EMPATIA: LO ZEN E L’ARTE DELLA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA. (6 luglio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori!La rubrica EMPATIA è da sempre per me motivo di confronto con il mio io, con la mia natura, vicina al mondo dell’arte, della letturatura e non ultima la filosofia, soprattutto nella sua accezione più contemporanea, meglio nota come psicologia. Oggi voglio portare le mie digressioni e pensieri servendomi di un libro, che di riflessivo ha davvero molto. È un efficace mezzo per riflettere con sé stessi. Si tratta di un libro scritto da Robert M. Pirsig il cui titolo è “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta. È un libro con cui venni in contatto ai tempi del liceo e tutt’oggi dimora nella mia libreria, pronto per essere sfogliato e riletto di tanto in tanto. Come per il protagonista, anche per il lettore è un viaggio introspettivo alla ricerca del sé. Ognuno di noi affronta momenti importanti e cambiamenti forti della propria vita in maniera diversa e uno di questi è proprio on the Road, iniziando un’avventura poco programmata e organizzata, lasciando spazio ad un destino vissuto giorno per giorno. In questi casi non si presta molta attenzione alla destinazione finale, bensì a come trascorrere le proprie giornate. Ad ogni modo la motocicletta e il setting narrativo sono solo la cornice, uno sfondo che decora qualcosa di più profondo, ovvero lo Zen, la ricerca di noi stessi. Le digressioni filosofiche presenti all’interno del romanzo sono definite con il termine Chautauqua. Esse sorgono spontanee di fronte ai paesaggi attraversati dai protagonisti della storia, tanto che si arriva a citare il pensiero di vari filosofi del passato, tra cui Socrate, Platone, Hume, Kant, Hegel, Einstein e Lao Tzu. in questa rubrica non intendo descrivere nel dettaglio tutto il contenuto del romanzo, come spesso accade quando faccio segnalazioni o recensioni, perciò ho deciso di lasciarvi solamente un breve sunto al termine del mio articolo.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

RIASSUNTO:

Una Grande Avventura, a cavallo di una motocicletta e della mente; una visione variegata dell’America on the road, dal Minnesota al Pacifico; un lucido, tortuoso viaggio iniziatico.
Qual è la differenza fra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto funziona e chi non lo sa? In che misura ci si deve occupare della manutenzione della propria motocicletta? Mentre guarda smaglianti prati blu di fiori di lino, nella mente del narratore si formula una risposta: «Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore». Questo pensiero è la minuscola leva che servirà a sollevare altre domande subito incombenti: da che cosa nasce la tecnologia, perché provoca odio, perché è illusorio sfuggirle? Che cos’è la Qualità? Perché non possiamo vivere senza di essa?

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Copertina del libro, tra l’altro nell’edizione che io stessa ho nella mia libreria, della casa editrice “gli Adelphi”. Potete acquistarlo nei maggiori store online.

Greetings to all, Dear Readers! The EMPATHY column has always been a reason for me to confront myself with my self, with my nature, close to the world of art, reading and, last but not least, philosophy, especially in its most contemporary meaning. , better known as psychology. Today I want to bring my digressions and thoughts using a book, which is very reflective. It is an effective means of self-reflection. It is a book written by Robert M. Pirsig whose title is “Zen and the art of motorcycle maintenance. It is a book I came into contact with in high school and still lives in my library, ready to be leafed through and reread from time to time. As for the protagonist, also for the reader it is an introspective journey in search of the self. Each of us faces important moments and strong changes in his life in a different way and one of these is precisely on the Road, starting a little planned and organized adventure, leaving room for a destiny lived day by day. In these cases we don’t pay much attention to the final destination, but to how to spend our days. In any case, the motorcycle and the narrative setting they are only the frame, a background that decorates something deeper, that is Zen, the search for ourselves. The philosophical digressions present within the novel are defined with the term Chautauqu to. They arise spontaneously in front of the landscapes crossed by the protagonists of the story, so much so that we come to mention the thoughts of various philosophers of the past, including Socrates, Plato, Hume, Kant, Hegel, Einstein and Lao Tzu.
in this column I do not intend to describe in detail all the content of the novel, as often happens when I make reports or reviews, so I decided to leave you only a brief summary at the end of my article. to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm.
You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

SUMMARY:

A Great Adventure, astride a motorcycle and the mind;
a varied vision of America on the road, from Minnesota to the Pacific; a lucid, tortuous initiatory journey. What is the difference between those who travel by motorcycle knowing how the bike works and those who do not know?
To what extent should you take care of the maintenance of your motorcycle? As he looks at dazzling blue meadows of flax flowers, an answer is formulated in the narrator’s mind: “The Buddha, the Divine, dwells in the circuit of a computer or in the gearbox of a motorcycle with the same ease as on the top of a mountain. or in the petals of a flower ». This thought is the tiny lever that will serve to raise other immediately looming questions: where does technology come from, why does it cause hatred, why is it illusory to escape it?
What is Quality? Why can’t we live without it?

