VIAGGI: STORIA DEL DIRITTO AL VOTO ALLE DONNE. (3 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Inizia la settimana di pubblicazioni con la rubrica VIAGGI, per raccontarvi una storia importante che riguarda il panorama italiano. Si tratta di una vera e propria conquista, maturata in secoli di lotte e sacrifici. Nel corso degli ultimi tempi tanti sono gli articoli pubblicati sul blog il cui tema era la donna e i suoi diritti e per questo vi invito a cercare nella barra di ricerca di Storyteller’s Eye Word “diritti delle donne”, penso siano letture davvero interessanti. Detto ciò il tema di oggi è solo una piccola parte di questo macro argomento, ma sicuramente fondamentale in questo processo evolutivo. Mi riferisco ovviamente, come suggerisce il titolo, al diritto di voto alle donne in Italia. Il primo giorno di febbraio di 76 anni fa diventa quindi una data storica, da tenere sempre a mente. Ma procediamo con ordine. Siamo nel 1945. L’Italia si è da poco lasciata alle spalle il dramma della Seconda Guerra Mondiale e con essa le atrocità che si é sempre portata dietro. Le guerre di liberazione erano ancora in corso, ma esse non rappresentano piú un pericolo per i civili. Ciò é il principio di un Italia democratica, dedita all’ascolto delle esigenze del suo popolo. I cittadini iniziano a sentir parlare di suffragio universale, il che significa possibilità e diritto di scelta dei propri rappresentanti in Parlamento. Alcuni paesi nel mondo avevano già introdotto il suffragio universale, ovvero gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni paesi del Nord Europa e dell’America Latina. L’allora Governo Bonomi III, il quale era formato dalla Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Liberale e Partito Democratico del Lavoro, varò il Decreto legislativo luogotenenziale n° 23/1945, che definiva la possibilità per le donne di votare il proprio rappresentante politico esattamente come gli uomini. La legge venne quindi varata ufficialmente il primo febbraio del 1945 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 febbraio dello stesso anno. La decisione venne mossa da leader dei due maggiori partiti politici, ovvero il comunista Palmiro Togliatti, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e il democristiano Alcide de Gasperi, ministro degli esteri. La prima volta in cui le donne vennero chiamate alle urne fu durante le elezioni amministrative avvenute tra il marzo e l’aprile del 1946. Appena due mesi dopo, il 2 giugno, furono nuovamente chiamate a votare per decidere anche loro per il Referendum istituzionale, al fine di scegliere tra monarchia e repubblica,  e per eleggere l’Assemblea costituente. Ulteriore conferma dell’uguaglianza politica tra uomo e donna ci fu con la Costituzione del 1947, grazie alla stesura degli articoli 3, ovvero che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”, e 51, ovvero che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”) e 51 (“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…”).  Vi ricordo infine di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Start the week of publications with the rubric VIAGGI, to tell you an important story that concerns the Italian scene. It is a real conquest, matured in centuries of struggles and sacrifices. In recent times there are many articles published on the blog whose theme was women and their rights and for this reason I invite you to search the research bar of Storyteller’s Eye Word “women’s rights”, I think are really interesting readings. That said, today’s theme is only a small part of this macro topic, but certainly fundamental in this evolutionary process. I am referring, of course, as the title suggests, to the right to vote for women in Italy. The first day of February 76 years ago therefore becomes a historic date, to always keep in mind. But let’s proceed in order. It’s 1945. Italy has just left behind the drama of the Second World War and with it the atrocities it has always carried with it. Liberation wars were still ongoing, but they no longer pose a danger to civilians. This is the principle of a democratic Italy, dedicated to listening to the needs of its people. Citizens are beginning to hear about universal support, which means the choice and choice of their representatives in Parliament. Some countries around the world had already introduced universal support, namely the United States, the United Kingdom and some countries in Northern Europe and Latin America. The then Bonomi III Government, which was formed by the Christian Democracy, Communist Party, Liberal Party and Democratic Labour Party, passed the Lieutenant Legislative Decree n° 23/1945, which defined the possibility for women to vote their political representative just like men. The law was officially passed on 1 February 1945 and published in the Official Journal on 2 February 1945. The decision was made by the leaders of the two major political parties, namely the communist Palmiro Togliatti, then Vice-President of the Council of Ministers, and the Christian Democrat Alcide de Gasperi, minister of foreign affairs. The first time women were called to the polls was during local elections between March and April 1946. Just two months later, on 2 June, they were again called to vote to decide for the institutional referendum, in order to choose between monarchy and republic, and to elect the Constituent Assembly. Further confirmation of political equality between men and women was with the 1947 Constitution, thanks to the drafting of Articles 3, that is, that “All citizens have equal social dignity and are equal before the law…”, and 51, that is, that “All citizens have equal social dignity and are equal before the law…”) and 51 (“All citizens of one sex or another can access public offices and elected offices in conditions of equality…”). Finally, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

