che non guasta. Trovate le sue opere su YouTube, su un canale dedicato che riporta il suo nome, date un’occhiata perché meritano davvero. Per il resto mi lascio trasportare dalle sensazioni, un pò come tutti insomma. Quando sento una canzone in grado di trasmettermi forti emozioni la utilizzo come base per creare pagine di prosa o poesia. Inoltre, come scrissi al principio dell’articolo, la musica ha sempre accompagnato le mie giornate, anche durante l’infanzia. Ho un ricordo indelebile di me, di 4/5/6 anni sulla sportiva di mio papà, se non sbaglio una Mazda rx7 vecchia generazione, rosso Ferrari (di certo mio papà non amava restare inosservato) e la musica, di quelle registrata sulle cassette, molto anni ’90, tanti ricordi che rimarranno impressi nelle mie memorie. Quell’auto purtroppo è stata venduta, anche se avrei tanto voluto che fosse ancora della mia famiglia, ma rappresenta tutt’ora il mio rito d’iniziazione al mondo della musica, una vera e propria passione che arricchisce l’animo di emozioni e pensieri. Ma dunque questa é pur sempre una rubrica di condivisione. Se vi fa piacere lasciate nei commenti una vostra personale esperienza, diventata poi un piacevole ricordo, con la musica. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! You have to excuse me if this article did not come out as planned, but unfortunately I was caught in a sense of sudden malaise and had to postpone publication until today. But now I’m here, ready to start again, first and then recovering my arrears. On this page of DIARIO I would like to tell you about an aspect that has always aroused interest and curiosity in me, which has accompanied practically my whole life. I am referring to sound and music. It is no coincidence that I talked about sound and not just music. I have always been fascinated by the sounds that are perceived in different environments, they are cues to reflections and imaginary stories in my mind. In the same way music has always accompanied my activity. That is not to say that I am an expert, quite the contrary. I am a mere listener of sounds and from this I draw a simple moment of inspiration. Among the authors and composers who most accompanies my writings is Adrian Von Ziegler, of Swiss descent. His works cannot be called songs. They are sweet melodies, halfway between the compositions and sounds of nature, all expertly seasoned with a Gothic and romantic atmosphere, which from my point of view is an extra touch that is not enough. Find his works on YouTube, on a dedicated channel that bears his name, take a look because they really deserve it. For the rest, I let myself be carried away by sensations, a bit like everyone else. When I hear a song that can transmit strong emotions to me I use it as a basis to create pages of prose or poetry. In addition, as I wrote at the beginning of the article, music has always accompanied my days, even during childhood. I have an indelible memory of me, of 4/5/6 years on my dad’s sports car, if I am not mistaken an old generation Mazda rx7, Ferrari red (certainly my dad did not like to go unnoticed) and the music, of those recorded on the cassettes, very 90s, many memories that will remain etched in my memories. That car was unfortunately sold, although I would have liked it to still be of my family, but it still represents my initiation rite to the world of music, a real passion that enriches the soul with emotions and thoughts. But so this is still a sharing column. If you are pleased to leave your own experience in the comments, which has become a pleasant memory, with music. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: STORIA DELL’HARD ROCK CAFE ( 22 luglio 2020)

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Un saluto a tutti! Oggi mi cimento nel racconto di un pezzo di storia, punto di ritrovo e meta ambita di tutti gli appassionati di rock, con una ricchissima catena di locai, districati ormai in tutte le maggiori città nel mondo. Mi riferisco ovviamente all’Hard Rock Cafè. Ma come nacque questa icona del panorama rocker? Le sue origini sono abbastanza remote, tanto che per valutarne la nascita finiamo proiettati nel lontano 1971. Due americani, Isaac Tigrett e Peter Morton, decidono di fondare un ristorante a Londra. E’ vero locale in stile USA, con le targhe e i tipici oggetti di arredamento dei locali americani. Ciò attira molto la clientela inglese, che diventerà sempre più numerosa. Tigrett e Morton, vedendo nell’idea creata un punto di forza per incrementare le vendite, continuano su questa scia, attaccando alle pareti nuove targhe di sigarette, delle automobili e oggetti tipici dei college americani. Fu allora che nacque lo slogan e la targa distintiva del locale, diventati ora un marchio distintivo, ovvero ” Love all, serve all”. Lo stesso principio dello slogan è molto distante dalla filosofia che correva in quegli anni, in cui il proprietario di un proprietario aveva il diritto di decidere se servire o no un commensale. Diventerà presto un