Sempre Vostra, Storyteller.


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EMPATIA: STORIA DE ” IL PICCOLO PRINCIPE “. (22 aprile 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Con largo anticipo rispetto al giorno effettivo di pubblicazione mi accingo a parlare di un contenuto a me caro, in una rubrica altrettanto cara. Si tratta, come facilmente deducibile dal titolo, del famoso libro dell’autore Antoine de Saint-Exupéry, ovvero “Il Piccolo Principe”. Antoine era originario di Lione, crebbe in una famiglia dalle origini nobili. La madre era pittrice. La felicità che egli nutriva durante l’infanzia grazie all’ambiente vivace e gioioso, si spense in seguito all’incombere della Prima Guerra mondiale. Fu allora che visse il primo forte dolore, in primis verso la madre, costretta a rivestire il ruolo di infermiera, e successivamente con la morte prematura del fratello. Poco più che adolescente si arruola presso l’Aviazione Francese e proprio in quel contesto comincia a riflettere sul peso che sente riguardo la perdita dell’affetto e dell’amore delle persone a sé più care. È in quel contesto che nacque l’idea di fare stesura di un primo racconto popolare; autobiografia e invenzione si fondono ed danno origine alla prima bozza de “Il Piccolo Principe “. E la storia di un aviatore che arriva sulla Terra nel bel mezzo del deserto del Sahara e proprio allora conosce una creatura davvero bizzarra. Si tratta di un piccolissimo ragazzo con i capelli dorati e con le vesti di un principe. Quest’ultimo racconta di essere giunto lì grazie l’asteroide B612, nel quale ha sempre vissuto in compagnia di una rosa alquanto vanitosa, di cui si prende costantemente cura. Azione principale della sua vita e la ricerca di nuovi amici, principalmente nello spazio, ma ciò porta più a sconfitte e disavventure. La storia stessa a come punto cardine la descrizione delle sue avventure nello spazio. L’opera fu scritta nella città di Long Island e illustrato per mano dello stesso autore. Venne dunque pubblicato il 6 aprile del 1943 in una prima versione inglese grazie a sostegno alla cura dell’editore Reynold and Hichcock, successivamente seguì un’edizione in francese dal quale venne ricavata la versione italiana, edita da Bompiani. Antoine de Saint-Exupéry dedicò l’edizione originale a Leon Werth, ebreo francese amico dell’autore da molti anni alla pubblicazione del libro. Sfortunatamente non poté mai godersi il successo della sua opera, tanto che l’anno successivo si ritrovò battuto da un caccia tedesco. Di Saint -Exupéry si perse ogni traccia, fino al 2004, quando i resti dell’aereo furono finalmente ritrovati, chiarendo le circostanze della morte. Ormai l’opera spopolava sempre più di generazione in generazione, diventando uno dei libri più apprezzati da bambini e ragazzi, e dalle stesse scuole. Fu tradotto in 220 lingue e furono vendute oltre 140 milioni di copie, ispirando nel tempo storia fumetti, cartoni animati e opere teatrali. Tutt’ora mantiene il record del libro con più copie vendute al mondo arrivando a sfiorare i 2 milioni di copie soltanto in Italia.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Well in advance of the actual day of publication I am going to talk about a content dear to me, in an equally expensive column.
It is, as can be easily deduced from the title, the famous book by the author Antoine de Saint-Exupéry, or “The Little Prince”. Antoine was originally from Lyon, he grew up in a family of noble origins. His mother was a painter.
The happiness that he had during his childhood thanks to the lively and joyful environment, died out following the onset of the First World War.VIt was then that he experienced his first severe pain, first of all towards her mother, forced to take on the role of nurse, and subsequently with the premature death of her brother.Little more than a teenager he enlisted at the French Air Force and in that context he began to reflect on the weight he feels about the loss of the affection and love of the people closest to him.
It was in that context that the idea of writing a first folk tale was born;autobiography and invention merge and give rise to the first draft of “The Little Prince”. It is the story of an aviator who arrives on Earth in the middle of the Sahara desert and right then he meets a truly bizarre creature.
It is a very small boy with golden hair and in the clothes of a prince.
The latter tells of having arrived there thanks to the asteroid B612, in which he has always lived in the company of a rather vain rose, of which he constantly takes care.Main action of his life and the search for new friends, mainly in space, but that leads more to setbacks and misadventures.
The story itself has as its pivotal point the description of his adventures in space.
The work was written in the city of Long Island and illustrated by the hand of the same author. It was therefore published on April 6, 1943 in a first English version thanks to the support of the editor Reynold and Hichcock, subsequently followed by an edition in French from which the Italian version was obtained, published by Bompiani. Antoine de Saint-Exupéry dedicated the original edition to Leon Werth, a French Jew who had been a friend of the author for many years to publish the book. Unfortunately, he could never enjoy the success of his work, so much so that the following year he found himself beaten by a German fighter. All traces of Saint-Exupéry were lost until 2004, when the remains of the plane were finally found, clarifying the circumstances of his death. By now the work was becoming more and more popular from generation to generation, becoming one of the most popular books by children and young people, and by the schools themselves.
It was translated into 220 languages and over 140 million copies were sold, inspiring the history of comics, cartoons and plays over time. It still holds the record for the book with the most copies sold in the world, reaching almost 2 million copies in Italy alone.
Parade!
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EMPATIA: DIARIO DI UNA SCRITTRICE.

