LIBERO PENSIERO EXTRA: APRIRE GLI OCCHI (13 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per la stesura di questo articolo ho aspettato qualche giorno. Voglio infatti trattare questo delicato argomento con l’aiuto di un testo musicale, che da quando è uscito mi è piaciuto davvero moltissimo. Il cantautore, se così mi è consentito definirlo, o forse in termini ancora più schietti e veritieri, un o”ratore di verità evidenti”, ovvero il rapper Fedez, ha reso pubblica appena tre settimane fa “Bimbi per strada”, nient’altro che la cruda verità di questi giorni estivi post lock down e della mancanza di attenzione nei confronti del rischio da parte dei più giovani. Fedez per me è uno dei pochi cantanti italiani che ascolto, uno dei pochi rapper del panorama italiano che non possa definire “venduto”, che segue alla lettera lo spirito del suo genere, che non vuole rendere pop qualcosa che non lo è, lanciando tormentoni estivi, che parlando di

bellezza, del caldo, di cocktail o altro simile. Il vero rap probabilmente, per quanto possa piacere o meno non è questo. E’ ribellione, libertà, non farsi piegare dal parere pubblico. In questo credo che lui sia molto vicino ai vecchi rapper americani, coloro che hanno esordito durante gli anni’90. Con questo testo, celebrando e omaggiando per altro il grande Robert Miles e il suo pezzo più celebre, “Children”, Fedez parla della realtà odierna. Il lock down, i giorni difficili passati in casa, i giorni infernali di contagi che sembravao infiniti, le persone che hanno perso la vita e i loro cari, è ormai un ricordo e la gente è tornata per strada per blande ragioni, incurante delle conseguenze. In particolare i più ribelli, come d’altro canto plausibile, sono proprio i giovani, coloro che sì hanno meno rischio, ma che possono diventare un problema, il principio di una nuova epidemia sul territorio italiano. Sfrutto l’occasione per parlare di una personale esperienza,che ho vissuto qualche giorno fa. Una sera esco con un paio di amici e decidiamo di fare un giro in centro, visto che nella mia città c’era la notte bianca e tutte le attività commerciali erano aperte. In questa occasione il rispetto delle regole, il distanziamento sociale e l’uso della

mascherina, non esiste,tanto che credo che gli unici a rispettarle fossimo noi. Fiumi di giovani, adolescenti e teenager erano ammassati all’ingresso di bar, coktailerie e nelle piazze, rigorosamente senza mascherine, totalmente incuranti delle conseguenze e sprezzanti del rischio. In tutto ciò però l’aspetto che più mi ha lasciato perplessa era l’assenza totale di carabinieri, polizia o altro, che potesse gestire e governare la situazione. Forse però, riflettendoci, era talmente grave da essere ingestibile. Detto questo concludo questa mia riflessione. Spero che personalità influenti, come Fedez, youtuber e personaggi famosi, che hanno appunto un potenziale comunicativo elevato, lanciano sempre più il messaggio, che definiscano in queste persone una presa di coscienza, che comprendano che il loro atteggiamento può mettere a rischio milioni di persone. Trovate lungo la stesura, diviso in due parti, il ritornello di “Bimbi per strada”, che vi invito ad ascoltare, qualora fosse cosa gradita. Un grande abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: GLI EFFETTI SULLA PSICHE UMANA DEL COVID-19, SECONDA PARTE.( 17 giugno 2020)

Buongiorno Lettori! Questo articolo è una continuazione di quello precedente, che è stato pubblicato ieri sul blog e che vi consiglio di leggere qualora non lo aveste già fatto. Infatti il COVID-19, oltre al problema tangibile dell’impossibilità di spostarsi e di compiere le nostre quotidiane mansioni, ha portato molte persone a nutrire nelle proprie menti cattivi pensieri, che presto sono diventati qualcosa di difficilmente gestibile, ovvero svariate forme d’ansia, talvolta somatizzate, attacchi di panico e depressione con vari livelli di incidenza. A portarmi alla conoscenza del fatto è stato un articolo, più di altri, pubblicato dal noto quotidiano “Il Messaggero”, risalente al 25 marzo. Il titolo è forte e colpisce il lettore con affermazioni dirette: Emergenza corona-virus: quando sarà finita il 50% degli italiani avrà disturbi emotivi. Quelle parole mi inducono velocemente alla lettura. Seppur la portata dell’articolo non sia molta, il tutto potrebbe ulteriormente essere riassunto con la citazione, con cui il tutto viene introdotto, del presidente della Società italiana di Epidemiologia psichiatrica (Siep) e membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni, Fabrizio Starace: “conseguenze psicologiche sul 50% degli italiani: persone a rischio, positivi, operatori sanitari, che stanno pagando un tributo enorme in termini di vite stroncate e livelli di stress ai limiti della tollerabilità”.

