CRONACA: EMERGENCY, LA STORIA DI CHI HA LOTTATO PER I DIRITTI UMANI ( testo trasferito del 6 giugno 2019)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! L’argomento che oggi andremo a trattare è molto delicato e investe ripetutamente il nostro vivere quotidiano, il problema della tutela dei diritti umani.
Prima di affrontare la questione nel merito è bene interrogarsi su cosa essenzialmente si intende con l’espressione diritti umani o diritti dell’uomo. Senza soffermarci troppo su definizioni di carattere giuridico, a titolo esemplificativo, possiamo dire che vi sono alcune situazioni, alcuni diritti che spettano ad ogni uomo in quanto tale e che non possono venir meno per nessuna ragione di carattere politico, religioso o culturale. Sotto questo punto di vista il tema dei diritti umani si interseca necessariamente con quello delle libertà, che devono essere riconosciute a tutti gli individui: libertà di stampa; libertà di professare la propria fede religiosa; libertà di pensiero; libertà di parola. La lista potrebbe continuare ancora, tuttavia, ai fini della nostra indagine, ci è utile avere un quadro generale sui concetti che sono intimamente legati all’argomento in esame.

Si inizia a parlare di diritti umani già nella seconda metà del Settecento con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, redatta nel 1794 come riflesso agli ideali diffusi dalla Rivoluzione francese. Quella per i diritti umani è stata una lotta, una lotta per sancire un principio fondamentale: indipendentemente dal suo credo, dalla sua posizione politica, dalle sue idee, nessuno può essere privato delle libertà e dei diritti che gli spettano e che per questo sono definiti inviolabili. Nel corso della storia molti sono stati gli uomini che hanno lottato in virtù di questo principio, tra i più noti possiamo citare Nelson Mandela, Martin Luther King, Mahatma Gandhi. Numerose associazioni, poi, si sono fatte promotrici di questa lotta che ancora oggi prosegue. Possiamo citare l’Emergency, un’associazione umanitaria italiana, fondata il 15 maggio 1994 a Milano da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti, insieme a Carlo Garbagnati e Giulio Cristoffanini; si occupa di prestare cure mediche gratuite a coloro che sono vittime delle guerra e della povertà. Non possiamo poi dimenticare l’UNICEF e il costante impegno dell’ONU ad assicurare la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo grazie al coordinamento con la Corte Europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, che fa capo al testo della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo ( CEDU ). Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: LA PROTESTA DEI GILET ARANCIONI. ( 8 luglio 2020)

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Un saluto a tutti carissimi Lettori! La stesura di oggi verte su un tema abbastanza recente, che è divampato in particolar modo durante i primi giorni di giugno, all’incirca ai tempi della Festa della Repubblica. Complice ovviamente la pandemia del Covid-19, idee strane, sete di rivoluzione e vecchi capisaldi complottisti hanno preso il sopravvento. Insomma, qualcosa che sentiamo dai tempi in cui nacque la politica nel mondo; la solita storia, qualche manipolo di uomini che forse per noia o forse per ideali non sempre condivisibili, è contro al volere del Governo. Sembra una storia d’altri tempi, quando i nobili bramosi di potere e diritti, s’incontravano alla ricerca di consensi, al fine di mettere in atto colpi di Stato, accuratamente studiati e senza talvolta, alcuno scrupolo. In realtà si tratta di un fenomeno recente, nato appena un anno fa, nel 2019, e portato alla ribalta nel corso di questi giorni. Parlo infatti del Movimento dei Gilet Arancioni. Sono una sorta di appendice dei ben più famosi “Gilet Gialli”, che come si è potuto vedere più volte nei telegiornali, hanno bloccato le strade per settimane, manifestando contrariati all’allora e attuale Governo Macron. Inoltre motivo di protesta è stato anche l’aumento dei costi dei carburanti e più in generale del costo della vita. Motivi più che nobili per essere in disaccordo, forse non tanto da creare un disagio simile all’intera società parigina. Capo e fondatore del movimento in Italia l’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, che dopo un esordio non proprio tra i favoriti alle elezioni regionali in Umbria, decide di far scendere i suoi sostenitori in piazza sabato 30 maggio, al fine di mettere in scena numerose manifestazioni ed eventi, durante il lock down dovuto al Corona virus. Il fenomeno si vive in numerose città italiane, ventinove per l’esattezza, tra cui Milano, Torino, Napoli e Roma. La principale di queste manifestazioni, non a caso, si evince proprio a Milano, luogo in cui il focolaio virulento è più forte. Ammetto che, nel vedere quelle immagini al telegiornale, di tutte quelle persone ammassate e senza mascherina, un

