VIAGGI: ORIGINE DEL CONCETTO DI RITUALE. (28 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi voglio parlarvi di rituali, che in qualsiasi circostanza hanno sempre caratteristiche particolari, che in qualche modo racchiudono in sè un senso di magia e di misticismo. Per capire cosa sia un rituale mi viene sempre in mente l’esempio delle formule magiche. Si vede spesso nei film di magia maghi e stregoni che pronunciando una sequenza fissa di parole e di gesti, secondo un certo ordine, ottenendo uno specifico risultato. Per il rituale abbiamo una situazione molto simile, si definisce tale infatti la serie delle sequenze di comportamento fisse, messe in atto seguendo una precisa processualità. Si può trovare in maniera indistinta sia tra gli umani e i suoi gruppi, sia tra gli animali. Il loro scopo è sempre quello di costruire una realtà alternativa che scaturisca benessere oppure in alcuni casi la patologia, come accade nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Nella storia dei rituali gli studiosi hanno sempre riconosciuto una certa capacità di adattamento e questo ha permesso a intere comunità di integrare i cambiamenti e modificare i significati. Tra gli scopi principali del rituale vi è quello di compattare le relazioni fra i membri di un gruppo, e la famiglia non fa differenza. Una semplice abitudine, come ad esempio il momento del pasto, diventa un rituale nel momento in cui, ripetuta nel tempo, viene assicurato il ruolo attivo dei diversi membri che la compongono. Stessa cosa accade in vista del Natale, durante il quale infatti i parenti, seppur lontani durante tutto il resto dell’anno, si ritrovano, ri-dichiarano il legame che li unisce, ricostruiscono la relazione, indebolita talvolta dalla lontananza. Questi rituali parte del nucleo famigliare hanno quindi motivo di essere, di donare stabilità e unione tra i membri, fornire un senso di organizzazione, evitare caos, stress e stati di crisi. Il senso di benessere scaturito da questi rituali si irradia principalmente sui membri più piccoli della famiglia:  gli adolescenti che condividono momenti, più o meno ritualizzati, in cui svolgere attività insieme al resto dei membri della famiglia hanno un rischio significativamente minore di sviluppare una psicopatologia, come se il rituale svolgesse il ruolo di ‘contenitore’ esterno in grado di supportare lo sviluppo di una personalità stabile. Abbiamo poi, sempre positivi, i rituali personali. Si tratta sostanzialmente delle particolari espressioni che ognuno di noi ha per comunicare al meglio con la società. in poche parole si da e si toglie significato alle varie azioni che servono per la comunicazione, concentrandoci con questi rituali su tutte quelle variabili che viviamo in maniera più ostica, creando noi stessi significato. Alcune persone, prima di compiere azioni il cui successo è davvero significativo per la loro vita, compiono dei rituali che si concretizzano in gesti ripetuti, preghiere, riti propiziatori. Si tratta di piccoli rituali che ci permettono di mantenere un senso di coerenza al di là del mutare delle giornate, costruiscono il nostro essere noi nel mondo.  Infine voglio parlarvi di quei rituali che non portano vantaggi per la salute e il benessere psicofisico, ma lo peggiorano, causando ciò che viene definito “disturbo ossessivo-compulsivo”. A volte la ripetizione di un azione o di un gesto può diventare compulsiva e invalidante, finalizzato a controllare o a rassicurarsi contro le ossessioni, ovvero dubbi, pensieri, immagini o sensazioni indesiderate e spiacevoli. E’ un bene che diventa male, ciò che era semplice rassicurazione, ora è una vera ossessione, qualcosa di cui non puoi fare a meno, quasi al pari di una dipendenza da alcol o stupefacenti. La vittima diventa totalmente succube della sua stessa  creazione. Quindi in conclusione l’uomo e l’animale convivono da sempre con una serie di rituali, che restano comunque fondamentali, nonostante la condizione in iperbole, per il benessere. Esso svolge importanti funzioni, tra cui il passaggio da un’età all’altra della vita, simboleggiare il legame di appartenenza ad una comunità, costruire legami e significati comuni, metabolizzare eventi stressanti o traumatici, ed altri ancora, pure nella sua accezione patologica. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today I want to talk to you about rituals, which in any circumstance always have particular characteristics, which somehow embody a sense of magic and mysticism. To understand what a ritual is, the example of magic formulas always comes to mind. It is often seen in magic movies that wizards and sorcerers uttering a fixed sequence of words and gestures, according to a certain order, obtaining a specific result. For the ritual we have a very similar situation, this is in fact defined as the series of fixed sequences of behavior, implemented following a precise process. It can be found indistinctly both among humans and its groups, and among animals. Their purpose is always to build an alternative reality that results in well-being or in some cases the pathology, as happens in Obsessive-Compulsive Disorder. In the history of rituals, scholars have always recognized a certain capacity for adaptation and this has allowed entire communities to integrate changes and modify meanings. Among the main purposes of the ritual is to compact the relationships between the members of a group, and the family makes no difference. A simple habit, such as the moment of a meal, becomes a ritual when, repeated over time, the active role of the various members that compose it is ensured. The same thing happens in view of Christmas, during which in fact the relatives, albeit distant throughout the rest of the year, meet again, re-declare the bond that unites them, rebuild the relationship, sometimes weakened by distance. These rituals are part of the family nucleus and therefore have a reason to be, to give stability and unity among the members, to provide a sense of organization, to avoid chaos, stress and states of crisis. The sense of well-being resulting from these rituals radiates mainly on the smaller members of the family: adolescents who share more or less ritualized moments in which to carry out activities with the rest of the family members have a significantly lower risk of developing a psychopathology, as if the ritual played the role of an external ‘container’ capable of supporting the development of a stable personality. Then, always positive, we have personal rituals. These are basically the particular expressions that each of us has to communicate better with society. in a nutshell, meaning is given and taken away from the various actions that are used for communication, concentrating with these rituals on all those variables that we experience in the most difficult way, creating meaning ourselves. Some people, before carrying out actions whose success is really significant for their life, perform rituals that take the form of repeated gestures, prayers, propitiatory rites. These are small rituals that allow us to maintain a sense of coherence beyond the changing of the days, they build our being ourselves in the world. Finally I want to talk to you about those rituals that do not bring benefits to health and psychophysical well-being, but worsen it, causing what is called “obsessive-compulsive disorder”. Sometimes the repetition of an action or gesture can become compulsive and disabling, aimed at controlling or reassuring oneself against obsessions, that is, unwanted and unpleasant doubts, thoughts, images or sensations. It is good thatit becomes bad, what used to be simple reassurance is now a real obsession, something you can’t do without, almost like an addiction to alcohol or drugs. The victim becomes totally dominated by the same creation as her. So in conclusion, man and animal have always coexisted with a series of rituals, which in any case remain fundamental, despite the hyperbole condition, for well-being. It performs important functions, including the transition from one age of life to another, symbolizing the bond of belonging to a community, building bonds and common meanings, metabolizing stressful or traumatic events, and others, even in its pathological meaning. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI: SPECIALE SENSIBILIZZAZIONE A FAVORE DEI TUMORI FEMMINILI. Seconda parte. (19 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi pubblico e scrivo il secondo appuntamento dell’evento volto alla sensibilizzazione di tutti riguardo i tumori femminili, una vera e propria piaga che ostacola la vita di milioni di donna senza tregua. Eppure se io oggi sono qui a scrivere questo articolo è perchè qualcuno, moltissimi anni fa ormai, ha compreso l’entità di questa patologie ha deciso, nonostante si trattasse di una lotta impari a vantaggio dell’avversario, di fare il possibile per porgli fine. Se oggi il tumore al seno spaventa meno di dieci o vent’anni fa è proprio per uno dei nostri più preziosi alleati che anno dopo anno compie scoperte fondamentali verso una soluzione che possa annientare del tutto questo nemico invisibile. Una storia importante. che vede il principio dell’interesse scientifico alla fine dell’800 e che ha portato con il tempo alla chemioterapia e alle operazioni di mastectomia intorno agli anni ’70, ma anche all’uso del tamoxifenee altro che spero di spiegare al meglio nelle prossime righe.Tutto ha inizio nel 1882. Si comprendere che per estirpare la proliferazione del tumore e di conseguenza la morte di un paziente è necessaria l’asportazione del corpo anomalo. Fu proprio allora che vennero messe in atto le prime rudimentali operazioni chirurgiche, grazie anche alla recente scoperta dell’anestesia totale. Inoltre è proprio agli inizi del ventesimo secondo che compaiono i primi esperimenti di radioterapia, in seguito alla scoperta della radioattività ad opera di Marie Curie. Passarono 50 anni di storia prima che la medicina arrivasse ad un nuovo traguardo importante. Prima infatti si curava solo con l’asportazione chirurgica e con la radioterapia, ma nel 1947 al Children’s Hospital di Boston viene documentata la prima parziale remissione di una leucemia acuta in un bimbo di 4 anni grazie all’utilizzo di aminopterina, una sostanza in grado di contrastare i livelli di acido folico e quindi di inibire la crescita delle cellule tumorali. Grazie a questa importanti scoperta i bambini malati di leucemia hanno forti speranze di sopravvivenze, contrariamente a prima le quali aspettative di vita erano inferiori a tre mesi. Durante il periodo del primo dopoguerra si inizia finalmente a palare di chemioterapia. l primo farmaco ad essere approvato è la “mostarda azotata”, una molecola che veniva usata a scopi bellici. In base alle conoscenze che disponevano all’epoca provarono alcuni esperimenti e visti gli effetti immediati usarono il farmaco anche nel trattamento del Linfoma di Hodgkin. I maggiori successi nella cura della leucemia arrivarono alla fine degli anni ’50. Si dimostrò infatti  che la combinazione di due farmaci chemioterapici portava alla remissione di alcune forme di leucemia acuta sia nei bambini sia negli adulti. Un risultato fondamentale poiché si dimostra che il tumore può essere attaccato su più fronti senza necessariamente ricorrere ad alte dosi di chemioterapico. Durante gli anni ’70 la medicina concentra i suoi studi alla scoperta di una risposta per quanto concerne il tumore al seno e fu allora che riuscirono a rivoluzionarne il trattamento.Nel 1971 viene dimostrato che nei casi di malattia ai primi stadi si può evitare la mastectomia radicale in favore di un approccio conservativo capace di ridurre il dolore, migliorare il recupero post-operatorio e cambiare radicalmente l’impatto psicologico della mastectomia. Il merito è principalmente del dottor Umberto Veronesi e della sua fondazione. Nel 1975, grazie ancora al contributo italiano del professor Gianni Bonadonna, viene rivoluzionato il concetto di terapia adiuvante nel tumore del seno. Dagli studi condotti infatti verrà dimostrato che le donne con tumore al seno, se trattate con chemioterapia dopo l’operazione, hanno minori possibilità di andare incontro a recidiva. Sul finire degli anni ’70 il concetto di quadrantectomia, ovvero l’utilizzo di una chirurgia conservativa per alcune forme di tumore al seno, viene definitivamente smentita grazie ad uno storico lavoro compiuto da Umberto Veronesi e pubblicato dal New England Journal of Medicine. Si comprese dunque l’importanza di evitare le recidive tumorali e questo fu uno degli aspetti per cui la medicina si dedicò maggiormente durante gli anni ’80. Nel 1986 viene approvato l’utilizzo di tamoxifene come aiuto per evitare il rischio di recidive. Si scopre inoltre che i tumori al seno possono essere divisi in due tipologie, ovvero ormonosensibili e quelli no. I primi hanno infatti la caratteristica di avere sulla loro superficie cellulare dei recettori che possono essere utilizzati per colpire il tumore e il tamoxifene agisce proprio su di essi. In questo modo, dopo l’operazione, l’utilizzo protratto nel tempo di una terapia ormonale è in grado di ridurre il rischio recidiva e aumentare così le probabilità di guarigione dal tumore al seno. A partire dagli inizi degli anni ’90 il rischio di mortalità causata da tumore al seno inizia a calare, grazie a diagnosi precoci e terapie efficaci. Nel 1997 nasce il prima farmaco a bersaglio molecolare, ovvero che colpisca, contrariamente alla chemioterapia, solo i meccanismi molecolari, come nel caso del rituximab, un anticorpo capace di agire selettivamente su alcuni recettori delle cellule del sistema immunitario. Nel 2004 viene scoperto il bevacizumab, il primo farmaco a bersaglio molecolare antiangiogenico. Infine nell’ultimo decennio si scopre l’immunoterapia, che presenta la capacità delle cellule di riconoscere la presenza del cancro e di difenderci dallo sviluppo negativo di esso. Nascono così i primi immunoterapici, molecole capaci di stimolare il sistema immunitario a combattere la malattia. Il primo ad essere approvato, nel 2011, è ipilimumab, un anticorpo capace di cambiare la storia del melanoma metastatico. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today I publish and write the second appointment of the event aimed at raising awareness of all about female cancers, a real scourge that hinders the lives of millions of women without respite. Yet if I am here today to write this article, it is because someone, many years ago by now, understood the extent of this pathology and decided, despite the fact that it was an unequal fight for the benefit of the opponent, to do everything possible to put an end to it. . If breast cancer scares less than ten or twenty years ago today, it is precisely because of one of our most precious allies who year after year makes fundamental discoveries towards a solution that can completely annihilate this invisible enemy. An important story. which sees the principle of scientific interest at the end of the 19th century and which over time led to chemotherapy and mastectomy operations around the 70s, but also to the use of tamoxifene and more that I hope to explain better in the next lines It all began in 1882. It is understood that in order to eradicate the proliferation of the tumor and consequently the death of a patient it is necessary to remove the abnormal body. It was precisely then that the first rudimentary surgical operations were carried out, thanks also to the recent discovery of total anesthesia. Furthermore, it is precisely at the beginning of the twentieth second that the first radiotherapy experiments appear, following the discovery of radioactivity by Marie Curie. 50 years of history passed before medicine reached a new important milestone. In fact, before it was treated only with surgical removal and radiotherapy, but in 1947 at the Children’s Hospital of Boston the first partial remission of acute leukemia in a 4-year-old child was documented thanks to the use of aminopterin, a substance capable of to counteract the levels of folic acid and therefore to inhibit the growth of cancer cells. Thanks to this important discovery, children with leukemia have high hopes of survival, unlike previously, which life expectancy was less than three months. During the period of the first post-war period, chemotherapy finally began to be talked about. The first drug to be approved is “nitrogen mustard”, a molecule that was used for war purposes. Based on the knowledge they had at the time, they tried some experiments and given the immediate effects they also used the drug in the treatment of Hodgkin’s lymphoma. The greatest successes in the treatment of leukemia came in the late 1950s. In fact, the combination of two chemotherapy drugs was shown to lead to remission of some forms of acute leukemia in both children and adults. A fundamental result since it is shown that the tumor can be attacked on several fronts without necessarily resorting to high doses of chemotherapy. During the 1970s, medicine concentrated its studies on discovering an answer regarding breast cancer and it was then that they succeeded in revolutionizing its treatment.In 1971 it was shown that in cases of disease in the early stages, mastectomy can be avoided radical in favor of a conservative approach capable of reducing pain, improving post-operative recovery and radically changing the psychological impact of mastectomy. The credit is mainly due to Dr. Umberto Veronesi and his foundation. In 1975,thanks again to the Italian contribution of Professor Gianni Bonadonna, the concept of adjuvant therapy in breast cancer is revolutionized. In