Logo simbolo di Hard Rock Cafè

locale trendy, frequentato dai giovani londinesi degli anni ’70 e non solo: passano da lì anche Paul McCartney o Eric Clapton, quest’ultimo deciderà anche di regalare la sua chitarra ad uno dei fondatori del locale. Diventerà presto il primo oggetto della più grande collezione di articoli rock diventati famosi nella storia. In questo modo anche altri cantanti ed artisti del panorama rock iniziano a regalare strumenti e personale, utilizzati come parte fondamentale dell’arredo. Il grande successo raggiunto fa crescere “l’azienda” e Tigrett e Morton decidono di fondare nuove sedi, ovvero Los Angeles, Chicago, Dallas  e NY, sempre più ricchi e scenici. Nel 1988, le sedi sono 16, sparsi nel mondo. Oggi sono ben 140 in oltre 36 paesi a livello mondiale. L’aspetto autentico e a mio parere meraviglioso di Hark Rock Cafè è che per ognuno di questi locali si possono ammirare veri e propri musei, grazie alle donazioni che gli artisti hanno fatto nel corso degli ultimi decenni, tra cui  la chitarra originale di John Lennon, i pantaloni di Jim Morrison e Freddie Mercury o gli abiti di scena di Madonna e Prince; o

Piràmide de Arona, Tenerife, sede di un Hard Rock Cafè.

ancora innumerevoli poster, manifesti, batterie, dischi di platino e spartiti scritti a mano. In alcune sedi inoltre sono stati acculti veri e propri spettacoli musicali, di artisti come Elton John, Aerosmith e Sting. Altra curiosità è che Hard Rock Cafè non è solo ristorante: nel 1995 Morton fonda a Las Vegas l’Hard Rock Hotel e l’Hard Rock Casinò. Negli anni successivi verranno fondati altri splendidi hotel a Bali, Chicago, San Diego e Singapore e altri casinò, ad esempio ad Hollywood e Macau. Inoltre ad oggi tutte le sedi comprendono uno shop in cui è possibile acquistare il famoso merchandising con il logo ( di cui quasi tutti hanno un pezzo nell’armadio, spesso acquistato come souvenir delle gite scolastiche liceali internazionali). Concludo così questo viaggio alla scoperta di un pezzo di storia che accomuna la cultura rock e quella america. Fatemi sapere con un commento se ne conoscevate la storia. Un forte abbraccio a tutti!

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LIBERO PENSIERO EXTRA: APRIRE GLI OCCHI (13 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per la stesura di questo articolo ho aspettato qualche giorno. Voglio infatti trattare questo delicato argomento con l’aiuto di un testo musicale, che da quando è uscito mi è piaciuto davvero moltissimo. Il cantautore, se così mi è consentito definirlo, o forse in termini ancora più schietti e veritieri, un o”ratore di verità evidenti”, ovvero il rapper Fedez, ha reso pubblica appena tre settimane fa “Bimbi per strada”, nient’altro che la cruda verità di questi giorni estivi post lock down e della mancanza di attenzione nei confronti del rischio da parte dei più giovani. Fedez per me è uno dei pochi cantanti italiani che ascolto, uno dei pochi rapper del panorama italiano che non possa definire “venduto”, che segue alla lettera lo spirito del suo genere, che non vuole rendere pop qualcosa che non lo è, lanciando tormentoni estivi, che parlando di

bellezza, del caldo, di cocktail o altro simile. Il vero rap probabilmente, per quanto possa piacere o meno non è questo. E’ ribellione, libertà, non farsi piegare dal parere pubblico. In questo credo che lui sia molto vicino ai vecchi rapper americani, coloro che hanno esordito durante gli anni’90. Con questo testo, celebrando e omaggiando per altro il grande Robert Miles e il suo pezzo più celebre, “Children”, Fedez parla della realtà odierna. Il lock down, i giorni difficili passati in casa, i giorni infernali di contagi che sembravao infiniti, le persone che hanno perso la vita e i loro cari, è ormai un ricordo e la gente è tornata per strada per blande ragioni, incurante delle conseguenze. In particolare i più ribelli, come d’altro canto plausibile, sono proprio i giovani, coloro che sì hanno meno rischio, ma che possono diventare un problema, il principio di una nuova epidemia sul territorio italiano. Sfrutto l’occasione per parlare di una personale esperienza,che ho vissuto qualche giorno fa. Una sera esco con un paio di amici e decidiamo di fare un giro in centro, visto che nella mia città c’era la notte bianca e tutte le attività commerciali erano aperte. In questa occasione il rispetto delle regole, il distanziamento sociale e l’uso della

mascherina, non esiste,tanto che credo che gli unici a rispettarle fossimo noi. Fiumi di giovani, adolescenti e teenager erano ammassati all’ingresso di bar, coktailerie e nelle piazze, rigorosamente senza mascherine, totalmente incuranti delle conseguenze e sprezzanti del rischio. In tutto ciò però l’aspetto che più mi ha lasciato perplessa era l’assenza totale di carabinieri, polizia o altro, che potesse gestire e governare la situazione. Forse però, riflettendoci, era talmente grave da essere ingestibile. Detto questo concludo questa mia riflessione. Spero che personalità influenti, come Fedez, youtuber e personaggi famosi, che hanno appunto un potenziale comunicativo elevato, lanciano sempre più il messaggio, che definiscano in queste persone una presa di coscienza, che comprendano che il loro atteggiamento può mettere a rischio milioni di persone. Trovate lungo la stesura, diviso in due parti, il ritornello di “Bimbi per strada”, che vi invito ad ascoltare, qualora fosse cosa gradita. Un grande abbraccio.