Sempre Vostra, Storyteller.

Always Yours, Storyteller.

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EMPATIA: IL NUOVO VOLTO DELLE DONNE, STORIE DI SCRITTRICI CHE HANNO CONDIZIONATO IL MOVIMENTO FEMMINISTA. (9 ottobre 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Finalmente trovo il tempo e le forze per dedicarmi a questo articolo. Ci addentriamo nel grande mondo di EMPATIA, la rubrica che mediante riflessioni, idee e curiosità, ci porta alla scoperta del dono più prezioso che gli essere umani hanno probabilmente, ovvero la capacità di provare emozioni, in particolare parleremo di donne le cui qualità le rendono molto particolari. Ovviamente il tema non può che essere affrontato in termini storytelliani. Non si parlerà semplicemente di donne come una categoria, anche perché non si tratta ne di un’istituzione, né di una categoria, né tanto meno qualcosa da festeggiare per la sua esistenza sulla Terra. Piuttosto parleremo di alcune donne, che hanno lavorato nel corso della loro vita con la scrittura, sfruttandola come mezzo, come veicolo per lasciare il loro messaggio e cambiare per mezzo di un grido interiore su carta, le sorti della storia. Si tratta di scrittrici, giornaliste, attiviste, che sono diventate paladine di una giustizia necessaria, di una libertà verso l’uguaglianza di tutto il genere umano.  Ho deciso infatti, in luce alle mie ricerche e alle mie preferenze, di citarvi quattro tra le molteplici scrittrici e attiviste  del movimento femminista, dandovi il piacere di ripercorrere le loro vite, affinché quello che hanno fatto per i nostri diritti non sia dato per scontato. La prima che voglio citare è GLORIA STEINEN. Lei è stata giornalista e attivista americana degna di nota. Il suo viaggio alla ricerca di un mondo migliore per le donne inizia tra gli anni ’60 e ’70. Fin da giovane si impegna nel suo lavoro con dedizione e scrive numerosi articoli per la rivista Ms, nata nel 1972, trattando i più svariati e spinosi argomenti, come ad esempio la contraccezione, l’aborto, la mutilazione genitale e lo sfruttamento dell’uomo sul corpo femminile come qualcosa di lecito. Le sue attività inoltre, diventano sempre più propense all’aiuto delle comunità afro-americane e in seguito ai movimenti pacifisti contro la Guerra del Vietnam.