fact, from the studies conducted it will be shown that women with breast cancer, if treated with chemotherapy after the operation, have less chance of going back to relapse. At the end of the 70s the concept of quadrantectomy, or the use of conservative surgery for some forms of breast cancer, was definitively denied thanks to a historic work carried out by Umberto Veronesi and published by the New England Journal of Medicine. The importance of avoiding tumor recurrences was therefore understood and this was one of the aspects for which medicine was devoted more during the 80s. In 1986 the use of tamoxifen was approved as an aid to avoid the risk of relapse. It also turns out that breast cancers can be divided into two types, namely hormone-sensitive and those not. The former have in fact the characteristic of having receptors on their cell surface that can be used to target the tumor and tamoxifen acts on them. In this way, after the operation, the prolonged use of hormone therapy is able to reduce the risk of recurrence and thus increase the chances of recovery from breast cancer. Starting in the early 1990s, the risk of mortality from breast cancer begins to decline, thanks to early diagnosis and effective therapies. In 1997 the first molecular target drug was born, that is, which, contrary to chemotherapy, affects only the molecular mechanisms, as in the case of rituximab, an antibody capable of selectively acting on some receptors of the cells of the immune system. In 2004, bevacizumab was discovered, the first drug with an antiangiogenic molecular target. Finally, in the last decade, immunotherapy has been discovered, which presents the ability of cells to recognize the presence of cancer and to defend ourselves from its negative development. This is how the first immunotherapics were born, molecules capable of stimulating the immune system to fight the disease. The first to be approved, in 2011, is ipilimumab, an antibody capable of changing the history of metastatic melanoma. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI:STORIA DELLA LIRA ITALIANA. (12 ottobre 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Questo è il secondo appuntamento della rubrica VIAGGI per parlare della storia della Lira Italiana. Non so se ricordate, ci siamo lasciati alla fine della prima parte alla situazione della seconda metà dell’800, poco prima dell’unificazione del Regno. La Banca dello Stato Pontificio nata nel 1850, continuò a operare anche in seguito all’unificazione, con il nome di Banca Romana, come istituto d’emissione. La stessa divenne poi poco tempo dopo centro di un grave scandalo monetario e finanziario. Secondo l’accertamento di un’inchiesta parlamentare, erano coinvolti alti funzionari ed esponenti politici di spicco, tra i quali anche il presidente del consiglio, il liberale Giovanni Giolitti, che proprio per questo fu costretto a rassegnare le dimissioni. Nel 1866 la carta moneta fu dichiarata incorvertibile, la circolazione era imposta per legge e aveva potere liberatorio per i debitori, in quanto i creditori non potevano rifiutarla come mezzo di pagamento. Ben presto i problemi con la carta moneta tornarono, in quanto la gente preferiva la moneta metallica per pagare. Questo portò nuovamente a cessare la sua circolazione, finchè le banche e gli operatori commerciali cominciarono ad emettere biglietti di piccolo taglio e ciò durò sino al 1874, anno in cui fu nuovamente concessa l’emissione di biglietti inconvertibili a tutti gli istituti d’emissione. In questo modo, i biglietti di banca ricevettero nuovo impulso di diffusione. Tuttavia il valore attribuito moralmente all’oro rimase forte e molti convertivano la carta con la moneta, fino al dopoguerra, momento in cui, fu abolita questa possibilità. Nel 1895 fu emanata una nuova legge inerente a modalità di fabbricazione, tipo di carta, custodia e controllo per il ritiro e successivo incenerimento dei biglietti logori o danneggiati. Le nuove banconote furono emesse a partire dal 1896 con i disegni preparatori del noto orafo senese Rinaldo Barbetti, le quali, appena messe in circolazione, furono aspramente criticate per la banalità del disegno e le carenze nella tecnica esecutiva. L’insieme dei suddetti errori avrebbe allargato, secondo il giudizio popolare, la piaga della falsificazione. Ciò nonostante la loro produzione durò per molti decenni. Nel 1910, Giovanni Capranesi, presidente dell’Accademia di S. Luca di Roma, fu incaricato di eseguire i bozzetti per le nuove banconote da 50, 100, 500 e 1.000 lire, ma si dovette arrivare al 1915 perché fossero prodotti i biglietti da 50 lire di nuova concezione: produzione senza matrice e con un peso della banconota, pari alla metà di quello dei biglietti dello stesso tipo prodotti fino allora. La banconota in questione destò dunque non pochi problemi, tanto che fu prodotta fino al 1920 e sarebbe andata fuori corso nel 1950. Tra il 1919 e il 1943 venne stampato il biglietto da 500 lire e tra il 1930 e il 1931 si completò il progetto Capranesi con la realizzazione dei biglietti da 100 e da 1.000 lire che, stampati fino al 1943, sarebbero andati fuori corso rispettivamente nel 1950 e nel 1953. A partire dagli inizi dl Novecento si pensò alla produzione della carta filigranata. Essa era prodotta dalla fibra di ramié, ottenuta da una canapa asiatica opaca. Nel 1928 nacque l’Istituto Poligrafico dello Stato, un ente che si occupava dell’intero fabbisogno grafico e di stampa della pubblica amministrazione: stampa di biglietti di banca, francobolli e marche da bollo, carta bollata e moduli; pubblicazione della Gazzetta Ufficiale e della Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica; stampa di libri d’arte, testi antichi rari ed enciclopedie. L’istituto sospese le attività nel 1943 e le riprese nell’immediato dopoguerra. Nel 1943, nell’Italia del sud, dopo lo sbarco degli Alleati, fu messa in circolazione la moneta d’occupazione americana. Il suo valore era lo stesso della moneta italiana, ma nonostante ciò contribuì ad alimentare una consistente inflazione. Recava la scritta Allied Military Currency e si trovava nei tagli da 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 e 1.000 lire. Sarebbe cessata dal corso legale nel 1950. A Roma, nel 1945, la cartiera della Banca d’Italia riprendeva la sua attività e la produzione monetaria era realizzata presso lo Stabilimento Staderini e l’Istituto Poligrafico dello Stato. Nel dopoguerra i nuovi biglietti della Banca d’Italia da 50, 100, 500 e 1.000 lire erano stati stampati in base ad un decreto del 1944 che prevedeva dimensioni identiche a quelle precedenti, carta bianca satinata filigranata in pasta e una testina turrita dell’Italia sul recto dell’ovale di sinistra. L’ultima lira del Regno, la lira “Impero”, fu coniata tra il 1939 e il 1943, la prima lira della Repubblica, la lira “Arancia”, fu emessa tra il 1946 e il 1950.A causa della forte perdita di potere d’acquisto della lira, furono abolite le monete metalliche in centesimi e si procedette ad un incremento del valore dei tagli nella serie delle banconote. Si decise di produrre di più le 5.000 e le 10.000 lire, in circolazione dal 1951. Finalmente cominciavano a circolare anche i biglietti di banca del sistema monetario repubblicano. Nel 1956 entravano in circolazione le monete metalliche da 50 e 100 lire. Nel 1957 erano coniate le 20 lire in bronzital e nel 1958 le 500 lire d’argento in milioni d’esemplari. Il progetto delle banconote presente nei nostri recenti ricordi di nuova fu opera di Florenzo Masino Bessi e il principale scopo era la celebrazione della genialità italiana. Per lle 10.000 lire venne raffigurata l’effige di Michelangelo, quella di Verdi per le 1.000 lire del 1962, quella di Colombo per le 5.000 lire del 1964. Nel 1967 furono realizzate le 50.000 lire con l’effige di Leonardo e le 100.000 lire raffiguravano quella di Manzoni. Nel 1970 erano utilizzate l’immagine di Galilei per la banconota da 2.000 lire e quella di Tiziano per la 20.000 lire. Altre celebrità storiche furono Marco Polo sulle 1.000 lire, Bellini sulle 5.000 lire, Volta sulle 10.000 lire, Bernini sulle 50.000 lire, Caravaggio sulle 100.000 lire. Comparvero infine intorno agli anni 90 le 1.000 lire con l’effige della Montessori e su quella da 2.000 lire Guglielmo Marconi. La più celebre e conclusiva di questo lungo periodo di circolazione delle Lire fu però la 500.000 lire con l’effige di Raffaello, con il valore nominale più alto mai creato. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! 