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Un saluto a tutti, cari lettori! La rubrica EMPATIA ha sempre destato in me un certo fascino e forse è proprio questa la ragione per cui mi sembra più difficile da trattare. I più articolati in realtà sono i post che trattano di libri di cui ho già compiuto lettura e dunque vi chiederete il perché visto il tema conosciuto in precedenza. È bene Ho la strana sensazione che per chi legge conoscere è una sorta di sinonimo di “tuttologia”. Non è così ovviamente. Semplicemente una sana lettura, riscoperta magari varie volte nel corso del tempo, ti permette di conoscere una storia da diversi punti di vista, ci permette di pensare, di riflettere su tutto ciò che abbiamo sempre dato per scontato di noi stessi. In particolare il diario è una rielaborazione di ciò PC è più caro, di tutte le nostre passioni. Per questo l’opera di Virginia Woolf “Diario di una scrittrice”non è diversa da un qualunque altro diario, se non che il suo è stato pubblicato post mortem per volontà del marito nel 1953. Lei ama la lettura e in primis la letteratura, ciò si denota dalle tante stesure in qualità di romanziera e critico letterario. Spazia nei generi nelle epoche, dai poeti romantici alla tragedia greca. Dei vari testi che legge descrive ciò che l’affascina maggiormente, con talento e padronanza di lessico. È una di quelle opere la cui lettura, per chi come me vive di scrittura, che risulta sprono verso il miglioramento del sè. È sicuramente una lettura scorrevole, semplice e interessante, dalla forte impronta introspettiva. Perciò per chi è interessato alla lettura lascio qui il box per l’acquisto rapido su Amazon. Si tratta di un articolo in prime, strumento utilissimo per chi è iscritto, al fine di evitare spese di spedizione e lunghi tempi di consegna. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, dear readers!
The EMPATHY column has always aroused a certain fascination in me and perhaps this is precisely the reason why it seems more difficult to deal with.
The most articulated are actually the posts that deal with books that I have already read and therefore you will wonder why given the previously known theme.
It’s good I have the strange feeling that for the reader, knowing is a kind of synonym for “all-rounder”.
Not so obviously.
Simply a healthy reading, perhaps rediscovered several times over time, allows you to know a story from different points of view, allows us to think, to reflect on everything we have always taken for granted about ourselves.
In particular, the diary is a reworking of what PC is most expensive, of all our passions.
This is why Virginia Woolf’s “Diary of a writer” is no different from any other diary, except that hers was published post mortem by the will of her husband in 1953. She loves reading and above all literature.
this is denoted by the many drafts as a novelist and literary critic.
You range in genres across eras, from romantic poets to Greek tragedy.
Of the various texts that you read she describes what fascinates her most, with talent and command of the vocabulary.
It is one of those works whose reading, for someone like me who lives by writing, is a spur towards the improvement of the self.
It is certainly a smooth, simple and interesting reading, with a strong introspective imprint.
So for those interested in reading, I leave the box for quick purchase on Amazon here.
This is an article first, a very useful tool for those who are registered, in order to avoid shipping costs and long delivery times.
With these words I conclude, I remind you to leave a star, a comment and to vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
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EMPATIA: GLI ESORDI DEI BEATLES. (17 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Con questo articolo faremo un balzo indietro agli inizi degli anni ’60. Parlando in particolare di rock alcuni grandi talenti del settore si si erano già affermati sul panorama mondiale, tra cui i grandi Elvis, Jerry Lee Lewis e Little Richard. Nonostante ciò, che noi sappiamo, il rock aveva ancora molto da dire e soprattutto, aveva molto da stupire con una vera e propria rivoluzione musicale. Il rock originale, nato negli Stati Uniti, vedeva un prima fase di declino, ma al contrario stata prendendo fama e popolarità in Inghilterra.. In breve tempo numerosi artisti del Regno Unito iniziano a dettate legge nel mercato discografico europeo e americano. Nascerà così una vera “British invasion”.
La prima fase di questa nuova stagione si verificò tra il 1964 e il 1967, quando s’imposero sulla scena grandi rock band, tutt’ora molto famose, come i The Rolling Stones e i The Who. Tra questi spiccavano però quattro giovani ragazzi di Liverpool. Tutto iniziò nella chiesetta di Saint Peter, nei sobborghi della città. Qui il sedicenne John Lennon, allora chitarrista dei Quarrymen, incontrò il quindicenne Paul McCartney, ammesso nella band come bassista. Seguì l’ingresso nel 1958 del chitarrista George Harrison, amico di McCartney e due anni dopo del batterista Pete Best. Iniziarono a esibirsi per i locali di Liverpool con il nome di Johnny and the Moondogs e successivamente, dopo l’ingresso del bassista Stuart “Stu” Sutcliffe, come Long John & The Silver Beetles e The Beat Brothers. Il nome che tutti conosciamo arrivò nel 1960 con il concerto di Amburgo, il primo grande concerto della band. Il termine The Beatles, doveva essere storpiato, la pronuncia corretta era infatti “beetle” (scarafaggio), sottolineando con il termine “beat” (“battere”, “picchiare”) che la loro musica rock colpiva duro. Il primo disco fu inciso dalla Parlophone Records dopo l’addio di Best, sostituito da Richard Parkin Starkey, in arte Ringo Starr. Il titolo era “Please, please me”, dall’omonimo singolo uscito l’anno precedente e balzato ai vertici delle classifiche, e fu reso disponibile al pubblico il 22 marzo del 1963. In copertina spaccava l’immagine dei “Fab four”, i “favolosi quattro”, il loro soprannome più celebre, ritratti nella tromba delle scale degli “studios”. Da allora prese piede la “Beatles mania”. Tutti volevano vestire come loro e tra i più giovani scattò anche la mode della capigliatura a caschetto, per cui diventarono un icona dell’epoca.Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! With this article we will take a leap back in the early 1960s. Speaking in particular of rock some great talents in the sector had already established themselves on the world scene, including the great Elvis, Jerry Lee Lewis and Little Richard. Despite this, as we know, rock still had a lot to say and above all, it had a lot to amaze with a real musical revolution. The original rock, born in the United States, saw a first phase of decline, but on the contrary was taking fame and popularity in England.. In a short time many artists from the United Kingdom began to dictate the law in the European and American record market. Thus a real “British invasion” will be born.
