CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA, LA SUA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE.(testo trasferito del 28 giugno 2019)

Un saluto a tutti, Lettori! Pubblico la seconda parte del mio excursus riguardo il ruolo della donna e i suoi diritti sia nella società, sia dal punto di vista professionale, nel corso dei secoli. Ho deciso in questo caso di condividere e trasferite un articolo che pubblicai nel mio blog precedente. Vi lascio dunque alla lettura!

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Mi rendo conto che il discorso intrattenuto possa risultare troppo generale, tuttavia la considero una premessa fondamentale per affrontare il tema in un contesto storico e sociale molto più ampio. Ho infatti intenzione di pubblicare, nei prossimi giorni, due articoli di approfondimento incentrati sul ruolo della donna, mettendo a confronto il mondo e la cultura occidentale con quello orientale. Le date vi saranno comunicate al più presto attraverso i quotidiani post ordinari e tramite social.
Detto ciò spero che l’articolo vi sia piaciuto, vi auguro un buon prosieguo di serata. A presto!

Sempre Vostra, Storyteller.

EMPATIA: LA GIORNATA MONDIALE DEL CANE, UNA RIFLESSIONE. (16 settembre 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Con questo articolo voglio ricordare e lodare un essere vivente che talvolta lasciamo per scontato, di cui non ammiriamo l’animo e la devozione che ha sempre dimostrato, restando fedele durante tutta la propria vita al genere umano, senza chiedere nulla in cambio se non il minimo necessario per rispondere ai propri bisogni. Protagonista di queste mie parole oggi è il cane, il più devoto e amabile fra gli animali, principe indiscusso degli ambienti domestici. Nonostante ciò l’umanità ha impiegato moltissimo tempo per considerare il cane per ciò che è e non un semplice animale come tutti gli altri. Come in tanti sanno, io amo tantissimo gli animali e credo nell’esistenza nel loro essere di un’anima simile alla nostra. Questo amore mi ha portato a compiere scelte molto forti, ad esempio essere vegetariana e seguire la filosofia taoista come stile di vita, per rispettare nel modo migliore possibile coloro che credo essere tali e quale a noi. In particolare il cane, per quanto possa essere considerato semplice, legato ad una comunicazione e ad un stile di vita basilare, lo considero colui che più di tutti, possa essere considerato amico del genere umano e degno di amore e rispetto incondizionato. Un loro sguardo è capace di trasmettere quanto intere nostre perifrasi, i suoi occhi sono in grado di comunicare purezza, quella stessa ambita dal genere umano, spesso corrotta dal “peccato del materico”, il denaro e la fama, probabilmente le due cose più assurde e tragiche mai create. La loro purezza e semplicità è per me bellezza: ogni volta che vedo un cane venire incontro a me in cerca di coccole e attenzioni mi pervade un senso di gioia incredibile. Inoltre la loro coda scodinzolante, le fauci aperte che lasciano vedere la schiera di denti scoperti, con la lingua penzoloni ad un lato del muso, sembra quasi un sorriso di riconoscenza per l’affetto ad egli dimostrato. Quando si adotta un cane si ha la percezione del principio di una strana forma d’istinto inspiegabile. Lui ti guarda, un cucciolo indifeso, un tenero batuffolo di pelo che con lo sguardo languido e d’infinita dolcezza si avvicina alla vetrina del negozio, o ai bordi della gabbietta dove è riposto e lì, con quello sguardo innocente, capisci che lui ti ha scelto, per tutta la sua vita.

Il 26 agosto di ogni anno l’uomo, con la decisione di istituire una giornata mondiale per il “migliore amico”, lo sta ringraziando per tutto il bene che ci regala ogni giorno, per l’affetto che non si tira mai indietro a manifestare. Ma forse questa giornata vuol dire anche di più. Ci insegna, per quanto possa risultare strano e forse a tratti stupido, a prendere spunto dal cane, ad imparare da egli ad essere più semplici, a dare maggiore importanza ai legami, agli affetti e alle emozioni, per essere più liberi e forti rispetto alle tentazioni materiali e gli aspetti dogmatici, protagonisti da sempre della nostra “evoluta” società. Con queste parole concludo, anche se darò seguito a queste parole con una riflessione EXTRA, nel corso della giornata di oggi e domani. Un saluto a tutti e un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: GIORNATA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO. (20 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori. Oggi voglio portare avanti un tema che è un pò il fil rouge delle prime due settimane di luglio ovvero, razzismo e discriminazioni. Abbiamo parlato di quanto accaduto negli Stati Uniti, compiendo un excursus in merito alla perdita di George Floid, abbiamo parlato del ruolo della donna sia sul fronte social-cronologico, sia sul fronte professionale e abbiamo parlato di una crudeltà che talvolta l’uomo ha in confronti del mondo animale. Desidero dunque chiudere il cerchio con un articolo conclusivo dell’argomento, trattando il tema della Giornata Mondiale contro il razzismo. La celebrazione avviene ogni anno il 21 di marzo e come tutte le giornate mondiali ha una storia alle spalle che merita di essere narrata. La stessa scelta del 21 marzo ha un’origine interessante: infatti in tale data nel 1960 in Sudafrica, in un periodo in cui la popolazione locale viveva il dramma dell’apartheid, la polizia apre il fuoco su un gruppo di dimostranti di colore.Tutto culmina con la morte di sessantanove di loro,al quale si aggiunge la terribile cifra di ben 180 feriti. Il drammatico evento è tristemente ricordato come il massacro di Sharpeville. Si iniziò a celebrare e ufficializzare la giornata a partire dal 1966. L’Assemblea Generale ha sottolineato già all’epoca con questa data la necessità di un maggiore impegno al fine di eliminare tutte le forme di discriminazione razziale. A partire dal 1979 inoltre, per rendere questo messaggio ancora più esplicito, quest’ultima decide di stabilire un programma di attività a tema, allo scopo di portare avanti una forte campagna di sensibilizzazione in merito. Da allora molti stati nel mondo dedicano la settimana in cui cade il 21 marzo alla solidarietà, per sostenere i popoli che lottano contro il razzismo e le discriminazioni razziali.