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Greetings to all, Dear Readers! This is the second appointment of the VIAGGI column to talk about the history of the Italian Lira. I don’t know if you remember, at the end of the first part we left the situation of the second half of the 19th century, just before the unification of the Kingdom. The Bank of the Papal State founded in 1850, continued to operate even after the unification, with the name of Banca Romana, as an issuing institution. The same then soon became the center of a serious monetary and financial scandal. According to the findings of a parliamentary investigation, senior officials and prominent politicians were involved, including the prime minister, the liberal Giovanni Giolitti, who was forced to resign for this very reason. In 1866, paper money was declared unconvertible, circulation was imposed by law and had a liberating power for debtors, as creditors could not refuse it as a means of payment. Problems with paper money soon returned, as people preferred metal money to pay. This again led to the cessation of its circulation, until banks and commercial operators began to issue small denomination notes and this lasted until 1874, the year in which the issuance of inconvertible notes was once again granted to all issuing institutions. In this way, banknotes received new impetus for circulation. However, the value attributed morally to gold remained strong and many converted paper for money, until the postwar period, when this possibility was abolished. In 1895 a new law was enacted concerning the methods of manufacture, type of paper, custody and control for the collection and subsequent incineration of worn or damaged tickets. The new banknotes were issued starting from 1896 with the preparatory drawings of the well-known Sienese goldsmith Rinaldo Barbetti, which, as soon as they were put into circulation, were harshly criticized for the banality of the design and the shortcomings in the executive technique. According to popular opinion, the set of aforementioned errors would have widened the scourge of falsification. Nonetheless, their production lasted for many decades. In 1910, Giovanni Capranesi, president of the Accademia di S. Luca in Rome, was commissioned to carry out the sketches for the new banknotes of 50, 100, 500 and 1,000 lire, but it had to arrive at 1915 for the 50 banknotes to be produced. Lire of a new concept: production without a matrix and with a banknote weight equal to half that of the notes of the same type produced up to then. The banknote in question therefore raised many problems, so much so that it was produced until 1920 and would have been discontinued in 1950. Between 1919 and 1943 the 500 lire note was printed and between 1930 and 1931 the Capranesi project was completed. with the creation of 100 and 1,000 lire banknotes which, printed until 1943, would go out of circulation in 1950 and 1953 respectively. From the beginning of the twentieth century, the production of watermarked paper was thought of. It was produced from ramie fiber, obtained from opaque Asian hemp. In 1928 the State Polygraphic Institute was born, a body that dealt with the entire graphic and printing needs of the public administration: printing banknotes, stamps and revenue stamps, stamped paper and forms; publication of the JournalOfficial and the Official Collection of the laws and decrees of the Republic; printing of art books, rare ancient texts and encyclopedias. The institute suspended its activities in 1943 and resumed immediately after the war. In 1943, in southern Italy, after the Allied landings, the American occupation currency was put into circulation. Its value was the same as the Italian currency, but nevertheless it contributed to fueling consistent inflation. It bore the inscription Allied Military Currency and was found in denominations of 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500 and 1,000 lire. It would cease to be legal tender in 1950. In Rome, in 1945, the Bank of Italy paper mill resumed its activity and monetary production was carried out at the Staderini factory and the State Printing Office. After the war, the new Bank of Italy banknotes of 50, 100, 500 and 1,000 lire were printed on the basis of a 1944 decree which provided for identical dimensions to the previous ones, white satin watermarked paste paper and a turreted Italian head. on the recto of the left oval. The last lira of the Kingdom, the “Empire” lira, was minted between 1939 and 1943, the first lira of the Republic, the “Orange” lira, was issued between 1946 and 1950. purchase of the lira, the metallic coins in cents were abolished and the value of the denominations in the series of banknotes was increased. It was decided to produce more than 5,000 and 10,000 lire, which had been in circulation since 1951. Finally, the banknotes of the republican monetary system were also starting to circulate. In 1956, 50 and 100 lire coins entered circulation. In 1957 the 20 lire in bronzital were minted and in 1958 the 500 silver lire in millions of specimens. The banknote project present in our recent memories of new was the work of Florenzo Masino Bessi and the main purpose was the celebration of Italian genius. For 10,000 lire the effigy of Michelangelo was depicted, that of Verdi for the 1,000 lire of 1962, that of Columbus for the 5,000 lire of 1964. In 1967 the 50,000 lire with the effigy of Leonardo were made and the 100,000 lire depicted that of Manzoni. In 1970 the image of Galilei was used for the 2,000 lire banknote and that of Titian for the 20,000 lire banknote. Other historical celebrities were Marco Polo on 1,000 lire, Bellini on 5,000 lire, Volta on 10,000 lire, Bernini on 50,000 lire, Caravaggio on 100,000 lire. Finally, around the 1990s, the 1,000 lire with the Montessori effigy and Guglielmo Marconi on the 2,000 lire one appeared. The most famous and conclusive of this long period of circulation of the Lire, however, was the 500,000 lire with the effigy of Raphael, with the highest face value ever created. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI: STORIA DELL’ EDITTO DI MILANO. (13 agosto 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nel corso di questa giornata ho intenzione di spiegarvi, in maniera semplice e colloquiale, di un fatto, o forse un evento, definito dai molti come spartiacque e origine di una mentalità e cultura del tutto nuova. La tolleranza verso la nuova religione infatti, ovvero il cristianesimo, non solo sancì la fine della persecuzione di chi professava questa religione, ma diede origine a una vera e propria diffusione e propagazione della stessa. In breve infatti, lo stesso cristianesimo divenne una delle religioni dominanti sul territorio mondiale, molto più del giorno d’oggi. Questo evento prese il nome di ” Editto di Milano” e avvenne probabilmente il 13 giugno del 313 (manco a farlo apposta il 13 giugno é il giorno del mio compleanno) . Avvenne per opera degli imperatori romani Costantino e Licinio durante un altro evento avvenuto appunto a Milano. Le volontà dell’editto in questione erano dunque che chiunque potesse ” adorare a modo suo la divinità del cielo”. In verità però, contrariamente a quanto si potesse immaginare, la circolare fu redatta e pubblicata successivamente al fantomatico incontro milanese per opera di Licinio a Nicomedia, proprio in questa data, nonostante la proprietà del messaggio del documento siano attribuite a Costantino. Ad ogni modo in esso si presentava una significativa clausola: bisognava pregare unicamente per la salvezza dell’Impero. All’epoca inoltre non fu considerato un vero e proprio editto, in quanto confermava quanto pubblicato nel precedente risalente a due anni prima, per volontà dell’imperatore Galerio, che concedeva totale libertà di culto ai cristiani dopo la persecuzione di Diocleziano. In seguito alla pubblicazione dell’Editto di Milano le persecuzioni terminarono definitivamente. All’epoca i cristiani rappresentavano il 5% della popolazione romana e in particolare il 10% era a Roma, il 20% in Egitto e il 30% in Asia Minore. Tutti i beni precedentemente confiscati vengono restituiti. Il beneficio non sarà solo direttamente dei cristiani, ma di tutte le sottocategorie della religione cristiana, ad esempio dei manichei. La prolungata e forte tolleranza religiosa sarà nota e definita come la ” Pace di Constantino”, il che darà molto giovamento allo stesso impero, che scongiura quasi totalmente la possibilità di una guerra civile. Ovviamente l’uso del termine “tolleranza”, visti gli aspetti che determinano questo editto a livello civile, é maggiormente corretto rispetto al termine “libertà”. Per una vera e propria comprensione accettazione del cristianesimo bisognerà attendere fino al 325, anno cui verrà redatto e pubblicato l’Editto di Nicea, di cui mi farebbe piacere discuterne prossimamente sul blog. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers!
During this day I intend to explain, in a simple and colloquial way, a fact, or perhaps an event, defined by many as a watershed and the origin of a completely new mentality and culture.
