VIAGGI: LA PRESA DELLA BASTIGLIA. (23 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come promesso nel post mattutino, mi accingo finalmente alla pubblicazione dell’articolo fisso di oggi, per la rubrica VIAGGI, inerente ad un fatto storico di cui nel mese di luglio, precisamente giorno 14, ricade l’anniversario. Se volete sapere il motivo di questa mia pubblicazione “fuori orario” rispetto al solito, vi consiglio la lettura del post precedente, in cui in breve spiego tutto. Mi riferisco ad un evento importante, che con il suo progredire ha sconvolto e rivoluzionato drasticamente la storia dei nostri vicini di casa, i francesi. Parlo ovviamente della Presa della Bastiglia, avvenuta nel corso dell’anno 1789. Oggi ve ne racconterò i tratti salienti in queste righe, per fare chiarezza su uno degli avvenimenti storici più importanti dell’evoluzione europea e per ricordarne l’anniversario. E’ il 27 giugno: il re decide di radunare un modesto esercito composto da 20.000 soldati, allo scopo di proteggere e difendere l’allora presente Assemblea costituente (una sorta di Parlamento dell’epoca) e i disordini interni della città parigina. Il caos in tutta la città dura ormai da giorni e i provvedimenti proseguono invariati fino al primo giorno di luglio. Il clima, dopo giorni con le guardie in giro per le strade, sembra rasserenarsi, finché la situazione torna a degenerare. Fu così che l’11 luglio il re decide di far cacciare da Parigi Jacques Necker, politico e fervido rivoluzionario, a favore dello scompiglio cittadino allora presente. I cittadini ribelli, dal canto loro, vedono la decisione del re come un metodo poco democratico per mettere in scena una risposta contro di essi. Intanto, in seguito all’accaduto, diventano numerosi gli oratori agli angoli delle strade, pronti ad influenzare le masse popolari, issandoli contro il Governo. Durante a giornata del 12 luglio, una domenica, un giovane ventinovenne si reca ai giardini dei Palazzi Reali e inizia ad urlare a gran voce una frase emblematica, passata alla storia, ovvero: «Cittadini! I mercenari verranno a sgozzarci, sarà un’altra “Strage di San Bartolomeo”; uccidiamo la belva:

40.000 palazzi e castelli, i due quinti dei beni di Francia, saranno il premio dei vincitori». La risposta dei cittadini ribelli non tarda ad arrivare: la sera della stessa domenica fanno chiudere il Palazzo dell’Opera, perciò due gravi problemi iniziano a palesarsi: da una parte incombe la paura dei briganti provenienti dalle provincie, che vogliono approfittare dei disordini interni per saccheggiare, profanare e derubare i poveri cittadini indifesi, dall’altra la paura era rivolta ai mercenari, disposti ad aprire il fuoco sui civili per mettere fine allo stato di caos civile. E’ il 13 luglio. A Parigi è una giornata di grandi preparativi, tutti sono svegli durante la notte. Casi di rivolta e brigantaggio ormai si verificano anche nei paesi circostanti e nelle provincie. Il municipio prende la decisione di creare una nuova milizia borghese, ma dai disordini vigenti si verificano i primi incendi. Le testate giornalistiche allarmano la popolazione con titoli improvvisati. Fu allora che i rivoltosi attaccano e profanano il St. Lazare e dal campanile escono i suoni funebri della campana: è segno che la tragedia è in atto. L’Assemblea ora si protegge fra le mura di Versailles. I rivoltosi si preparano all’assalto derubando negozi d’armi, come pure il Palazzo degli Invalidi. Il piccolo esercito improvvisato raduna ben 30.000 uomini e l’attacco accumula un bottino di oltre 20.000 fucili e 24 cannoni. Nell’aria gira voce di un poderoso assalto, che partirà la mattina successiva proprio dalla Bastiglia. E’ il