Si tratta appunto di un’allerta quella lanciata da Starace, per ovviare ad un problema forte che si sta manifestando come conseguenza dell’epidemia. Bisognerà pensare dunque, non solo a fronteggiare il contagio, ma anche le cadute psicologiche di metà (o quasi) popolo italiano con una risposta post-epidemia. Si riconosce una società “non abituata agli effetti che le costrizioni e le misure restrittive stanno avendo sulle persone, insieme alla continua esposizione a informazioni e notizie che colpiscono significativamente la parte emotiva”, come se la nuova condizione generasse un caos tale nelle menti delle persone da non essere più in grado di sostenersi a vicenda. Le persone più colpite dal disagio emotivo da corona virus sono ovviamente coloro che vivevano già precedentemente situazioni di disagio e di fragilità, nonché coloro che contraggono il virus, costretti all’isolamento e alla lontananza per lunghi giorni da propri famigliari. La proposta di Starace, in seguito a quanto affermato, è quindi quella di monitorare non solo lo stato di salute fisica delle persone in quarantena, ma anche la loro condizione emotiva, affinché queste percentuali altissime possano scendere. Si tratta probabilmente di una situazione più grave di quanto noi ci aspettassimo e il motivo è che non siamo stati in grado di prevedere gli effetti che questo virus ha avuto sulle nostre menti, che dall’oggi al domani ha cambiato drasticamente le nostre vite, a sentirci talvolta come isolati, imprigionati e abbandonati a un brutto (possibile) destino, quasi come se l’amore e l’affetto fino ad allora ricevuto fosse sparito. La verità è che nessuno è solo, siamo tutti accomunati dal medesimo problema e tutti potremo essere aiutati in caso di necessità. Mi piacerebbe in questo articolo più di altri ricevere un vostro commento, qualora fosse cosa gradita, per valutare insieme questa situazione. Per adesso mando a tutti un forte abbraccio e a presto.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: CORONA VIRUS, LA FASE DUE, DUBBI, INCERTEZZE E RIFLESSIONI, PRIMA PARTE.(16 giugno 2020)

Buon pomeriggio Lettori! Che dire, è stato il primo articolo scritto su questa piattaforma, sono davvero felice di ciò! Come sempre quando si tratta un argomento sulla magica realtà di Storyteller’s Eye Word, non è mai in modo convenzionale, anche il più razionale trova sfogo alle emozioni, all’empatia e alla riflessione. Nell’articolo di oggi in particolare ci soffermiamo a riflettere in sostanza su quello che è accaduto, trasformando la quotidianità, ormai infittita di regole che fino a pochi giorni fa non ci saremo mai aspettati di rispettare. Ovviamente parlo del fenomeno Corona Virus. Fino a qualche settimane fa circa abbiamo vissuto colei che il governo ha dichiarato come “Fase 1”, a cui per ragion di logica è seguita una “Fase 2”. La distinzione è molto chiara: prima abbiamo assistito al “lock down”, ovvero ad uno stato di quarantena totale a cui tutti gli italiani hanno risposto restando il più possibile a casa e uscendo solo in caso di estrema esigenza, lavorativa o di necessità comprovata. Ora che la Fase 2 è diventata protagonista delle nostre vite, il “lock down” sembra ormai un ricordo e abbiamo ricominciato a vivere le nostre giornate in modo quasi normale. Ma procediamo con ordine: l’idea in me di scrivere questo articolo nasce da un altro che ho avuto il piacere di leggere sul sito ” Oui Magazine” dal titolo ” Facciamo un pò di chiarezza sulla Fase 2″, potrete leggere l’articolo completo cliccando su questo link https://ouimagazineitalia.wordpress.com/2020/05/02/facciamo-un-po-di-chiarezza-sulla-fase-due/comment-page-1/#comment-38.

E’ importante rispettare le distanze per ostacolare la diffusione del contagio.