Ci tengo a parlare di un altro grande volto del movimento letterario femminista, ovvero TONY MORRISON. È una scrittrice afro-america di grande successo, tanto che i suoi scritti e le sue azioni le varranno il Premio Pulitzer nel 1988 e il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993. Prima di affermarsi nella sua professione di scrittrice è un semplice editore che si occupa della diffusione di testi di autori afro-americani. Più tardi la sua carriera decolla e si distingue con libri come “Sula”, “Canto di Salomone” e “Amatissima”, affrontando temi alquanto delicati come la schiavitù, l’oppressione e la convivenza. Le sue ideologie non si legato solo al movimento femminista, ma più in generale alla sua origine culturale. Per la Morrison non esiste un matriarcato superiore al patriarcato e nemmeno viceversa. Esiste un’umanità unita, libera dalla tirannia del razzismo, fuori dalla distinzione per razza, sesso o natura che si desidera descrivere.Poi c’è lei, la nostra rappresentante italiana, SIBILLA ALERANO. È sicuramente la mia preferita fra tutte, non solo per una fattore patriottico, ma soprattutto per la vita che ha avuto, così complessa, dolorosa e carica di dettagli. Si trasferisce giovanissima da Milano a Cavitanova Marche nel 1887. Aveva appena terminato le scuole elementari e il cambiamento così drastico le procurano l’impossibilità di continuare normalmente gli studi. Così inizia la sua carriera da autodidatta e ciò la condurrà ad essere una delle migliori e rivoluzionarie intellettuali d’Italia. Tra gli episodi più terribili c’è la violenza che subisce, seguita dall’obbligo di sposare colui che abusò del suo corpo, una volta purtroppo era così. Si parlava di “matrimonio riparatore”, ovvero infangare le colpe di questi uomini delle loro atroci azioni. Da questo fatto ne nacque un libro, ” Una donna”, nel 1906. Fuggi a Roma per scappare da quell’uomo, poi tornò a Milano. Fu allora che con le sue azioni si guadagnò il titolo di  libera pensatrice, che agiva per il diritto al voto e contra la pratica della prostituzione. In questi anni riuscì anche a maturare, in un frangente della sua vita, una felice relazione lesbica dal quale anche in questo caso fu un’esperienza che la condusse a scrivere un libro, “Il passeggero”, del 1919.Voglio terminare questo breve e modesto elogio al potere delle donne con la grande VIRGINIA WOOLF, che è sempre stata sostenitrice del movimento femminista, seppur soltanto in termini letterari. Tra le tante opere che scrisse, molte furono quelle che descrivevano figure femminili come protagoniste delle vicende narrate, ad esempio Clarissa Dalloway ( La Signora Dalloway, 1925) e la Signorina Lili Briscoe (Al farò, 1927). Sono l’immagine di donne oppresse dalla società, in un mondo dominato dagli uomini, dove non sono riconosciuti i diritti fondamentali, come ad esempio narra in ” Tre Ghinee”, del 1938 e dove la carriera artistica era negata per problemi economici, come descritto in “Una stanza tutta per sé”, del 1929.Questo viaggio nel mondo del femminismo letterario termina qui, un forte abbraccio.


Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA, LA SUA REALIZZAZIONE PROFESSIONALE.(testo trasferito del 28 giugno 2019)

Un saluto a tutti, Lettori! Pubblico la seconda parte del mio excursus riguardo il ruolo della donna e i suoi diritti sia nella società, sia dal punto di vista professionale, nel corso dei secoli. Ho deciso in questo caso di condividere e trasferite un articolo che pubblicai nel mio blog precedente. Vi lascio dunque alla lettura!

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Mi rendo conto che il discorso intrattenuto possa risultare troppo generale, tuttavia la considero una premessa fondamentale per affrontare il tema in un contesto storico e sociale molto più ampio. Ho infatti intenzione di pubblicare, nei prossimi giorni, due articoli di approfondimento incentrati sul ruolo della donna, mettendo a confronto il mondo e la cultura occidentale con quello orientale. Le date vi saranno comunicate al più presto attraverso i quotidiani post ordinari e tramite social.
Detto ciò spero che l’articolo vi sia piaciuto, vi auguro un buon prosieguo di serata. A presto!

Sempre Vostra, Storyteller.

LIBERO PENSIERO EXTRA: FILOSOFIA DELL’ESSER DONNA. (16 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come conseguenza, a mio sentire necessaria, al doppio appuntamento dedicato alla donna, desiderio chiudere l’argomento con una personale riflessione, che voglio svolgere attraverso la rubrica di LIBERO PENSIERO EXTRA. Ho deciso infatti di fare una piccola ricerca sul web con l’idea di trovare qualche citazione sulla donna che più affascinava la mia mente e mi inducesse a ragionare in merito, condividendo in seguito questi miei pensieri prodotti. Vorrei dunque partire da un autore che sin da quando l’ho conosciuto, non solo di fama ma nel suo animo più recondito, mi ha tremendamente affascinato, anche perchè l’ho sempre visto affine al mio modo di vedere i capisaldi dell’umanità e della natura. Parlo di Khalil Gibran, un poeta straordinario, di cui consiglio la lettura dei suoi scritti e di cui ho intenzione di scrivere un

