CRONACA: GIORNATA MONDIALE DEL RIFIUTO DELLA MISERIA. (20 ottobre 2021)

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Ogni giorno della settimana, per sensibilizzare riguardo il tema dei tumori femminili, verrà posto in ogni articolo e post l’immagine simbolica della donna avvolta dal fiocco rosa.

Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Con questo breve articolo voglio parlarvi una una giornata, dedicata alla celebrazione a al ricordo, molto spesso sottovalutata e poco conosciuta. Essa, come si evince dal titolo, è la Giornata Mondiale del rifiuto della miseria e si celebra ogni anno il 17 ottobre. La sua storia è relativamente recente: se ne sente infatti parlare per la prima volta ufficialmente nel 1992, quando l’Onu riconosce l’entità di questo problema e decide di istituire una giornata per ricordare e riflettere sul concetto di miseria, una piaga che troviamo in ogni parte del mondo e che spesso noi occidentali benestanti diamo per scontato. Ho utilizzato il termine “ufficialmente” non a caso. Infatti la giornata fu celebrata per la prima volta nel 1987 dai 100.000 difensori dei Diritti dell’Uomo di tutti i paesi, condizioni e origini, riuniti grazie ad un uomo, Padre Joseph Wresinski, sul Sagrato dei Diritti dell’Uomo,
al Trocadéro a Parigi. Spesso vengono ricordate le seguenti parole di quest’ultimo:

“Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell’Uomo sono violati.
Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro.”

Per questa ragione ormai da anni è un vero e proprio appuntamento fisso per creare eventi e manifestazioni, allo scopo di offrire a tutti coloro che vivono nella povertà estrema l’occasione di esprimersi, testimoniare delle loro sofferenze e delle loro lotte quotidiane. Ma il motivo di questa giornata non è soltanto il dare una possibilità concreta di espressione a chi vive quotidianamente in povertà, ma anche mobilitare i cittadini ad uno sforzo concreto affinchè non solo la miseria non sia ignorata, ma anche sconfitta. A questo mi viene lecito concludere con qualche personale parola. A volte basta davvero poco. Prenderne coscienza è il primo passo. Non bisogna necessariamente compiere azioni straordinarie, basta la presa di coscienza e poi le giuste azioni vengono da sè. Chiaramente non è sempre possibile dare un aiuto concreto, ma se si conosce il problema e si si è sensibili ad esso, quando ne avremo occasione potremo concretamente intervenire con piccoli, grandi gesti. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! With this short article I want to talk to you about a day, dedicated to celebration and remembrance, very often underestimated and little known. As can be seen from the title, it is the World Day of the rejection of misery and is celebrated every year on 17 October. Its history is relatively recent: in fact, we hear about it for the first time officially in 1992, when the UN recognizes the extent of this problem and decides to set up a day to remember and reflect on the concept of misery, a plague that we find in every part of the world and that we wealthy Westerners often take for granted. I used the term “officially” not by chance. In fact, the day was celebrated for the first time in 1987 by 100,000 human rights defenders from all countries, conditions and origins, gathered thanks to a man, Father Joseph Wresinski, on the Human Rights Churchyard, at the Trocadéro in Paris. The following words of the latter are often remembered:

“Where men are condemned to live in misery, human rights are violated. Uniting to enforce them is a sacred duty. ”