In fact, tolerance towards the new religion, or Christianity, not only sanctioned the end of the persecution of those who professed this religion, but gave rise to a real diffusion and propagation of the same.
In fact, in short, Christianity itself became one of the dominant religions in the world, much more than today.
This event took the name of “Edict of Milan” and probably took place on June 13, 313 (needless to do it on purpose, June 13 is my birthday).
It happened through the work of the Roman emperors Constantine and Licinius during another event that took place precisely in Milan.
The will of the edict in question was therefore that anyone could “worship the divinity of heaven in his own way”.
In truth, however, contrary to what one might have imagined, the circular was drawn up and published after the elusive Milanese meeting by Licinius in Nicomedia, precisely on this date, despite the fact that the ownership of the message of the document is attributed to Constantine.
In any case, there was a significant clause in it: it was necessary to pray only for the salvation of the Empire.
Furthermore, at the time it was not considered a real edict, as it confirmed what was published in the previous one dating back to two years earlier, by the will of the emperor Galerius, who granted total freedom of worship to Christians after the persecution of Diocletian.
Following the publication of the Edict of Milan, the persecutions ended definitively.
At the time, Christians represented 5% of the Roman population and in particular 10% were in Rome, 20% in Egypt and 30% in Asia Minor.
All previously confiscated assets are returned.
The benefit will not only be directly of Christians, but of all sub-categories of the Christian religion, for example of the Manichaeans.
The prolonged and strong religious tolerance will be known and defined as the “Peace of Constantino”, which will greatly benefit the empire itself, which almost totally avoids the possibility of a civil war.
Obviously the use of the term “tolerance”, given the aspects that determine this edict at a civil level, is more correct than the term “freedom”.
For a real understanding and acceptance of Christianity we will have to wait until 325, when the Edict of Nicaea will be drawn up and published, which I would like to discuss soon on the blog.
With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: LUIGI XIV. (23 giugno 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nell’articolo di oggi, come suggerito nel titolo, parleremo di un personaggio particolarmente noto e importante per il corso della storia Europea, in particolare quella francese. Fatto assolutamente rilevante, di cui l’anniversario fu proprio poco tempo fa, intorno ai primi giorni di giugno, é la sua ascesa al trono. Parleremo infatti di Luigi XIV. Egli infatti prese ufficialmente la carica di re di Francia all’età di 5 anni, seguito alla morte del padre, Luigi XIII. Vista la giovane età del re, la Francia visse un periodo di reggenza in cui a prendere le veci di governatore fu la madre di Luigi, Anna d’Austria, sostenuta dal suo fedelissimo primo ministro, ovvero il cardinale Giulio Mazzarino. Durante questo periodo di reggenza si sviluppò un movimento di rivolta contro la stessa Anna d’Austria e il primo ministro da parte del Parlamento, il quale sollecitó le masse al fine di creare una forte minaccia alla corona. Fu tristemente noto con il nome di “Fronda”. Il piccolo Luigi vide con profondo rammarico e umiliazione quanto stava accadendo e decise quindi di fuggire da Parigi insieme alla famiglia. Il fatto rimase nel cuore del re per tutto il corso della sua vita, tanto che arrivò perfino all’odio nei confronti di chi aveva scatenato questa rivolta, ovvero i nobili. L’incarico di istruire il giovane Luigi fu nelle mani del cardinale Mazzarino, che decise di usare un approccio empirico, piuttosto di uno studio fatto esclusivamente sui sussidi. Egli fu quindi portato ad assistere come testimone muto tantissimi Consigli e riunioni dei ministri, affinché lui stesso potesse constatare fin dalla giovane età il futuro che lo aspettava. Nel 1659 fu il cosiddetto anno della “pace dei Pirenei”, che sanciva un rapporto di alleanze di pace tra la Francia e la Spagna. Ciò fu possibile mediante un matrimonio combinato di cui protagonisti erano lo stesso Luigi XIV e l’infanta spagnola Maria Teresa, figlia di Filippo IV. Nel 1660 la giovane coppia fece il suo ingresso trionfale a Parigi. Pochi mesi più tardi, nel 1661, Mazzarino morì e fu allora che Luigi prese finalmente la carica ufficiale e pratica di re di Francia. Il suo regno fu di certo uno dei più longevi. Durò infatti ben 54 anni. Credeva nell’esistenza di un unico vero detentore del potere, che ogni decisione politica spettasse esclusivamente a lui. Per questo ragione il suo fu un governo assolutista, che incentrava nelle sue mani tutta la responsabilità della Francia. Non fu mai nominato un Primo Ministro. Inoltre credeva che il potere sovrano fosse concesso ad una sola persona per Stato da Dio stesso e per questa ragione si considerava “lungotenente di Dio sulla Terra”. Infine a rappresentanza del suo potere direttamente connesso a Dio scelse come simbolo di sé il Sole, per cui tutt’oggi é ricordato, segno del suo splendore e della “luce” che circondava il suo popolo e la sua corte. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! In today’s article, as suggested in the title, we will talk about a particularly well-known and important character for the course of European history, in particular that of France.
An absolutely relevant fact, whose anniversary was just a short time ago, around the first days of June, is his accession to the throne.
We will in fact speak of Louis XIV. In fact, he officially took the office of King of France at the age of 5, following the death of his father, Louis XIII. Given the young age of the king, France experienced a period of regency in which to take the place of governor was the mother of Louis, Anna of Austria, supported by his loyal prime minister, or cardinal Giulio Mazarin.
During this period of regency a revolt movement developed against Anna of Austria herself and the prime minister by the Parliament, which urged the masses in order to create a strong threat to the crown. He was sadly known with the name of “Fronda”. Little Luigi saw with deep regret and humiliation what was happening and therefore decided to flee Paris with his family. The fact remained in the heart of the king for the whole course of his life, so much so that he even came to hatred towards those who had triggered this revolt, or the nobles. The task of educating the young Luigi was in the hands of Cardinal Mazarin, who decided to use an empirical approach, rather than a study done exclusively on aids. He was then led to attend as a mute witness many Councils and meetings of ministers, so that he himself could see from an early age the future that awaited him. In 1659 it was the so-called year of the “Peace of the Pyrenees”, which sanctioned a relationship of peace alliances between France and Spain. This was possible through an arranged marriage of which the protagonists were Louis XIV himself and the Spanish infanta Maria Teresa, daughter of Philip IV.