pò d’ansia è sorta in me. Il mio timore, come credo in tanti altri, era il rischio di creare una diffusione catastrofica dei contagi a causa della negligenza delle persone. Ma approfondendo l’argomento scopro che anche questi Gilet Arancioni, nonostante siano nati poco tempo fa, hanno una storia abbastanza remota, sotto altre vesti. Prima della loro comparsa infatti, un altro movimento complottista si era manifestato sul territorio nazionale. Si trattava del famoso ” Movimento dei Forconi”. Dico famoso perchè ricordo bene quei giorni. Correva l’anno 2013. Io frequentavo il liceo e quel giorno fui l’unica, insegnanti compresi, ad arrivare in classe. Ero cosciente di tutto questo, ma approfittai di questa esperienza, di essere padrona indiscussa della scuola, libera da ogni vincolo e nella piena facoltà di vivere quelle ore come volevo. Ma non voglio indugiare oltre con i ricordi, anche se tutto è possibile nel magico mondo di Storyteller’s Eye Word. A capo del movimento anche in questo caso l’ex generale dei Carabinieri, il palermitano Antonio Pappalardo, che presto nel 2016, fonda il Movimento Liberazione Italia, allo scopo di ridare pieno potere al popolo sovrano, togliendolo al Parlamento in quanto ritenuto abusivo. E’ il 21 dicembre 2017. Pappalardo si presenta al Quirinale e consegna un verbale d’arresto nei confronti di Sergio Mattarella, definito come un “usurpatore politico”. Viene quindi rinviato a giudizio con l’accusa di vilipendio ai danni del Presidente della Repubblica. Nonostante ciò, nel febbraio 2019, l’ex Carabiniere fonda l’attuale Movimento dei Gilet Arancioni. La sua nascita è l’unione di altri movimenti minori, quali il Movimento Liberazione Italia, Alleanza Democratica, L’Altra Italia, Popolazione Vivente Sovrana Autodeterminata, Liberazione dei Minori dalle case famiglie e Movimento Liberazione Nazionale del Popolo Veneto. Ma quali sono i motivi di questa rivolta? Alcuni sono storici, ovvero la totale contrarietà verso il volere del Governo, ma altri riguardano proprio il Covid 19, il cui punto di vista è del tutto negazionista: secondo loro le vittime sono poche decine e si è creato uno stato d’allarme inutile. Pappalardo è attualmente sotto denuncia per volontà del Adnkronos per violazione delle disposizioni che riguardano il Dpcm nella parte relativa al divieto di assembramento e all’obbligo di indossare protezioni individuali per contenere il contagio del virus COVID-19. Con queste parole concludo, fatemi sapere con un commento se eravate a conoscenza di ciò e qual’è la vostra opinione in merito. Un forte abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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CRONACA: GLI EFFETTI SULLA PSICHE UMANA DEL COVID-19, SECONDA PARTE.( 17 giugno 2020)

Buongiorno Lettori! Questo articolo è una continuazione di quello precedente, che è stato pubblicato ieri sul blog e che vi consiglio di leggere qualora non lo aveste già fatto. Infatti il COVID-19, oltre al problema tangibile dell’impossibilità di spostarsi e di compiere le nostre quotidiane mansioni, ha portato molte persone a nutrire nelle proprie menti cattivi pensieri, che presto sono diventati qualcosa di difficilmente gestibile, ovvero svariate forme d’ansia, talvolta somatizzate, attacchi di panico e depressione con vari livelli di incidenza. A portarmi alla conoscenza del fatto è stato un articolo, più di altri, pubblicato dal noto quotidiano “Il Messaggero”, risalente al 25 marzo. Il titolo è forte e colpisce il lettore con affermazioni dirette: Emergenza corona-virus: quando sarà finita il 50% degli italiani avrà disturbi emotivi. Quelle parole mi inducono velocemente alla lettura. Seppur la portata dell’articolo non sia molta, il tutto potrebbe ulteriormente essere riassunto con la citazione, con cui il tutto viene introdotto, del presidente della Società italiana di Epidemiologia psichiatrica (Siep) e membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni, Fabrizio Starace: “conseguenze psicologiche sul 50% degli italiani: persone a rischio, positivi, operatori sanitari, che stanno pagando un tributo enorme in termini di vite stroncate e livelli di stress ai limiti della tollerabilità”.

