LIBERO PENSIERO: SPECIALE PROGETTO “DIPTHYCHA”, quinta parte. (7 ottobre 2020)

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Buonasera Lettori. Nonostante i vari impegni che mi hanno tenuto impegnata nel corso della giornata di oggi, sono riuscita a ritagliarmi del tempo di qualità per portare avanti con il quarto appuntamento il progetto “Dipthycha”, creato e curato dal poeta Emanuele Marcuccio con il sostegno di numerosi altri autori. Ricordo che il ricavato è devoluto a scopo benefico. Qualora siete interessati all’acquisto dei volumi del progetto, scrivetemi in privato, tramite mail o chat, oppure andate alla pagina Facebook inerente al progetto, dal nome “Dipthycha”. Il seguente dittico è stato realizzato grazie al contributo di due autrici, Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo. Vi auguro buona lettura e una piacevole serata.

“Se trovassi la rosa” / “I semi di girasole”[1]

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di Maria Rita Massetti e Giusy Tolomeo (Con commento di Luciano Domenighini)
«Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci? Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»[3]

Emanuele Marcuccio

SE TROVASSI LA ROSA[4]

Se dove vive la rosa
trovassi strada,
allora stupita e commossa
sconfiggerei il tempo
stanco di apparenze e inganni.
Se di quel giardino
non trovassi traccia
allora cercherei nel vento
e nel cielo che trascolora
E i miei occhi oltre le ombre
guarderanno cercando leggende
e meraviglie nascoste.
C’impaurisce il mare che soffia
che borbotta irato,
ma guarderei nel suo fondo
per cercar la mia rosa.
Cercherò di vedere
ciò che non si vede,
cercherò nei cuori ingannati
e nei rimpianti e nei pianti;
tra rovi che graffiano
camminerò spedita,
con sassi sulla mia schiena
con l’ombra che mi segue.
Tra pallide case
consumate dal tempo,
cercherò un sorriso
m’aggrapperò
all’ultimo raggio di un sole spento
aspetterò
la luna illuminare il mio percorso.
E correranno gli anni
quelli belli,
quelli dove non si pensa
ma si vive immortali;
ma prima che il mare
chiuda le sue braccia,
troverò quel giardino,
accarezzerò la rosa.
Ora ho sofferto,
mi son graffiata
ho camminato
ho capito dove vive la rosa,
allo scoccare del mio tempo,
rapita ritrovo me stessa,
e sono in quel giardino.
La mia rosa
è illuminata dalla prima luce,
di un nuovo mattino.

13 febbraio 2012
Maria Rita Massetti

I SEMI DI GIRASOLE[5]

Sono uscita all’alba stamani,
il vento spazzava i pensieri…
Sono uscita incurante del freddo
a cercare quel luogo visto in sogno…
Ho affondato le mani nella terra,
di vetro erano le zolle…
Non ho trovato i semi che cercavo…
Non li ho trovati…
Quando il ghiaccio si scioglierà
tornerò a cercare…
Altrimenti qualcuno mi dica
me lo dica senza spezzarmi il cuore…
Chi ha rubato nella notte
I semi di girasole?

26 dicembre 2013

Giusy Tolomeo

La composizione di Maria Rita Massetti, rigorosamente strutturata sulla successione dei tempi verbali, si compone di due parti.
La prima, di trentanove versi, urna di speranze, tutta proiettata nel tempo che verrà, si dipana in una molteplice consecutio vaticinante, poggiata sul doppio congiuntivo ipotetico dicotomico dell’esordio (“Se dove vive la rosa/ trovassi strada”, “Se di quel giardino/ non trovassi traccia”) da cui dipendono ben tredici voci verbali auspicative di cui dieci al tempo futuro (guarderanno, Cercherò, cercherò, camminerò, cercherò, m’aggrapperò, aspetterò, correranno, troverò, accarezzerò) e tre al condizionale (sconfiggerei, cercherei, guarderei).
La seconda, di dieci versi, analitico-riepilogativa, recupera una dimensione reale, attuale e concreta, e si apre con una serrata successione di quattro passati prossimi (ho sofferto, mi son graffiata, ho camminato, ho capito) per sfociare in tre indicativi presenti (ritrovo, sono, è illuminata).
Soggetto protagonista della lirica è “la rosa” o meglio “la mia rosa”, intesa come simbolo di bellezza e riferimento identificativo.
Al colore sfumato e visionario della prima parte seguono i toni più definiti e nitidi della seconda, siglata dalla terzina finale, confidente e luminosa.
Un clima malinconico e una sottile aura di delusione aleggiano invece in “I semi di girasole” di Giusy Tolomeo, mesta lirica in quattordici versi, composta da sette distici di cui i primi sei resi indefiniti dai punti di sospensione, contrassegnata da uno scenario di algente descrittività: l’alba fredda e ventosa, la terra ghiacciata, avara dei segni della vita, in cui le mani scavano invano.
In chiusura, ad acuire il senso di mestizia e di desolazione, la poetessa ricorre alle figure retoriche dell’esortazione impersonale, qui rafforzata da un’iterazione patetica (“Altrimenti qualcuno mi dica/ me lo dica senza spezzarmi il cuore…”) e dell’interrogazione (“Chi ha rubato nella notte/ i semi di girasole?”) che all’effetto, precedentemente costruito, di insistita irrisolutezza aggiunge quello della dolorosa invocazione.
Tema di questa poesia è la ricerca di calore, d’affetto, di vita: dal contrasto di opposti, natura arida e fredda da un lato, bisogno d’amore dall’altro, scaturiscono la sua suggestione e la sua forza espressiva.
Le due liriche sono accomunate da un anelito verso la realizzazione affettiva, l’appagamento interiore, in una parola, la felicità.[6] (Luciano Domenighini)