In 1660 the young couple made their triumphal entry into Paris. A few months later, in 1661, Mazarin died and it was then that Louis finally took the official and practical office of King of France. His reign was certainly one of the longest-lived. In fact, he lasted 54 years. He believed in the existence of one true holder of power, that every political decision rested solely with him. For this reason his was an absolutist government, which centered all the responsibility of France in his hands. He was never appointed a Prime Minister. Furthermore, he believed that sovereign power was granted to only one person per state by God himself and for this reason he considered himself “God’s lieutenant on Earth”. Finally, to represent his power directly connected to God, he chose the Sun as a symbol of himself, for which he is still remembered today, a sign of his splendor and of the “light” that surrounded his people and his court. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI LALAKAON. (5 maggio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Il nuovo appuntamento di oggi della rubrica VIAGGI parlerà di un’altra importante battaglia che ha segnato la storia dell’impero bizantino, e come potete dedurre dal titolo si tratta della Battaglia di Lalakaon. Prende il nome del fiume sul quale si svolse la stessa, appunto il fiume Lalakaon, situato in Asia minore. Tra i partecipanti vi era l’Impero romano d’oriente e un esercito arabo, in pieno processo di invasione di Pahlagonia, ovvero l’odierna Turchia settentrionale. Grazie alla vittoria dell’impero bizantino sugli arabi con la battaglia di Akroinon nel 739/740 d.C., tra gli stessi si perpetuò un periodo di pace duraturo fino alle soglie del 780 d.C. arrivati a quella data però gli arabi ricominciarono ad attaccare l’Asia minore portando l’Impero bizantino alla disfatta per la prima volta da allora nell’838 ad Amorium. Intanto, giunti intorno al 840 d.C. il califfato abbaside inizio un graduale declino e ciò permise l’Impero bizantino di avere un breve respiro di sollievo sugli arabi e qualche relativa vittoria. Ma le numerose incursioni in Asia minore intorno all’860 d.C. portarono nuovamente i bizantini in uno stato di devastazione. A questo fatto seguí nell’863 d.C. un nuovo attacco da parte dell’emiro di Malatya, Umar al-Aqta, nella zona della Cappadocia. Michele III, allora imperatore, riuscì con i suoi esercito a sconfiggere gli arabi nei pressi di Bishop’s Meadow, nonostante ciò riuscirono comunque a saccheggiare una delle loro città, Amisos. A risposta di quanto accaduto Michele III decise di radunare un esercito di 50.000 uomini, ponendo suo zio Petronas al comando. In quella situazione 3 eserciti distinti bizantini furono formati, convergendo tutti a Lalakaon il 2 settembre dell’863 d.C. I bizantini circondano dunque Umar a Porson vicino al fiume Lalakaon e il giorno successivo la battaglie vede il suo inizio. Nonostante le numerose risposte da parte dell’esercito di Umar i bizantini riescono ad avere la meglio. Umar morì sul campo di battaglia e il suo esercito fu sconfitto. Il figlio di Umar fuggì ma fu presto catturato. Vista la recente vittoria ottenuta, i bizantini lanciano una successiva controffensiva, ponendo presto fine alle minacce provenienti dalle terre di confine. In breve l’Impero bizantino tornò al suo primitivo splendore, con nuove conquiste in territorio europeo e la resa da parte dei bulgari, che furono costretti ad ad accettare il cristianesimo come religione ufficiale. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today’s new appointment in the TRAVEL column will talk about another important battle that marked the history of the Byzantine Empire, and as you can deduce from the title it is the Battle of Lalakaon. It takes its name from the river on which it took place, precisely the Lalakaon River, located in Asia Minor.
Participants included the Eastern Roman Empire and an Arab army, in full process of invasion of Pahlagonia, or today’s northern Turkey. Thanks to the victory of the Byzantine Empire over the Arabs with the battle of Akroinon in 739/740 AD, a period of lasting peace was perpetuated between them until the threshold of 780 AD. arrived at that date, however, the Arabs began to attack Asia Minor again, bringing the Byzantine Empire to defeat for the first time since then in 838 in Amorium. Meanwhile, arrived around 840 AD. the Abbasid Caliphate began a gradual decline and this allowed the Byzantine Empire to have a brief sigh of relief over the Arabs and some relative victory. But the numerous forays into Asia Minor around 860 AD. again brought the Byzantines into a state of devastation. This fact followed in 863 A.D. a new attack by the Emir of Malatya, Umar al-Aqta, in the Cappadocia area. Michael III, then emperor, with his army managed to defeat the Arabs near Bishop’s Meadow, despite this they still managed to sack one of their cities, Amisos. In response to what happened, Michael III decided to gather an army of 50,000 men, placing his uncle Petronas in command. In that situation 3 distinct Byzantine armies were formed, all converging at Lalakaon on 2 September 863 AD. The Byzantines therefore surround Umar in Porson near the Lalakaon River and the next day the battle begins. Despite the numerous responses from Umar’s army, the Byzantines manage to prevail. Umar died on the battlefield and his army was defeated. Umar’s son escaped but was soon captured.
Given the recent victory, the Byzantines launched a subsequent counter-offensive, soon putting an end to the threats from the border lands. In short, the Byzantine Empire returned to its primitive splendor, with new conquests in European territory and the surrender by the Bulgarians, who were forced to accept Christianity as an official religion. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar under the article or in the blue banners on the home page and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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VIAGGI: LA SECONDA BATTAGLIA DI MARCELLAE.

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Nonostante questo articolo viene pubblicato solitamente al mercoledì è il primo che scrivo. Indubbiamente, per corposità e temi trattati, è molto impegnativo per me e voglio essere certa di averlo pronto per la pubblicazione per la data stabilita. Continuiamo quindi a parlare di battaglie rilevanti per l’Impero bizantino di cui troppo spesso si parla poco. In questo caso, come ci suggerisce il titolo, parleremo della Battaglia di Marcellae, risalente al 792 d.C. Ma procediamo con ordine. Questa volta protagonisti sono i Bulgari, che già nel corso degli anni precedenti minacciava il potere di Costantinopoli, all’epoca sotto il comando di Costantino VI. Infatti, dopo un iniziale periodo di turbolenze interne, il popolo bulgaro decise di assediare i territori bizantini nella valle del fiume Struma. L’azione si concluse con la sconfitta di quest’ultimi nel 789. L’imperatore bizantino tentò dunque di arginare il problema lanciando una campagna nella Tracia settentrionale, ma due anni dopo si vide costretto a ritirarsi. Decide dunque di dare inizio ad una nuova campagna nel 792. L’imperatore guidò il suo esercito verso nord fino ad incontrare l’esercito bulgaro nei pressi di Marcellae, sotto la comando di Khan Kardam. Secondo quanto scrisse Teofane il Confessore, storico e cronista dell’epoca, l’imperatore era stato convinto a combattere contro i Bulgari da una serie di astrologi che videro nelle stelle la vittoria del suo esercito. Costantino non aveva però previsto il terreno scosceso e impervio del territorio di Marcellae, aspetto fortemente considerato dai nemici chi decisero di nascondere una sezione a cavallo nei pressi delle colline circostanti al territorio designato alla battaglia. Messa la cavalleria in azione, i bizantini si trovano presto nella condizione di non poter più tornare nel loro forte. Ciò destò numerose perdite per l’esercito bizantino e lo stesso Costantino venne cacciato dal campo di battaglia. Ormai sconfitto, Costantino si vide costretto a pagare ingenti somme di denaro annuali ai Bulgari, affinché non fosse il nuovo attaccato dagli stessi. Nel 796 però interruppe il pagamento e ciò causò lo scoppio di una nuova battaglia con la conseguenza di numerose sconfitte per i bizantini. In seguito Costantino fu rovesciato da sua madre Irene e Khan Kardam venne assassinato tra il 796 e l’802. Ad egli seguì l’imperatore Khan Krum, sotto il quale impero bulgaro visse un periodo di prosperità e forza bellica, aspetto rilevante visto le numerose successive sconfitte ai danni dei bulgari.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Although this article is usually published on Wednesdays it is the first I write. Undoubtedly, due to its body and topics covered, it is very demanding for me and I want to be sure to have it ready for publication by the established date. We therefore continue to talk about battles relevant to the Byzantine Empire which too often little is said about.
In this case, as the title suggests, we will talk about the Battle of Marcellae, dating back to 792 AD.
But let’s proceed in order.
This time the protagonists are the Bulgarians, who already in the previous years threatened the power of Constantinople, at the time under the command of Constantine VI. In fact, after an initial period of internal turbulence, the Bulgarian people decided to besiege the Byzantine territories in the Struma river valley. The action ended with the defeat of the latter in 789. The Byzantine emperor therefore tried to stem the problem by launching a campaign in northern Thrace, but two years later he was forced to retire. He therefore decides to start a new campaign in 792. The emperor led his army north to meet the Bulgarian army near Marcellae, under the command of Khan Kardam.
According to what Theophanes the Confessor, historian and chronicler of the time, wrote, the emperor had been convinced to fight against the Bulgarians by a series of astrologers who saw the victory of his army in the stars. Constantine, however, had not foreseen the steep and impervious terrain of the territory of Marcellae, an aspect strongly considered by the enemies who decided to hide a section on horseback near the hills surrounding the territory designated for the battle.
Once the cavalry was put into action, the Byzantines soon found themselves in the position of not being able to return to their fort. This caused numerous losses for the Byzantine army and Constantine himself was expelled from the battlefield.
By now defeated, Constantine was forced to pay huge sums of money annually to the Bulgarians, so that he was not the new one attacked by them.