Si tratta appunto di un’allerta quella lanciata da Starace, per ovviare ad un problema forte che si sta manifestando come conseguenza dell’epidemia. Bisognerà pensare dunque, non solo a fronteggiare il contagio, ma anche le cadute psicologiche di metà (o quasi) popolo italiano con una risposta post-epidemia. Si riconosce una società “non abituata agli effetti che le costrizioni e le misure restrittive stanno avendo sulle persone, insieme alla continua esposizione a informazioni e notizie che colpiscono significativamente la parte emotiva”, come se la nuova condizione generasse un caos tale nelle menti delle persone da non essere più in grado di sostenersi a vicenda. Le persone più colpite dal disagio emotivo da corona virus sono ovviamente coloro che vivevano già precedentemente situazioni di disagio e di fragilità, nonché coloro che contraggono il virus, costretti all’isolamento e alla lontananza per lunghi giorni da propri famigliari. La proposta di Starace, in seguito a quanto affermato, è quindi quella di monitorare non solo lo stato di salute fisica delle persone in quarantena, ma anche la loro condizione emotiva, affinché queste percentuali altissime possano scendere. Si tratta probabilmente di una situazione più grave di quanto noi ci aspettassimo e il motivo è che non siamo stati in grado di prevedere gli effetti che questo virus ha avuto sulle nostre menti, che dall’oggi al domani ha cambiato drasticamente le nostre vite, a sentirci talvolta come isolati, imprigionati e abbandonati a un brutto (possibile) destino, quasi come se l’amore e l’affetto fino ad allora ricevuto fosse sparito. La verità è che nessuno è solo, siamo tutti accomunati dal medesimo problema e tutti potremo essere aiutati in caso di necessità. Mi piacerebbe in questo articolo più di altri ricevere un vostro commento, qualora fosse cosa gradita, per valutare insieme questa situazione. Per adesso mando a tutti un forte abbraccio e a presto.

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: LA STRAGE DI CAPACI ( 10 giugno 2020)

Buon pomeriggio cari Lettori. L’argomento che tratto oggi è davvero delicato e anche se l’ho già articolato in precedenza nel mio vecchio blog ho ritenuto necessario argomentare meglio tale tematica.

La “Strade di Capaci” fu l’attentato esplosivo del 23 maggio 1992 e avvenne in un tratto dell’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, tra le h.17 e le h.18. Lo scopo era l’omicidio del magistrato Giovanni Falcone, ma come valuteremo del corso della lettura, oltre allo stesso magistrato morirono malauguratamente altre persone. Le cinque automobili della scorta di Giovanni Falcone si trovavano nei pressi dello svincolo di Capaci quando avvenne l’attentato, fu allora che la colonna degli ordigni esplosivi, collocata per oltre 50 metri sulla carreggiata ai bordi della strada in entrambi i sensi di marcia, fece il proprio agire. La tragedia fu così brutalmente consumata: Falcone con la sua morte, dichiarata e accertata appena arrivarono i soccorsi, trascina con sè altre quattro vittime, ovvero tre poliziotti della scorta, Antonio Montinari, Rocco Di Cillo e Vito Schisano, e la moglie, Francesca Morvillo, anch’essa magistrato di professione, morta poche ore dopo il corso del tragico incidente. Alla lista delle vittime si aggiungono ben ventitré feriti, di cui si ricordano gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. 

Davvero sconvolgente, almeno per me che in questi giorni ho compito ricerche per documentare al meglio la Strage di Capaci, è la tecnica che i colpevoli utilizzano per portare a termine il loro piano omicida. Si tratta della “tecnica libanese”. Il carico degli ordigni esplosivi era così elevato da sventrare il manto stradale, aprendo una voragine di circa venti metri di diametro. Per documentare ulteriormente l’argomento allego un video come sempre, che trovate al fondo dell’articolo, ma prima voglio commemorare il dramma con un dittico poetico scritto e composto da due mie carissimi colleghi poeti, ovvero Emanuele Marcuccio e Lucia Bonanni, tratto dalla raccolta poetica “Dipthycha”, edita da PoetiKanten. Vi lascio dunque a questa ulteriore e toccante lettura e vi mando un forte abbraccio.

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di “Con la memoria di ritorno” / “Urlo”[1] Lucia Bonanni e Emanuele Marcuccio

«In un dittico a due voci il poeta si apre al prossimo, anch’egli poeta, scegliendo che ai suoi versi facciano eco quelli di un altro poeta che trova in qualche modo affine, in cui individua corrispondenze sonore o emozionali, affinità elettive, corrispondenze di significanti.»[3]

Emanuele Marcuccio

CON LA MEMORIA RITORNO[4]

nel XXIV anniversario della strage di Capaci

In quel soleggiare tremendo
sulla via di Capaci
la voragine di terra
spacca la storia.
A ridosso del mare
il Monte Pellegrino è ancora
carcere e dietro le sbarre
la Legge dei giusti
tiene prigioniera.
Nella terra delle agavi
mani incallite
la conca, che prima era dorata,
arrossano di cupi misfatti.
Vorrei gridare…
ma il pianto smarrito
ancora spezza la voce.
Con la memoria ritorno
ad un biglietto
in silenzio lasciato
sulla corteccia del tuo albero
che nel tempo conserva
fronde rinverdite
e della linfa si nutre
del tuo nome
che mai morrà.

23 maggio 2016

Lucia Bonanni

URLO[5]

In memoria della strage di Capaci

Dolore e aspro dolore
orrendo negl’occhi…
pietà, giustizia…
urla… uomini prostrati,
la rabbia nei cuori,
l’ira negl’occhi…
volti piagati
di sangue grondanti
e amaro lutto
nel cuore scosso, rimosso
dal silenzio.