For this reason, for years now it has been a real fixed appointment to create events and manifestations, in order to offer all those who live in extreme poverty the opportunity to express themselves, to witness their suffering and their daily struggles. But the reason for this day is not only to give a concrete possibility of expression to those who live in poverty every day, but also to mobilize citizens to make a concrete effort so that not only misery is not ignored, but also defeated. To this I am entitled to conclude with a few personal words. Sometimes it takes very little. Becoming aware of this is the first step. You do not necessarily have to perform extraordinary actions, it is enough to become aware and then the right actions come by themselves. Clearly it is not always possible to give concrete help, but if you know the problem and are sensitive to it, when we have the opportunity we can concretely intervene with small, large gestures. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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CRONACA: LA NASCITA DELLA TELEVISIONE ITALIANA. (15 gennaio 2020)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ci tenevo particolarmente alla pubblicazione di questo articolo perché l’argomento che andrò a trattare, così come ho scritto nel post precedente, mi ha sempre affascinato.Voi avete ben chiaro tutti i passaggi storici che hanno portato alla comparsa nelle case degli italiani delle trasmissioni televisive Rai? Sicuramente un aspetto che intendo approfondire in futuro é tutto il percorso evolutivo dalla comparsa della prima televisione in Italia nel 1936, quando ancora la televisione era più simile a una radio con un piccolissimo schermo nella parte più alta, fino al famoso 3 gennaio 1954, oltre 67 anni fa ormai, quando le trasmissioni RAI iniziarono la loro comparsa nelle nostre vite. Farò prossimamente le mie ricerche e successivamente pubblicherò un articolo. Se qualcosa prima di quel fatidico 1954 veniva trasmesso alla televisione, cos’era? A parte questo interrogativo e breve deviazione compiuta, inizio dunque a parlare della nascita della Rai come emittente televisivo. Lo storico incipit di Fulvia Colombo, la decana di tutte le “signorine buonasera”, si sente provenire dal televisore: “La RAI Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. A seguire direttamente dagli studi di Milano inizia ufficialmente la prima trasmissione televisiva italiana. L’evento è seguito da 15mila apparecchi in tutto il territorio nazionale, distribuiti tra abitazioni e bar dove sono raccolti migliaia di italiani. Oggi sembra del tutto impensabile, ma la televisione nel 1954 era da considerarsi una sorta di bene di lusso, che solo un numero limitato di persone disponeva a casa propria. Il metodo migliore per vedere la televisione era quindi andare al bar, che durante la serata diventava una sorta di cinema allestito per l’occasione. Una televisione all’epoca aveva infatti un costo pari cinque salari medi di un operaio. Il giorno successivo intorno alle 11 del mattino la trasmissione ricomincia, dapprima con una musica di fondo e alcune semplici immagini in bianco e nero, poi finalmente la musica sfuma e compare un volto femminile pronto ad elencare la programmazione nel corso della giornata. Il palinsesto è molto scarso rispetto a quelli di oggi, ma si tratta comunque di un fatto sorprendente e del tutto nuovo. Si parte con la telecronaca dell’inaugurazione delle sedi RAI di Milano, Roma e Torino, cui segue la rubrica “Arrivi e partenze”, condotta dall’allora giovanissimo italoamericano Mike Bongiorno, che a breve diventerà volto noto della programmazione d’intrattenimento famigliare dell’orario di cena. Il pomeriggio fu dedicato allo sport e successivamente venne trasmessa la pellicola “Le miserie del signor Travet” (nel cast figurano Gino Cervi e Alberto Sordi) di Mario Soldati. Alle 20,45 venne trasmesso il primo telegiornale, per la prima volta del tutto regolare. Sembra infatti che un primo telegiornale sperimentale venne trasmesso il 10 settembre del 1952. La serata fu infine dedicata al teatro, con la commedia “L’osteria della posta” di Carlo Goldoni, trasmessa per l’occasione in diretta e portata in scena da Isa Barzizza e Leonardo Cortese. Il sipario cala alle 23 e sullo schermo domina il primo monoscopio RAI. Tre mesi dopo la vecchia denominazione “Radio Audizioni Italiane S.p.A” viene sostituita con la più celebre e conosciuta “Radio Televisione Italiana”. Da allora l’offerta televisiva inizia a crescere sempre di più, con la comparsa per la prima volte del Festival di Sanremo e del famosissimo quiz diretto da Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” e ovviamente tanti altri. Concludo ricordando di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I was particularly interested in the publication of this article because the topic I am going to deal with, as I wrote in the previous post, has always fascinated me. Do you have clearly all the historical passages