Note

[1] Dittico ‘a due voci’ proposto dal poeta, ideatore e curatore del progetto “Dipthycha” Emanuele Marcuccio, in AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015. Sul network Spreaker è possibile ascoltarne una sua lettura effettuata dallo stesso Marcuccio dove l’ideatore e curatore va anche ad esporre il miglior modo per approcciarsi alla lettura di un dittico ‘a due voci’ qualora si tenga un reading poetico di tali dittici: annunciare solo all’inizio i titoli delle due poesie e dei rispettivi autori, procedere quindi alla lettura della prima poesia facendo seguire una pausa più o meno lunga prima della lettura della seconda poesia.
https://www.spreaker.com/episode/6135151
[2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione ‘a due voci’ da Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici ‘a due voci’, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016).
[3] Emanuele Marcuccio, dall’Esergo a AA.VV., Dipthycha 2, TraccePerLaMeta, 2015.
[4] Maria Rita Massetti, in AA.VV., Tutti siamo l’Isola. Emergenza Sardegna, TraccePerLaMeta, 2013, pp. 82-83.
[5] Giusy Tolomeo, Dillo a te sola, TraccePerLaMeta, 2015.
[6] Luciano Domenighini, in Dipthycha 2, TraccePerLaMeta, 2015.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: DIPTHYCHA, QUARTA PARTE. (3 ottobre 2020)

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Enfant écrivant (1860–1880), Victoria and Albert Museum

Un saluto a tutti, cari Lettori! Continua la segnalazione poetica del progetto “Dipthycha”. In questo articolo, per gentile condivisione di Emanuele Marcuccio, creatore del progetto e autore, ho la possibilità di farvi leggere il dittico “a due voci”, che il poeta realizzò in collaborazione con l’autrice Lucia  Bonanni. Il nobile scopo della sua realizzazione è commemorare e ricordare “La strage di Capaci”, l’attentato esplosivo del 23 maggio 1992, in un tratto dell’autostrada A29, tra le h.17 e le h.18. L’attentato aveva lo scopo di uccidere il magistrato Giovanni Falcone, ma insieme a lui morirono molte altre persone. Vi lascio alla lettura, a presto.

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di “Con la memoria di ritorno” / “Urlo”[1] Lucia Bonanni e Emanuele Marcuccio

«In un dittico a due voci il poeta si apre al prossimo, anch’egli poeta, scegliendo che ai suoi versi facciano eco quelli di un altro poeta che trova in qualche modo affine, in cui individua corrispondenze sonore o emozionali, affinità elettive, corrispondenze di significanti.»[3]

Emanuele Marcuccio

CON LA MEMORIA RITORNO[4]

nel XXIV anniversario della strage di Capaci

In quel soleggiare tremendo
sulla via di Capaci
la voragine di terra
spacca la storia.
A ridosso del mare
il Monte Pellegrino è ancora
carcere e dietro le sbarre
la Legge dei giusti
tiene prigioniera.
Nella terra delle agavi
mani incallite
la conca, che prima era dorata,
arrossano di cupi misfatti.
Vorrei gridare…
ma il pianto smarrito
ancora spezza la voce.
Con la memoria ritorno
ad un biglietto
in silenzio lasciato
sulla corteccia del tuo albero
che nel tempo conserva
fronde rinverdite
e della linfa si nutre
del tuo nome
che mai morrà.

23 maggio 2016

Lucia Bonanni

URLO[5]

In memoria della strage di Capaci

Dolore e aspro dolore
orrendo negl’occhi…
pietà, giustizia…
urla… uomini prostrati,
la rabbia nei cuori,
l’ira negl’occhi…
volti piagati
di sangue grondanti
e amaro lutto
nel cuore scosso, rimosso
dal silenzio.

Grida di sangue
risorgono
dalla città morente,
spirito di reazione
risorge…
e affrontiamo
e ricordiamo
i morti…
e i nostri cuori
colpiti, schiantati…

Un alito di speranza
il cuore, quasi ci squarcia…
luce d’amore
c’investi, c’innalzi, ci esalti…

23 maggio 2016

Emanuele Marcuccio

Note

[1] Dittico a due voci proposto dalla poetessa Lucia Bonanni, di prossima edizione, in AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio.
[2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016).
[3] Emanuele Marcuccio, Esergo a AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio, PoetiKanten, 2016.
[4] Ispirata dalla lettura di “Urlo” di Emanuele Marcuccio, gli propongo il dittico a due voci. [N.d.A.]
[5]Scritta il 23 maggio 1993, per il I anniversario della strage di Capaci, poi edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, viene qui presentata in una seconda versione da me rivista tra il 23 maggio e il 2 luglio 2016 e edita in AA.VV., Storia contemporanea in versi. Antologia di poesia civile. Poeti di ieri e di oggi, Agemina, 2017. [N.d.A.]

Sempre Vostra, Storyteller.

