CRONACA: LA PRIMA ANTENATA DELLA BICICLETTA. (3 luglio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Finalmente riesco a ritagliarmi il tempo necessario per scrivere questo breve articolo della rubrica CRONACA. Era da tanto tempo che non scrivevo più un articolo riguardo ad una strana invenzione del passato, di quegli oggetti che a noi oggi sembrano davvero bizzarri e fuori dal comune, ma che rappresentavano il principio di un’evoluzione che avrebbe portato allo sviluppo di oggetti tut’ora per noi molto utili e fondamentali. È sicuramente il caso della bicicletta, il classico veicolo che tutti conoscono, composto da due ruote, manubrio e poco altro. Nonostante per alcuni aspetti il suo antenato la ricorda, l’oggetto in questione si presenta molto differente rispetto alla sua versione del giorno d’oggi. Il veicolo infatti aveva un sellino simile alla sella normalmente adoperata per cavalcare, il manubrio era più simile ad una leva e le ruote apparivano molto più grandi rispetto alla bicicletta odierna. Inoltre era del tutto priva di pedali e ci si poteva spostare solo poggiando i piedi a terra. Il nome di questa antica bicicletta è “velocipide” e la sua creazione avvenne nel 1817. Si dice infatti che un barone, un certo Karl Von Drais, che normalmente impiegava il suo tempo come impiegato statale, volesse creare un mezzo che fosse una valida alternativa ai classici cavalli, troppo spesso sfruttati. In quel periodo infatti molti di loro morivano di inedia, per via di lunghi periodi di carestia nei raccolti. Il mezzo, dopo numerosi tentativi, divenne qualcosa di adoperabile a tutti gli effetti, tanto che il 26 giugno del 1817 il signor Von Drais riesce a percorrere ben 13 km in sella al suo nuovo veicolo. Lui stesso le diede il nome di Laufmachine, che in tedesco significava letteralmente “macchina da corsa”. Nonostante risultasse un mezzo chiaramente innovativo, visto che era dotato addirittura di sterzo, ebbe vita breve e il suo successo si concluse quasi subito. Bisognerà aspettare circa 40 anni affinché venga introdotto un mezzo capace di maggiore stabilità ed equilibrio, ovvero la “bicicletta velocipide”. Segue un breve video disponibile su YouTube dedicato alla storia della bicicletta, che illustra dunque i tanti modelli che hanno preceduto quella odierna. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers!
I finally manage to carve out the time necessary to write this short article in the CHRONICLE column.
It had been a long time since I wrote an article about a strange invention of the past, about those objects that seem really bizarre and out of the ordinary to us today, but which represented the principle of an evolution that would have led to the development of all objects. ‘now very useful and fundamental for us.
This is certainly the case with the bicycle, the classic vehicle that everyone knows, consisting of two wheels, handlebars and little else.
Although in some respects its ancestor remembers it, the object in question looks very different from its present day version.
The vehicle in fact had a saddle similar to the saddle normally used for riding, the handlebar was more like a lever and the wheels appeared much larger than today’s bicycle.
It was also completely free of pedals and you could only move by placing your feet on the ground.
The name of this ancient bicycle is “velocipide” and its creation took place in 1817. It is said that a baron, a certain Karl Von Drais, who normally used his time as a civil servant, wanted to create a vehicle that was a valid alternative to classic horses, too often exploited.
In fact, at that time many of them died of starvation, due to long periods of famine in the crops.
The vehicle, after numerous attempts, became something usable in all respects, so much so that on June 26, 1817, Mr. Von Drais managed to travel 13 km in the saddle of his new vehicle.
He himself gave it the name of Laufmachine, which literally meant “racing car” in German.
Although it was a clearly innovative vehicle, since it was even equipped with steering, it was short-lived and its success ended almost immediately.
It will take about 40 years for a vehicle capable of greater stability and balance to be introduced, namely the “velocipide bicycle”.
Below is a short video available on YouTube dedicated to the history of the bicycle, which therefore illustrates the many models that preceded today’s one.
With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm.
You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next.
Hugs to all!