mattino del 14 luglio. I rivoltosi, per buona parte armati, attaccano le prigioni, simbolo del dispotismo francese, e la stessa Bastiglia. Una curiosità spesso ignorata è che la Bastiglia venne costruita per volere di Carlo V tra il 1365 e il 1383. E’ una piccola fortezza dotata di otto torri, che aveva lo scopo difensivo della città. Purtroppo non adempiva bene al suo scopo ed era stata assediata ben sette volte nel corso della storia, fu così che per volontà di Richelieu, venne destinata a prigione per richiudere personaggi influenti e particolarmente scomodi al re. Per i francesi divenne presto segno dell’assolutismo monarchico, della tirannia e dell’ingiustizia. La vera lotta armata avrà luogo alle 17:00 del 14 luglio: i rivoltosi attaccano la Bastiglia e il governatore Launay per placarli da l’ordine di sparare a vista sulla folla. Molti perdono la vita, ma alla fine si scopre che la vittoria è principalmente morale: alla difesa del carcere ci sono soltanto 30 Svizzeri e un’ottantina di invalidi. Entrando nella struttura si scopre che accoglieva solo sette prigionieri, tra cui quattro falsari, un pazzo e uno accusato di incesto, prontamente liberati. Molti soldati vengono massacrati e alcuni ufficiali linciati a morte dai parigini. Questa è una storia di rivolta, di senso di patria, di un popolo fiero del tricolore blu, bianco e rosso, simbolo dei due maggiori rappresentanti della Francia (blu e rosso per i parigini, bianco dei Borboni), di coloro che hanno saputo ribellarsi, consci delle conseguenze, ma fieri di poter dare ad essi e alle generazioni future un futuro migliore. Con queste parole concludo, fatemi sapere se conoscevate nel dettaglio questa parte di storia o se avete scoperto qualche nuovo dettaglio. Un abbraccio a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI: IL D-DAY ( 11 LUGLIO 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Per voi appassionati di eventi storici, battaglie e fatti importanti del nostro passato è un giorno migliore degli altri perchè oggi esce la rubrica VIAGGI, che si è sempre occupata di tematiche storiche fino alla Seconda Guerra Mondiale. A proposito di quest’ultima tratteremo in questa stesura di una vicenda che si svolse proprio in quel periodo, per la precisione il giorno 6 giugno del lontano 1944. Parleremo infatti del ben noto “Sbarco in Normandia”, talmente noto che a volte non si ha la conoscenza del fatto nella sua interezza. Prima di iniziare voglio precisare che questo è soltanto uno dei tre appuntamenti della rubrica VIAGGI che troverete nel corso del mese. Detto ciò, iniziamo! L’argomento di oggi voglio trattarlo in maniera un pò diversa dal solito ascoltando l’ancestrale richiamo della filosofia storytelliana. Visto che si tratta di un avvenimento pressoché conosciuto, non mi dilungherò troppo sui fatti storici in sè, cronologicamente parlando, lasciando maggiormente spazio intorno alle curiosità relative a questa giornata.