LIBERO PENSIERO: DIPTHYCHA ( terza parte)

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Enfant écrivant (1860–1880), Victoria and Albert Museum

Un saluto a tutti, cari Lettori! Come promesso nel post presente sulla pagina Facebook del blog, pubblico ora una nuova segnalazione, allo scopo di procedere con la collaborazione e promozione del progetto “Dipthycha”, curato dal poeta e scrittore Emanuele Marcuccio. Ricordo che l’opera è nata grazie all’ausilio di numerosi poeti, che si sono cimentati nella pubblicazione e stesura di poesie, non solo per l’onore, motivo già di per sè nobile, ma anche perchè lo scopo era davvero molto etico: il ricavato, è totalmente devoluto a scopo benefico. Questa sera, protagonista del secondo dittico assieme ad Emanuele Marcuccio, anche Francesca Luzzio. Vi saluto, augurandovi buona lettura. A presto.

“Io non ti cullo” / “Per i terremotati d’Abruzzo”, dittico poetico ‘a due voci’[1] di Francesca Luzzio e Emanuele Marcuccio 
(Con traduzione in dialetto aquilano di Lucia Bonanni)

«Il tema comune alle due poesie dei due autori è solo il punto di partenza per l’individuazione di un dittico ‘a due voci’; è necessario che ci sia anche una corrispondenza sonora o emozionale e/o di significanza, una sorta di corrispondenza empatica, una analogia, una poetica affinità elettiva (una “dittica” corrispondenza/comunicazione) e soprattutto i due autori del dittico devono attenersi ai propri modi di fare poesia, senza cercare di imitarsi, per non avere come risultato qualcosa di simile a una poesia a quattro mani. Il fine non è l’imitazione dell’altra poesia qualora si voglia individuare un tale dittico bensì l’affinità elettiva, l’analogia, l’empatia poetica.»

Emanuele Marcuccio

IO NON TI CULLO

Gioco con il tuo sorriso e un lieve dondolio
accresce l’ineffabile luce dei tuoi occhi blu.

Ma io non ti cullo, piccolo mio
né la terra ti mostra la sua affabile ospitalità.

Dondolio, oscillazione di oggetti dubbiosi nel cadere
Boato improvviso, inatteso, mai sentito!

Ombra di paura oscura lo sguardo
atteggia le labbra a continuo pianto.

Ti stringo in consustanziale unità, esco nella strada,
ormai troppo piena di umana infelicità.

Cadono i muri, si svelano gli arcani
gli scrigni segreti dell’intimità.

Tu guardi attonito il brulichio umano di lamenti
le mura squarciate che piangono dolenti il perduto pudore:

mostrano lì, in posa, il tuo peluche, senza più occhi, né mani.

Francesca Luzzio

PER I TERREMOTATI D’ABRUZZO[2]

Tutto hanno perduto,
le macerie li han travolti
e in un minuto
le loro case, la sicurezza
li ha abbandonati.
Corpi dispersi,
corpi ritrovati
vivi e feriti,
che si perdono nella massa informe,
che si annullano tra le macerie
nella rovina,
nel pianto,
nell’abbandono.
Vista orribile, dolore orrendo!
I sopravvissuti che sopraggiungono
si perdono in quel mare di cemento,
si confondono nella rovina di quelle case,
e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto!

8 aprile 2009

Emanuele Marcuccio

NON SO JI QUE TE NÒNNO[3]

Tengo voja de jiocà co’ te e ‘nu dòce trettecà[4]
fa aumentà la luce reposta dentro ju cèlu de ji occhi tè.[5]

Ma no so ji que te nònno, citulu[6] mè,
e mancu la terra que te fa vedè la crianza[7] sé.

Nonnà[8] e trettecà de còse que non se voiju cascà pe’ terra.
Scoppiu ‘mpruvvisu, mai vistu, mai sentitu.

N’ombra de paura te vela ju sguardu
e rannuvola la occuccia a ‘nu piantu lamentusu.

A ju pettu te stregno come n’ostia consacrata
attecchio[9] fòre, vajo pe’ la strai[10]
troppu piena de strane làgne[11] de poèra ggente.

Le macère[12] s’abbattu, se scopru le còse reposte
ji porta gioie de le còse nascòste.

Pinziruso e senza fiatà guardi j’abbiricasse[13] de lamenti

ji muri spaccati que piagnu lo bbònu[14] sbriccatu[15].

Come ‘na fotografia fannu vedè
ju pupazzittu[16] tè
co’ ‘nu mercu[17] a ji occhi e le manucce acciaccate[18].

27 luglio 2016

Traduzione in aquilano di Lucia Bonanni

PE’ JIU TARRAMUTU DE J’ABBRUZZU[19]

Tuttu quantu se so’ persi[20],
(‘mezzu a jiu dirupu)[21]
ij muri se so’ sciricati[22]
e a issi se so’[23] accarrati ‘nnanzi
e entro ‘nu minutu
le case se so’ sbriccate[24], lo bbóno[25]
ij’ à lassati.
Corpi arruati[26] de qua e dellá
corpi retróáti
vivi e tormendáti[27]
que se perdu entru tanta tisolazió[28]
que non se recónúsciu ‘mmezzu a le macerie
‘mmezzu a la ruina
‘mmezzu a iju piantu
‘mmezzu a iju tormentu.
Dolore scuru, tristu lamentu![29]
Quiji que non so’ morti révengo arréte[30]
se perdu entru ‘nu mare de cementu,
s’accappanu[31] éntru la disgràzia de quéle case
e addómannanu ajiutu
(sperzi e accorati)[32]
a tutti quanti addómannanu ajiutu!