that led to the appearance in the homes of the Italians of rai television broadcasts? Surely one aspect that I intend to deepen in the future is the entire evolutionary path from the appearance of the first television in Italy in 1936, when television was still more like a radio with a very small screen at the highest part, until the famous 3 January 1954, over 67 years ago now, when RAI broadcasts began their appearance in our lives. I will do my research in the near future and then publish an article. If something before that fateful 1954 was broadcast on television, what was it? Apart from this question and short deviation accomplished, I therefore begin to talk about the birth of Rai as a television station. The historic incipit of Fulvia Colombo, the dean of all the “good evening ladies”, is heard coming from the TELEVISION: “RAI Radio and Television Italian begins today its regular service of television broadcasts”. Following directly from the Studios of Milan officially begins the first Italian television broadcast. The event is followed by 15,000 appliances throughout the national territory, distributed between homes and bars where thousands of Italians are collected. Today it seems completely unthinkable, but television in 1954 was to be considered a kind of luxury good, which only a limited number of people had at home. The best way to watch television was then to go to the bar, which during the evening became a kind of cinema set up for the occasion. Television at the time cost five average wages of a worker. The next day around 11 am the broadcast begins again, first with background music and some simple black and white images, then finally the music fades and a female face appears ready to list the programming later in the day. The schedule is very poor compared to today’s, but it is still a surprising and completely new fact. It starts with the news of the inauguration of the RAI offices in Milan, Rome and Turin, followed by the column “Arrivals and departures”, conducted by the then very young Italian-American Mike Bongiorno, who will soon become the known face of the family entertainment programming of dinner time. The afternoon was dedicated to sport and later the film “Le miserie del Signor Travet” (cast includes Gino Cervi and Alberto Sordi) by Mario Soldati was broadcast. At 8:45 p.m., the first news cast was broadcast, for the first time entirely regular. It appears that an early experimental news cast was broadcast on September 10, 1952. The evening was finally dedicated to the theater, with the comedy “L’osteria della posta” by Carlo Goldoni, broadcast for the occasion live and staged by Isa Barzizza and Leonardo Cortese. The curtain falls at 11 pm and the first RAI monoscope dominates the screen. Three months later the old name “Radio Audizioni Italiane S.p.A” was replaced with the most famous and well-known “Radio Televisione Italiana”. Since then the television offer has started to grow more and more, with the appearance for the first time of the Sanremo Festival and the famous quiz directed by Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” and of course many others. I conclude by remembering to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: IL DUNQUESNE SPY RING. (14 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Torna finalmente sul blog, e oserei dire in grande stile, la rubrica CRONACA, da molti di voi amata proprio per gli argomenti trattati. Di solito nella maggiorparte dei casi tendo a inserire in questa rubrica i fatti relativi alla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto se non si riferiscono strettamente a scontri armati o simili. In tal caso andrò ad approfondire una questione molto interessante e al tempo stesso delicata avvenuta nel corso di quegli anni. Protagonista ancora una volta la Germania Nazista e gli USA. Il caso Dunquesne Spy Ring è infatti registrato tutt’oggi negli archivi dell’FBI ed è stato comunemente riconosciuto come il “piú grande caso di spionaggio degli USA”. A renderlo particolarmente celebre, oltre al fatto di per sè, è il termine dello stesso: saranno infatti condannati tutti i 33 gli imputati parte dello spionaggio a 300 anni di carcere. Poco dopo la dichiarazione degli USA del proprio ingresso nel conflitto di guerra, la Germania di Hitler entra subito in uno stato di profonda allerta, avvisando e preparando un’estesa rete di spie e sabotatori già attiva sul territorio americano. Tra i vari gruppi il più potente era capitanato da Fritz Joubert Duquesne. Egli, di origini sudafricane, si era precedentemente distinto come spia nel corso della Seconda guerra boera. Il suo gruppo di spionaggio contava ben 32 agenti nazisti, i quali lavoravano in settori chiave della società statunitense, tra cui ristoranti e luoghi di frequentazione delle alte cariche americane, sulle linee aeree, agenti commerciali per lo scambio di messaggi in codice e altro. Il loro diabolico piano, apparentemente perfetto, venne scoperto grazie a William Sebold, una