L’articolo da molte delucidazioni sulle regole da rispettare in questo periodo ed è stato grazie ad esso che è nato in me il desiderio di condividere la mia riflessione in merito. La Fase 2 è cominciata il 4 maggio e da allora tanti sono stati gli episodi di affollamento per le strade. Le grandi città si sono presto rianimate, le strada hanno iniziato ad affollarsi e ciò in alcuni casi è accaduto in modo che oserei definire stupido. I virus sono un male subdolo e credo che chiunque abbia un pò di sale in zucca comprenda che non può essere scomparso da un giorno all’altro. La sua carica di contagio è rimasta pressoché la medesima, ma non si può costringere la gente all’isolamento per lunghi periodi, anche perchè questo “lock down” dal punto di vista psicologico ha già fatto molte vittime, tratterò questo argomento nella seconda parte, maggiormente nel dettaglio. Si confida dunque nell’intelligenza delle persone, ad uscire sì, ma in maniera prudente e rispettosa del prossimo. Le regole principali sono due: l’utilizzo costante fuori casa di mascherine e il mantenimento della distanza di sicurezza di circa un metro. Si tratta di qualcosa di molto semplice, ma in alcuni casi è stato sottovalutato il fenomeno del contagio, o peggio ignorato. Mi piace sperare dunque che questo articolo abbia lo scopo di sensibilizzare coloro a cui arriva il suo contenuto e che lo conduca a sincere riflessioni, perchè sembrano due regole banali, ma hanno una grande responsabilità addosso, ovvero la salvaguardia della società stessa. Con queste parole vi mando un abbraccio virtuale. A presto.

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: IL TERZO DRAMMA ( Testo trasferito del 4 aprile 2020)

Buonasera Lettori! Nonostante pubblico questo articolo in orario serale, si tratta di qualcosa a cui ho dedicato numerose ore, perchè come sapete, prima di pubblicare un qualsiasi articolo, ci sono lunghe ricerche nel web al fine di scovare l’argomento che più di altri attira la mia attenzione. Ebbene negli ultimi giorni, come in altri post scorsi ho segnalato, ho preso tutto con grande relax, ma ciò non ha negato in me il desidero di trovare contenuti nuovi, spesso dimenticati, per poi condividerli con voi. La mia natura è questa e con essa anche quella del blog: il linguaggio non è mai accademico, seppur credo sia doveroso mantenere un certo rigore nella dialettica e tutto ciò perchè la mia non una pretesa di insegnamento, bensì mi sento l’amica desiderosa di condividere con altri amici una novità e una nuova scoperta. Nel magico mondo di Storyteller’s Eye, al contrario di quello reale, non esistono 

persone superiori o inferiori, per nessun punto di vista.
Detto ciò mi inoltro nell’argomento di oggi. Parlerò della “Spaziale”, ciò che io stessa ho definito “il terzo dramma”, qualcosa che però, dai tempi della sua comparsa, è stato quasi totalmente rimosso e cancellato dal nostro ricordo. Visto il periodo tragico che stiamo affrontando però, mi è sembrato doveroso ricordare. Se non fosse chiaro, la “Spaziale” è una terribile pandemia che si sviluppò alla fine degli anni ’60 e che porta sulle spalle il peso di oltre 20mila decessi in Italia e di un milione nel mondo. Voi penserete che a questo punto il Covid-19 ha fatto il medesimo numero di vittime e tante altre potrebbero essercene. Ricordiamoci però che i mezzi di trasporto e l’effetto della globalizzazione alla fine degli anni ’60 erano molto meno evoluti di quelli del giorno d’oggi. Sarebbe impossibile determinare quale virus sia il più letale (escludendo per dovute ragioni la peste o il vaiolo, che si sono però sviluppate in periodi in cui sporco e mancata igiene era pressocchè comuni). Senza ombra di dubbio è stata comunque per la società dell’epoca una tragedia, che credo sia doveroso ricordare, soprattutto per entrare nell’ottica che le pandemie non sono catastrofi del Medioevo, ma drammi che si verificano più volte in uno stesso secolo. Ma perchè tra tanti nomi si è deciso di chiamarla “Spaziale”? Il termine riporta a due motivi principali: il primo è perchè si trattava del periodo dei primi voli sulla luna e della passione della scoperta di tutto ciò che vive al di fuori della Terra, ma soprattutto il soprannome, principalmente di merito italiano, stava a dimostrare la sua velocità di diffusione sul nostro territorio. Arrivò infatti molto più tardi nel resto dell’Europa, in Asia e in America, circa un anno dopo.
Abbiamo rimosso dalle nostre menti, nella maggior parte dei casi l’esistenza di un “Terzo dramma” del XX secolo, preceduto dalla “Spagnola” e dall'”Asiatica”. Si è sviluppato, un pò come il Covid-19, con DNA differenti, rendendo il virus americano molto più letale rispetto a quello europeo. La sintomatologia era anche in questo caso simile a quella del Covid-19 e colpiva principalmente e con sintomi più gravi anziani e persone di salute cagionevole. Nonostante quindi la sua letalità fosse moderata, il vero pericolo era alta capacità di contagio e questo esercitò una rapida diffusione su scala mondiale. Il virus vede la sua origine ad Hong Kong intorno agli inizi di luglio e in circa due settimane furono segnalati 500.000 casi positivi, successivamente iniziò un lungo calvario che proseguì sul territorio asiatico. Pochi mesi dopo i primi casi varcarono le coste americane, nelle zone tra il Canale di Panama e gli Stati Uniti. Ciò si determinò a causa del rientro di alcuni soldati dal Vietnam, luogo in cui all’epoca vi era lo stato di guerra. Alla fine di dicembre tutti gli Stati Uniti erano stati contagiati, raggiungendo in seguito l’Europa e prima di tutti la stessa Italia. Infine anche il Giappone, l’Australia e parte del territorio vennero contagiati dal virus, che attaccò questi territori per due ondate consecutive. Qui si conclude il mio excursus, lascio in seguito un  video che descrive un piccolo spezzone di un notiziario dell’epoca, che io stessa ho trovato interessante per rendere quanto ho scritto ancora più chiaro. Detto ciò vi saluto e auguro a tutti voi un buon week end. Vi invito come sempre alla serenità, nonostante il periodo che stiamo vivendo e ad essere forti. Un abbraccio virtuale a tutti.