1 ottobre 2015

Traduzione in aquilano di Lucia Bonanni

Note

[1] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016). Il presente dittico è proposto dalla poetessa Francesca Luzzio con la sua poesia “Io non ti cullo”; successivamente il dittico è stato tradotto in dialetto aquilano dalla poetessa e critico letterario Lucia Bonanni, ed è tratto da AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio (di prossima edizione).
[2] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta, 2014, p. 18.
[3] Traduzione in dialetto aquilano di “Io non ti cullo” di Francesca Luzzio, a cura di Lucia Bonanni. Il titolo originale “Io non ti cullo” per esigenze foniche è stato qui cambiato in “Non so ji que te nònno” (Non sono io che ti cullo). Anche per esigenze di versificazione in alcuni casi ho dovuto dare una diversa impostazione al verso, senza però modificarne il significato originario. [N.d.T.]
[4] Dondolare.
[5] Per una migliore trasposizione dialettale il blu degli occhi per metonimia è interpretato col blu del cielo “ju cèlu de ji occhi tè” (il cielo dei tuoi occhi).
[6] Bambino piccolo, neonato.
[7] Educazione, bellezza per estensione di significato.
[8] Ninnare.
[9] Ascolto, mi metto in ascolto.
[10] Strada, più corretto è “rua”, ma ho usato questo termine per fare l’assonanza in “i” con la parola “vajo”.
[11] Lamenti, dolore.
[12] Muri abbattuti.
[13] Affrettarsi, qui usato come intensità, velocità dei lamenti.
[14] Le cose belle, come il latino “bonum”.
[15] Mandare lontano, allontanato, quindi perso.
[16] Bambolotto, giocattolo, (da pupa, bambola).
[17] Ferita.
[18] Schiacciate.
[19] Traduzione in dialetto aquilano di “Per i terremotati dʼAbruzzo” di Emanuele Marcuccio, a cura di Lucia Bonanni. Riguardo al titolo, ho tradotto con “Pe’ jiu tarramutu de j’Abbruzzu” (Per il terremoto dell’Abruzzo) perché la parola “tarramutati” in aquilano non è molto usata. [N.d.T.]
[20] Nel primo verso ho preferito tradurre con “tuttu quantu se so persi” invece che “tuttu ànnu persu” perché così si realizza l’allitterazione in “i” a fine rigo nei vv 1, 3 e 4.
[21] I versi tra parentesi sono stati inseriti per dare forza alla traduzione. “Dirupu” qui sta per evento tragico, cataclisma.
[22] Rovinati, devastati.
[23] Nei versi 1, 3 e 4 ho volutamente ripetuto l’espressione se so’ per formare unʼanafora.
[24] Macerie, sassi, bricco è il sasso di piccole dimensioni.
[25] “Bbòno” sta per il “bonum” latino, cioè le cose buone quindi la sicurezza.
[26] “Arruati” sta a significare buttati in mezzo alla strada, “rua” infatti vuol dire strada.
[27] Tormentati come sinonimo di feriti.
[28] “Tisolaziò” sta per “massa informe”.
[29] “Dolore scuru, tristu lamentu” per tradurre i versi “Vista orribile, dolore orrendo”. La parola “scuru” viene usata con significati diversi, per esprimere sofferenza, dolore e disappunto; ad esempio l’espressione “scura mi” significa “povera me”, “tristu” ha significato simile al latino “tristus”, una persona trista è una persona poco affidabile.
[30] Con “Quij que non so morti revengo arrete”, ho usato un’antifrasi per tradurre il verso “i sopravvissuti che sopraggiungono”.
[31] Si nascondono, per dire che si confondono nella rovina delle case.
[32] Sbigottiti e fortemente addolorati.

Sempre Vostra, Storyteller.

LIBERO PENSIERO: DIPTHYCHA (seconda parte)

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Enfant écrivant (1860–1880), Victoria and Albert Museum

Un saluto a tutti, cari Lettori! Sempre per lo speciale progetto “Dipthycha”, vi lascio in seguito la lettura del primo dittico poetico, ad opera di Silvia Calzolari e dello stesso Emanuele Marcuccio, creatore del progetto. Buona Lettura.

“Vita Parallela” / “Telepresenza”, con commento critico 
di Luciano Domenighini[1] 

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di Silvia Calzolari e Emanuele Marcuccio 

«Nell’individuare dittici e trittici poetici secondo il “Dipthycha” – operazione mai semplice – è essenziale che ogni autore non imiti l’altro ma che in una sorta di continuum, seguendo il relativo tema rimanga fedele al proprio modo di fare poesia. Se no, dove sarebbe l’innovazione? Solo qualcosa di simile a una poesia a quattro mani e nulla più.»[3] 
Emanuele Marcuccio 

VITA PARALLELA[4]
A tutti i poeti/artistanime
Odo vocicon voltisenza voltiche cercanoesploranoespandono.Nuove strade davanti a noiche hanno sapori veriin condivisioni acceseche si innalzano in cieli nuoviin realtà autentiche e inaspettate.Vomito il mio esseresensazionintense di parole unitedi figure geometrichecome vapori necessariche costruiscono mondisimili ai mieidiversi dai mieidi occhispirati in occhispiratidi umanosentire.Vortici meravigliosiche circondanoavvolgonostimolanopensieri di mentemozione accesasenza tregua…come sento iocome voglio iocome in specchioimmagine vedo voivi ascoltovi sentoin divenire senza limiti!
9 maggio 2010
Silvia Calzolari

