CRONACA: LA PRIMA ANTENATA DELLA BICICLETTA. (3 luglio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Finalmente riesco a ritagliarmi il tempo necessario per scrivere questo breve articolo della rubrica CRONACA. Era da tanto tempo che non scrivevo più un articolo riguardo ad una strana invenzione del passato, di quegli oggetti che a noi oggi sembrano davvero bizzarri e fuori dal comune, ma che rappresentavano il principio di un’evoluzione che avrebbe portato allo sviluppo di oggetti tut’ora per noi molto utili e fondamentali. È sicuramente il caso della bicicletta, il classico veicolo che tutti conoscono, composto da due ruote, manubrio e poco altro. Nonostante per alcuni aspetti il suo antenato la ricorda, l’oggetto in questione si presenta molto differente rispetto alla sua versione del giorno d’oggi. Il veicolo infatti aveva un sellino simile alla sella normalmente adoperata per cavalcare, il manubrio era più simile ad una leva e le ruote apparivano molto più grandi rispetto alla bicicletta odierna. Inoltre era del tutto priva di pedali e ci si poteva spostare solo poggiando i piedi a terra. Il nome di questa antica bicicletta è “velocipide” e la sua creazione avvenne nel 1817. Si dice infatti che un barone, un certo Karl Von Drais, che normalmente impiegava il suo tempo come impiegato statale, volesse creare un mezzo che fosse una valida alternativa ai classici cavalli, troppo spesso sfruttati. In quel periodo infatti molti di loro morivano di inedia, per via di lunghi periodi di carestia nei raccolti. Il mezzo, dopo numerosi tentativi, divenne qualcosa di adoperabile a tutti gli effetti, tanto che il 26 giugno del 1817 il signor Von Drais riesce a percorrere ben 13 km in sella al suo nuovo veicolo. Lui stesso le diede il nome di Laufmachine, che in tedesco significava letteralmente “macchina da corsa”. Nonostante risultasse un mezzo chiaramente innovativo, visto che era dotato addirittura di sterzo, ebbe vita breve e il suo successo si concluse quasi subito. Bisognerà aspettare circa 40 anni affinché venga introdotto un mezzo capace di maggiore stabilità ed equilibrio, ovvero la “bicicletta velocipide”. Segue un breve video disponibile su YouTube dedicato alla storia della bicicletta, che illustra dunque i tanti modelli che hanno preceduto quella odierna. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers!
I finally manage to carve out the time necessary to write this short article in the CHRONICLE column.
It had been a long time since I wrote an article about a strange invention of the past, about those objects that seem really bizarre and out of the ordinary to us today, but which represented the principle of an evolution that would have led to the development of all objects. ‘now very useful and fundamental for us.
This is certainly the case with the bicycle, the classic vehicle that everyone knows, consisting of two wheels, handlebars and little else.
Although in some respects its ancestor remembers it, the object in question looks very different from its present day version.
The vehicle in fact had a saddle similar to the saddle normally used for riding, the handlebar was more like a lever and the wheels appeared much larger than today’s bicycle.
It was also completely free of pedals and you could only move by placing your feet on the ground.
The name of this ancient bicycle is “velocipide” and its creation took place in 1817. It is said that a baron, a certain Karl Von Drais, who normally used his time as a civil servant, wanted to create a vehicle that was a valid alternative to classic horses, too often exploited.
In fact, at that time many of them died of starvation, due to long periods of famine in the crops.
The vehicle, after numerous attempts, became something usable in all respects, so much so that on June 26, 1817, Mr. Von Drais managed to travel 13 km in the saddle of his new vehicle.
He himself gave it the name of Laufmachine, which literally meant “racing car” in German.
Although it was a clearly innovative vehicle, since it was even equipped with steering, it was short-lived and its success ended almost immediately.
It will take about 40 years for a vehicle capable of greater stability and balance to be introduced, namely the “velocipide bicycle”.
Below is a short video available on YouTube dedicated to the history of the bicycle, which therefore illustrates the many models that preceded today’s one.
With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade!
Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm.
You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next.
Hugs to all!