LIBERO PENSIERO: L’ AMORE DI UN ANIMALE NON HA LIMITE (Testo trasferito del 19 aprile 2020)

Buonasera Lettori. Stasera, torno a scrivere, trascinata da una lettura alquanto emozionante, pubblicata su alcune testate giornalistiche online nel corso degli ultimi giorni. Si tratta di un vero e proprio caso di cuore, di cui protagonista è un cane, più precisamente un golden retriver, dal quale forse, noi esseri umani dovremmo prendere spunto. La storia che sto per raccontare è il risultato di un grande atto di fedeltà di un cane verso il proprio padrone, che da giorni commuove, ma al contempo preoccupa. La storia si ambienta in Turchia. Il signor Ondou Soulu, risultato ahimè positivo al Coronavirus, è stato portato qualche giorno fa all’ospedale di Bartin, una località turistica sul Mar Caspio. Il suo cane ha quindi inseguito l’ambulanza diretta all’ospedale, rimanendo sempre lì fuori in attesa di rivedere il padrone guarito. Fin da subito operatori sanitari e volontari, a conoscenza del fatto, hanno preso a cuore il caso, portando al cane fedele cibo e acqua a sufficienza. Gli operatori sanitari, ignorando il vero nome del cane, hanno deciso di chiamarlo “Coraggioso”. La situazione prosegue per circa una settimana, quando d’improvviso del cane, non se ne sa più nulla. Tutti coloro che nei giorni precedenti si sono occupati di Coraggioso restano fortemente preoccupati, 

pensando che qualsiasi cosa potrebbe essergli accaduto, ma la fiducia è tanta. Io lo immagino accolto da qualche brava persona, desiderosa di donare a questo dolce e amorevole eroe le cure di cui ha bisogno. Ovviamente queste sono le occasioni che più ci fanno viaggiare con la fantasia, le situazioni che conosciamo solo in parte, ma di cui sfugge il finale. La verità è che forse Coraggioso si trova poco oltre l’ingresso di quell’ospedale e ha cercato un rifugio in cui  stare più comodo nell’attesa che sia tutto un lontano ricordo, pronto ad affrontare ancora la vita con il suo amico umano.
Ci sentiamo migliori di loro, ma spesso ci regalano grandi insegnamenti di vita, con la semplicità, con l’ottimismo e soprattutto con l’amore.
Le parole di oggi sono poche, ma sono sicura che, a voi come a me, sono state sufficienti ad emozionarvi, arricchendo in modo positivo la serata.
Un abbraccio forte.

Sempre Vostra, Storyteller.