Proprio grazie a questo agire a livello mondiale, molti passi avanti sono stati compiuti: in primis attraverso lo smantellamento dell’apartheid in Sud Africa e con l’abolizione in molti paesi di leggi che favorivano razzismo e discriminazione. A favorire ciò anche l’impegno della Convenzione internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale, che ha sempre dato il proprio sostegno per rendere questa lotta internazionale. Nonostante i grandi passi avanti compiuti, molte comunità e società ancora soffrono il disagio della discriminazione razziale. Il diritto all’uguaglianza è fondamentale e nell’articolo 1 della Dichiarazione Universale viene sancito che tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti. Nel secondo compaiono le seguenti parole: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza destinazione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altra genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. In tutti i paesi del mondo, la storia dell’umanità è segnata da molteplici crimini dell’odio, tra i più atroci, e rappresentano il principale ostacolo al progresso di una civiltà basata sulla pace e sullo sviluppo. Con la Risoluzione dell’Assemblea Generale 72/157, compiuta nel 2017, tutti gli stati nel mondo son ostati nuovamente spronati a misure al fine di limitare ed eliminare sui loro territori episodi di  razzismo, discriminazioni razziali, xenofobia e intolleranza, con la promozione costante della tolleranza, dell’inclusione, dell’unità e del rispetto della diversità. Con queste parole concludo, un forte abraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA, prima parte. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi e domani condivido con voi uno speciale in due puntate dedicato alla figura femminile. In particolare in questo articolo parlerò della donna e del suo ruolo nella società, nel corso dei secoli. Domani invece l’articolo seguirà una sfumatura differente dello stesso argomento, ovvero come è cambiato il ruolo della donna dal punto di vista professionale. Due argomenti che da tempo mi appassionano: infatti più volte, anche nei miei blog precedenti, ho trattato l’argomento sotto molteplici aspetti. Voglio però precisare una cosa: amare i contenuti relativi all’evoluzione della donna, in società e professionalmente parlando, non fa di me una femminista. Anche perchè credo che spesso e volentieri essere femministe significa andare a discapito di altri ruoli sociali e naturali, che inevitabilmente perdono la loro importanza nel mondo. Non credo alla donna come un’essere migliore di altri e non credo che mettere l’accento su di essa serva per renderla pari alla figura maschile: il rispetto e un agire quotidiano paritario oggigiorno sono più che sufficienti. Probabilmente oggi non ha più senso seguire questa corrente di pensiero, almeno nella società occidentale. Nonostante ciò, credo nelle femministe di un tempo, a coloro che hanno saputo protestare per rendere la nostra vita, delle generazioni a loro future, migliore, per creare un mondo in cui la disparità uomo-donna si senta soltanto più nei dibattiti, nelle riflessioni e su banchi di scuola. Le loro ribellioni ad una mentalità maschilista hanno reso il mondo un posto migliore in cui vivere. Concludendo dunque il piccolo excursus appena compiuto, sempre lecito nel magico mondo di Storyteller’s Eye, mi accingo a scrivere dell’argomento di oggi.

