EMPATIA: IL NUOVO VOLTO DELLE DONNE, STORIE DI SCRITTRICI CHE HANNO CONDIZIONATO IL MOVIMENTO FEMMINISTA. (9 ottobre 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Finalmente trovo il tempo e le forze per dedicarmi a questo articolo. Ci addentriamo nel grande mondo di EMPATIA, la rubrica che mediante riflessioni, idee e curiosità, ci porta alla scoperta del dono più prezioso che gli essere umani hanno probabilmente, ovvero la capacità di provare emozioni, in particolare parleremo di donne le cui qualità le rendono molto particolari. Ovviamente il tema non può che essere affrontato in termini storytelliani. Non si parlerà semplicemente di donne come una categoria, anche perché non si tratta ne di un’istituzione, né di una categoria, né tanto meno qualcosa da festeggiare per la sua esistenza sulla Terra. Piuttosto parleremo di alcune donne, che hanno lavorato nel corso della loro vita con la scrittura, sfruttandola come mezzo, come veicolo per lasciare il loro messaggio e cambiare per mezzo di un grido interiore su carta, le sorti della storia. Si tratta di scrittrici, giornaliste, attiviste, che sono diventate paladine di una giustizia necessaria, di una libertà verso l’uguaglianza di tutto il genere umano.  Ho deciso infatti, in luce alle mie ricerche e alle mie preferenze, di citarvi quattro tra le molteplici scrittrici e attiviste  del movimento femminista, dandovi il piacere di ripercorrere le loro vite, affinché quello che hanno fatto per i nostri diritti non sia dato per scontato. La prima che voglio citare è GLORIA STEINEN. Lei è stata giornalista e attivista americana degna di nota. Il suo viaggio alla ricerca di un mondo migliore per le donne inizia tra gli anni ’60 e ’70. Fin da giovane si impegna nel suo lavoro con dedizione e scrive numerosi articoli per la rivista Ms, nata nel 1972, trattando i più svariati e spinosi argomenti, come ad esempio la contraccezione, l’aborto, la mutilazione genitale e lo sfruttamento dell’uomo sul corpo femminile come qualcosa di lecito. Le sue attività inoltre, diventano sempre più propense all’aiuto delle comunità afro-americane e in seguito ai movimenti pacifisti contro la Guerra del Vietnam.

Ci tengo a parlare di un altro grande volto del movimento letterario femminista, ovvero TONY MORRISON. È una scrittrice afro-america di grande successo, tanto che i suoi scritti e le sue azioni le varranno il Premio Pulitzer nel 1988 e il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993. Prima di affermarsi nella sua professione di scrittrice è un semplice editore che si occupa della diffusione di testi di autori afro-americani. Più tardi la sua carriera decolla e si distingue con libri come “Sula”, “Canto di Salomone” e “Amatissima”, affrontando temi alquanto delicati come la schiavitù, l’oppressione e la convivenza. Le sue ideologie non si legato solo al movimento femminista, ma più in generale alla sua origine culturale. Per la Morrison non esiste un matriarcato superiore al patriarcato e nemmeno viceversa. Esiste un’umanità unita, libera dalla tirannia del razzismo, fuori dalla distinzione per razza, sesso o natura che si desidera descrivere.Poi c’è lei, la nostra rappresentante italiana, SIBILLA ALERANO. È sicuramente la mia preferita fra tutte, non solo per una fattore patriottico, ma soprattutto per la vita che ha avuto, così complessa, dolorosa e carica di dettagli. Si trasferisce giovanissima da Milano a Cavitanova Marche nel 1887. Aveva appena terminato le scuole elementari e il cambiamento così drastico le procurano l’impossibilità di continuare normalmente gli studi. Così inizia la sua carriera da autodidatta e ciò la condurrà ad essere una delle migliori e rivoluzionarie intellettuali d’Italia. Tra gli episodi più terribili c’è la violenza che subisce, seguita dall’obbligo di sposare colui che abusò del suo corpo, una volta purtroppo era così. Si parlava di “matrimonio riparatore”, ovvero infangare le colpe di questi uomini delle loro atroci azioni. Da questo fatto ne nacque un libro, ” Una donna”, nel 1906. Fuggi a Roma per scappare da quell’uomo, poi tornò a Milano. Fu allora che con le sue azioni si guadagnò il titolo di  libera pensatrice, che agiva per il diritto al voto e contra la pratica della prostituzione. In questi anni riuscì anche a maturare, in un frangente della sua vita, una felice relazione lesbica dal quale anche in questo caso fu un’esperienza che la condusse a scrivere un libro, “Il passeggero”, del 1919.Voglio terminare questo breve e modesto elogio al potere delle donne con la grande VIRGINIA WOOLF, che è sempre stata sostenitrice del movimento femminista, seppur soltanto in termini letterari. Tra le tante opere che scrisse, molte furono quelle che descrivevano figure femminili come protagoniste delle vicende narrate, ad esempio Clarissa Dalloway ( La Signora Dalloway, 1925) e la Signorina Lili Briscoe (Al farò, 1927). Sono l’immagine di donne oppresse dalla società, in un mondo dominato dagli uomini, dove non sono riconosciuti i diritti fondamentali, come ad esempio narra in ” Tre Ghinee”, del 1938 e dove la carriera artistica era negata per problemi economici, come descritto in “Una stanza tutta per sé”, del 1929.Questo viaggio nel mondo del femminismo letterario termina qui, un forte abbraccio.


Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO EXTRA: FILOSOFIA DELL’ESSER DONNA. (16 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come conseguenza, a mio sentire necessaria, al doppio appuntamento dedicato alla donna, desiderio chiudere l’argomento con una personale riflessione, che voglio svolgere attraverso la rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA. Ho deciso infatti di fare una piccola ricerca sul web con l’idea di trovare qualche citazione sulla donna che più affascinava la mia mente e mi inducesse a ragionare in merito, condividendo in seguito questi miei pensieri prodotti. Vorrei dunque partire da un autore che sin da quando l’ho conosciuto, non solo di fama ma nel suo animo più recondito, mi ha tremendamente affascinato, anche perchè l’ho sempre visto affine al mio modo di vedere i capisaldi dell’umanità e della natura. Parlo di Khalil Gibran, un poeta straordinario, di cui consiglio la lettura dei suoi scritti e di cui ho intenzione di scrivere un

post come questo, ne vale davvero lo sforzo. Come si evince dalla citazione che trovate a fianco, la donna è rappresentazione di sensibilità: si trova nella condizione in cui il bivio è rappresentato dall’uomo innamorato di lei e dall’uomo di cui lei stessa è innamorata. Risulta dunque quasi impossibile una decisione. Tuttavia riscontro anche l’immagine di una donna intelligente e fuori dagli schemi, che vive fino a fondo le sue emozioni, nonostante la crisi psicologica che possa scatenare una sua scelta. Sa perfettamente che l’errore che compie è la salvezza che nutre per sè. Con Gibran non bisogna mai fermarsi ad una prima lettura: è con la seconda che inizia la parte immaginifica delle sue parole e ciò che dapprima sembrava contraddittorio e a tratti slegato, diventa molto chiaro al lettore. Un accento dirompente e vagamente femminista in questa analisi non poteva essere tralasciata, ma invece di farlo in termini dalle parvenze quasi giuridiche, mi sono lasciata trasportare da un modello più soft e forse velatamente razionale, considerando che a pronunciare il pensiero è un volto noto del cinema hollywoodiano, originale e a tratti fuori dagli schemi. Mi riferisco alla meravigliosa Marilyn Monroe, donna amata dal suo

pubblico e spesso criticata dai colleghi, da chi regnava dietro le quinte. In questa citazione dimostra non solo rispetto, ma fierezza del suo essere donna, colei che si distingue nel vasto universo maschile (all’epoca sovrano nella maggior parte dei campi, compreso quello cinematografico). Con un accenno di snobismo definisce il mondo incompleto, forse riferendosi a quello professionale, forse in senso generico, senza lei come donna. Ovviamente incompletezza non si determina sulla base di lei, Marilyn, ma sulla base del suo essere donna. L’uomo senza la donna in qualche modo è nulla. La frase potrebbe inoltre essere ulteriormente interpretata considerando l’uomo nettamente inferiore alla donna, si tratta però di uno scenario sopra le righe e molto distante dal mio modo di vedere le cose. Purtroppo il femminismo è anche questo. Non si può negare che Marilyn Monroe è stata e sempre sarà un personaggio unico del mondo del cinema e in un certo senso questa interpretazione all’apparenza superficiale e sopra le righe se l’è guadagnata. Seppur comunque a favore

dell’universo femminile, ma in termini più equi, considerando il clima vissuto in quell’epoca, Gandhi propone un’altra sfumatura interpretativa del medesimo argomento. Più che parlare di diritti, compie un’azione di difesa nei confronti di donne spesso ingiustamente attaccate da uomini violenti, che sfruttano la forza fisica per comandare quest’ultime a proprio piacere. Si evince inoltre una distinzione dei poteri, che per la donna si rappresenta con il suo essere stoica, se così è possibile definire, capace di compiere sacrifici di perdonare, di accettare dolori e ristrettezze che la vita porta. Al contrario la forza fisica è dell’uomo, che può contare sui suoi muscoli e sulle proprie abilità, almeno secondo un’opinione stereotipata. Con queste parole concludo, come sempre queste sono personali interpretazioni del tutto opinabili, lasciate dunque un commento per farmi comprendere il vostro punto di vista in merito.

Sempre Vostra, Storyteller.

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