post come questo, ne vale davvero lo sforzo. Come si evince dalla citazione che trovate a fianco, la donna è rappresentazione di sensibilità: si trova nella condizione in cui il bivio è rappresentato dall’uomo innamorato di lei e dall’uomo di cui lei stessa è innamorata. Risulta dunque quasi impossibile una decisione. Tuttavia riscontro anche l’immagine di una donna intelligente e fuori dagli schemi, che vive fino a fondo le sue emozioni, nonostante la crisi psicologica che possa scatenare una sua scelta. Sa perfettamente che l’errore che compie è la salvezza che nutre per sè. Con Gibran non bisogna mai fermarsi ad una prima lettura: è con la seconda che inizia la parte immaginifica delle sue parole e ciò che dapprima sembrava contraddittorio e a tratti slegato, diventa molto chiaro al lettore. Un accento dirompente e vagamente femminista in questa analisi non poteva essere tralasciata, ma invece di farlo in termini dalle parvenze quasi giuridiche, mi sono lasciata trasportare da un modello più soft e forse velatamente razionale, considerando che a pronunciare il pensiero è un volto noto del cinema hollywoodiano, originale e a tratti fuori dagli schemi. Mi riferisco alla meravigliosa Marilyn Monroe, donna amata dal suo

pubblico e spesso criticata dai colleghi, da chi regnava dietro le quinte. In questa citazione dimostra non solo rispetto, ma fierezza del suo essere donna, colei che si distingue nel vasto universo maschile (all’epoca sovrano nella maggior parte dei campi, compreso quello cinematografico). Con un accenno di snobismo definisce il mondo incompleto, forse riferendosi a quello professionale, forse in senso generico, senza lei come donna. Ovviamente incompletezza non si determina sulla base di lei, Marilyn, ma sulla base del suo essere donna. L’uomo senza la donna in qualche modo è nulla. La frase potrebbe inoltre essere ulteriormente interpretata considerando l’uomo nettamente inferiore alla donna, si tratta però di uno scenario sopra le righe e molto distante dal mio modo di vedere le cose. Purtroppo il femminismo è anche questo. Non si può negare che Marilyn Monroe è stata e sempre sarà un personaggio unico del mondo del cinema e in un certo senso questa interpretazione all’apparenza superficiale e sopra le righe se l’è guadagnata. Seppur comunque a favore

dell’universo femminile, ma in termini più equi, considerando il clima vissuto in quell’epoca, Gandhi propone un’altra sfumatura interpretativa del medesimo argomento. Più che parlare di diritti, compie un’azione di difesa nei confronti di donne spesso ingiustamente attaccate da uomini violenti, che sfruttano la forza fisica per comandare quest’ultime a proprio piacere. Si evince inoltre una distinzione dei poteri, che per la donna si rappresenta con il suo essere stoica, se così è possibile definire, capace di compiere sacrifici di perdonare, di accettare dolori e ristrettezze che la vita porta. Al contrario la forza fisica è dell’uomo, che può contare sui suoi muscoli e sulle proprie abilità, almeno secondo un’opinione stereotipata. Con queste parole concludo, come sempre queste sono personali interpretazioni del tutto opinabili, lasciate dunque un commento per farmi comprendere il vostro punto di vista in merito.

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: IL RUOLO DELLA DONNA NEL MONDO LAVORATIVO, DALLA PRIMA LAUREA FEMMINILE AD OGGI. ( Testo trasferito del 28 giugno 2019)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Ben trovati con l’articolo della rubrica CRONACA. 