Lo Sbarco in Normandia (noto anche con il nome D- Day), era militarmente conosciuto con lo pseudonimo di “Operazione Neptune” e rientrava in un’operazione maggiore, ovvero la “Overlord”. E’ stata riconosciuta da storici ed esperti della Seconda Guerra Mondiale come una delle più grandi invasioni anfibie della storia. Lo scopo per le forze alleate era di sconfiggere e attaccare, attuando contemporaneamente il miglior piano difensivo sulla zona orientale, la Germania Nazista sulla zona occidentale, costruendo un passaggio diretto attraverso l’Europa. Mentre il pensiero principale era rivolto ovviamente all’attacco, la difesa non poteva essere da meno: era infatti necessario alleggerire la zona orientale, dove a scontrarsi con i tedeschi c’era un’ormai logorata e stremata Armata Rossa. Il fatto venne messo in atto alle prime luci del giorno 6 giugno, un martedì. I primi attacchi arrivano dalle truppe aviotrasportate, dirette alla penisola del Cotentin e nella zona di Caen. Ciò diede letteralmente il “via libera” agli attacchi da terra. Viene ufficialmente aperto il fuoco con una serie di bombardamenti aereonavali, a cui seguirà l’attacco della fanteria sulle spiagge Utah e Omaha, intorno alle 6:30 del mattino. Altre tre spiagge, la Sword, la Juno e la Gold vengono attaccate appena tre ore dopo. Fu così che ben ottanta chilometri di costa diventa diventa scenario del famoso “Sbarco in Normandia”. Fu, come si poteva sospettare un vero massacro, che portò a migliaia di vittime. In seguito si manifestò la vera e propria “Battaglia di Normandia” il cui scopo delle forze alleate era quello di approfittare dello stato di caos presente sulle coste, per penetrare nel centro della Francia e per liberare così la allora assediata Parigi, cacciando i tedeschi oltre la Senna. L’operazione aveva dunque il principale scopo di annientare la Germania Nazista, distruggendo definitivamente il Terzo Reich. Detto ciò mi piace l’idea di condividere con voi un pò di curiosità in merito a questa giornata. Fin dal primo giorno sono oltre 4400 le vittime delle forze alleate e circa 8000 i feriti. Per i nemici invece le vittime salgono a 9000. Ancor più straziante è il numero delle vittime tra i civili: oltre 20000. Gli alleati, all’inizio dell’operazione, contavano circa 150000 soldati, tra cui americani, britannici, canadesi, polacchi e francesi. Avevano a disposizione oltre 3100 mezzi di sbarco. I mezzi di aviotrasporto erano circa 7500. In attesa dell’attacco la Germania Nazista schierò circa 50000 fanti e ideò un sistema di bunker e fortificazioni lungo tutta la costa, a cui diedero il nome di “Vallo Adriatico”. La scelta dei nomi delle cinque spiagge in cui avvenne lo sbarco fu affidata ai comandanti americani e britannici: gli americani diedero il nome di un loro stato (Utah) e di una loro città (Omaha), di cui gli ufficiali appunto erano originari. Per i britanni la scelta avvenne utilizzando tre nomi di specie differenti di pesci, ovvero  goldfish (pesce rosso), swordfish (pesce spada) e jellyfish (medusa). Per i primi due vennero usati degli abbreviativi (Gold e Sword), per la terza, visto che “jelly” sembrava inappropriato, si decise per “Juno”, il nome della moglie del generale a capo delle truppe. Altra curiosità è che gli Alleati, per ingannare i Nazisti, usarono i famosi “Rupert”, nient’altro che 500 manichini legati ad altrettanti paracaduti, lanciati con l’uso di aerei tra il 5 e il 6 di giugno. Lo scopo era attirare i nemici nella zona opposta alla reale discesa dei paracadutisti, lasciando loro il tempo di organizzare l’attacco. Il diabolico piano venne chiamato operazione “Titanic” e funzionò perfettamente. Come contrattacco i nazisti misero in atto quello che venne alla storia come il “Piano salsicce e asparagi”. Le salsicce non erano altro che palloni aerostatici legati al suolo. Se un aereo si avvicinava questo oggetto esplodeva. Gli asparagi erano invece pioli in legno carichi di mine con all’incirca lo stesso effetto, considerando però il fatto che erano legati gli uni agli altri da un filo spinato e disposti lungo tutta la spiaggia. Termino con queste mie parole l’articolo, fatemi sapere se anche voi eravate a conoscenza di queste curiosità e soprattutto degli avvenimenti dello “Sbarco in Normandia”. Un forte abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI: LA BATTAGLIA DI MEZZO GIUGNO. ( 18 giugno 2020)

Buon pomeriggio Lettori! Come ho notato, anche dagli articoli che ho pubblicato nel corso dello scorso mese, avete sempre molto apprezzato in particolar modo due generi di articoli, ovvero quelli della rubrica EMPATIA dedicata al racconto di vite particolarmente significative nel panorama storico mondiale e quelli della rubrica VIAGGI, che dalla sua nascita, ormai tanti anni fa su un precedente blog, ha sempre trattato tematiche relative a fatti storici, spesso poco contemplati nei sussidi di storia liceale. Oggi parleremo di nuovo di storia e lo faremo con un argomento che a me ha dato trasporto nella sua stesura, nonché nel momento originario di ricerca. Mi dispiace soltanto che per questo mese troverete solo un articolo di questa rubrica, in quanto il calendario di pubblicazioni era già full. Detto ciò come sempre Storyteller’s Eye Word è il mondo della scoperta delle curiosità, ma anche quello di licenze artistiche, dedicato, come sono solita pensare, alla follia dell’arte, della cultura e dell’estetica. Motivo per cui ciò che non viene fatto un mese, in questo magico universo parallelo si porta a compimento un altro, promettendo quindi non due, ma tre articoli della rubrica VIAGGI per il mese di luglio. Giunta a termine di questa mia breve introduzione parliamo ora dell’argomento di oggi, che come avrete dedotto dal titolo sarà “La Battaglia di Mezzo Giugno”. Costruendo il setting della nostra narrazione di oggi, siamo in pieno svolgimento della Seconda Guerra Mondiale, precisamente sul mar Mediterraneo, dove all’epoca si svolgevano numerose vicende belliche navali. Per la Regia Marina, il complesso navale italico all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, l’obbiettivo principale era il rifornimento delle truppe italo-tedesche in Libia. Il versante oppositore era invece dell’Inghilterra, desiderosa di tagliare le linee di rifornimento nemiche. Ciò era possibile