spia che per due anni resse egregiamente il doppio gioco: egli infatti era un informatore per i Nazisti sotto la copertura del commissariato di New York. Il suo impiego era infatti quello di impiegato presso una stazione radio, ma in contemporanea forniva informazioni via radio sia agli uni che agli altri, svelando così alla giustizia i segreti della rete di Dunquesne. Grazie a Sebold si scoprì dell’esistenza di un potente ordigno nascosto negli stabilimenti della DuPont (a Wilmington, nello stato del Delaware), azienda chimica tutt’oggi molto importante. La missione era davvero molto seria e pericolosa, a tal proposito tutti i membri del sabotaggio erano dotati di maschere antigas. Grazie alla preziosa informazione di Sebold ci fu una tempestiva risposta da parte degli agenti della Federal Bureau of Investigation. Diciannove di loro riconobbero subito la loro colpevolezza, gli altri quattordici vennero sottoposti a numerosi interrogatori al fine di affermare lo stesso. La sentenza finale della Corte Federale Distrettuale di Brooklyn fu di ben tre secoli di carcere. La condanna finale portò alla quasi totale fine del boicottaggio nazista, con le conseguenti sorti finali del conflitto. Con queste parole concludo vi ricordo  di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Inoltre sarei felice di ricevere una stellina e un commento e infine di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Finally go back to the blog, and I dare say in style, the COLUMN NEWS, by many of you loved precisely for the topics covered. Usually in most cases I tend to include in this column the facts related to the Second World War, especially if they do not refer strictly to armed clashes or the like. In that case, I shall go into a very interesting and at the same time delicate issue that took place during those years. Nazi Germany and the UNITED States once again star. The Sosne Spy Ring case is in fact recorded in the FBI archives to date and has been commonly recognized as the “largest espionage case in the United States”. To make it particularly famous, in addition to the fact in itself, is the end of the same: in fact, all 33 defendants will be sentenced part of the espionage to 300 years in prison. Shortly after the US declared its entry into the war, Hitler’s Germany immediately entered a state of deep alert, alerting and preparing an extensive network of spies and saboteurs already active on American territory. Among the various groups the most powerful was led by Fritz Joubert Duquesne. He, of South African descent, had previously distinguished himself as a spy during the Second Boer War. His espionage group had 32 Nazi agents, who worked in key sectors of U.S. society, including restaurants and places of attendance at High American offices, on airlines, commercial agents for the exchange of coded messages, and more. Their diabolical, seemingly perfect plan was discovered thanks to William Sebold, a spy who for two years was a double-edged sword: he was an informant for the Nazis under the cover of the New York police station. Its use was in fact that of employee at a radio station, but at the same time it provided information by radio to both, thus revealing to justice the secrets of the Sosne network. Sebold discovered the existence of a powerful device hidden in dupont’s factories (in Wilmington, Delaware), a chemical company that is still very important today. The mission was really very serious and dangerous, in this regard all the members of the sabotage were equipped with gas masks. Thanks to Sebold’s valuable information, there was a timely response from agents of the Federal Bureau of Investigation. Nineteen of them immediately acknowledged their guilt, the other fourteen were subjected to numerous interrogations in order to assert the same. The final sentence in Federal District Court in Brooklyn was three centuries in prison. The final condemnation led to the almost total end of the Nazi boycott, with the consequent final fate of the conflict. With these words I conclude I remind you to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. Also I would be happy to receive a starlet and a comment and finally vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: COLLABORAZIONE PER UN MESSAGGIO IMPORTANTE. (14 dicembre 2020)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori. E con estremo piacere che pubblico e condivido l’articolo dell’autore di Thought’s Room qui su Storyteller’s Eye Word. Come scrissi nei precedenti post, al fine di introdurre l’argomento, il tema trattato è particolarmente forte e delicato, per cui vi chiedo solidarietà e una lettura attenta. E’ un caso, purtroppo, come altri, basta aprire gli occhi e le nostre menti su quanto  accade quotidianamente intorno a noi. Il testo è stato scritto a mio parere in maniera impeccabile, soprattutto considerando il tema trattato. Non mi dilungo oltre e lascio per oggi protagoniste della rubrica le parole di questo articolo. Grazie a tutti. Un abbraccio.