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LIBERO PENSIERO EXTRA: DEDICATO A ENNIO MORRICONE. ( 6 luglio 2020)

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Un saluto, cari Lettori, dalla rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA. Oggi il mio desiderio di scrivere è dovuto alla scomparsa di un grande musicista. Io amo la scrittura, è la voce dell’anima, ma non è l’unica. Insieme a lei c’è un posto molto importante dedicato alla musica. Essa infatti ha un ruolo fondamentale nella realizzazione di un film, tant’è vero che non di rado capita di non ricordare il titolo di un film, ma di averlo ben chiaro in mente sulla base della sua colonna sonora. Furono proprio queste due ultime parole a rendere celebre l’immagine di Ennio Morricone in tutto il panorama cinematografico. Il compositore aveva raggiunto il 91esimo anno d’età e nella sua lunga carriera poteva vantare la collaborazione con Sergio

Leone e Giuseppe Tornatore, nonché un Oscar alla carriera nel 2007 e un premio nel 2016 per ” The Hateful Eight”, regia di Tarantino. Nel suo panorama musicale eccellono le colonne sonore di “Per un pugno di dollari”, “Mission”, “C’era una volta in America” e “Nuovo cinema

Paradiso”. Voglio ricordarlo con due sue citazioni, che ho lasciato tra le righe di questo umile post. Emergono in esse le parole di una persona ancorata al reale, che non vive “tra le nuvole”, come si evince talvolta, in senso buono ovviamente, in qualità di idealista sognatore, nella figura del compositore. Una persona vera, che ha vissuto per regalare emozioni e ricordi. Rimarrà con le sue meravigliose melodie nel cuore e nella mente, di tutti gli appassionati del grande cinema. Con queste parole concludo, fatemi sapere il vostro punto di vista in merito a lui e la sua straordinaria carriera. Vi saluto, come sempre, con un grande abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: OMAGGIO A EZIO BOSSO. ( 11 giugno 2020)

Buon pomeriggio Lettori. L’articolo di oggi sarà breve e intenso, atto a rendere omaggio ad un uomo che letteralmente, fino al suo ultimo giorno, ha vissuto per e grazie alla musica. Era il 20 maggio, appena qualche giorno fa, quando un grande musicista, pianista, direttore d’orchestra e compositore, si è spento nella sua casa di Bologna all’età di 48 anni. Da sempre, Ezio Bosso dal momento in cui varca la strada della notorietà l’ho contraddistingue una malattia neurovegetativa, che lo obbliga a vivere ancorato ad una sedia a rotelle, ma ciò non ha mai tolto a lui il sorriso, la voglia di comporre, di suonare e distinguersi con parole e discorsi diretti e profondi. Ma, ironia della sorte, non è stata questa sua condizione a portarselo via, bensì un cancro, che da tempo gli impediva di apparire al pubblico come avrebbe voluto. Ezio non si è mai arreso, ha sempre combattuto spinto dalla sua passione e ciò l’ha portato a compiere imprese apparentemente impossibili. Emozionante è la storia della sua vita.

Nasce a Torino, il 13 settembre del 1971. Fin da quando era solo un bambino si capisce che la sua grande passione è la musica. Ha da poco compiuto 16 e lascia la casa paterna, per debuttare come solista in Francia. Fu in seguito a questo evento che conosce colui che gli offre la possibilità di diventare una grande celebrità del settore,Ludwig Streicher, contrabbassista dei Wiener Philharmonic, che l’ho porterà a conoscere l’Accademia di Vienna, dove studia contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra. Da contrabbassista suona in importanti formazioni musicali, tra cui la Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado. Instaura con quest’ultimo un forte legame professionale e di amicizia, finché quando sopraggiunge la sua morte nel 2017, Ezio decide di farsi testimonial della sua principale creazione, l’Associazione Mozart14, nata a Bologna per portare la musica nei luoghi del dolore, nelle carceri, negli ospedali. Intanto la sua malattia avanzava, ma ciò non gli ha mai impedito di essere se stesso e di dirigere la sua orchestra, la Europe Philharmonic, creando concerti che restano nella memoria collettiva. Così concludo questo articolo, salutando ancora per l’ultima volta un grande maestro, che ci ha lasciato tante emozioni e bellissimi ricordi.

Sempre Vostra, Storyteller.