In 796, however, he interrupted the payment and this caused the outbreak of a new battle with the consequence of numerous defeats for the Byzantines.
Later Constantine was overthrown by his mother Irene and Khan Kardam was assassinated between 796 and 802. He was followed by the Emperor Khan Krum, under whom the Bulgarian Empire lived a period of prosperity and military strength, an important aspect given the numerous successive defeats against the Bulgarians. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar under the article or in the blue banners on the home page and confirm.
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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI AKROINON. (21 aprile 2021)

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Un saluto a tutti, cari lettori! Nell’articolo di oggi, come risulta chiaro già dal titolo, parlerò di una straordinaria battaglia poco conosciuta, ma che merita la nostra attenzione. Essa, come le battaglie di Yarmouk, Pliska e Manzikert, è poco nota a noi posteri, ma si tratta di una delle battaglie più rilevanti per l’Impero bizantino, voce di un cambiamento rilevante nella storia. Fin dal 622 d. C., epoca delle prime conquiste musulmane, Bisanzio diventò uno dei principali rivali degli arabi. Da allora, proprio per mano di questi ultimi, i bizantini subirono numerose sconfitte, tra cui quella diYarmouk nel 636 e di Heliopolis nel 640. Nonostante la forte difensiva durante l’assedio di Costantinopoli, subirono una forte sconfitta ulteriore nel 622 d.C. a Sebastopoli. Ciò decretò un lungo periodo decennale di lotte di fazione tra i due popoli. Il califfato omayyade decise di porre un lungo assedio sul territorio di Costantinopoli tra il 717 e il 718 d.C., tuttavia decise interrompere l’azione bellica nel corso dei due anni successivi, per tornare sull’offensiva nel 720 d. C. Iniziarono da allora una serie di incursioni annuali, allo scopo di saccheggiare e indebolire l’Impero bizantino. Le incursioni diventarono progressivamente più spietate, fino al culmine durante gli anni ’30. Visti I risultati ottenuti da questi saccheggi, il califfo Hisham ibn Abd al-Malik lanciò la più grande invasione di tutto il suo regno tra il 739 e il 740 d.C. L’opera bellica era possibile grazie ad un forte esercito di 90.000 uomini, guidati dal figlio dello stesso califfo, Sulayman. Con un’efficace divisione in tre sezioni, in 10.000 fecero irruzione nelle coste occidentali, 60.000 andarono in Cappadocia sotto il comando di Sulayman e gli altri 20.000 marciarono verso Akroinon. Fu allora che l’imperatore bizantino Leone III Isaurico e suo figlio, che in seguito divenne Costantino V, incontrarono gli invasori e qui, con grande probabilità, riuscirono a sconfiggere gli arabi. Nonostante nelle altre città gli arabi riuscirono ad avere la meglio, non riuscirono mai ad espugnare nessuna fortezza e città bizantina. Questa battaglia risultato cruciale perché il califfato omayyade in seguito né risulto indebolito e venne ridotta la pressione sui nemici. L’indebolimento del califfato portò un decennio dopo rovesciamento dello stesso per mano degli Abbassidi.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, dear readers! In today’s article, as is clear from the title, I will talk about an extraordinary battle that is little known, but which deserves our attention. It, like the battles of Yarmouk, Pliska and Manzikert, is little known to us posterity, but it is one of the most important battles for the Byzantine Empire, voice of a significant change in history. Since 622 d.
C., epoch of the first Muslim conquests, Byzantium became one of the main rivals of the Arabs. Since then, just for less than the latter, the Byzantines suffered numerous defeats, including that of Yarmouk in 636 and of Heliopolis in 640. Despite the strong defensive during the siege of Constantinople, they suffered a further strong defeat in 622 AD. in Sevastopol.
This decreed a long ten-year period of factional struggles between the two peoples.
The Umayyad Caliphate decided to lay a long siege on the territory of Constantinople between 717 and 718 AD, however it decided to interrupt the war action during the following two years, to return to the offensive in 720 AD. A series of annual raids began since then, with the aim of plundering and weakening the Byzantine Empire. The raids became progressively more merciless, until a peak during the 1930s. Given the results obtained from these looting, the caliph Hisham ibn Abd al-Malik launched the largest invasion of his entire kingdom between 739 and 740 AD. The war was possible thanks to a strong army of 90,000 men, led by the son of the caliph himself, Sulayman. With an effective division into three sections, 10,000 raided the western coasts, 60,000 went to Cappadocia under Sulayman’s command, and the other 20,000 marched to Akroinon. It was then that the Byzantine emperor Leo III Isauric and his son, who later became Constantine V, met the invaders and here, with great probability, they managed to defeat the Arabs.
Although in the other cities the Arabs managed to get the better of them, they never managed to conquer any Byzantine fortress and city.
This battle was crucial because the Umayyad caliphate was subsequently not weakened and the pressure on the enemies was reduced. The weakening of the caliphate led to a decade after its overthrow by the Abbassids. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI HELIOPOLIS. (14 aprile 2020)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Come sapete amo descrivere l’avvicendarsi delle battaglie, di come si sono svolte e soprattutto, quali sono le strategie e le azioni belliche chi hanno permesso la vittoria dell’una dell’altra fazione. Tassello storico di cui sommariamente si parla nei sussidi di storia sono le piccole grandi battaglie facenti parte del periodo principale dell’Impero romano d’Oriente. Perciò, nelle prossime settimane, intendo selezionare alcuni importanti battaglie in questo senso, partendo da quella storica mente più arcaica, ovvero la “Battaglia di Heliopolis”. Essa si svolse nel 640 d.C. I bizantini erano riusciti a sconfiggere i sassanidi nella “Battaglie di Ninive”nel 627 d.C. Nonostante ciò accusavano i segni di quasi un quarto di secolo di guerre, che esaurire a questi ultimi quasi totalmente le risorse. Inoltre in quel momento iniziava un nuovo periodo di minacce, questa volta provenienti dall’oriente. Dopo la morte di Maometto infatti, nel 632 d.C., l’Islam era riuscito a unificare sotto di sé tutta la penisola arabica e c’ho la rese forte in vista di un prossimo attacco contro i sassanidi. Dopo la conquista della Siria nel 638 d.C., gli arabi avevano come obiettivo successivo l’Egitto. Intanto, l’imperatore bizantino Eraclio, guardava con stupore e preoccupazione l’agire bellico degli arabi sul territorio africano. Nonostante ciò i generali tentavano di placare la preoccupazione dell’imperatore spiegando che ci sarebbero voluti decenni per superare gli effetti di una prossima guerra contro la Persia e dunque pensare ad una prossima. Tuttavia gli arabi invasero tutto il territorio sassanide entro il 638 d.C e l’anno successivo, grazie un potente esercito di 4000 soldati sotto il comando di Amr Ibn al-A’as, riuscì a invadere velocemente la diocesi d’Egitto. Nel 640 infine affrontarono i bizantini a Heliopolis. Quest’ultimi erano avvantaggiati da un forte esercito di 20.000 soldati. Gli arabi però, riuscirono a rafforzare le loro truppe raggiungendo la quota di 15000 uomini. Théodore, comandante bizantino, decise di affrontare il nemico in battaglia aperta, ma gli arabi, forti della decisione dei bizantini, crearono un piccolo distaccamento al fine di tendere un’imboscata. Ciò destò molto caos e panico tra le truppe di Théodore. Nessuno sa con certezza quante furono effettivamente le perdite da entrambe le parti, ma si sa con certezza che pochi uomini dell’esercito bizantino riuscirono a sopravvivere. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, dear readers! As you know, I love to describe the alternation of battles, how they took place and above all, what are the strategies and war actions that allowed the victory of one of the other factions.
The historical piece which is briefly mentioned in the aids of history are the small and great battles that are part of the main period of the Eastern Roman Empire.