The first phase of this new season occurred between 1964 and 1967, when great rock bands, still very famous, such as The Rolling Stones and The Who, took the stage. Among them, however, were four young Liverpool boys. It all started in the small church of Saint Peter, in the suburbs of the city. There, 16-year-old John Lennon, then guitarist of the Quarrymen, met 15-year-old Paul McCartney, who was admitted to the band as a bassist. This was followed by the entry in 1958 of guitarist George Harrison, a friend of McCartney’s and two years later of drummer Pete Best. They began performing for Liverpool venues under the name Johnny and the Moondogs and later, after the entry of bassist Stuart “Stu” Sutcliffe, such as Long John & The Silver Beetles and The Beat Brothers. The name we all know came in 1960 with the Hamburg concert, the band’s first major concert. The term The Beatles, had to be crippled, the correct pronunciation was in fact “beetle”, emphasizing with the term “beat”, “beat”) that their rock music hit hard. The first album was recorded by Parlophone Records after Best’s departure, replaced by Richard Parkin Starkey, aka Ringo Starr. The title was “Please, please me”, from the single of the same name released the previous year and jumped to the top of the charts, and was made available to the public on March 22, 1963. On the cover he smashed the image of the “Fab four”, the “fabulous four”, their most famous nickname, portrayed in the stairwell of the “studios”. Since then, the “Beatles mania” has taken hold. Everyone wanted to dress like them and among the youngest he also snapped the fashion of helmet hair, so they became an icon of the time. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: CONVERSAZIONE SU “IL LAGO DEI CIGNI”. (3 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Come si evince nel titolo si tratta di una conversazione e non di un vero e proprio approfondimento. Come sapete ci sono argomenti di cui sono piú ferrata e di cui possiedo maggiori competenze, altri, come nel caso di teatro o cinema in cui mio malgrado ho profonde lacune. Ma questo é Storyteller’s Eye Word, una realtà in cui il sapere può e deve essere condiviso. Per questo motivo, visto che la family del blog presenta molte persone competenti nel settore mi piacerebbe leggere i vostri commenti, esprimendo le vostre conoscenze in merito, affinché questo sia davvero uno spazio per migliorarsi e accrescere le proprie competenze. Detto ciò introduco quindi l’argomento. Il Lago dei Cigni é un opera teatrale, o meglio un balletto, a mio modesto parere davvero straordinaria e ha alle spalle oltre 140 anni di storia. La prima volta fu messa in scena al Teatro Bolshoi di Mosca, nel marzo del 1877 e da allora venne riconosciuta da tutti come il simbolo della grandiosità e dell’eleganza della tradizione coreutica russa. Nacque dal genio di Pyotr Tchaikovsky tra il 1875 e il 1876, in base a quanto narrato da un’antica fiaba tedesca. Si narrala struggente storia d’amore tra il Principe Sigfried e Odette, regina di un gruppo di fanciulle trasformate in cigni dal perfido mago Rothbar. La prima rappresentazione venne curata dal coreografo Julius Wenzel Reisinge. Egli operò diversi tagli alla partitura originale e ciò diede grande libertà interpretativa ai ballerini. Tuttavia la scelta portò numerosi insuccessi e il successivo ritiro dalle scene. In seguito il libretto de Il Lago dei Cigni fu preso dal coreografo francese Marius Petipa che insieme all’assistente Lev Ivanov decise di realizzarne una versione più moderna e aggiornata. Quest’ultima venne quindi rappresentata al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e riscosse molto successo, diventando un’opera famosa e conosciuta in tutto il mondo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! As can be seen in the title it is a conversation and not a real deepening. As you know, there are topics of which I am more ferrata and of which I have more competence, others, as in the case of theater or cinema in which I nevertheless have deep gaps. But this is Storyteller’s Eye Word, a reality where knowledge can and should be shared. For this reason, since the blog family presents many competent people in the sector I would like to read your comments, expressing your knowledge about it, so that this is really a space to improve and increase your skills. Having said that, I therefore introduce the subject. Swan Lake is a play, or rather a ballet, in my humble opinion really extraordinary and has over 140 years of history behind it. It was first staged at the Bolshoi Theatre in Moscow in March 1877 and has since been recognized by everyone as a symbol of the grandeur and elegance of the Russian Choreutical tradition. He was born to the genius of Pyotr Tchaikovsky between 1875 and 1876, according to an ancient German fairy tale. It tells the poignant love story between Prince Sigfried and Odette, queen of a group of maidens turned into swans by the treacherous wizard Rothbar. The first performance was curated by choreographer Julius Wenzel Reisinge. He made several cuts to the original score, which gave the dancers great freedom of interpretation. However, the choice led to numerous failures and the subsequent withdrawal from the scene. Later the libretto of The Swan Lake was taken by the choreographer French Marius Petipa who together with assistant Lev Ivanov decided to make a more modern and updated version. The latter was then performed at the Mariinsky Theatre in St. Petersburg and was very successful, becoming a famous and world-famous opera. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: REPARTO NUMERO 6. (24 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Parlo volutamente di questo libro nella rubrica EMPATIA di questo libro, perché nonostante mi sia documentata in merito alla sua trama non ho ancora avuto il piacere di leggere, anche se fa già parte della lista desideri di Amazon, visto la curiosità che ha scaturito in me. L’opera riporta il titolo”Reparto numero 6″ ed è stato scritto dall’autore russo Anton Čechov. Si tratta sicuramente uno dei più famosi racconti di quest’ultimo. La storia é ambientata in un reparto psichiatrico di un ospedale di provincia. Qui il protagonista é il dottor Ragin, responsabile e neuropsichiatra. Egli si dimostra piú volte incapace di reagire alla tragica situazione. I malati si mostrano abbandonati, talvolta esiliati, in piú sono costantemente picchiati da Nikita, il guardiano del reparto. Ragin periodicamente visita il reparto e, durante un giro di perlustrazione, si ferma a parlare con Ivan Dmitric, un paziente ricoverato. I colloqui tra i due diventano estremamente interessanti, forse proprio perché Dmitric è la persona più interessante, sagace e colta che Ragin abbia mai conosciuto. Ma allora perché Dmitric è ricoverato? Perché al contrario molti “pazzi” continuano a girare liberi per la città? Perché ad altri, piú docili dei primi, non è consentito farlo?Ma soprattutto in base a quale criterio una persona viene considerata folle? Tutta l’opera si incentra dunque su questo tema, diventando una vera e propria denuncia sociale del sistema sanitario russo, un’allegoria della vita e della morte, un’accusa spietata contro l’ignoranza e l’oscurantismo. Di certo, é una lettura interessante, che mostra i retroscena di un mondo spesso sconosciuto a livello sociale. Oggi per fortuna la situazione é differente, ma basta scorrere indietro nel tempo di pochi decenni, alla fine degli anni ’70 circa, per catapultarsi in uno scenario cupo e terrificanto, ovvero i manicomi. Da allora queste terribili strutture sono state chiuse, ma molte scene di sofferenza e violenza ai danni dei pazienti si perpetuano ancora nei reperti psichiatrici degli ospedali, forse non qui, ma altrove si. Ve ne consiglio la lettura, su quel poco che tutt’ora so, sicuramente a lettura ultimata porterò una recensione piú dettagliata. Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I deliberately talk about this book in the EMPATHY column of this book, because although I have documented about its plot I have not yet had the pleasure of reading, even if it is already part of Amazon’s wish list, given the curiosity that has arisen in me. The work bears the title “Department number 6” and was written by the Russian author Anton Chekhov. It is certainly one of the most famous tales of the latter. The story is set in a psychiatric ward of a provincial hospital. Here the protagonist is Dr. Ragin, responsible and neuropsychiatra. He is repeatedly unable to react to the tragic situation. The sick are abandoned, sometimes exiled, in addition they are constantly beaten by Nikita, the ward’s guardian. Ragin periodically visits the ward and, during a search tour, stops to talk to Ivan Dmitric, a hospitalized patient. The talks between the two become extremely interesting, perhaps precisely because Dmitric is the most interesting, sagacious and cultured person Ragin has ever known. So why is Dmitric hospitalized? Why, on the contrary, do many “lunatics” continue to walk free around the city? Why are others, more docile than the former, not allowed to do so? But above all on what criteria is a person considered insane? All the work therefore focuses on this theme, becoming a real social denunciation of the Russian health system, an allegory of life and death, a ruthless accusation against ignorance and obscurantism. Of course, it’s an interesting reading, showing the background to a world that is often socially unknown. Today, fortunately, the situation is different, but it is enough to scroll back in time of a few decades, at the end of the 70s or so, to catapult into a gloomy and terrifying scenario, namely asylums. Since then these terrible facilities have been closed, but many scenes of suffering and violence against patients are still perpetuated in hospital psychiatric findings, perhaps not here, but elsewhere. I recommend reading it, on what little I still know, certainly at the end of the reading I will bring a more detailed review. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI. (17 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! In questo articolo vi parlerò di uno dei maggiori prodotti cinematografici della storia hollywoodiana. Si tratta di un thriller dalle spiccate qualità recitative, noto in Italia con il titolo “Il silenzio degli innocenti”, titolo originale The Silence of the Lambs. L’opera vede alla regia un quasi sconosciuto Jonathan Demme, oggi associato principalmente a questo film nonostante ne abbia diretti molti altri, seppur di minore importanza. Sicuramente a renderlo tale fu l’attore Anthony Hopkins, premiato con l’Oscar come Migliore attore protagonista (con soli 16 minuti di recitazione, quasi un record nella storia del prestigioso premio). Egli è lo psichiatra antropofago Hannibal Lecter, da tempo rinchiuso in una prigione di massima forza. Con i suoi ragionamenti e le sue domande aiuta Clarice Starling, impersonata da un’allora giovanissima Jodie Foster, sulle tracce di Buffalo Bill, un pericoloso serial killer che rapisce giovani donne per poi ucciderle e scuoiarle. Lecter accetta di aiutare nelle indagini Clarice, ma in cambio vuole ricordi e traumi provenienti dal suo passato. Attraverso la spiccata capacità di Lecter Clarice riesce a immedesimarsi in Buffalo Bill, comprendendo in che modo avvicina le sue vittime. Tutto gira su due binari, ovvero la lucidità morbosa di Lecter e la razionalità tormentata di Clarice. Il film, la seconda pellicola ispirata a Hannibal Lecter, la prima è del 1986, é ispirato rispetto a quest’ultimo ai crimini del serial killer statunitense Gary Heidnik, mentre Buffalo Bill richiama la follia omicida di Ed Gein. Tra le maggiori curiosità vi é il costo di produzione di 19 milioni di dollari, e un incasso complessivo di 272 a livello mondiale. Il film inoltre ottenne 5 Oscar, ovvero miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura non originale. Seguiranno nei primi anni 2000 dei sequel , che ebbero minore successo. Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! In this article I’m going to talk to you about one of the greatest film products in Hollywood history. It is a thriller with strong acting qualities, known in Italy as “Il silenzio degli innocenti”, the original title The Silence of the Lambs. The work stars an almost unknown Jonathan Demme, now associated mainly with this film despite directing many others, albeit of minor importance. Certainly it was actor Anthony Hopkins, who won the Academy Award for Best Actor in a Leading Role (with only 16 minutes of acting, almost a record in the history of the prestigious award). He is the anthropological psychiatrist Hannibal Lecter, who has long been imprisoned in a maximum prison. With her reasoning and questions she helps Clarice Starling, played by a then-very young Jodie Foster, in the footsteps of Buffalo Bill, a dangerous serial killer who kidnaps young women and then kills and skins them. Lecter agrees to help with the Clarice investigation, but in return wants memories and traumas from his past. Through Lecter Clarice’s strong ability, he manages to empathize with the Buffalo Bill, understanding how he approaches his victims. Everything runs on two tracks, namely Lecter’s morbid lucidity and Clarice’s tormented rationality. The film, the second film inspired by Hannibal Lecter, the first is from 1986, is inspired by the latter’s crimes of the American serial killer Gary Heidnik, while Buffalo Bill recalls the murderous madness of Ed Gein. Among the biggest curiosities is the production cost of 19 million dollars, and a total collection of 272 worldwide. The film also won 5 Academy Awards, best film, director, actor, actress and adapted screenplay. Sequels , which were less successful, will follow in the early 2000s. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: IL BARBIERE DI SIVIGLIA. (9 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Questo articolo sarà umile e breve, vista l’entità dell’argomento, ma preferisco così, considerata la mia ignoranza rispetto al vasto mondo del teatro. Ne parlo piuttosto su questo blog come semplice ammiratrice esterna e poco avvezza alle sue particolarità, e poi, parliamoci chiaro, questa é soltanto una conversazione conviviale, non di certo un corso accademico! Il Barbiere di Siviglia é per un’opera straordinaria, creata dal grande Gioacchino Rossini nel 1816, il quale a sua volta prese liberamente spunto dalla commedia  “Le Barbier de Séville”, pubblicata nel 1775 da Beaumarchais. Il titolo originale dell’opera è  “Almaviva, o sia l’inutile precauzione”, ciò per distinguerla dall’opera omonima realizzata nel 1782 dal  compositore pugliese Giovanni Paisiello.
