I CONSIGLI DI STORYTELLER’S EYE: RECENSIONE “LA MIA VITA DENTRO AL D.A.P. (2 gennaio 2021)

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Copertina del libro “La mia vita dentro al D.A.P.” pagine 146

Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Il libro di cui oggi vi porto il mio pensiero ha attirato fin da subito la mia attenzione, perché la tematica trattata, come si evince dalla lettura stessa, é da sempre controversa. Nonostante i vari mezzi di comunicazione del giorno d’oggi infatti risultano poco chiare e di conseguenza poco approfondite le esperienze e le sensazioni vissute quando si é affetti da D.A.P, ovvero il disturbo da attacchi di panico, un agglomerato di sintomi fisici e psicologici particolarmente debilitanti per le persone che ne soffrono. A questo riguardo ci viene in aiuto l’autrice del libro, Elisabetta Guidotti, testimonianza diretta di cosa si vive durante questi periodi e divenuta in seguito a guarigione portavoce di tutti coloro di chi come lei ne ha sofferto e ne soffre, con la nascita dell’Associazione Volontaria “Insieme Onlus”, di cui oggi è presidente. L’opera, da tratti biografici e riflessivi, è da definirsi una raccolta di piccoli racconti e pensieri, brevi condivisioni dell’intimo sentire dell’autrice, che danno la possibilità di conoscere la patologia sotto differenti punti di vista. La trama, impossibile da definire dato che si tratta di una raccolta di storie e pensieri di Elisabetta, lascia totale arbitrio alla tematica trattata, talmente forte da risultare anche personaggio primario della narrazione. Qui il D.A.P presenta infatti un potere narrativo tale da eclissare quasi l’immagine della persona che ne soffre: decisione dell’autrice é infatti quella di dare poco spazio alla narrazione degli episodi vissuti, per lasciare maggiore rilievo a parole di incoraggiamento e allo scopo di “presa di conoscenza” della malattia. La struttura testuale non è da considerarsi complessa, essendo essa una raccolta, nonostante la presenza occasionale di flashback che delineano le esperienze dell’autrice. Lo stile del linguaggio é semplice e diretto, in quest’ottica il libro si potrebbe definire una guida spirituale, dispensa di consigli e pensieri incoraggianti per chi soffre del disturbo, ideale per lo scopo finale del libro. Traendo le conclusioni finali devo dire che la lettura mi è piaciuta, é sicuramente fruibile per un ampia tipologia di lettori, é scorrevole e si ultima in un tempo relativamente breve (circa un’oretta). Personalmente ha arricchito il mio bagaglio conoscitivo in merito al D.A.P, anche se non era un argomento del tutto sconosciuto per me, sicuramente da consigliare per tutti coloro che sono desiderosi di approfondire l’argomento o necessitano di un sostegno in più per uscirne. Il mio voto é quindi molto positivo:

Classificazione: 4 su 5.

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Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO EXTRA: LA BELLEZZA DEI SENTIMENTI. (18 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Questo post lo promisi diversi giorni fa e vista la passione che provo per questo meraviglioso scrittore non potevo astenermi dalla pubblicazione di una sua lettera, forse quella principale in tutto il patrimonio epistolare conservato fino ai giorni nostri. Prima di addentrarmi nel merito ci tengo a rispondere ad un commento che giustamente è stato condiviso sotto lo scorso post dedicato a Keats. Io infatti affermo nella mia analisi una certa semplicità linguistica, ricercata per fornire al lettore un’immediata emotività ed empatia con i suoi contenuti. Mi è stato fatto notare che l’Endimione, altra opera del celebre poeta, in cui i contenuti sembrano molto complessi. La complessità della retorica è forse uno degli aspetti più difficili da definire oggettivamente in letteratura. Ho letto solo alcune parti dell’Endimione, durante gli anni del liceo e successivamente, ma anche in questo caso, giudizio soggettivo, ho trovato la lettura abbastanza semplice, linguisticamente parlando, a differenza di altri suoi contemporanei, ad esempio un William Blake, i cui contenuti sono fortemente immaginifici e colmi di metafore, un Coleridge o un Wordsworth con le loro ballate. Abbiamo poi tutto il filone italiano, di cui è

impossibile non citare Leopardi o un Foscolo. Detto ciò, come affermo in precedenza, è un aspetto sensibile, che vede idee soggettive e contrastanti. Tornando alla lettera del nostro Keats, quello che segue è uno dei maggiori esempi dell’amore che il poeta provò per la sua Fanny Brawne. La relazione durò dal dicembre 1818 fino al febbraio del 1821, anno in cui tragicamente venne a mancare. Per approfondire ulteriormente l’argomento vi consiglio di leggere anche il precedente articolo in merito a Jonh Keats, sempre per la rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA, datato 4 luglio 2020, dal titolo “OMAGGIO A JOHN KEATS”. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

“Mia cara ragazza,

In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi. Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi assiste nell’allontanarti dalla mia mente anche per un breve momento. Sulla mia anima non riesco a pensare a nient’altro. È passato il tempo in cui avevo il potere di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita. Il mio amore mi ha reso egoista. Non posso esistere senza di te. Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora, la mia vita sembra fermarsi lì, non vedo oltre. Mi hai assorbito. In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto – sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto. Sarei spaventato di dovermi allontanare da te. Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Amore mio, cambierà? Non ho limiti ora al mio amore… Il tuo biglietto è arrivato proprio qui. Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo. Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro Religione – Ho avuto un brivido. Ora non rabbrividisco più. Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. Potrei morire per te. Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma. Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere; eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso “di ragionare contro le ragioni del mio amore”. Non posso farlo più – il dolore sarebbe troppo grande. Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te.

Tuo per sempre,

John Keats

Sempre Vostra, Storyteller.

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