affondando la flotta mercantile della Regia Marina e distruggendo le divisioni delle corazzate e degli incrociatori pesanti. Ruolo centrale in numerose battaglie navali di quel periodo, era dell’isola di Malta. In principio venne considerata indifendibile dalle flotte inglesi, che la abbandonarono dunque al suo destino, ovvero l’invasione della Regia Marina, ma nonostante la loro intenzione, in seguito alla preparazione frettolosa del piano c3, un piano bellico per la distruzione Malta, quest’ultimi rinunciarono perché incapaci di fronteggiare lo sbarco anfibio sull’isola. Ad ogni modo, Malta evitava il collasso economico e di approvvigionamento solo grazie a invii di materiale tramite sommergibili e incrociatori, ovvero i HMS Welshman della classe Abdiel, capaci di raggiungere la velocità di 40 nodi. Siamo tra il marzo e l’aprile del 1942. La Germania è desiderosa di invadere l’Unione Sovietica e ciò fa calare la pressione su Malta, grazie anche allo spostamento dei  II Fliegerkorps dalle zona del Mediterraneo all’Europa dell’Est. Essendo Malta di nuovo libera di agire, iniziò dunque a diventare una manaccia, in particolare per gli italiani poco provvisti di materiale bellico idoneo. Nonostante ciò il ruolo dell’isola come attaccante fu sempre marginale in quanto non compromise mai le linee di rifornimento. Tra l’11 e il 12 giugno del 1942, gli inglesi misero in atto un’operazione di rifornimento dell’isola da due fronti contemporaneamente, ovvero l’operazione Harpoon da Gibilterra e l’operazione Vigorous da Haifa e Port Said. Nel corso dell’operazione Harpoon gli inglesi misero in campo l’agire bellico della sua Royal Navy, schierando la Forza W, che copriva la zona del Canale di Sicilia, la Forza X per difendere le scorte residue di Malta e la Flotta Y, costituita dalle tre flotte capitanate dell’Ammiraglia Hardwood, in posizione di attacco, al fine di contrastare le forze italiane. Quest’ultime invece rispondevano con la 7° divisione incrociatori leggeri composta da Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli scortati da 5 cacciatorpediniere al comando del Vice Ammiraglio Alberto Da Zara salpato da Cagliari il giorno 15 giugno. I piani non andarono come si sperava e alle 5:39 del mattino del 15 giugno la Forza X si trova davanti la divisione di Da Zara e nonostante il suo originale piano di sola difesa si arrende al combattimento armato con le truppe italiane. Dopo numerosi scontri furono gli italiani a vincere con soli due incrociatori danneggiati. Anche durante l’operazione Vigourous, le sorti furono analoghe, nonostante i grandi aspetti organizzativi del piano, che portarono 11 mercantili da Haifa e Port Said, 8 incrociatori e 25 cacciatorpediniere a salpare diretti alla zona maltese. Con queste parole concludo, fatemi sapere con un commento se conoscevate già questa parte di storia o se questo articolo vi ha condotto a conoscere qualcosa di nuovo. Un forte abbraccio a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI : LA RIVOLTA DI PASQUA ( Testo trasferito del 23 aprile 2019)