Grida di sangue
risorgono
dalla città morente,
spirito di reazione
risorge…
e affrontiamo
e ricordiamo
i morti…
e i nostri cuori
colpiti, schiantati…

Un alito di speranza
il cuore, quasi ci squarcia…
luce d’amore
c’investi, c’innalzi, ci esalti…

23 maggio 2016

Emanuele Marcuccio

Note

[1] Dittico a due voci proposto dalla poetessa Lucia Bonanni, di prossima edizione, in AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio.
[2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016).
[3] Emanuele Marcuccio, Esergo a AA.VV., Dipthycha 3. Affinità elettive in poesia, su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio, PoetiKanten, 2016.
[4] Ispirata dalla lettura di “Urlo” di Emanuele Marcuccio, gli propongo il dittico a due voci. [N.d.A.]
[5]Scritta il 23 maggio 1993, per il I anniversario della strage di Capaci, poi edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, viene qui presentata in una seconda versione da me rivista tra il 23 maggio e il 2 luglio 2016 e edita in AA.VV., Storia contemporanea in versi. Antologia di poesia civile. Poeti di ieri e di oggi, Agemina, 2017. [N.d.A.]

Sempre Vostra, Storyteller.

CRONACA: IL MEMORIAL DAY ( 9 giugno 2020)

Buongiorno a tutti! Un nuovo articolo esce oggi sul blog e il suo scopo è quello di ricordare un evento celebrato ogni anno in America e il cui significato è davvero profondo. Parleremo infatti del Memorial Day, di come questa ricorrenza viene celebrata dagli americani e a cosa si deve la sua origine. Procediamo dunque subito alla scoperta di una delle giornate più importanti per tutto il popolo americano.

In primis è doveroso precisare che il Memorial Day è all’incirca come la Pasqua: non ha una data definita ogni anno, ma ha la costante di essere festeggiata l’ultimo lunedì del mese di maggio, avendo il pregio di coincidere con l’inizio della stagione estiva. Molti infatti ne approfittano per prendere ferie proprio durante la settimane in cui si celebra tale data. In particolare quest’anno, nel 2020 è stato il 25 maggio. Ma cos’è il Memorial Day? Qual’è il suo scopo? E’ il giorno in cui che si rende omaggio a coloro che sono morti in servizio militare. Nonostante ciò, non si tratta di un giorno triste per gli americani, ma di giubilo e festeggiamento, riecheggiando sensazioni recondite di patria.

Il Memorial Day, nel corso dei decenni si è trasformato: in principio infatti  si ricordavano soltanto i soldati che caddero in battaglia durante la Prima Guerra Civile Americana. Oggi tutti coloro che sono morti per la patria, prestando servizio militare, vengono ricordati e celebrati in questa data. Prima della Seconda Guerra Mondiale il Memorial Day veniva chiamato Decoration Day. La prima azione che un vero americano con lo spirito patriottico compie in questa giornata è visitare cimiteri e luoghi di memoria. Non è raro inoltre trovare in questi ambienti la bandiera americana issata a mezz’asta, allo scopo appunto di commemorare le vittime. Molti ormai, soprattutto i giovani e coloro che vivono poco il senso civico e patriottico, non vedono più la ricorrenza come giorno della memoria, ma piuttosto come il principio dell’estate e di tutti gli eventi culturali, all’aperto e non, che si porta con sè. E’ consuetudine infatti che famiglie, coppie e amici organizzino picnic e tavolate durante il weekend precedente al Memorial Day e sono molto in voga anche gli eventi sportivi. Una curiosità al quanto particolare che ho trovato online è che secondo la tradizione solo durante il periodo che corre tra il Memorial Day e il Labor Day è consentito indossare capi di colore bianco, ad eccezione del matrimonio ovviamente. In realtà si tratta di una tradizione che ormai non viene più seguita e che la maggior parte del popolo americano usa il bianco nel proprio abbigliamento senza alcun vincolo. Un’altra curiosità è che è diffusa l’usanza di riaprire le spiagge proprio in occasione di questa giornata, al contrario di altri paesi nel mondo in cui la scelta è a discrezione dei proprietari degli stabilimenti balneari.

Aldilà di come si è evoluta questa festività nel corso del tempo mi piace ricordate il suo significato ancestrale e vorrei che altri come me, anche se non fanno parte del popolo americano, riflettano su ciò. Motivo per cui, come sono solita fare, lascio un breve video in seguito preso da Youtube che serve proprio a questo scopo. Si tratta comunque di persone che hanno perso la vita per la propria patria, per il prossimo e per gli ideali e io, come penso tanti altri insieme a me, nutro profonda stima e rispetto per loro. Con queste parole concludo e vi abbraccio forte.

Sempre Vostra, Storyteller.