Le vicende narrano l’amore contrastato del conte d’Almaviva per la giovane orfana Rosina e i suoi stratagemmi per incontrarla, aiutato dallo scaltro barbiere Figaro. Per lungo tempo la versione del Paisiello rimase quella con maggiore favore del pubblico. L’opera fu messa  in scena per la prima volta al Teatro Argentina di Roma, il 20 febbraio del 1816, ma purtroppo non riscosse il successo sperato e proprio in questa occasione il pubblico reagì con una pioggia di fischi e di tumulti, ciò per la grande ammirazione per la versione del Paisiello. In seguito, nelle successive rappresentazioni, acquisì maggiori consensi e popolarità, diventando il tutt’ora a noi noto “Barbiere di Siviglia”. Ricordare un pezzo della storia culturale moderna così celebre é per me importante, anche solo con le intenzioni, affinchè capolavori di tale bellezza non siano mai dimenticati. Scrivetemi nei commenti le vostre esperienze, se avete visto l’opera in una rappresentazione teatrale o se semplicemente apprezzate questa branca della cultura.  Vi ricordo inoltre di lasciare una stellina e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! This article will be humble and short, given the scale of the subject, but I prefer it that way, given my ignorance of the vast world of theatre. I talk about it rather on this blog as a simple external admirer and little accustomed to its peculiarities, and then, let’s be clear, this is just a convivial conversation, certainly not an academic course! Il Barbiere di Siviglia is for an extraordinary work, created by the great Gioacchino Rossini in 1816, which in turn took its cue freely from the comedy “Le Barbier de Séville”, published in 1775 by Beaumarchais. The original title of the opera is “Almaviva, o sia l’inutile precauzione”, this to distinguish it from the work of the same name made in 1782 by the Apulian composer Giovanni Paisiello.
The events tell of the contrasted love of the Count of Almaviva for the young orphan Rosina and her tricks to meet her, helped by the shrewd barber Figaro. For a long time paisiello’s version remained the one with the most public favor. The opera was staged for the first time at the Teatro Argentina in Rome, on February 20, 1816, but unfortunately it was not as successful as hoped and on this occasion the audience reacted with a shower of whistles and riots, for the great admiration for paisiello’s version. Later, in later performances, he gained greater acclaim and popularity, becoming the still known “Barber of Seville”. Remembering such an famous piece of modern cultural history is important to me, even with intentions, so that masterpieces of such beauty are never forgotten. Write to me in the comments about your experiences, if you have seen the work in a theatrical performance or if you simply appreciate this branch of culture. I also remind you to leave a starlet and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA: ULISSE. (3 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Si, il titolo di oggi è meno chiaro del solito. Ulisse. Le parole utilizzate singolarmente sono dense di significato e proprio per questo nascondono una pluralità di significati. No, non mi riferisco al leggendario personaggio di Omero, di cui vicende e avventure si narrano nell’Odissea, parlo di un altro Ulisse, anch’esso affascinante e misterioso. Si tratta dell’opera pubblicata quasi un secolo fa da James Joyce, precisamente il 2 febbraio del 1922. Il libro fu pubblicato a Parigi dalla “Shakespeare and Company”, una libreria nonché luogo d’incontro per scrittori e artisti. Tra i più noti frequentatori vi erano Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. La stesura di Ulisse richiese a Joyce ben 7 anni del suo tempo, dal 1914 al 1921 e si compone di 18 capitoli. Ognuno di quest’ultimi presentano uno stile narrativo differente e si, il titolo é un palese richiamo all’Odissea di Omero. Il setting è l’allora Irlanda contemporanea, precisamente a Dublino e il protagonista é Leopold Bloom. Egli viene descritto nei vari capitolo come una sorta di eroe moderno. La storia si presenta come lo sviluppo dei pensieri di Leopold e degli altri personaggi presenti, descritti in modo sconnesso e senza una vera logica. Si tratta del famoso “flusso di coscienza”, elemento di studio e tipicamente di modo di quel periodo. Tutta la narrazione si conclude nelle 24 ore di una giornata, il 16 aprile 1904. Proprio per questa ragione si iniziò a parlare comunemente di “Bloom’s Day” e i fan più accaniti di Joyce organizzano eventi e raduni celebrando le sue letture. Una delle copie della prima edizione autografata dallo stesso Joyce é oggi conservata al Rosenbach Museum and Library di Filadelfia. Vi ricordo infine di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Yes, today’s title is less clear than usual. Ulisse. The words used individually are full of meaning and for this reason hide a plurality of meanings. No, I am not referring to the legendary character of Homer, whose events and adventures are told in the Odyssey, I am talking about another Ulysses, also fascinating and mysterious. It is the work published almost a century ago by James Joyce, precisely on February 2, 1922. The book was published in Paris by the Shakespeare and Company, a bookstore and meeting place for writers and artists. Among the best known visitors were Ernest Hemingway and Francis Scott Fitzgerald. Ulysses’s writing took Joyce 7 years of his time, from 1914 to 1921, and consists of 18 chapters. Each of the latter have a different narrative style and yes, the title is a clear reference to Homer’s Odyssey. The setting is the then contemporary Ireland, precisely in Dublin and the protagonist is Leopold Bloom. He is described in the various chapter as a sort of modern hero. The story presents itself as the development of the thoughts of Leopold and the other characters present, described in a disjointed way and without real logic. It is the famous “stream of consciousness”, an element of study and typically in the way of that period. All the narration ends in the 24 hours of a day, on April 16, 1904. For this very reason, “Bloom’s Day” was commonly talked about, and Joyce’s fiercest fans organize events and rallies celebrating his readings. One of the copies of joyce’s first autographed edition is now in the Rosenbach Museum and Library in Philadelphia. Finally, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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EMPATIA:GIORNATA MONDIALE DELLA MEMORIA.(26 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Proprio nell’articolo 1 della Legge Italiana si è voluto ricordare tale giorno e la tragedia che ricorda con le seguenti parole:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