Therefore, in the coming weeks, I intend to select some important battles in this sense, starting from that most archaic historical mind, namely the “Battle of Heliopolis”. It took place in 640 AD. The Byzantines had managed to defeat the Sassanids in the “Battles of Nineveh” in 627 AD.
Despite this, they blamed the signs of almost a quarter of a century of wars, which almost totally exhausted the latter’s resources.
Furthermore, at that moment a new period of threats began, this time coming from the East. In fact, after Muhammad’s death, in 632 AD, Islam had managed to unify the entire Arabian peninsula under it and made it strong in view of an upcoming attack against the Sassanids. After the conquest of Syria in 638 AD, the Arabs had Egypt as their next target.
Meanwhile, the Byzantine emperor Heraclius looked with amazement and concern at the war action of the Arabs on African territory. Despite this, the generals attempted to allay the emperor’s concern by explaining that it would take decades to overcome the effects of a forthcoming war against Persia and therefore think of a next one. However, the Arabs invaded all Sassanid territory by 638 AD and the following year, thanks to a powerful army of 4000 soldiers under the command of Amr Ibn al-A’as, they managed to quickly invade the diocese of Egypt.
In 640 they finally faced the Byzantines at Heliopolis.
The latter were benefited by a strong army of 20,000 soldiers. The Arabs, however, managed to strengthen their troops reaching the quota of 15,000 men. Theodore, a Byzantine commander, decided to face the enemy in open battle, but the Arabs, strengthened by the decision of the Byzantines, created a small detachment in order to ambush. This caused much chaos and panic among Theodore’s troops. No one knows for sure how many losses on both sides actually were, but it is known with certainty that few men of the Byzantine army managed to survive. With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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VIAGGI: SANTA MARIA DEL FIORE. (17 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi come si evince dal titolo parleremo della famosa Cattedrale di Santa Maria del Fiore, una delle strutture più significative e importanti del capoluogo toscano, un’opera che venne ultimata dopo un secolo e mezzo di storia, attraversando Medioevo e Rinascimento. Al termine della sua costruzione era la più grande cattedrale d’Europa, oggi è la terza più alta al mondo dopo la Cattedrale di Beauvais e la Basilica di San Pietro in Vaticano. Sicuramente si tratta tutt’oggi di uno degli esempi più significativi del Rinascimento italiano. La sua costruzione venne iniziata tra il Duecento e il Trecento, momento in cui Firenze vide l’ascesa del ceto mercantile. A questo stato di benessere economico ne seguì un generale desiderio di crescita urbanistica. É proprio in questo periodo che vennero ampliate piazze e realizzate nuove cinte murarie. Infine il cittadini decisero per la costruzione di una nuova e imponente cattedrale per la cittadina forentina. All’epoca il fulcro religioso di Firenze era Piazza San Giovanni con il Battistero romanico, con la caratteristica struttura ottagonale. L’edificio prevedeva, in corrispondenza del lato est di quest’ultimo, la cattedrale paleocristiana di Santa Reparata, giudicata inadeguata per le sue dimensioni ridotte a rappresentare le nuove ambizioni della città. Si decise dunque di non ampliare la struttura, bensì di abbatterla e di costruirne una ex novo. Il compito di progettazione e coordinazione dell’operato venne affidato a Arnolfo di Cambio, già lla direzione di Palazzo della Signoria. Egli, allievo di Nicola Pisano, seguì lo schema classico a croce latina, con tre ampie navate. Fu il cardinale Pietro Valeriano Duraguerra, legato di papa Bonifacio VIII, a porre la prima pietra come gesto significativo e di buon auspicio alla costruzione, in occasione della Natività della Madonna del 1296. Arnolfo, in seguito alla sua morte, fu sostituito da Giotto, che al contrario del suo precedente si occupò esclusivamente del campanile, a cui aggiunse marmi policromi verdi, bianchi e rossi, per lasciare la sua firma all’edificio. Tra continui rallentamenti l’opera fu ripresa nel 1367 da un team di quattro architetti e quattro pittori, ovvero Andrea di Bonaiuto, Benci, Andrea di Cione e successivamente anche Francesco Talenti. Fu quest’ultimo che diede alla cattedrale la forma definitiva, ampliando l’originario progetto di Arnolfo di Cambio. All’inizio del XV secolo restavano da ultimare la cupola e la facciata. In seguito a un concorso per eleggere il nuovo progettista e architetto del 1418 venne chiamato all’opera Filippo Brunelleschi. L’ingegnere fiorentino concepì una cupola senza armature, che si reggeva grazie a un sistema a doppia volta con intercapedine. Si trattava di una vera una sfida alla forza di gravità e ai canoni classici dell’architettura, tanto che sul momento fu giudicata una follia. L’opera, composta da mattoni rossi, al momento della sua realizzazione, lasciò senza fiato i fiorentini che la videro svettare su tutto il panorama della città. La cupola venne ultimata dal tocco di Papa Eugenio VI, il quale il 25 marzo del 1436, in coincidenza con il Capodanno fiorentino, la dedicò alla Vergine del Fiore, dove per fiore si sottintendeva il giglio, simbolo di Firenze. Infine la facciata fu realizzata da Emilio De Fabris. Egli richiamò la struttura a marmi policromi del Battistero, perseguendo una sublime armonia stilistica tra i due monumenti che tutt’oggi conosciamo.  Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today, as can be seen from the title we will talk about the famous Cathedral of Santa Maria del Fiore, one of the most significant and important structures of the Tuscan capital, a work that was completed after a century and a half of history, crossing the Middle Ages and the Renaissance. At the end of its construction it was the largest cathedral in Europe, today it is the third tallest in the world after Beauvais Cathedral and St. Peter’s Basilica in the Vatican. Surely it is still one of the most significant examples of the Italian Renaissance. Its construction began between the thirteenth and fourteenth century, when Florence saw the rise of the merchant class. This state of economic well-being was followed by a general desire for urban growth. It was at this time that squares were expanded and new walls built. Finally, the citizens decided to build a new and imposing cathedral for the forentina town. At the time the religious fulcrum of Florence was Piazza San Giovanni with the Romanesque Baptistery, with its characteristic octagonal structure. The building provided, on the east side of the latter, the early Christian cathedral of Santa Reparata, considered inadequate for its small size to represent the new ambitions of the city. It was therefore decided not to expand the structure, but to demolish it and to build a new one. The task of designing and coordinating the work was entrusted to Arnolfo di Cambio, already in the direction of Palazzo della Signoria. He, a pupil of Nicola Pisano, followed the classical Latin cross scheme, with three wide naves. It was Cardinal Pietro Valeriano Duraguerra, legate of Pope Boniface VIII, who placed the first stone as a significant gesture and auspicious to the construction, on the occasion of the Nativity of Our Lady in 1296. Aelulf, following his death, was replaced by Giotto, who, unlike his previous one, dealt exclusively with the bell tower, to which he added green, white and red polychrome marbles, to leave his signature to the building. Between continuous slowdowns the work was resumed in 1367 by a team of four architects and four painters, namely Andrea di Bonaiuto, Benci, Andrea di Cione and later also Francesco Talenti. It was the latter that gave the cathedral its final form, expanding arnolfo di Cambio’s original design. At the beginning of the 15th century the dome and façade remained to be completed. Following a competition to elect the new designer and architect of 1418, Filippo Brunelleschi was called to work. The Florentine engineer conceived a dome without armor, which stood thanks to a double-vaulted system with cavities. It was a real challenge to the force of gravity and the classical canons of architecture, so much so that at the time it was judged madness.The work, composed of red bricks, at the time of its realization, left the Florentines breathless who saw it soar over the entire panorama of the city. The dome was completed by the touch of Pope Eugene VI, who on March 25, 1436, coinciding with the Florentine New Year, dedicated it to the Virgin of the Flower, where the lily, symbol of Florence, was implied by flower. Finally the façade was built by Emilio De Fabris. He recalled the polychrome marble structure of the Baptistery, pursuing a sublime stylistic harmony between the two monuments that we still know today. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

Sempre Vostra, Storyteller.

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