TELEPRESENZA[5] 
A Silvia Calzolari
Questa corrispondenzad’amorosi sensi,questa corrispondenzad’umano sentire,senza reale presenza,in questa telepresenza,frapposta da un foglio di vetroe una tastiera:paradosso sonoro,che costituiscemondi simili,mondi diversi,m’ispira…Anche questofoglio di vetro impazzito,m’ispira…
9 maggio 2010
Emanuele Marcuccio

È un congegno recettivo raffinato, un’antenna sensibilissima, è uno strano essere il poeta che riesce a percepire presenze e a stabilire corrispondenze anche nella solitudine, nel silenzio, nell’assenza, nell’esilio dei corpi e delle voci.La Calzolari e Marcuccio rilevano e celebrano questa facoltà, glorificandola in due odi di distinto colore.Entusiastica e festosa, panica e inebriante quella di Silvia che confessa una disposizione benigna e spande un amore incondizionato verso tutta l’umanità, sentimento imperioso, che sente e crede vicendevole.Che la poetessa voglia esprimere tutto l’impeto di questa coralità comunicativa, di questa universale condivisione empatica, lo si capisce anche dal generoso, a tratti quasi compulsivo impiego di forme verbali che, in una lirica di soli trentadue versi ne assommano ben ventuno (odo, cercano, esplorano, espandono, hanno, innalzano, vomito, unite, costruiscono, ispirati, sentire, circondano, avvolgono, stimolano, accesa, sento, voglio, vedo, ascolto, sento, divenire)  conferendole un ritmo incalzante e una straordinaria mobilità.All’espansività quasi febbrile della Calzolari Marcuccio oppone il tono compassato e riflessivo di “Telepresenza”, un’ode al computer e alle sue magiche facoltà, singolare per la modernità del tema.Aperta da una citazione foscoliana, analizza con acutezza la moderna condizione del solitario che, attraverso un congegno tecnico può riscattare largamente il suo isolamento.È “questo foglio di vetro impazzito” il prodigioso prestigiatore che può trasformare la solitudine fisica in un affollato e illimitato sodalizio mentale e virtuale.È questa l’opzione meravigliosa offerta all’uomo d’oggi e Marcuccio sa cogliere e descrivere questa opportunità, a riprova che sono la volontà e il sentimento dell’uomo le forze che governano i frutti dello sviluppo tecnologico, strumenti inanimati certo ma che hanno essi stessi il potere di ispirare il cuore di un poeta.Ammirevole qui è la capacità, caratteristica del poeta palermitano, di coagulare i concetti in locuzioni lampanti e sintetiche (“telepresenza”, “foglio di vetro impazzito”, “paradosso sonoro”), a un tempo essenziali e pregnanti.
Luciano Domenighini 
Note 
[1] Il commento critico di Luciano Domenighini al dittico è edito, in AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015, p. 19. [2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016). [3] Esergo a AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio (di prossima edizione). [4] Silvia Calzolari, in AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, Photocity, 2013, pp. 2-3. Il presente dittico a due voci proposto dallo stesso curatore Emanuele Marcuccio, apre ogni volume del progetto e costituisce il suo manifesto poetico. [5] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta, 2014, p. 26. 

Sempre Vostra, Storyteller.

LIBERO PENSIERO: DIPTHYCHA (prima parte)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! La mia parte in questo caso sarà particolarmente breve per mettere in evidenza  il valore e l’importanza del progetto che, con questo articolo, intendo proporvi. Come avrete letto dal titolo si parlerà di “Dipthycha”, un progetto poetico-antologico nato dell’idea di Emanuele Marcuccio, interamente edito da Poetikanten Edizioni. Nasce nel 2013, e il ricavato da allora è completamente devoluto a scopo benefico. E’ acquistabile nelle librerie e online. L’autore per la realizzazione del progetto, è sostenuto da numerosi autori e poeti, che si sono spontaneamente offerti per scrivere vari componimenti, attui alla creazione dei vari volumi del progetto, che ad oggi sono tre, in attesa della pubblicazione del quarto.
Nei prossimi giorni verranno pubblicate in esposizione sul blog alcuni componimenti poetici del progetto.
 Lascio in seguito il comunicato ufficiale dell’autore.

“Dipthycha”
Progetto di dittici e trittici poetici:

Era il ventisei marzo 2013 quando ho dato lʼavvio al progetto di un volume antologico dal titolo Dipthycha, di particolari dittici poetici, da me definiti “a due voci”1, per distinguerli dal dittico poetico propriamente detto e scritto da uno stesso autore.
L’intento di questo non solito progetto antologico, da me ideato e curato, che vede anche la mia presenza come autore, insieme ad altri, non è quello di scendere in un agone poetico né in una gara; piuttosto è quello dell’amore per la poesia nei suoi diversi stili e modi di esprimersi ovvero la voce della poesia che va oltre la voce del singolo poeta, l’empatia poetica, il tentare di dare una risposta ovvero un ideale continuum alla poesia che precede, senza mai cercare di imitarsi a vicenda e rimanendo sempre fedeli al proprio modo di fare poesia per non avere come risultato qualcosa di simile a una poesia a quattro mani.2 In pratica, non è la poesia che si adegua al dittico a due voci piuttosto il contrario, ragion per cui non sono poche le coppie di poesie dal tema comune non proponibili come dittici a due voci.
“Dipthycha” è anche il titolo del progetto, che ho ricavato dallʼoriginale termine latino diptycha (-orum), con contaminazione in chiave moderna e riadattamento del dittico – la tavoletta cerata in uso presso gli antichi Romani per scrivervi con lo stilo – in chiave poetica. Infatti, nel libro, in ogni volume del progetto, la prima poesia di un dittico va posta sempre nella pagina di sinistra, appunto per realizzare una rivisitazione poetica dell’antico dittico.
Come sottotitolo per il primo volume ho scelto «Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…» parafrasando i versi finali di una poesia che scrissi nel 2010, “Telepresenza”, ispiratrice del primo dittico poetico intercorso con la poetessa Silvia Calzolari, era il nove maggio 2010. L’idea di questi dittici è nata su internet e davanti a un PC, attraverso e partendo da quel “foglio di vetro impazzito”.