EMPATIA: LORO LIBERI, NOI IN GABBIA. ( Testo trasferito dell’11 aprile 2020)

Buongiorno cari Lettori. E’ un periodo molto particolare, motivo per cui altrettanto sono le mie pubblicazioni. Come ho definito un paio di settimane fa circa scrivo liberamente, di getto, senza alcun vincolo, non perchè qualche forma di morale della coscienza me lo imponga, bensì perchè in un qualsiasi momento un determinato argomento o contenuto mi ispira e decido di parlarne. E’ il caso di oggi.  Il titolo è molto emblematico e non spiega a chiare lettere l’argomento di cui sto parlando. A cosa si riferiscono quei pronomi? La verità è che quello che sto scrivendo non è un semplice articolo o post, ma una riflessione o per essere più precisi un commento. L’idea nasce dal sito ThoughtsRoom, di cui come sempre invito i miei lettori alla consultazione, in quanto io stessa ne ho valutato i contenuti ricchi di significato.Mi riferisco all’articolo  La Terra e noi, una madre e i suoi figli. Leggendone il contenuto, un senso di empatia molto forte si è celato in me, in primis perchè mi sento particolarmente sensibile con il tema degli animali e secondo perchè dalla lettura sono riaffiorate in me le parole dei versi di una mia poesia, scritta ormai alcuni anni fa, dal titolo “Ode alla Natura”. Il titolo stesso e i contenuti racchiusi, vivono uno stretto parallelismo con gli ultimi versi della stessa, ovvero:

” Stanca e anziana, 

prega l’armonia dei giornitra scorsi,

nei tempi immemori,

lasciar vista al fratello e condurre per mano la debole sorella,

rimosso per sempre il velo della vergogna”

Leggendo l’articolo mi sono sentita in dovere di commentare, sopratutto perchè noto l’impronta dell’autore più marcata del solito, uno stile accademico, le perifrasi dal fascino arcaico, rendono la retorica stessa a tratti quasi distaccata dal tema, seppur credo egli ne sia sensibilizzato. Voglio perciò parlare dell’argomento senza parlarne davvero, senza ribadire qualcosa che è stato espresso nel migliore dei modi dal punto di vista del ragionamento intrinseco, bensì voglio lasciare su questa pagina le sensazioni che io provo, grazie all’articolo e alla mia poesia. Credo 
da tempo di essere sensibile al tema, di aver preso coscienza del male che le nostre abitudini hanno fanno agli animali ( la sorella minore in poesia) e i versi stessi avvalorano questa tesi. Il dramma di questi giorni, nonostante il male che ha inflitto sugli esseri umani, forse, ha portato un pò di giustizia alla classe debole del regno dei viventi e soprattutto ci ha fatto riflettere su abitudini e modi di vivere che da decenni devastano la natura e il suo bioritmo. Oggi le nostre stesse azioni ci hanno punito, o almeno io voglio credere che sia questa la ragione di tutto, senza incolpare una mera casualità. Gli animali oggi, alla luce dei fatti, sono gli esseri che ne hanno giovato di più e che più di noi possono considerarsi liberi. Al contrario gli esseri umani vivono in un terribile incubo, uno zoo del quale i suoi membri non vedono la luce e vivono una condizione di pseudo prigionia prolungata per innumerevoli giorni.  Spero che ciò abbia dato modo di riflettere a tutti noi, con la presa di coscienza che il male, prima o poi, non fa altro che portare altro male. Non ho vergogna a dire questo, 
a sentirmi parte di una colpa che accomuna tutti gli uomini, che abbiano agito sempre con egoismo, pensando solo al nostro benessere e non a quello della natura, inquinando con materia tossica, con gli allevamenti e le coltivazioni intensive, con la produzione e l’utilizzo smodato delle plastiche. In generale non ci siamo resi conto che siamo parte della natura e che disobbedendo alle sue leggi, prima o poi avremmo dovuto accettare la sua punizione, soltanto perchè essa non reggeva più questo egoismo fuori misura. Non siamo al di sopra di nessuno e l’intelligenza che la stessa natura ci ha offerto, non è da sfruttare per il dominio tirannico della Terra. Forse così ne abbiamo preso coscienza, o almeno spero, e qualcosa con calma cambierà. Spero che anche voi leggendo queste parole e l’articolo di ThoughtsRoom abbiate avuto uno spunto per riflettere. 

Sempre Vostra, Storyteller.