Buonasera Lettori! Questo nuovo appuntamento della rubrica VIAGGI, tratterà una tematica spesso poco approfondita nei sussidi di storia, ma che personalmente reputo molto importante. Parlo della ” Rivolta di Pasqua”, nota in inglese come “Easter Rising”, nella sua accezione originale in gaelico come “E’irì Amach na Càsca”. Si tratta di un avvenimento determinante per l’Irlanda, perchè in seguito a ciò, la storia dei suoi abitanti cambia totalmente. Sarà infatti una vera e propria ribellione, che avrà lo scopo principe di stabilire l’indipendenza dell’Irlanda dal regime britannico, sfruttando la forza militare. Tutto ciò avvenne nel corso della settimana di Pasqua del 1916, tra il 24 e il 30 aprile, attraverso un’azione organizzata dall’Irish Repubblican Brotherhood. Quello che rende particolare questa rivolta è stato l’intervento di Pàdraig Pearse, poeta, insegnante e avvocato dell’epoca, che prende la decisione di dirigere le varie azioni, sia durante la sua organizzazione, sia in seguito nel corso del movimento armato. Grazie al suo contributo, numerosi sono i volontari irlandesi mobilitati  per la nobile causa e uniti in cooperazione con l’Irish Citizen Army di James Connolly. La loro azione portò all’occupazione dei punti nevralgici di Dublino e alla dichiarazione di nascita della Repubblica irlandese dal General Post Office.

Nonostante il successo ottenuto in seguito, i leader della rivolta dovettero pagare a caro prezzo la loro azione militare, subendo regolare processo prima di essere giustiziati. A quel punto però, molto era ormai cambiato nell’ideologia degli irlandesi: il partito del nazionalista Sinn Fèin accumula quantità ingenti di voti con le elezioni del 1918. La vittoria gli consente il rifiuto di sedere al Parlamento di Westminster,  ovvero la sede legislativa inglese. E’ il 21 gennaio del 1919: il partito nazionalista di Sinn Fèin prende la decisione di auto proclamarsi parlamento indipendente e perciò acquisisce il diritto di creare una Repubblica Irlandese autonoma, eleggendo come presidente Eamori De Valera. In seguito viene dichiarata  una guerra d’indipendenza contro polizia ed esercito britannico, sfruttando le truppe dell’Irish Repubblican Army. Il nuovo stato indipendente, in modo del tutto clandestino, organizzava le sue quotidiane azioni politiche.
Passano così gli anni, arrivando al 1932. L’allora presidente del partito nazionalista irlandese De Valera fonda  un nuovo partito politico, dal titolo Fianna Fail. Con le elezioni, si guadagna la maggioranza assoluta dei voti e crea, sotto il suo potere presidenziale, un nuovo governo che scioglie ogni forma di accordo stipulato con l’Inghilterra. Nel 1937 viene promulgata una nuova costituzione, che dichiara lo Stato irlandese sovrano, indipendente e democratico. Fu allora che Dublino diventa ufficialmente capitale.
Con queste parole termino l’articolo, dandovi appuntamento a domani e un abbraccio virtuale, nella speranze che passiate serenamente la notte.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI: L’INGRESSO DELL’ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ( Testo trasferito del 24 maggio 2019)

Buonasera Lettori! Nell’articolo di questa sera affronteremo uno degli appuntamenti fissi del mese di maggio per la rubrica VIAGGI. Il tema è a mio avviso forte e straordinario, in grado di racchiudere in sè un senso di patriottismo, ma anche di ambiguità, che come vedremo, vede narratore esterno alle vicende uno dei grandi padri della poetica italiana, ovvero Gabriele D’annunzio, protagonista mediatico del “maggio radioso”. Nonostante ciò il 24 maggio del 1915 per l’Italia è una data storica, ricordata come il mito fondativo della moderna identità nazionale. Parleremo infatti dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Il popolo italiano fu comunque combattuto sul valore positivo o meno di quest’azione del paese e chi ne fu a favore si vedeva proteso a questo pensiero grazie al sostegno del fascino e di conseguenza del suo fervido rappresentante, il poeta sopra citato.Questa è la prima delle tre date che resteranno nell’immaginario delle vicende tricolore, seguita dal 24 ottobre del 1917 ( la Disfatta di Caporetto ) e il 4 novembre del 1918 (la vittoria). Ma analizziamo meglio le dinamiche di questo ingresso in guerra del nostro Paese.Tutto ha inizio con la dichiarazione di guerra da parte del potere Austro-ungarico, appunto il 24 maggio del 1915. La decisione non verrà appoggiata pienamente dal popolo che anzi, si trova diviso dal punto di vista ideologico. Da una parte troviamo coloro che sono favorevoli alla guerra, ovvero il ceto borghese in primis, assieme a