L’argomento che oggi andrò ad esporvi è molto sentito nella nostra vita quotidiana e riguarda tematiche non facili da trattare. La difficoltà, lo dico chiaramente, risiede nel fatto che lo si potrebbe declinare in tante sfumature diverse. Per questo motivo ho preferito ripiegare su una trattazione dai toni generici e particolarmente semplificati, in modo da farvi ben comprendere i punti fondamentali della questione.
Detto ciò, iniziamo oggi questo nostro dialogo soffermandoci sulla figura di una donna che, forse più di altre, rappresenta un modello a cui ci si potrebbe ispirare. Una donna che, con il suo talento, ha soverchiato il sistema di oppressione e sottomissione del genere femminile che un tempo vigeva: Bettisia Gozzadini.
Bettisia nasce a Bologna, nel 1209, e sin da piccola si distinse per il suo acume e per la sua intelligenza, doti che le valsero la carica di docente di giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Secondo le fonti che ci sono pervenute, è considerata a tutti gli effetti la prima donna al mondo ad aver avuto un insegnamento universitario. Allo stesso modo potremmo citare Elena Lucrezia Cornara, nata a Venezia nel 1646. Essa fu infatti la prima donna al mondo a ottenere un dottorato. La lista potrebbe solo continuare. Si tratta di donne che sono andate contro le usanze e i costumi del loro tempo, che imponevano ad essa il ruolo di madre e di moglie, dimostrando al contrario di essere particolarmente capaci, e quindi alla pari se non addirittura superiori agli uomini dell’epoca.
Il desiderio di libertà, di avere gli stessi diritti e gli stessi privilegi degli uomini hanno fomentato, nel corso della storia, focolai di rivolta contro un regime, uno stile di vita, che le donne non avevano scelto, ma a cui dovevano sottomettersi senza possibilità alcuna di ribellarsi.
I tempi oggi, fortunatamente, sono ampiamente mutati e il ruolo della donna nella famiglia, nella società e anche nel mondo del lavoro è stato completamente rivalutato. Ad esse sono riconosciute le stesse opportunità dell’uomo ( anche se in alcune parti del mondo le cose funzionano diversamente ), gli stessi diritti e gli stessi doveri; e tutto questo grazie alla determinazione e al sacrificio che le donne hanno deciso di portare avanti, grazie al coraggio di dire basta e di ribellarsi agli stereotipi sociali vigenti, cambiando così,  il corso della storia.
Con queste parole concludo, un forte abbraccio!

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA, prima parte. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi e domani condivido con voi uno speciale in due puntate dedicato alla figura femminile. In particolare in questo articolo parlerò della donna e del suo ruolo nella società, nel corso dei secoli. Domani invece l’articolo seguirà una sfumatura differente dello stesso argomento, ovvero come è cambiato il ruolo della donna dal punto di vista professionale. Due argomenti che da tempo mi appassionano: infatti più volte, anche nei miei blog precedenti, ho trattato l’argomento sotto molteplici aspetti. Voglio però precisare una cosa: amare i contenuti relativi all’evoluzione della donna, in società e professionalmente parlando, non fa di me una femminista. Anche perchè credo che spesso e volentieri essere femministe significa andare a discapito di altri ruoli sociali e naturali, che inevitabilmente perdono la loro importanza nel mondo. Non credo alla donna come un’essere migliore di altri e non credo che mettere l’accento su di essa serva per renderla pari alla figura maschile: il rispetto e un agire quotidiano paritario oggigiorno sono più che sufficienti. Probabilmente oggi non ha più senso seguire questa corrente di pensiero, almeno nella società occidentale. Nonostante ciò, credo nelle femministe di un tempo, a coloro che hanno saputo protestare per rendere la nostra vita, delle generazioni a loro future, migliore, per creare un mondo in cui la disparità uomo-donna si senta soltanto più nei dibattiti, nelle riflessioni e su banchi di scuola. Le loro ribellioni ad una mentalità maschilista hanno reso il mondo un posto migliore in cui vivere. Concludendo dunque il piccolo excursus appena compiuto, sempre lecito nel magico mondo di Storyteller’s Eye, mi accingo a scrivere dell’argomento di oggi.