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VIAGGI: STORIA DELLA RADIOATTIVITÀ. (2 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ultimamente, navigando su Google, mi imbatto in straordinarie invenzioni, spesso per nomea particolarmente famose, ma altrettanto poco conosciute dal punto di vista della loro storia, di come effettivamente sono nate. Ebbene tra le tante invenzioni che ho deciso di approfondire, vista la recente ricorrenza dell’anniversario di invenzione, c’è anche la radioattività, ovvero  un fenomeno per cui un nucleo atomico instabile (radioisotopo o radionuclide) si trasforma, in seguito a emissione spontanea di radiazioni. Ad annoverarsi il titolo di inventore della radioattività fu lo scienziato francese Antoine Henri Becquerel. Egli venne per primo a conoscenza dell’esistenza di un fenomeno naturale che, se governato o indotto artificialmente, avrebbe fornito un aiuto tangibile alla chimica e alla medicina. In caso contrario però, avrebbe costituito un pericolo letale per l’uomo. Egli proveniva da una famiglia affermata nel settore scientifico, in quanto sia il padre sia il nonno erano entrambi fisici molto conosciuti e avevano insegnato al Muséum national d’histoire naturelle di Parigi. I suoi studi presero il via dalle precedenti scoperte sui raggi X e sulla fluorescenza, risalenti al 1895, per opera di Wilhelm Conrad Röntgen. Notò infatti che la fluorescenza dei minerali di uranio esposti alla luce solare erano in grado di impressionare una lastra fotografica in carta nera, posta nelle vicinanze. L’aspetto davvero interessante fu che lo stesso fenomeno si era verificò anche con la lastra chiusa in un cassetto. Ciò fu possibile grazie alla presenza di radiazioni invisibili sui minerali di uranio, il che dimostrò che si trattava di un fenomeno del tutto naturale, non necessariamente indotto artificialmente tramite luce solare o altro. La scoperta venne quindi esposta dallo stesso Becquerel all’Accademia francese delle Scienze, il 2 marzo del 1896. Da allora si iniziò a parlare in Fisica di radioattività, originata dalla disintegrazione, spontanea o provocata, di un nucleo atomico con conseguente emissione di radiazioni elettromagnetiche. Grazie alla sua scoperta Becquerel vinse nel 1903 il Premio Nobel per la Fisica. Le radiazioni sono ad oggi adoperate in molti campi della scienza e della tecnica, in particolare nel campo medico, che vede i raggi X utilizzati come strumento diagnostico e terapeutico. Uno degli impieghi più recenti riguarda la genetica, in cui le radiazioni sono utilizzate come agenti mutageni, dando vita a varietà e razze con caratteristiche nuove. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Lately, browsing Google, I come across extraordinary inventions, often by name particularly famous, but equally little known from the point of view of their history, how they actually were born. Well, among the many inventions that I have decided to deepen, given the recent anniversary of the anniversary of invention, there is also radioactivity, that is, a phenomenon where a unstable atomic nucleus (radioisotope or radionuclide) transforms, as a result of spontaneous radiation emission. The title of inventor of radioactivity was the scientist French Antoine Henri Becquerel. He was first aware of the existence of a natural phenomenon which, if governed or artificially induced, would provide tangible aid to chemistry and medicine. Otherwise, however, it would have posed a lethal danger to man. He came from an established family in the scientific field, as both his father and grandfather were both well-known physicists and had taught at the Muséum national d’histoire naturelle in Paris. His studies began with previous discoveries on X-rays and fluorescence, dating back to 1895, by Wilhelm Conrad Röntgen. He noted that the fluorescence of uranium ores exposed to sunlight was able to impress a photographic slab in black paper, placed nearby. What was really interesting was that the same phenomenon occurred with the slab closed in a drawer. This was possible due to the presence of invisible radiation on uranium ores, which showed that it was a completely natural phenomenon, not necessarily artificially induced by sunlight or anything else. The discovery was then exhibited by Becquerel himself at French Academy of Sciences on March 2, 1896. Since then, we have been talking in Physics about radioactivity, originating from the disintegration, spontaneous or provoked, of an atomic nucleus resulting in the emission of electromagnetic radiation. Thanks to his discovery, Becquerel won the 1903 Nobel Prize in Physics. Radiation is currently used in many fields of science and technology, particularly in the medical field, which sees X-rays used as a diagnostic and therapeutic tool. One of the most recent uses is genetics, in which radiation is used as mutagenic agents, giving rise to varieties and breeds with new characteristics. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: IL FONOGRAFO. (24 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi per la rubrica VIAGGI affrontiamo nuovamente la nascita di un altro oggetto del passato. Se non si era compreso adoro scoprire e approfondire come sono nati oggetti particolari, qualcuno in uso tutt’oggi altri in utilizzo in tempi remoti, sostituiti da versioni più contemporanee. Ma dunque cos’è il fonografo? Si tratta di un oggetto oggigiorno obsoleto, o almeno così credo viste le sue funzioni, ovviamente se avete conoscenza in materia sarei felice di trovare le vostre considerazioni nei commenti. È uno strumento che sostituì il suo antenato, il telegrafo, nato un secolo prima, e fu in grado di incidere i punti e le linee del codice morse su un disco, disegnando una traccia a spirale con una piccola punta, in modo che un messaggio potesse essere ripetuto senza l’intervento dell’operatore. Tutto iniziò nel 1877. Da tempo l’inventore statunitense Thomas Edison stava lavorando ad un nuovo strumento, un ripetitore grafico capace di registrare la voce umana e riprodurla allo stesso modo. Nonostante il tentativo del francese Edouard-Leon Scott de Martinville, fu Edison a stupire tutti con il suo fonografo, invenzione di cui due mesi dopo la dimostrazione pubblica venne riconosciuta con brevetto. Come per le precedenti invenzioni, cercò di trarne profitto commerciale fondando la “Edison Speaking Phonograph Company” per la gestione e produzione del prodotto. All’inizio, vista la qualità abbozzata dello strumento dal punto di vista del suono, non venne utilizzato ad uso professionale, bensì ad uso ricreativo, nei luna park e alle fiere, e funzionavano a gettoni, ma successivamente fu lo stesso Edison a migliorare all’efficienza dello strumento e a consigliare il miglior utilizzo professionale dello stesso, con un utilizzo simile a quello della moderna segreteria telefonica, installando lo stesso sul telefono. In poco tempo giunsero i primi guadagni, in crescita esponenziale, finché lo stesso Edison decise di cedere la sua società per 10 000 dollari, conservando un 20% di guadagno sui profitti. La vita del fonografo fu comunque breve e vide il suo ultimo tramonto nel 1887, quando venne sostituito dal grammofono di Emile Berliner che sostituiva il cilindro con un disco, garantendo una migliore qualità di riproduzione rispetto al fonografo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today for the travel section we face again the birth of another object of the past. If it was not understood I love to discover and deepen how particular objects were born, someone still in use today others in use in ancient times, replaced by more contemporary versions. So what is phonograph? It is an obsolete object nowadays, or so I believe given its functions, of course if you have any knowledge of the subject I would be happy to find your considerations in the comments. It is a tool that replaced its ancestor, the telegraph, born a century earlier, and was able to engrave the points and lines of morse code on a disk, drawing a spiral track with a small tip, so that a message could be repeated without the operator’s intervention. It all began in 1877. American inventor Thomas Edison had long been working on a new instrument, a graphic repeater capable of recording the human voice and reproducing it in the same way. Despite the attempt of French Edouard-Leon Scott de Martinville, it was Edison who surprised everyone with his phonograph, an invention of which two months after the public demonstration was recognized by patent. As with previous inventions, he tried to make a commercial profit by founding the Edison Speaking Phonograph Company for the management and production of the product. At first, given the sketchy quality of the instrument from the point of view of sound, it was not used for professional use, but for recreational use, in amusement parks and fairs, and they worked with tokens, but later it was Edison himself who improved the efficiency of the instrument and recommended the best professional use of the same, with a similar use to that of modern voicemail , installing the same on your phone. In a short time came the first gains, growing exponentially, until Edison himself decided to sell his company for 10,000 dollars, retaining a 20% profit on profits. The phonograph’s life was short and saw its last sunset in 1887, when it was replaced by Emile Berliner’s gramophone replacing the cylinder with a disc, ensuring a better quality of reproduction than the phonograph. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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VIAGGI: STORIA DEL RADAR. (18 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! La storia di come nascono gli oggetti, ormai di pubblico e comune utilizzo, mi affascina sempre. Tra le ultime curiosità maturate si annovera sicuramente la storia del radar, oggi strumento particolarmente utile per rilevare e determinare una posizione secondo le coordinate di distanza, l’altezza e l’azimuth. Si dice che per Marconi la scoperta di Watson- Watt rappresentò uno smacco: era infatti convinto che il fisico britannico non possedeva il merito di aver realizzato il primo sistema di telerilevamento. Per la Germania nazista invece il radar fu tra le principali ragioni della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, risultando uno strumento di viaggio davvero insostituibile. A dare inizio agli studi fu il tedesco Herz nel 1886, che studiò la capacità di riflettere onde radio attraverso oggetti solidi. Da allora numerosi altri studi vennero svolti, grazie anche al contributo del fisico scozzese Robert Watson-Watt, che venne incaricato dall’Ufficio Meteorologico del Regno Unito di creare un sistema di mappatura dei temporali. Il governo inglese ne vide subito un potenziale in campo militare. Watt venne quindi chiamato a lavorare con il collega Edward Victor Appleton (Premio Nobel per la fisica 1947) per la costruzione di antenne in una fitta rete, in grado di emanare segnali fino alla ionosfera. A quel punto il segnale veniva riflesso riportando informazioni sulla posizione esatta. La prima dimostrazione di telerilevamento avvenne il 26 febbraio del 1935, quando Watt riuscì a captare l’esatta posizione di un aereo in regime di silenzio radio e avvolto dalla nebbia. Quattro anni dopo la Gran Bretagna aveva numerose stazioni radio sparse su tutto il territorio nazionale: poteva infatti rilevare l ‘avvicinamento dei nemici ad oltre 120 km di distanza. Nel 1940 il nome ufficiale dell’invenzione divenne RADAR (RAdio Detection And Ranging, in italiano “radio-rivelatore e misuratore di distanza”) per volontà degli Stati Uniti. Da quel momento ogni aereo e nave lo ebbero in dotazione, aumentando gli standard di sicurezza nel trasporto passeggeri e nelle rotte commerciali. Nonostante l’invenzione fu totalmente attribuita a Watt il criterio alla base del suo funzionamento fu precedentemente scoperta. Quel qualcuno era Guglielmo Marconi che nel 1922, in occasione del Congresso degli ingegneri americani a New York, annunciò che era molto vicino a realizzare un marchingegno in grado di rendere visibili gli oggetti in condizioni di buio totale e di nebbia. L’esercito itai italiano pensò che il progetto di quest’ultimo non fosse sufficiente per essere finanziato. In Italia inoltre all’epoca non esisteva una vera e propria industria nazionale elettronica e la prima produzione su scala nazionale in Italia avvenne intorno agli anni ’50, cosa che costò a Marconi un prestigioso primato scientifico. Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! The story of how objects are born, now of public and common use, always fascinates me. Among the latest curiosities gained is certainly the history of radar, today a particularly useful tool to detect and determine a position according to distance coordinates, height and azimuth. It is said that for Marconi the discovery of Watson- Watt represented a setback: he was in fact convinced that the British physicist did not have the merit of having created the first remote sensing system. For Nazi Germany, however, radar was one of the main reasons for the defeat in World War II, resulting in a truly irreplaceable travel tool. Hisz in 1886 began his studies, studying the ability to reflect radio waves through solid objects. Since then, numerous other studies have been carried out, thanks in part to the contribution of scottish physicist Robert Watson-Watt, who was commissioned by the UK Meteorological Bureau to create a thunderstorm mapping system. The British government immediately saw military potential. Watt was then called upon to work with his colleague Edward Victor Appleton (1947 Nobel Prize in Physics) to build antennas in a dense network, capable of emitting signals to the ionosphere. At that point the signal was reflected by reporting information about the exact location. The first demonstration of remote sensing took place on February 26, 1935, when Watt was able to capture the exact location of a plane in radio silence and shrouded in fog. Four years later, Great Britain had a large number of radio stations throughout the country, and it could detect that its enemies were approaching more than 120 km away. In 1940, the official name of the invention became RADAR (RAdio Detection And Ranging) at the will of the United States. Since then, each aircraft and ship has supplied it, raising safety standards in passenger transport and commercial routes. Although the invention was fully attributed to Watt, the criterion behind its operation was previously discovered. That was Guglielmo Marconi who in 1922, at the Congress of American Engineers in New York, announced that he was very close to making a device capable of making objects visible in conditions of total darkness and fog. The Italian Itai army thought that the latter’s project was not enough to be financed. In Italy, moreover, at the time there was no real national electronic industry and the first production on a national scale in Italy took place around the 1950s, which cost Marconi a prestigious scientific primacy. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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