intellettuali, studenti e le grandi testate giornalistiche dell’epoca. Sulla posizione opposta troviamo invece operai e socialisti. Fu la stessa scissione dell’opinione pubblica a creare il terreno ideale per far favorire la nascita del Fascismo, con l’appoggio del Re. Tutto ebbe formalmente inizio il 26 aprile 1915 quando il primo ministro Antonio Salandra e il ministro degli esteri Sidney Sonnino decidono di firmare il Patto di Londra. Questo patto portava l’Italia in guerra in alleanza con Francia, Regno Unito e Impero Russo e, in caso di vittoria, la conquista dei territori di Trento, Triste, Sud Tirolo, l’Istria (ad esclusione di Fiume), una parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico, Valona e Saseno (territori dell’Albania) e il bacino carbonifero della Turchia. Oltre a ciò si sommava la conferma di sovranità coloniale sulla Libia e sul Dodecaneso. Stabilire il patto però, non fu così semplice. I due ministri infatti ottengono numerose opposizioni da parte del Parlamento e da Giolitti, che riuscirono a superare solo con alcune forzature. Per molti storici e studiosi del periodo, definirono quanto avvenne come “colpo di stato”, anche se il termine si professa impreciso e in parte illogico. In tutto ciò, un buon contributo per il superamento del patto, furono gli intellettuali, in particolare il poeta Gabriele d’Annunzio, che istituì una vera e propria campagna propagandistica, a favore del cambiamento di pensiero del popolo italiano. Diede, con le sue attività, un nuovo volto all’intellettuale, inaugurando il concetto di “estetica della politica”, allo scopo di “nazionalizzare le masse”. La tattica venne in seguito utilizzata per l’ascesa dei movimenti di estrema destra degli anni ’20. Insieme ad d’Annunzio, la propaganda a favore della guerra venne portata avanti anche dagli intellettuali futuristi e tanti altri gruppi minori. Secondo la loro filosofia di fondo, lo scopo della guerra era “purificare e rigenerare”. Idea che in breve tempo, a guerra ormai iniziata, si rivelò infondata, quando appunto gli stessi intellettuali andarono semplicemente incontro alla morte.
Termino qui l’articolo, sperando che sia stato apprezzato. Se così fosse, non esitate a commentare ed esprimere il vostro pensiero a riguardo. Un grande abbraccio, buonanotte.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI: LA BATTAGLIA DI CAMPALDINO ( Testo trasferito del 11 giugno 2019)

Buonasera Lettori! Questa sera ho deciso di raccontarvi le vicende dell’arte bellica, una storia di sangue, d’armi e di giovani valorosi che con coraggio si sfidarono sul cambio di battaglia, per decidere le sorti della loro patria. Siamo nel lontano 11 Giugno del 1289, nella piana alluvionale dell’alto Casentino, estesa sulla riva sinistra dell’Arno. Qui giacciono ormai schierati i Guelfi, storici membri di una delle due principali fazioni politiche del Basso Medioevo. Voglio sorprendere i loro avversarvi con una tattica bellica, per certi aspetti contestabile. Hanno intenzione di passare per il Passo della Consuma, un tragitto montano molto pericolo. In questo modo sarebbe ugualmente giunti ad Arezzo, senza scendere il Valdarno, il tragitto per semplice, ma pure il più prevedibile. Ad Arezzo l’esercito avversario li attendeva, consci della propria inferiorità numerica, ma anche delle maggiori capacità di combattimento, grazie ad un faticoso e sudato addestramento militare. Una volta che entrambi gli eserciti furono nel luogo destinato, gli aretini invitano i Guelfi ad iniziare, con il famoso metodo del guanto: un aretino veniva incaricato di portare un guanto nell’accampamento 