CRONACA: SPECIALE ATTENTATO DI ANKARA ( Testo trasferito 13 marzo 2019)

Buonasera Lettori. Questa sera, aldilà degli appuntamenti che ci saranno sul blog a partire dal 16 marzo, voglio ricordare,con questo speciale, un fatto di cronaca che ha colpito delle persone che vivevano e vivono nella città di Ankara, in Turchia. La cosa veramente agghiacciante è che non si è trattato di un fenomeno isolato, bensì di uno di una lunga serie, iniziata nell’ottobre del 2015. Ovviamente prenderò in considerazione i fatti del 13 marzo solo come modello rappresentativo, che però presenta la medesima portata di tutti gli altri. Se andiamo infatti oggi a digitare su Google “13 marzo attentati di Ankara”, vediamo come la ricerca porta ancora numerosi risultati di articoli di cronaca sulle principali testate, in ogni

parte del mondo (vedi ad esempio in Italia “Il fatto quotidiano” e “la Repubblica”). Quello che si evince è terribile: sono passati meno di trenta giorni dall’esplosione dell’ultima autobomba e un’altra ha nuovamente creato numerose vittime. Prima viene colpito il quartier generale dell’esercito della città, poi è la volta del quartiere di Kizilay, che sorge proprio nel centro di Ankara. Per ciò che la cronaca locale riporta, secondo le parole del Ministro della Salute Mehmet Muezzinoglu, il numero morti ammonta a 37, di cui due, secondo le stime, sono Kamikaze, 129 i feriti, 19 di essi sembrano essere particolarmente gravi. Ma tentiamo di  comprendere cosa sia successo realmente. E’ domenica. Le strade sono particolarmente affollate. Intorno alle 18:30, dopo una lunga giornata passata nel divertimento in compagnia della famiglia, tutti stanno ritornando a casa. Per gli attentatori è il momento ideale per giungere al loro brutale scopo. Così, un auto carica di esplosivo si schianta per volontà dei conducenti, contro un autobus, che si era appena fermato per far scendere dei passeggeri. Nello schianto, numerosi altri veicoli vengono coinvolti, prendendo tragicamente fuoco. Con intervento repentino del pronto soccorso, si tenta di salvare 4 delle vittime dell’attentato, reputate particolarmente gravi, ma non c’è l’ha fanno, altri 23 invece moriranno durante l’accaduto. Potrei continuare elencando, come riportato nei giornali, tutta la parte più burocratica dei politici locali, ma io a tre anni dall’accaduto, lo considero pressoché inutile. Preferisco invece ancora una volta condurvi a riflessione e a mantenere nella memoria ciò che è successo, soprattutto per chi in quella situazione ha perso la vita in nome della follia di qualcuno e per chi in seguito a quella stessa situazione è rimasto solo per sempre. Vi ringrazio per la lettura, commentate per lasciare il vostro pensiero in merito.

IMPORTANTE: Ho incorporato il video di un reportage girato poco tempo dopo l’accaduto, ovviamente le immagini sono forti. Mi sento in dovere di far evitare, con le mie raccomandazioni, la visione ai lettori più sensibili. Grazie.


Sempre Vostra, Storyteller.

SPECIALE I FATTI DI CRONACA : AGGIORNAMENTI IN MERITO ALL’INCENDIO DI NOTRE DAME, seconda parte ( Testo trasferito del 30 aprile 2019)

Buonasera Lettori! Questo articolo è una progressione di un precedente articolo dedicato all’accaduto
a Notre Dame. Lo scopo principale, non so se avrete letto quello precedente, era tracciare delle linee guida in merito ai fatti, stabilendo quello che davvero è successo, aldilà della confusione generale che i media hanno creato. L’articolo, come speravo, ha destato molto successo, proponendo il vostro punto di vista mediante i messaggi privati e i commenti. Motivo per cui, dato che numerose sono le novità a partire da allora, ho deciso di proporvi un nuovo speciale di aggiornamento. In particolare tanti sono gli articoli e di conseguenza le sue testate online che hanno cercato di dare una dimostrazione di come la cattedrale fosse ridotta in seguito all’incendio, seguiti da immagini e video a dir poco tristi. La guglia e il tetto, ad oltre 45 metri di altezza e ora carbonizzato ed ammassato sul pavimento della struttura. Tutto il resto sembra reggere, ma tanti sono gli interrogativi che tutti si pongono in merito