Uscire di casa la mattina, avvicinarsi allo sportello dell’auto, aprirlo e mettere in moto in direzione degli interessi che, a seconda della giornata, muovono il nostro quotidiano. Un modo di pensare e di agire molto semplice insomma, che rispecchia l’insostituibile desiderio, diritto, di libertà così caro al vivere sociale degli ultimi decenni. Tuttavia, non dobbiamo cedere all’inganno di universalizzare il nostro soggettivo, potremmo trovarci di fronte una sorpresa non molto gradita.

Basta attraversare con il dito l’atlante geografico e subito potremmo essere catapultati in una terra, una cultura, un linguaggio, un pensiero a noi ostili. Sono queste le premesse, i parametri cui guardare quando si vuole indagare il pensare e l’agire di popolazioni, rispetto a noi, molto distanti.

Ai nostri occhi, forse superficiali, guidare un veicolo potrebbe apparire un comportamento naturale, che non impone nessun atteggiamento pregiudizievole o discriminatorio poiché facente parte di quell’insieme di modi d’essere e di fare comunemente assoggettati alla definizione di normalità.

Tuttavia, questa normalità, qualora perpetrata da una donna vecchia o giovane che sia, è l’arché, il principio cardine di un reato severamente punito nell’area territoriale dell’Arabia Saudita e il caso di Loujain Alhathloul ci fornisce un esempio lampante di quanto si è accennato poc’anzi. Si tratta di una vicenda che affonda le sue radici nella lotta per il raggiungimento di un ulteriore traguardo sulla via dell’emancipazione femminile nell’area della penisola arabica: il diritto e la libertà per le donne di poter guidare un’auto senza essere colpevolizzate a causa di questo loro gesto.

Nonostante le concessioni fatte a livello governativo e legislativo dalle autorità statali, la discriminazione delle donne continua a crescere e di ciò è stata vittima Loujain Alhathloul: ammontano a più di 900 i giorni della sua detenzione, caratterizzata da continui abusi e violenze. Atti che non devono restare impuniti e che rappresentano una palese violazione dei diritti inalienabili di cui ogni essere umano gode per il solo fatto di esistere. Innanzi a un simile crimine, poiché non può in alcun modo essere definito diversamente, la Comunità Internazionale nel suo complesso, comprensiva di Stati ma anche di singoli cittadini, dovrebbe esprimere apertamente la propria intolleranza comportamento riprovevole. La diplomazia può essere utile, è vero, ma essa è solo parole al vento quando resta confinata all’ambito ideale e non trasportata sul piano del fattuale.

Non restiamo in silenzio, non distogliamo lo sguardo, il silenzio non la riporterà a casa.

#nonrestiamoinsilenzio

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CRONACA: LA STRAGE DI NASSIRIYA (18 NOVEMBRE 2020)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori! Torna dopo molto tempo la rubrica CRONACA, per ricordare, come di solito faccio con quest’ultima, fatti eclatanti e drammatici che segnano le pagine della storia contemporanea. In particolare oggi, in occasione del diciassettesimo anniversario, voglio raccontare della Strage di Nassiriya, che probabilmente in molti ricorderanno. Come sempre i miei articoli non hanno quasi mai l’idea di definire in modo dettagliato un fatto, soprattutto in questa rubrica, ma di riportare alla memoria vere e proprie tragedie, per non dimenticare e indurre alla riflessione. Era il 12 novembre del 2003, io avevo da poco compiuto sette anni e come tutti i miei coetanei ero ignara di quanto stesse davvero accadendo nella città irachena in questione. La causa di tutto è un camion cisterna Kamaz, contenente 150 chili circa di tritolo mescolato a liquido infiammabile. Alla guida ci sono due

terroristi votati al martirio. Si gettano con foga contro l’ingresso di base Maestrale e lì esplode, devastando la palazzina adibita a Camera di Commercio. La loro azione li porta all’omicidio di  19 italiani e 9 iracheni, più una sessantina di feriti. Nonostante la fine del conflitto in Iraq da ormai sei mesi, l’Onu decise di inviare truppe provenienti da tutti gli Stati per sostenere la rinascita del Paese. Per l’Italia il progetto ebbe inizio il 15 luglio con la missione ” Antica Babilonia”. Gli obbiettivi erano molteplici: il mantenimento dell’ordine pubblico, l’addestramento delle forze di polizia del posto, la gestione dell’aeroporto e gli aiuti da portare alla popolazione. La memoria, per quanto possa affliggere il nostro animo, è una delle armi più potenti per sterminare l’odio, il terrore e in generale simile disgrazie. Ricordare aiuta i posteri a prendere coscienza di come le nostre azioni possano fare la differenza, come una sola persona possa diventare autore di molteplici fatti, tra i più differenti. L’uomo seguendo la sola voce dell’egoismo e della cattiveria ha dato sfogo a stragi, persecuzioni, guerre e altre tragedie di larga scala. Impariamo a pensare e riflettere ogni giorno su ciò che è stato fatto dalle generazioni precedenti, per essere oggi persone migliori. Con queste parole concludo, se anche a voi questo post ha fatto riflettere lasciate una stellina, un commento e votate su Net-Parade per Storyteller’s Eye Word. Basta cliccare sulla barra blu sotto questo video o sui banner blu in home e confermare. Si può votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti.