avversario, invitando questo ad iniziare lo svolgimento della battaglia. I fiorentini accettarono presto la sfida, schierando le truppe di soldati in file di tre e lasciando ai lati i fanti muniti di grandi scudi. Anche gli avversari si disposero a file di tre, mettendo davanti i fenditori a cavallo, poi la cavalleria semplice ed infine i fanti. Come avevano precedentemente progettato i ghibellini colpirono immediatamente al centro dello schieramento, la zona più forte, con lo scopo di spezzare le file. Il colpo fu violentemente percepito dai guelfi, che riuscirono però a riformare le file e a generare un contro attacco. Fu grazie al l’azione del fiorentino Corso Donati, che i ghibellini ricevettero il colpo di grazia, attaccando con le sue truppe al fianco.
Il comandante del fronte aretino Guido Novello, visti il progresso della battaglia, batté ritirata, tornando al suo castello. In breve i ghibellini ammisero la sconfitta e si ritirarono tra le mura di Arezzo, approfittando del forte temporale che riversava sulla città. Nonostante il netto contrasto ottenuto, questa battaglia risultò un evento di passaggio che non mise a tacere l’ostinata lotta tra Guelfi e Ghibellini. Oggi l’evento è ricorda grazie ad un monumento, una colonna eretta nel 1921, posta sulla strada statale, al bivio verso Pratovecchio. Si ricorda infatti che lo stesso Dante Alighieri, sommo poeta ne fu partecipe come fenditore dello schieramento guelfo.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI: LA BATTAGLIA DI FRIEDLAND.( Testo trasferito del 19 giugno 2019)

Buonasera Lettori! Ci ritroviamo questa sera sul blog per un nuovo appuntamento della rubrica VIAGGI, programmato per la settimana scorsa e che a causa di un’imprevisto, ve ne parlerò oggi.
Devo fare una piccola e personale considerazione: nonostante fossi già a conoscenza del contenuto dell’articolo, vado sempre a dare uno sguardo su Google, per valutare curiosità apprezzabili da aggiungere. Ho notato che nel caso specifico le informazioni reperibili in merito sono molto scarse e che pochi sono i siti che si sono cimentati a trattare questo argomento. Motivo per cui, a maggior ragione lo farò io, sempre felice di portare riflessione e conoscenza senza la pretesa di costruire qualcosa di troppo accademico. Inoltre, anche in questo caso, nonostante il personaggio storico che ne fa parte, Napoleone appunto, poco si parla sui libri di storia di questa battaglia, rispetto ad altre maggiormente affrontate, come ad esempio quella che la precedette nel periodo delle vicende napoleoniche prussiane, ovvero la Battaglia di Jena.
La battaglia si svolse in territorio russo, a Kaliningrad, all’epoca Königsberg, il 14 giugno 1807. Protagonisti avversari della vicenda furono la Grande Armata francese e l’esercito russo, sotto la guida del generale  Levin August von Bennigsen. Ma come andarono le cose effettivamente?
Il 13 giugno del 1807 le truppe del generale Bennigsen stanno attraversando il fiume Saale, pronti a schierarsi in battaglia. Il campo sul quale si sarebbe svolto il combattimento tra le due fazioni si estendeva tra le località di  Herichsdorf, Posthenen e Friedland. Tra essi scorreva il fiume Alle. Mentre l’esercito russo accumulava alleanze, Napoleone e il suo esercito giungevano dove era previsto. Parte dell’esercito francese, capitanato dal generale Grouchy, venne fermato prima del suo arrivo sul campo di battaglia dai russi, verso le ore 6 del mattino. Al contrario, la parte dell’esercito gestito da Napoleone giunse a 

