LIBERO PENSIERO: SULLA QUESTIONE SOCIAL. (11 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori!Voglio iniziare questa settimana di scrittura creativa e di riflessione con un argomento che ha suscitato molte opinioni contrastanti.Vi pongo dunque una domanda, retorica ovviamente, che ha il principale scopo della riflessione e di catturare la vostra attenzione. Internet e i social in particolare, hanno schiavizzato davvero le nostre menti? La nostra vita, oggi, verte davvero intorno a smartphone, Facebook, Instagram,Whatsapp e altro simile? Ebbene cercherò di darvi in queste poche e modeste righe la mia opinione. E’ da notare che il mio pensiero non sarà mai in grado di sostituire quello vostro, per questo sarei felice di leggere nei commenti il vostro personale giudizio in merito. Mi piace vedere questa rubrica, più di altre, come un mezzo di scambio, un dialogo vivo tra noi. Ma arriviamo al dunque. Internet in particolare, ma anche i social in realtà, hanno lati positivi e negativi. Se andate a vedere come si sta evolvendo la società vi renderete conto che tra i tanti problemi della nostra nazione uno spicca tra altri. Mi riferisco alla disoccupazione giovanile. Non solo le nuove generazioni vivono in maniera diversa rispetto a chi ha vissuto la sua infanzia 30, 40,50 anni prima, ma presenta necessariamente bisogni diversi. Spesso gli viene detto ai più giovani che sono pigri, che non conoscono la fatica e il lavoro vero e che la disoccupazione deriva da una nostra scelta. La realtà è che la società presenta aspetti disomogenei che producono i seguenti problemi. In altre parole ci portano alla conoscenza di modelli di vita molto più evoluti rispetto ai servizi offerti. Lavorare con internet e i pc dovrebbe essere un concetto ormai affermato nella società odierna. In Italia non è così ed il risultato è che i più giovani non hanno un lavoro adeguato all’evoluzione sociale. Le offerte proposte non sono il risultato di uno sviluppo creativo, ma di una richiesta di forza pratica che incrementa consumismo smodato e cattive abitudini. Se l’offerta professionale vedesse le competenze e la formazione verso un mondo creativo e consapevole dell’uso di internet, probabilmente ci troveremo di fronte a un paese più intelligente, creativo e consapevole, che non spende per acquistare oggetti che non servono e cibi che fanno male alla propria salute. Io vorrei nel mio futuro e in quello delle prossime generazioni una maggiore comunicazione tra uomo e tecnologia, senza che quest’ultima ci domini. In generale credo che tutto ciò che non riguarda un consumo materiale sia considerato socialmente inutile. Vedi anche solo la scrittura. Scrivo ormai da un decennio, oggi ho 25 anni, eppure non posso vivere esclusivamente di libri e di blog, ho dovuto per forza arrangiarmi e fare altre attività insieme. Nonostante ciò mi ritengo fortunata perchè le mie altre attività sono sempre parte del mondo della scrittura, altri purtroppo, nonostante abbiano un potenziale invidiabile a livello creativo, sono costretti a fare i commessi o i lavapiatti. Credo che questa sia la peggiore piaga dell’Italia. Quindi il problema per me non sono i social o internet, ma la società in cui si sono evoluti. Abbiamo lasciato nelle mani dei più giovani un oggetto complesso, senza fornire loro il senso intrinseco. Il risultato è un utilizzo poco produttivo, precursore del consumismo e di contenuti quasi del tutto privi di senso. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! I want to start this week of creative writing and reflection with a topic that has aroused many conflicting opinions. So I ask you a question, rhetorical of course, which has the main purpose of reflection and to capture your attention. . Have the internet and social media in particular really enslaved our minds? Does our life today really revolve around smartphones, Facebook, Instagram, Whatsapp and more like that? Well I will try to give you my opinion in these few and modest lines. It should be noted that my thoughts will never be able to replace yours, so I would be happy to read your personal opinion on the matter in the comments. I like to see this column, more than others, as a means of exchange, a lively dialogue between us. But let’s get to the point. Internet in particular, but also social networks in fact, have positive and negative sides. If you go and see how society is evolving you will realize that among the many problems of our nation one stands out among others. I am referring to youth unemployment. Not only do the new generations live differently than those who lived their childhood 30, 40, 50 years earlier, but they necessarily have different needs. Younger people are often told that they are lazy, that they don’t know hard work and real work and that unemployment comes from our choice. The reality is that society has mixed aspects that produce the following problems. In other words, they lead us to the knowledge of life models that are much more advanced than the services offered. Working with the internet and PCs should be an established concept in today’s society. In Italy this is not the case and the result is that the youngest do not have an adequate job for social evolution. The offers proposed are not the result of a creative development, but of a request for practical strength that increases excessive consumerism and bad habits. If the professional offer saw the skills and training towards a creative world aware of the use of the internet, we will probably find ourselves facing a more intelligent, creative and aware country, which does not spend to buy objects that are not needed and foods that they are bad for your health. I would like in my future and in that of the next generations a greater communication between man and technology, without the latter dominating us. In general, I believe that anything that does not concern material consumption is considered socially useless. See also just the writing. I’ve been writing for a decade now, I’m 25 today, yet I can’t live exclusively on books and blogging, I had to make do and do other activities together. Despite this, I consider myself lucky because my other activities are always part of the world of writing, others unfortunately, despite having an enviable potential on a creative level, are forced to be a shop assistant or a dishwasher. I believe this is the worst plague of Italy. So the problem for me is not social networks or the internet, but the society in which they have evolved. We left a complex object in the hands of the youngest, without giving them the intrinsic meaning. The result is an unproductive use, a precursor of consumerism and almost completely meaningless content. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

Sempre Vostra, Storyteller.

Always Yours, Storyteller.

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CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA, LA SUA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE.(testo trasferito del 28 giugno 2019)

Un saluto a tutti, Lettori! Pubblico la seconda parte del mio excursus riguardo il ruolo della donna e i suoi diritti sia nella società, sia dal punto di vista professionale, nel corso dei secoli. Ho deciso in questo caso di condividere e trasferite un articolo che pubblicai nel mio blog precedente. Vi lascio dunque alla lettura!

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Mi rendo conto che il discorso intrattenuto possa risultare troppo generale, tuttavia la considero una premessa fondamentale per affrontare il tema in un contesto storico e sociale molto più ampio. Ho infatti intenzione di pubblicare, nei prossimi giorni, due articoli di approfondimento incentrati sul ruolo della donna, mettendo a confronto il mondo e la cultura occidentale con quello orientale. Le date vi saranno comunicate al più presto attraverso i quotidiani post ordinari e tramite social.
Detto ciò spero che l’articolo vi sia piaciuto, vi auguro un buon prosieguo di serata. A presto!

Sempre Vostra, Storyteller.

CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA NEL MONDO LAVORATIVO, DALLA PRIMA LAUREA FEMMINILE AD OGGI. ( Testo trasferito del 28 giugno 2019)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Ben trovati con l’articolo della rubrica CRONACA. 

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Con queste parole concludo, un forte abbraccio!

Sempre Vostra, Storyteller.

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