Sì, è lʼaffinità elettiva poetica, la telepresenza attraverso un PC, la “corrispondenza dʼamorosi sensi”, riprendendo la celebre espressione foscoliana, la quale poi cito in “Telepresenza”, in dittico a due voci con “Vita parallela” di Silvia Calzolari e che costituisce il manifesto poetico di tutto il progetto; non a caso ogni volume è aperto da questo dittico, “corrispondenza dʼumano sentire” per il tramite di un computer, “quel foglio di vetro impazzito”, che sempre e comunque “cʼispira”. È questa corrispondenza il motore, il fulcro di questi particolari dittici, tra le diverse voci di due poeti, i quali non cercano di imitarsi a vicenda, ma rimangono fedeli, ognuno al proprio modo di poetare. Ciononostante, il tema comune alle due poesie (punto di partenza per l’individuazione di un possibile dittico), unito alla corrispondenza sonora o emozionale, di significanza, come se le due liriche volessero instaurare una sorta di dialogo o, empaticamente, continuare in qualche modo il poetare della poesia divenuta “compagna”, fanno sì che si instauri una “dittica” corrispondenza/comunicazione, anche se in toni diversi, anche se in tempi diversi, dando così vita a un dittico a due voci.3

Il primo volume4 è stato pubblicato il dieci settembre 2013 con Photocity Edizioni e così si è espressa Cinzia Tianetti nella prefazione:

Il realizzato progetto antologico si compone di ventuno dittici, quadri in cui si profilano sullo scenario di un tema comune due poesie che si riscontrano in uno sposalizio che, nella loro pur sempre autonoma originalità, li rende rispondenti. È un’intuizione quella dell’ideatore fortemente moderna ma alla luce di un percorso formativo che da sempre partorisce l’artista nella storia, che non può allontanarlo da quel che è un processo che ha il senso radicato della filiazione.5

Il ventidue luglio 2014 avviavo il progetto di un secondo volume, a cui si aggiungeva la collaborazione del critico letterario e poeta Luciano Domenighini il quale redigeva le note critiche a ventinove dei trentatré dittici a due voci presenti.
Così scrivo in un aforisma del 2014, che riporterò in esergo al volume: «Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci? Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»

[P]regevoli ricami sono tutti gli accostamenti che Marcuccio riesce a costruire poesia dopo poesia, da Silvia Calzolari, con omaggio indelebile a Giacomo Leopardi, diversi per stile ma accomunati dall’eco di Recanati, a […] Ciro Imperato, nel vigoroso impeto civile, a Grazia Finocchiaro, nelle segrete emozioni della memoria, a Rosalba Di Vona, vivificante nel tratto intimistico, […] ad Aldo Occhipinti, dalla suggestiva strofa cosmica, a Maria Rita Massetti, dall’ampio respiro corale, a […] Grazia Tagliente, negli occasionali frammenti di rime e nella ricca sequenza di metafore, [ad] Anna Alessandrino, fra il tempo inteso come sequenza e il sogno come elemento verginale, a Lorenzo Spurio, con la sua imprevedibile incisione musicale. […] Febbrile e singolare modernità di accostamenti, offerta dalla capacità immaginativa del palermitano, poeta dal multiforme profilo e dalla instancabile volontà di sperimentazione.6

Questo secondo volume7 usciva il sette gennaio 2015 con TraccePerLameta Edizioni e nel maggio dello stesso anno ne avviavo il progetto di un terzo. Quaranta i dittici a due voci (alcuni proposti anche da altri autori partecipanti in “Altre dittiche corrispondenze”) e tre ne chiudevano il Dipthycha 3: il poeta e critico letterario Aldo Occhipinti ne proponeva uno con lʼeclettico Gabriele dʼAnnunzio e un altro con il profondissimo Eugenio Montale mentre il sottoscritto ne proponeva uno alla poetessa e critico letterario Lucia Bonanni, con il funambolico Aldo Palazzeschi.
Scrivo ancora in un aforisma del 2015, che riporterò in esergo al volume: «In un dittico a due voci il poeta si apre al prossimo, anch’egli poeta, scegliendo che ai suoi versi facciano eco quelli di un altro poeta che trova in qualche modo affine, in cui individua corrispondenze sonore o emozionali, affinità elettive, corrispondenze di significanti.»
Nel marzo del 2016 mentre ero di ritorno da Milano, il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio mi inviava in lettura un suo saggio breve sull’intero progetto “Dipthycha”: Risonanze empatiche: l’esperienza del “dittico poetico” di Emanuele Marcuccio, un saggio che sceglierò come postfazione a Dipthycha 3. Ivi così si è espresso il critico:

Nessun dittico contenuto nei tre volumi è il frutto di una decisione preventiva, vale a dire nessun dittico è nato in maniera forzosa e richiesta, per i poeti, di elaborare una poesia che presentasse un determinato tema. È stato Marcuccio, ed è questo uno dei punti di forza del lavoro, leggendo poesie degli autori in rete, in sillogi personali, in antologie, a scovare di volta in volta possibili analogie, comunanze, parallelismi, elementi di rimando, concetti affini, punti rimarchevoli di contatto da permettere un accostamento di liriche di autori diversi.
Nessun poeta in dittico, infatti, ha mai scelto l’autore con il quale avrebbe costruito il dittico poetico né a partire da una sua poesia alla quale, magari, era molto legato, ha intimato un altro poeta a scrivere qualcosa di simile. Il tutto, infatti, la scelta sapientissima ed oculata, la costruzione del dittico dopo un’analisi attenta delle componenti delle liriche e il loro potere evocativo, è stato compito di Marcuccio. Curatore che, proprio come un incantato pigmalione, è andato a scavare le trame più dense dei vari componimenti lirici, sezionandoli, assaporandoli, vivificandoli con l’ampiezza della sua capacità, completamente originale ed invidiabile, di saperli rapportare ad un altro.
L’operazione svolta da Marcuccio, democratica e ampia, si inserisce in un procedimento letterario assai onesto e del quale è doveroso parlare dove la poesia cessa di essere manifestazione dell’animo del singolo, rappresentazione – sdolcinata o meno – di un vissuto personale, per interagire in maniera vibrante con altre poesie, costituendo un dialogico ricco e foriero di nuove essenze. La poesia da personale diventa fatto collettivo: gli autori in dittico sembrano quasi tenersi leggiadramente per mano, scanzonati, ed avanzare su un prato in maniera spensierata per poi unirsi agli altri in un girotondo, che poi è il girotondo dellʼAnima.8

Questo terzo volume9 usciva alla fine di aprile dello stesso anno con PoetiKanten Edizioni e al maggio successivo avviavo il progetto di un quarto volume.

Progetto (ideazione e cura): Emanuele Marcuccio
Introduzione: Emanuele Marcuccio
Prefazione al I Vol: Cinzia Tianetti
Prefazione al II Vol. e note critiche: Luciano Domenighini
Prefazione al III Vol: Michele Miano
Postfazione al I Vol: Alessio Patti
Postfazione al II Vol: Antonio Spagnuolo
Postfazione al III Vol: Lorenzo Spurio (saggio)
Co-curatori I Vol: Gioia Lomasti e Francesco Arena
http://www.facebook.com/Dipthycha
bit.ly/dipthycha

I trentadue autori presenti nei rispettivi tre Volumi sono: Emanuele Marcuccio (presente in ogni volume), Silvia Calzolari (c.s.), Donatella Calzari, Giorgia Catalano (c.s.), Maria Rita Massetti (c.s.), Raffaella Amoruso, Monica Fantaci, Rosa Cassese, Rosalba Di Vona (c.s.), Lorenzo Spurio (c.s.), Giovanna Nives Sinigaglia, Michela Tarquini, Francesco Arena, Ilaria Celestini, Ciro Imperato, Grazia Finocchiaro, Aldo Occhipinti, Marzia Carocci, Giusy Tolomeo, Grazia Tagliente, Daniela Ferraro, Antonino Natale, Anna Alessandrino, Teocleziano Degli Ugonotti, Antonella Monti, Luigi Pio Carmina, Lucia Bonanni, Maria Chiarello, Francesco Paolo Catanzaro, Maria Palumbo, Francesca Luzzio, Giorgio Milanese.

Così scrivo in un aforisma del novembre 2016, come possibile suggerimento per l’individuazione di un dittico a due voci: «Il tema comune alle due poesie dei due autori è solo il punto di partenza per l’individuazione di un dittico a due voci; è necessario che ci sia anche una corrispondenza sonora o emozionale e/o di significanza, una sorta di corrispondenza empatica, una analogia, una poetica affinità elettiva (una “dittica” corrispondenza/comunicazione) e soprattutto i due autori del dittico a due voci devono attenersi ai rispettivi modi di fare poesia, senza cercare di imitarsi a vicenda, per non avere come risultato qualcosa di simile a una poesia a quattro mani. Il fine non è l’imitazione dell’altra poesia per cui si voglia individuare il dittico bensì l’affinità elettiva, l’analogia, l’empatia poetica.»

Immagine di copertina scelta per il Dipthycha 4: Henriette Browne (1829-1901), «Ragazza che scrive» (1860 – 1880), opera in pubblico dominio, conservata al Victoria and Albert Museum di Londra.