Tanti furono i cambiamenti che la donna subì nel corso del tempo e ciò grazie all’evoluzione politica e giuridica dei popoli, alla diversità dei fattori geografici e storici e per la sua appartenenza ai vari gruppi sociali. Ad ogni modo, secoli addietro la donna, in vari paesi, costumi e circostanze, ha quasi sempre subito un trattamento di inferiorità rispetto alla figura maschile, che reggeva in sè pieni poteri giuridici, economici e civili. Era esclusa dalla maggior parte delle attività sociali e vantava ben pochi diritti. Anche se nell’età arcaica la donna aveva un ruolo importante (la società all’epoca era di tipo matriarcale), in quanto generatrice di vita e custode del focolare domestico, già a partire dall’Antica Grecia, le cose cambiano. Grandi filosofi del calibro di Platone, Pitagora o Euripide considerano la donna ignorante, inferiore, difettosa e incompleta. Era sempre sotto il controllo del padre finché si sposava, allora il controllo passava al marito.Come in Grecia, anche sul vasto territorio dei latini, la donna non viveva condizioni migliori, il suo scopo era il mantenimento della prole, quasi fosse una sorta di fattrice. Tutti i poteri erano nelle mani del paterfamilias, che aveva il diritto di decidere sulla vita di figli e moglie. Qualche libertà in più se la permettevano le mogli degli imperatori, donne libere e potenti, di cui la parola aveva grande influenza sulle scelte politiche del marito. La situazione si complicò ulteriormente in epoca medievale. La donna ricopriva due ruoli completamente opposti: da un lato era una figura angelica e spirituale, ma dall’altro diventava stregonesca e maligna. Nonostante fosse vista come l’incarnazione del bene e del male, era comunque succube del potere maschile e l’uomo sfruttava il suo potere perchè timoroso delle reazioni del suo lato oscuro. Nonostante ricevesse una dote dalla famiglia d’origine, al momento del matrimonio la dote diventava proprietà del marito, la donna perdeva ogni diritto di amministrarla e gestirla. In realtà essa stessa diventava in un certo senso proprietà del marito, in quanto avrebbe dovuto occuparsi per tutta la vita del suo benessere e non aveva diritto a fare testamento. La donna inoltre non aveva diritto di uscire di casa, se non sotto la vigilanza e il controllo del marito. Le sue relative libertà iniziavano quando lavorava. L’attività nei campi o presso la bottega del marito le consentiva di uscire senza essere accompagnata. La donna musulmana, come quella cristiana dell’epoca medievale, aveva pochi diritti: uomo e donna si vedevano di rado, vivevano vite distinte, frequentavano ambienti diversi. Alle donne non era consentito l’accesso alle moschee, andavano piuttosto ai bagni pubblici, dove compivano i riti di purificazione, curavano la propria igiene, si incontravano, si riposavano, combinavano matrimoni. Le donne musulmane però potevano possedere beni, seppur in quantità ridotta rispetto agli uomini, e potevano ereditarli. Potevano inoltre essere proprietarie di attività commerciali, ovviamente seguite da collaboratori maschili. Nel Seicento la società nutriva grande paura dell’universo femminile così iniziarono a ricorrere all’accusa di stregoneria. Venivano condannate tutte quelle donne i cui tratti o atteggiamenti erano, a loro dire, più affini al modello ideale di “strega”. Colore che venivano accusate di stregoneria furono presto condannate al rogo. Fu soltanto dopo la Rivoluzione Francese, grazie a Napoleone Bonaparte, che la donna acquisisce maggiori libertà. Ad esse fu concesso di mantenere il proprio cognome, anche in caso di matrimonio, e di esercitare autonomamente attività commerciali. Fu inoltre abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. I primi veri movimenti di ribellione delle donne in Occidente avvennero all’alba del Novecento. Iniziarono quindi a radunarsi in grandi comizi e manifestazioni pubbliche, allo scopo di far sentire la propria voce ad una realtà maschilista, chiedendo parità di diritti. Il fenomeno dell’industrializzazione aiutò il progresso verso la parità: si scoprì presto nella donna una valida lavoratrice, tanto quanto l’uomo, soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, momento in cui le mogli portavano avanti l’economia del paese, mentre i mariti combattevano in guerra. In Italia, anno storico fu il 1946, quando le elezioni furono per la prima volta a suffragio universale: la donna aveva raggiunto il diritto al voto. Nel 1948 lo Stato Italiano stabilì la totale uguaglianza tra uomo e donna e nel 1975, si ottenne la parità di diritti tra marito e moglie. Anche se da noi in Occidente, nel corso del Novecento, la donna ottene politicamente e giuridicamente gli stessi diritti dell’uomo, la stessa cosa non si può dire nel mondo islamico, dove la situazione è ancora problematica. Padri, fratelli e mariti, rappresentano ancora delle autorità per la donna, sono viste come figure diaboliche e di vergogna, motivo per cui i loro volti sono costantemente coperti da veli. In alcuni paesi, ancora fortemente tradizionalisti, le donne non possono godere della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche e posizioni di responsabilità in campo civile e religioso. Non si può quindi affermare che i diritti sono cosa ormai acquisita per tutte le donne. Là è ancora necessario combattere e ribellarsi, ma non contro l’uomo, piuttosto contro i terribili dogma sociali che ancora vengono imposti alle donne. Non so quanto ciò sia possibile, ma spero che un giorno si possa affermare, in modo tangibile, reale e non utopico, che siamo tutti uguali. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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