La scelta della data, il 27 gennaio, non fu a caso. Si riferisce infatti al 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa vengono a conoscenza del campo di concentramento di Auschwitz, decidendo in seguito di liberare i pochi sopravvissuti allo sterminio. Ciò diede conferma al mondo intero dell’assurda follia nazista, del piano del tutto incomprensibile di genocidio del popolo ebraico, mediante strumenti di tortura e successivo annientamento nei lager. Oggi la Giornata della Memoria si celebra in molti paesi al mondo, compresa la stessa Germania, un carnefice spietato che oggi si batte con grande fervore per la pace e il rispetto delle diversità di ogni tipo. La giornata é stata dunque riconosciuta dall’ONU in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005. A partire da domani affronteremo un viaggio, fatto di riflessione, di conoscenza e di speranza, per far sì che chi legge possa unirsi a un’importante iniziativa, che sarà riportata da domani su Instagram con l’hastag #ionondimentico. Si tratta solamente di commentare con questo hastag, nulla di più, per esprimere il proprio rispetto in merito a quanto accaduto e per la sofferenza subita. Con queste parole concludo, se anche voi volete ricordare la Giornata della Memoria su Storyteller’s Eye Word potete iscrivervi sul blog (www.storytellereyewords.com) e su Instagram (storytellerseyeword) , lasciando una stellina all’articolo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Precisely in Article 1 of italian law we wanted to remember that day and the tragedy that it recalls with the following words:

“The Italian Republic recognizes the day 27 January, the date of the demolition of the gates of Auschwitz, “Day of Remembrance”, in order to remember the Shoah (extermination of the Jewish people), racial laws, the Italian persecution of Jewish citizens, Italians who have suffered deportation, imprisonment, death, as well as those who, even in different camps and camps, opposed the plan of extermination , and at the risk of their lives they saved other lives and protected the persecuted.”

The choice of date, January 27, was no accident. It refers to January 27, 1945, when Soviet Red Army troops learned of the Auschwitz concentration camp, later deciding to free the few survivors of the extermination. This confirmed to the whole world the absurd Nazi madness, the completely incomprehensible plan of genocide of the Jewish people, by means of instruments of torture and subsequent annihilation in the lagers. Today, Remembrance Day is being celebrated in many countries of the world, including Germany itself, a ruthless executioner who today fights with great fervour for peace and respect for diversity of all kinds. The day was therefore recognised by the UN following Resolution 60/7 of 1 November 2005. Starting tomorrow we will face a journey, made of reflection, knowledge and hope, to ensure that those who read can join an important initiative, which will be reported tomorrow on Instagram with the hastag #ionondimentico. It is simply a matter of commenting with this hastag, nothing more, to express one’s respect for what happened and for the suffering suffered. With these words I will end, if you also want to remember The Day of Remembrance on Storyteller’s Eye Word you can subscribe to the blog (www.storytellereyewords.com) and Instagram (storytellerseyeword), leaving a starlet to the article. A hug to everyone!

Sempre vostra, Storyteller.

Always Yours, Storyteller.

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