alla sua stabilità, anche per quanto riguarda il rosone a Nord. Le fiamme erano state estinte completamente alle h. 2.00 di notte, fu allora che l’attuale presidente francese Emmanuel Macron, ha espresso il suo rammarico, rassicurando parigini e non i merito a quanto accaduto. Si è poi soffermato a lodare il coraggio e la professionalità dei vigili del fuoco (in totale 400). Per quanto concerne questo ultimo passaggio, nonostante io sia distante dall’idea di porre opinioni personali in articoli di questo genere, posso credere che il gesto del presidente sia lodevole. Tante però sono stati i “personaggi di spicco” nel mondo della politica. A dire la sua anche il ministro francese della Cultura, Franck Reister. Secondo lui è presto per dichiarare con stabilità la durata del tempo necessario alla ristrutturazione dell’edificio, bisogna infatti accertare l’entità dei danni nel dettaglio, è certo però che la somma da investire è generosa e che ciò che farà alzare notevolmente la cifra sono proprio le imponenti vetrate della struttura, che vanno smontate, preservate e restaurate. Ancora molti incerte le ragioni del principio dell’incendio. Si cerca di trovare risposte plausibili, a volte anche vagamente contorte: sembra addirittura che la causa sia proprio un gruppo di operai, che lavorando al restauro della struttura, fossero stati scoperti a fumare. Non so se questa possa definirsi come causa di un incendio, di certo stanno considerando molte possibilità per queste indagini, del tutto apprezzabile. Altra situazione emersa, molto poco piacevole è che il salvataggio e l’immediato intervento delle forze parigine ha portato anche risultati non certo sperati: due poliziotti e un vigile del fuoco infatti sono rimasti feriti. Ancora nient’altro in merito si conosce. Ma l’accaduto ha portato anche a fatti molto positivi: lo stesso Macron ha lanciato una raccolta fondi per la cattedrale, che sembra dare risultati positivi. Anche grandi brand di lusso nel mondo della monda fanno a gara per finanziare fondi liquidi per portare quanto più possibile, l’edificio al passato splendore, fino alla cifra record del proprietario Bernard Arnaud di 200 milioni di euro.
Per ora termino qui, queste sono le notizie più interessanti che ho trovato frugando sul web. Mi raccomando, siate partecipi e rendere ulteriormente attivo il dibattito con le vostre opinioni, come già avete fatto in precedenza.

Sempre Vostra, Storyteller.

SPECIALE “I FATTI DI CRONACA”: SULLA QUESTIONE INCENDIO DI NOTRE DAME, prima parte. ( Testo trasferito del 23 aprile 2019)

Buonasera Lettori! L’articolo di questa sera è uno speciale della rubrica “I FATTI DI CRONACA”, per ovvie ragioni fuori dal programma degli appuntamenti fissi. Parleremo di un fatto che ha visto coinvolta non solo la capitale francese, ma tutta Europa dal punto di vista emotivo: l’incendio della cattedrale di Notre Dame. L’accaduto ha riscontrato molto scompiglio anche sui notiziari italiani e sui social, al punto tale che ho deciso io stessa di approfondire il tema, lasciando passare qualche giorno dal caos mediatico e discutendo l’argomento con la dedizione e la serenità che è solita regnare nel blog. La mia è indubbiamente una scelta controcorrente, ma penso risulta migliore, soprattutto tenendo conto del modo di discutere i vari argomenti nel blog, ovvero con profonda riflessione. Se l’articolo fosse uscito nei giorni immediatamente successivi all’accaduto, la nostra riflessione sarebbe stata ostacolata da una serie di articoli pubblicati sul web, dalle opinioni tra loro decisamente discordanti,  e ciò avrebbe fuorviato il lettore dall’obiettivo principe della stessa lettura. Ma ora iniziamo a raccontare quanto è accaduto. Per i pochi di voi che ancora non ne sono al corrente, dato la portata delle news, si parla di un incendio devastante, che vede vittima proprio l’imponente cattedrale parigina. Le fiamme hanno origine a partire dalle impalcature lignee, poste lungo il perimetro dell’edificio, causa lavori di restauro, e in breve tempo una colonna di fumo emerge dalla parte superiore. L’ultima messa viene celebrata alle h. 19.00 di lunedì, giorno dell’accaduto. I fedeli presenti al rito religioso, affermano che intorno alle h. 20.00 il tetto viene avvolto dal fuoco e dal fumo, fino a crollare insieme alla guglia. Nonostante ciò, molti sono stati gli immediati interventi dei pompieri, allo scopo principale di arginare quanto più possibile le fiamme, affinché causassero il minor danno possibile. Interrogato il comandante generale dei vigili del fuoco di Parigi, Jean-Claude Gallet,  racconta come le squadre siano riuscite a salvare i campanili della struttura e a raffreddarla con la massima attenzione, al fine non procurare maggiori danni architettonici.