destinazione a mezzogiorno. Buonaparte, incurante che alcuni fazioni gestite da altri generali non fossero ancora arrivate, sferrò un attacco ai russi, con un manipolo di soli 80.000 soldati. Nonostante tutto ciò venne visto dai generali francesi come una follia, Napoleone fece un’osservazione del territorio e sfruttò alcune considerazioni a suo vantaggio: notò che il generale Bennigsen aveva schierato il suo esercito fra due fiumi, l’Alle e il Saale, con quest’ultimo alle loro spalle. Decise quindi di attaccare da destra, costringendo il nemico a battere ritirata sul ponte di Friedland. Intanto dal lato opposto vi sono alcune divisioni russe pronte a difendersi, grazie all’utilizzo dell’artiglieria pesante, portando i loro avversare a cedere. Nonostante volessero offrire il loro sostegno, le truppe di Bennigsen, non raggiusero i francesi a causa delle grandi nubi di fumo create dagli esplosivi. A quel punto Napoleone tenta un nuovo attacco da parte di una delle fazione dell’esercito. Fruttando le sue conoscenze in merito alla strategia bellica le truppe napoleoniche attaccarono l’esercito russo spingendolo verso il fiume. La ritirata era impossibile da definire, proprio a causa dell’ostacolo e i soldati di Bennigsen vennero decimati. Il generale russo, che non voleva rassegnarsi all’evidente sconfitta, provò un’ultimo disperato attacco nella zona periferica di Friedland contro la fanteria francese, ma senza grande successo. Bennigsen, giunta ormai la sera, riuscì a ritirarsi con i pochi uomini sopravvissuti, utilizzando un guado, dato che alcun ponte erano rimasto in piedi. Fu allora che, il 7 luglio, lo Zar Alessandro I e Napoleone Buonaparte firmarono il famoso Trattato di Tilsit.

Sempre Vostra, Storyteller.

VIAGGI. LA BATTAGLIA DI KARBALA ( Testo trasferito del 12 ottobre 2019)

Buongiorno cari lettori,oggi, nella nostra ben nota rubrica VIAGGI, andremo ad affrontare un avvenimento ricco di sfumature politiche, culturali, religiose e sociali. Affronterò infatti la storia di una battaglia di cui poco si parla, ma che racchiude, sotto molteplici aspetti, grande rilevanza storica. Parleremo infatti della  battaglia di Karbala. Si tratta di un evento particolarmente legato alle radici della cultura e della religione islamica. Nonostante ciò, data la complessità e il grande lavoro che occorre per trattare un simile argomento, mi limiterò ad esporvi, gli elementi più caratterizzanti della vicenda. Avendo specificato questo, non vi trattengo oltre.Buona lettura!La battaglia Karbala si inserisce nel clima di tensione e di contrasto che vedeva lo scontro delle due fazioni degli sciiti e dei sunniti, allo scopo di conquistare il controllo del potere politico dell’impero islamico. Risulta necessario, ai fini della comprensione dell’argomentazione, un piccolo approfondimento riguardo le origini di entrambe le fazioni.Per quanto concerne gli sciiti, possiamo rintracciare la loro origine nella

questione dinastica apertasi in seguito alla morte di Maometto. Infatti, occorre precisare, il termine”sciita” deriva dall’arabo “shi’a”, che  indicava un’organizzazione che potremmo paragonare, in senso lato, ai nostri partiti politici odierni. Tale fazione aveva, come punto di riferimento, la figura di Alì, cugino e genero di Maometto, il quale, secondo gli sciiti, doveva essere il legittimo possessore del titolo di Califfo.I sunniti, invece, erano strenui oppositori di Alì e dopo la morte di Maometto insistettero affinché fossero nominati successori di quest’ultimo i suoi compagni più fidati.Gli sciiti non riconobbero la validità di questa successione, andando ad aumentare l’astio con i sunniti. La battaglia di Karbala rappresenta l’apice di questo contrasto. Nel villaggio di Karbala, situato nell’odierno Iraq, fu perpetrato il massacro del figlio di Alì e di alcuni dei suoi seguaci.Infine va precisato come il contrasto tra le due fazioni ebbe rilevanze anche religiose. I sunniti erano la parte che potremo definire più conservatrice, rispetto agli sciiti.Detto ciò spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento e che soprattutto risulti tutto chiaro, dato la sinteticità con cui ho deciso di affrontare l’argomento, seguendo le logiche del blog.Vi invito a lasciare un commento e a scrivermi alla mia casella di posta elettronica qualora abbiate delle richieste sui prossimi articoli.
Sempre Vostra, Storyteller.