Tanti furono i cambiamenti che la donna subì nel corso del tempo e ciò grazie all’evoluzione politica e giuridica dei popoli, alla diversità dei fattori geografici e storici e per la sua appartenenza ai vari gruppi sociali. Ad ogni modo, secoli addietro la donna, in vari paesi, costumi e circostanze, ha quasi sempre subito un trattamento di inferiorità rispetto alla figura maschile, che reggeva in sè pieni poteri giuridici, economici e civili. Era esclusa dalla maggior parte delle attività sociali e vantava ben pochi diritti. Anche se nell’età arcaica la donna aveva un ruolo importante (la società all’epoca era di tipo matriarcale), in quanto generatrice di vita e custode del focolare domestico, già a partire dall’Antica Grecia, le cose cambiano. Grandi filosofi del calibro di Platone, Pitagora o Euripide considerano la donna ignorante, inferiore, difettosa e incompleta. Era sempre sotto il controllo del padre finché si sposava, allora il controllo passava al marito.Come in Grecia, anche sul vasto territorio dei latini, la donna non viveva condizioni migliori, il suo scopo era il mantenimento della prole, quasi fosse una sorta di fattrice. Tutti i poteri erano nelle mani del paterfamilias, che aveva il diritto di decidere sulla vita di figli e moglie. Qualche libertà in più se la permettevano le mogli degli imperatori, donne libere e potenti, di cui la parola aveva grande influenza sulle scelte politiche del marito. La situazione si complicò ulteriormente in epoca medievale. La donna ricopriva due ruoli completamente opposti: da un lato era una figura angelica e spirituale, ma dall’altro diventava stregonesca e maligna. Nonostante fosse vista come l’incarnazione del bene e del male, era comunque succube del potere maschile e l’uomo sfruttava il suo potere perchè timoroso delle reazioni del suo lato oscuro. Nonostante ricevesse una dote dalla famiglia d’origine, al momento del matrimonio la dote diventava proprietà del marito, la donna perdeva ogni diritto di amministrarla e gestirla. In realtà essa stessa diventava in un certo senso proprietà del marito, in quanto avrebbe dovuto occuparsi per tutta la vita del suo benessere e non aveva diritto a fare testamento. La donna inoltre non aveva diritto di uscire di casa, se non sotto la vigilanza e il controllo del marito. Le sue relative libertà iniziavano quando lavorava. L’attività nei campi o presso la bottega del marito le consentiva di uscire senza essere accompagnata. La donna musulmana, come quella cristiana dell’epoca medievale, aveva pochi diritti: uomo e donna si vedevano di rado, vivevano vite distinte, frequentavano ambienti diversi. Alle donne non era consentito l’accesso alle moschee, andavano piuttosto ai bagni pubblici, dove compivano i riti di purificazione, curavano la propria igiene, si incontravano, si riposavano, combinavano matrimoni. Le donne musulmane però potevano possedere beni, seppur in quantità ridotta rispetto agli uomini, e potevano ereditarli. Potevano inoltre essere proprietarie di attività commerciali, ovviamente seguite da collaboratori maschili. Nel Seicento la società nutriva grande paura dell’universo femminile così iniziarono a ricorrere all’accusa di stregoneria. Venivano condannate tutte quelle donne i cui tratti o atteggiamenti erano, a loro dire, più affini al modello ideale di “strega”. Colore che venivano accusate di stregoneria furono presto condannate al rogo. Fu soltanto dopo la Rivoluzione Francese, grazie a Napoleone Bonaparte, che la donna acquisisce maggiori libertà. Ad esse fu concesso di mantenere il proprio cognome, anche in caso di matrimonio, e di esercitare autonomamente attività commerciali. Fu inoltre abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. I primi veri movimenti di ribellione delle donne in Occidente avvennero all’alba del Novecento. Iniziarono quindi a radunarsi in grandi comizi e manifestazioni pubbliche, allo scopo di far sentire la propria voce ad una realtà maschilista, chiedendo parità di diritti. Il fenomeno dell’industrializzazione aiutò il progresso verso la parità: si scoprì presto nella donna una valida lavoratrice, tanto quanto l’uomo, soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, momento in cui le mogli portavano avanti l’economia del paese, mentre i mariti combattevano in guerra. In Italia, anno storico fu il 1946, quando le elezioni furono per la prima volta a suffragio universale: la donna aveva raggiunto il diritto al voto. Nel 1948 lo Stato Italiano stabilì la totale uguaglianza tra uomo e donna e nel 1975, si ottenne la parità di diritti tra marito e moglie. Anche se da noi in Occidente, nel corso del Novecento, la donna ottene politicamente e giuridicamente gli stessi diritti dell’uomo, la stessa cosa non si può dire nel mondo islamico, dove la situazione è ancora problematica. Padri, fratelli e mariti, rappresentano ancora delle autorità per la donna, sono viste come figure diaboliche e di vergogna, motivo per cui i loro volti sono costantemente coperti da veli. In alcuni paesi, ancora fortemente tradizionalisti, le donne non possono godere della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche e posizioni di responsabilità in campo civile e religioso. Non si può quindi affermare che i diritti sono cosa ormai acquisita per tutte le donne. Là è ancora necessario combattere e ribellarsi, ma non contro l’uomo, piuttosto contro i terribili dogma sociali che ancora vengono imposti alle donne. Non so quanto ciò sia possibile, ma spero che un giorno si possa affermare, in modo tangibile, reale e non utopico, che siamo tutti uguali. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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