Gabriel Plus, portavoce della polizia, intorno alle 4 del mattino, si è preso la responsabilità di rassicurare i parigini e l’Europa intera, affermando che l’incendio era totalmente sotto controllo. L’indagine viene quindi aperta dalla Procura di Parigi per decretare la natura dell’accaduto. Dopo scrupolosi controlli del caso viene escluso il movente criminale, l’atto vandalico o peggio terroristico, particolarmente temuto, e ci si concentra sulla causa dell’incendio. Tutt’ora le indagini sono in corso. Questo è il fatto, ma da ciò ne risultano numerose conseguenze, ad esempio l’intervento di Macron, le reazioni molto poco pacifiche dei gilet gialli, il Papa invitato a presenziare nella capitale francese, le satire quasi obbligate in queste circostante di Charlie Hebdo, insomma un grande melting- pot di notizie che bombardano le testate giornalistiche italiane, che credo diano luogo ad un’altrettanta confusione di opinioni in merito. Vi sono posizioni totalmente opposte: da una parte tutta una serie di persone affrante dall’accaduto, che vedono Notre Dame come uno dei simboli dell’Europa, a rappresentanza del suo patrimonio architettonico, altri che si sono serviti dell’incendio per approfondire l’esigenza di concentrarsi sulle nostre tragedie, escludendo ogni pensiero empatico di vicinanza nei confronti dei parigini. Probabilmente la verità civile ed etica, sta nel mezzo. Non si possono dimenticare i drammi dell’Italia, ma nemmeno servirsi di ciò come pretesto per escludere dai nostri pensieri le tragedie altrui. Il discorso è sicuramente ampio e questo articolo ha il solo scopo di introdurre la tematica. Ho infatti intenzione di approfondire ulteriormente la questione e di parlarvene in un prossimo articolo. Ad ora vi saluto, augurandovi la buona notte.

Sempre Vostra, Storyteller.

CRONACA: LA NASCITA DEL WWF ( Testo trasferito del 19 settembre 2019)

Buonasera Lettori! Volontariamente, nonostante la piena libertà di scelta, ho deciso di costruire questo articolo come un momento di condivisione serale, una sorta di dialogo, di scambio di idee, come vecchi amici intorno al tavolo, dopo una cena conviviale e tante storie dal fascino informale. Anche se vi racconto i contenuti dell’articolo con questo mood è importante comprenderne le qualità intrinseche, soprattutto perchè spesso noi “veneriamo”, o meglio ne costruiamo attorno a grandi entità come quella di stasera un’aurea quasi dogmatica, senza spesso sapere come realtà tanto celebri abbiano avuto il suo principio.

Per questo oggi mi soffermo a parlare della nascita del WWF, ovvero la World Wide Fund for Nature. E’ infatti ad oggi la più importante organizzazione per la conservazione della natura, con il suo mezzo secolo di storia e di date indimenticabili per il bene di tutti noi, in primis degli animali. Viene fondata nel lontano 1961 in Svizzera. La sua struttura e possibilità di avanzamento, deriva dalla adesione di soci al progetto, che con piccole somme di denaro possono finanziare le attività, ma anche cooperare attivamente in caso ne sentano la necessità come libero volontario. Ad oggi la fondazione conta circa 5 milioni di soci in tutto il mondo e i progetti 1300 in oltre 100 paesi. Nel corso del tempo, il WWF si annovera una serie incredibile di vittorie per la salvaguardia degli animali, ma anche contro l’abuso di pesticidi, per la creazione di riserve naturale per la tutela di specie in via di estinzione e la stesura di tantissimi trattati e protocolli, messi in vigore successivamente come leggi a tutti gli effetti. Ad oggi, i progetti principali per cui WWF si batte sono la Difesa dei gorilla della pianura occidentale, in quanto specie a forte rischio di estinzione, il sostegno concreto alle Tartarughe marine, che lottano tra la vita e la morte a causa 

dell’inquinamento smodato delle plastiche nei mari e la protezione della tigre asiatica dal fenomeno del bracconaggio, di cui ad oggi si contano solo 3890 esemplari.  Raccontando tutto ciò, mi rendo conto di quanto in realtà spesso lasciamo per scontato. Il WWF è sicuramente importante, si, ma perchè? Grazie a tutto questo. Realtà come queste hanno permesso ad alcune specie in via d’estinzione di ripopolarsi sulla terra e di uscire da una condizione di pericolo, animali e vegetali, e sono certa che tanto verrà ancora fatto . Un’altra curiosità importante della storia della fondazione, è l’evoluzione del suo logo. Nel 1961, quando il progetto WWF stava prendendo forma, anche l’idea di un logo accattivante divenne una priorità. In quell’anno il panda Chi-chi era particolarmente famoso. Era il primo panda gigante vivente nell’Occidente, precisamente nello zoo di Londra. A renderlo ancora più celebre fu Gerald Watterson, ambientalista e artista, che vedendolo, creò dei bozzetti con la sua immagine, che presto catturarono l’attenzione del fondatore del WWF, Sir Peter Scott. Fu allora che la sagoma di Chi-chi divenne uno dei loghi più famosi al mondo. Nel corso degli anni ha subito alcune piccole variazioni, mantenendo però il soggetto principale il medesimo nel corso del tempo. Qualora foste interessati ad approfondire, ben lungi da qualsiasi mia forma di interesse, vi consiglio di andare a cercare nel web la sua pagina ufficiale ( in Italia WWF.it). Sperando di aver accolto il vostro interesse divulgando l’argomento auguro a tutti la buonanotte.