Come naturale evoluzione del dittico a due voci, nell’agosto 2016 nasceva il trittico “a tre voci”, anche su suggerimento degli scrittori Lorenzo Spurio e Luigi Pio Carmina. Tuttavia, in futuro non è mia intenzione individuare, proporre polittici “a più voci”, in quanto, con la triade (tesi-antitesi-sintesi) si realizza la perfetta “trittica” corrispondenza, non è necessario andare oltre, si creerebbe solo dispersione. Come per il dittico, anche per il trittico a tre voci, la prima poesia va posta nella pagina di sinistra, questa volta per realizzare una rivisitazione poetica del trittico artistico.
Con ben centocinquantaquattro poesie ad ottobre 2017 si è chiusa la raccolta di materiale per «Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…», quarto volume del progetto poetico-antologico: cinquantatré i dittici a due voci10, di cui dieci (ciascuno introdotto da un saggio breve del critico Lucia Bonanni)11 con autore classico, anche di lingua straniera e con testo a fronte in lingua originale, e sedici i trittici a tre voci.
Così scrivo in un aforisma dell’aprile 2018, che ho scelto come esergo al Dipthycha 4: «Nell’individuare dittici e trittici poetici secondo il “Dipthycha” – operazione mai semplice – è essenziale che ogni autore non imiti l’altro ma che in una sorta di continuum, seguendo il relativo tema rimanga fedele al proprio modo di fare poesia. Se no, dove sarebbe l’innovazione? Solo qualcosa di simile a una poesia a quattro mani e nulla più.»
Il volume conterrà poesie di: Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Lucia Bonanni, Francesca Luzzio, Daniela Ferraro, Valentina Meloni, Ciro Imperato, Luciano Domenighini, Giorgia Catalano, Grazia Tagliente, Igino Angeletti, Lorenzo Spurio, Anna Alessandrino, Maria Chiarello, Rosa Maria Chiarello, Anna De Filpo, Antonella Coletti, Pasqualina Di Blasio, Giorgia Spurio, Felice Serino, Carla Maria Casula, Maria Rita Massetti, Maria Palumbo, Mario Rigli, Giorgia Golfetto, Giusi Contrafatto, Anna Scarpetta, Francesco Paolo Catanzaro, Emilia Otello, Salvatore Bellisario, Massimo Della Penna. Dittici con poeti che hanno fatto la storia della letteratura dall’Ottocento a oggi: Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Dino Campana, Antonia Pozzi, Nelo Risi e, con testo a fronte in lingua originale, Rainer Maria Rilke, Pablo Neruda, Wisława Szymborska. Vedrà la presenza di trittici a tre voci con poesie di: Emanuele Marcuccio, Lucia Bonanni, Maria Palumbo, Lorenzo Spurio, Francesca Luzzio, Daniela Ferraro, Igino Angeletti, Giusi Contrafatto, Anna Scarpetta, Francesco Paolo Catanzaro, Luciano Domenighini, Emilia Otello, Salvatore Bellisario, Massimo Della Penna.
Come immagine di copertina, ho scelto quella che riproduce un’opera pittorica della francese Henriette Browne (1829 – 1901), «Ragazza che scrive» (1860 – 1880), conservata al Victoria and Albert Museum di Londra. In questa immagine, a mio avviso, è rilevabile una certa continuità con quelle dei tre volumi precedenti, soprattutto il secondo e il terzo; vi si può leggere una scriba romantica e tanta meraviglia: l’ambiente esterno è povero ma intorno si percepisce tanta cultura e tanta meraviglia nello sguardo della giovane ragazza. La stessa può essere interpretata anche come una allegoria dell’intero progetto “Dipthycha”.
D’accordo con gli autori, il ricavo vendite dei precedenti tre volumi è devoluto ad AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Per questo prossimo quarto volume è giusto invece che il pensiero vada ai nostri connazionali del centro Italia, colpiti dal terremoto.

Emanuele Marcuccio

Palermo, 8 luglio 2018

Note

1 Una composizione di due poesie scritte da due diversi autori, indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.
2 Il progetto nasce anche come risposta alla pratica della poesia a quattro mani che non reputo poesia bensì solo un gioco poetico; nasce anche come risposta al cliché letterario riguardante la solitudine del poeta.
3 Emanuele Marcuccio, in Introduzione a AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016, p. 7.
4 AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, Prefazione di Cinzia Tianetti, Postfazione di Alessio Patti, Photocity, Pozzuoli, 2013, pp. XII, 90, ISBN: 978-88-6682-474-9.
5 Cinzia Tianetti, in Prefazione a Op. cit., p. VII.
6 Antonio Spagnuolo, in Postfazione a AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2015, pp. 145-146.
7 AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, Prefazione e note critiche di Luciano Domenighini, Postfazione di Antonio Spagnuolo, TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2015, pp. 184, ISBN: 978-88-98643-25-7.
8 Lorenzo Spurio, in Postfazione a AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, PoetiKanten, 2016, pp. 138-139.
9 AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio, Prefazione di Michele Miano, con un saggio di Postfazione di Lorenzo Spurio, PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016, pp. 180, ISBN: 978-88-99325-37-4.
10 Tra i tanti se ne potrà leggere anche uno seguito dalla traduzione in dialetto aquilano, curata dalla poetessa Lucia Bonanni.
11 Tranne uno, quello con Antonia Pozzi, proposto e introdotto da Lorenzo Spurio.

Dʼaccordo con tutti gli autori presenti, lʼintero ricavato delle vendite dei tre volumi è devoluto a scopo benefico. Per i tre volumi editi si è scelto AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
proletteraturacultura.com/2015/07/donato-ad-aism-il-ricavato-vendite-dell-opera-antologica-dipthycha-2.html
proletteraturacultura.com/2014/08/ricevuto-il-ricavato-delle-vendite-per-l-opera-antologica-dipthycha.html
Questi i link attraverso i quali è possibile effettuare lʼacquisto:

© Dipthycha 3, PoetiKanten Edizioni, 2016
ISBN: 9788899325374.
ibs.it
unilibro.it
© Dipthycha 2, TraccePerLaMeta Edizioni, 2015
ISBN: 9788898643257.
ibs.it
unilibro.it
© Dipthycha, Photocity Edizioni, 2013
ISBN: 9788866824749.
boopen.it
libreriauniversitaria.it
ibs.it

Sempre Vostra, Storyteller.

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