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SPECIALE “I FATTI DI CRONACA”: SULLA QUESTIONE INCENDIO DI NOTRE DAME, prima parte. ( Testo trasferito del 23 aprile 2019)

Buonasera Lettori! L’articolo di questa sera è uno speciale della rubrica “I FATTI DI CRONACA”, per ovvie ragioni fuori dal programma degli appuntamenti fissi. Parleremo di un fatto che ha visto coinvolta non solo la capitale francese, ma tutta Europa dal punto di vista emotivo: l’incendio della cattedrale di Notre Dame. L’accaduto ha riscontrato molto scompiglio anche sui notiziari italiani e sui social, al punto tale che ho deciso io stessa di approfondire il tema, lasciando passare qualche giorno dal caos mediatico e discutendo l’argomento con la dedizione e la serenità che è solita regnare nel blog. La mia è indubbiamente una scelta controcorrente, ma penso risulta migliore, soprattutto tenendo conto del modo di discutere i vari argomenti nel blog, ovvero con profonda riflessione. Se l’articolo fosse uscito nei giorni immediatamente successivi all’accaduto, la nostra riflessione sarebbe stata ostacolata da una serie di articoli pubblicati sul web, dalle opinioni tra loro decisamente discordanti,  e ciò avrebbe fuorviato il lettore dall’obiettivo principe della stessa lettura. Ma ora iniziamo a raccontare quanto è accaduto. Per i pochi di voi che ancora non ne sono al corrente, dato la portata delle news, si parla di un incendio devastante, che vede vittima proprio l’imponente cattedrale parigina. Le fiamme hanno origine a partire dalle impalcature lignee, poste lungo il perimetro dell’edificio, causa lavori di restauro, e in breve tempo una colonna di fumo emerge dalla parte superiore. L’ultima messa viene celebrata alle h. 19.00 di lunedì, giorno dell’accaduto. I fedeli presenti al rito religioso, affermano che intorno alle h. 20.00 il tetto viene avvolto dal fuoco e dal fumo, fino a crollare insieme alla guglia. Nonostante ciò, molti sono stati gli immediati interventi dei pompieri, allo scopo principale di arginare quanto più possibile le fiamme, affinché causassero il minor danno possibile. Interrogato il comandante generale dei vigili del fuoco di Parigi, Jean-Claude Gallet,  racconta come le squadre siano riuscite a salvare i campanili della struttura e a raffreddarla con la massima attenzione, al fine non procurare maggiori danni architettonici.

Gabriel Plus, portavoce della polizia, intorno alle 4 del mattino, si è preso la responsabilità di rassicurare i parigini e l’Europa intera, affermando che l’incendio era totalmente sotto controllo. L’indagine viene quindi aperta dalla Procura di Parigi per decretare la natura dell’accaduto. Dopo scrupolosi controlli del caso viene escluso il movente criminale, l’atto vandalico o peggio terroristico, particolarmente temuto, e ci si concentra sulla causa dell’incendio. Tutt’ora le indagini sono in corso. Questo è il fatto, ma da ciò ne risultano numerose conseguenze, ad esempio l’intervento di Macron, le reazioni molto poco pacifiche dei gilet gialli, il Papa invitato a presenziare nella capitale francese, le satire quasi obbligate in queste circostante di Charlie Hebdo, insomma un grande melting- pot di notizie che bombardano le testate giornalistiche italiane, che credo diano luogo ad un’altrettanta confusione di opinioni in merito. Vi sono posizioni totalmente opposte: da una parte tutta una serie di persone affrante dall’accaduto, che vedono Notre Dame come uno dei simboli dell’Europa, a rappresentanza del suo patrimonio architettonico, altri che si sono serviti dell’incendio per approfondire l’esigenza di concentrarsi sulle nostre tragedie, escludendo ogni pensiero empatico di vicinanza nei confronti dei parigini. Probabilmente la verità civile ed etica, sta nel mezzo. Non si possono dimenticare i drammi dell’Italia, ma nemmeno servirsi di ciò come pretesto per escludere dai nostri pensieri le tragedie altrui. Il discorso è sicuramente ampio e questo articolo ha il solo scopo di introdurre la tematica. Ho infatti intenzione di approfondire ulteriormente la questione e di parlarvene in un prossimo articolo. Ad ora vi saluto, augurandovi la buona notte.

Sempre Vostra, Storyteller.