Sempre Vostra, Storyteller.

CRONACA: IL TERZO DRAMMA ( Testo trasferito del 4 aprile 2020)

Buonasera Lettori! Nonostante pubblico questo articolo in orario serale, si tratta di qualcosa a cui ho dedicato numerose ore, perchè come sapete, prima di pubblicare un qualsiasi articolo, ci sono lunghe ricerche nel web al fine di scovare l’argomento che più di altri attira la mia attenzione. Ebbene negli ultimi giorni, come in altri post scorsi ho segnalato, ho preso tutto con grande relax, ma ciò non ha negato in me il desidero di trovare contenuti nuovi, spesso dimenticati, per poi condividerli con voi. La mia natura è questa e con essa anche quella del blog: il linguaggio non è mai accademico, seppur credo sia doveroso mantenere un certo rigore nella dialettica e tutto ciò perchè la mia non una pretesa di insegnamento, bensì mi sento l’amica desiderosa di condividere con altri amici una novità e una nuova scoperta. Nel magico mondo di Storyteller’s Eye, al contrario di quello reale, non esistono 

persone superiori o inferiori, per nessun punto di vista.
Detto ciò mi inoltro nell’argomento di oggi. Parlerò della “Spaziale”, ciò che io stessa ho definito “il terzo dramma”, qualcosa che però, dai tempi della sua comparsa, è stato quasi totalmente rimosso e cancellato dal nostro ricordo. Visto il periodo tragico che stiamo affrontando però, mi è sembrato doveroso ricordare. Se non fosse chiaro, la “Spaziale” è una terribile pandemia che si sviluppò alla fine degli anni ’60 e che porta sulle spalle il peso di oltre 20mila decessi in Italia e di un milione nel mondo. Voi penserete che a questo punto il Covid-19 ha fatto il medesimo numero di vittime e tante altre potrebbero essercene. Ricordiamoci però che i mezzi di trasporto e l’effetto della globalizzazione alla fine degli anni ’60 erano molto meno evoluti di quelli del giorno d’oggi. Sarebbe impossibile determinare quale virus sia il più letale (escludendo per dovute ragioni la peste o il vaiolo, che si sono però sviluppate in periodi in cui sporco e mancata igiene era pressocchè comuni). Senza ombra di dubbio è stata comunque per la società dell’epoca una tragedia, che credo sia doveroso ricordare, soprattutto per entrare nell’ottica che le pandemie non sono catastrofi del Medioevo, ma drammi che si verificano più volte in uno stesso secolo. Ma perchè tra tanti nomi si è deciso di chiamarla “Spaziale”? Il termine riporta a due motivi principali: il primo è perchè si trattava del periodo dei primi voli sulla luna e della passione della scoperta di tutto ciò che vive al di fuori della Terra, ma soprattutto il soprannome, principalmente di merito italiano, stava a dimostrare la sua velocità di diffusione sul nostro territorio. Arrivò infatti molto più tardi nel resto dell’Europa, in Asia e in America, circa un anno dopo.
Abbiamo rimosso dalle nostre menti, nella maggior parte dei casi l’esistenza di un “Terzo dramma” del XX secolo, preceduto dalla “Spagnola” e dall'”Asiatica”. Si è sviluppato, un pò come il Covid-19, con DNA differenti, rendendo il virus americano molto più letale rispetto a quello europeo. La sintomatologia era anche in questo caso simile a quella del Covid-19 e colpiva principalmente e con sintomi più gravi anziani e persone di salute cagionevole. Nonostante quindi la sua letalità fosse moderata, il vero pericolo era alta capacità di contagio e questo esercitò una rapida diffusione su scala mondiale. Il virus vede la sua origine ad Hong Kong intorno agli inizi di luglio e in circa due settimane furono segnalati 500.000 casi positivi, successivamente iniziò un lungo calvario che proseguì sul territorio asiatico. Pochi mesi dopo i primi casi varcarono le coste americane, nelle zone tra il Canale di Panama e gli Stati Uniti. Ciò si determinò a causa del rientro di alcuni soldati dal Vietnam, luogo in cui all’epoca vi era lo stato di guerra. Alla fine di dicembre tutti gli Stati Uniti erano stati contagiati, raggiungendo in seguito l’Europa e prima di tutti la stessa Italia. Infine anche il Giappone, l’Australia e parte del territorio vennero contagiati dal virus, che attaccò questi territori per due ondate consecutive. Qui si conclude il mio excursus, lascio in seguito un  video che descrive un piccolo spezzone di un notiziario dell’epoca, che io stessa ho trovato interessante per rendere quanto ho scritto ancora più chiaro. Detto ciò vi saluto e auguro a tutti voi un buon week end. Vi invito come sempre alla serenità, nonostante il periodo che stiamo vivendo e ad essere forti. Un abbraccio virtuale a tutti.