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CRONACA:LA NUOVA INFORMAZIONE.(3 marzo 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi vi parlo di una fatto che proprio per sua natura, ma soprattutto per sua recente comparsa, ho deciso di inserire nella rubrica CRONACA. In particolare voglio raccontarvi della nascita del ben noto settimanale Time, di come é nato e di come si è affermato nel comune concetto di informazione, dall’inizio del XX secolo fino ai giorni nostri. Nell’America degli anni Venti sta nascendo un nuovo modo di fare informazione, l’alba di una nuova stagione giornalistica. Erano gli anni delle grandi illustrazioni sui giornali e degli articoli di attualità. Allo stesso modo il Time con il suo primo numero voleva diventare un giornale letto e apprezzato dai cittadini americani. Affinché ciò si potesse realizzare si rivolse alle fasce piú deboli della popolazione, tema cardine del giornalismo di quegli anni, ispirandosi a quanto affermato dalle teorie sociologiche della Scuola di Chicago. Da qui l’idea di raccontare la realtà in prima persona, nota con il termine muckraking, ovvero la tecnica di “battere i marciapiedi” alla ricerca della vita marginale e nascosta della metropoli. Per questa ragione inoltre furono rilevanti una gran dose di illustrazioni e la nascita di tabloid, i settimanali di attualità, come appunto lo stesso Time. Il numero uno fu ufficialmente lanciato nelle edicole il 3 marzo 1923.Il tutto, piú che un progetto serio , sembrava piuttosto un gioco, realizzato da due studenti di Yale, ovvero Henry Luce e Briton Hadden. Inizialmente il nome doveva essere Facts e solo all’ultimo divenne Time. Contrariamente alle aspettative il giornale presentava alcuni aspetti identitari che aiutò non poco le vendite e il successo dello stesso, tra cui quello piú significativo l’immagine di copertina riservata a un personaggio pubblico. Il primo di questi fu Joseph G. Cannon (presidente della Camera dei rappresentanti degli USA dal 1903 al 1911 e tra i politici più influenti della storia americana). Col tempo, anche grazie alla pubblicità di radio e cinema, il Time divenne un giornale particolarmente diffuso, non solo in America, ma anche nel resto del mondo. Proprio per questa ragione successivamente furono aperte nuove sedi del Time, principalmente per il pubblico europeo e asiatico. A partire dal 1927 fu introdotta l’iniziativa Man of the Year, con la quale veniva designata la personalità più influente dell’anno tra quelle segnalate settimanalmente, dedicandole una copertina speciale. Grazie a un giuria interna alla Redazione si decideva tra una rosa di finalisti, tenendo conto delle indicazioni dei lettori. Il primo a vincere l’importante premio fu l’aviatore Charles Lindbergh, che nel 1927 compì la prima traversata aerea dell’Oceano Atlantico, senza scalo. Da allora molti influenti personaggi furono premiati, tra cui, tra i più rilevanti, Mahatma Gandhi e la regina Elisabetta II. Il primo italiano a ottenere il titolo fu Papa Giovanni XIII, seguito da Papa Giovanni Paolo II. A partire dal 1999 il premio venne rinominato Person of the Year, per includere le piú svariate eccezioni. Il Time é attualmente settimanale più diffuso al mondo ( con 26 milioni di lettori in totale, di cui 20 milioni solo negli USA) ed è tra i più autorevoli della stampa internazionale. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today I am talking to you about a fact that by its very nature, but above all by its recent appearance, I decided to insert in the COLUMN CRONACA. In particular, I want to tell you about the birth of the well-known weekly Time, how it was born and how it was affirmed in the common concept of information, from the beginning of the twentieth century to the present day. In 1920s America, a new way of information is becoming born, the dawn of a new journalistic season. These were the years of great illustrations in newspapers and current affairs articles. Likewise Time with its first issue wanted to become a newspaper read and appreciated by the American citizens. In order for this to happen, he turned to the weakest sections of the population, a key theme of journalism of those years, inspired by the sociological theories of the Chicago School. Hence the idea of telling reality firsthand, known by the term muckraking, or the technique of “beating the sidewalks” in search of the marginal and hidden life of the metropolis. For this reason, a large amount of illustrations and the birth of tabloids, current affairs weekly newspapers, such as Time itself, were also relevant. Number one was officially launched on newsstands on March 3, 1923.Il all, more than a serious project – it seemed rather like a game, made by two Yale students, Henry Luce and Briton Hadden. Initially the name was to be Facts and only at the last it became Time. Contrary to expectations, the newspaper had some identity aspects that helped sales and the success of the same, including the most significant cover image reserved for a public figure. The first of these was Joseph G. Cannon (president of the U.S. House of Representatives from 1903 to 1911 and one of the most influential politicians in American history). Over time, also thanks to radio and film advertising, Time became a particularly popular newspaper, not only in America, but also in the rest of the world. For this very reason, new time locations were later opened, mainly for European and Asian audiences. Starting in 1927, the Man of the Year initiative was introduced, with which she was designated the most influential personality of the year among those reported weekly, dedicating a special cover to her. Thanks to a jury within the Editorial Board, a decision was made among a shortlist of finalists, taking into account the indications of the readers. The first to win the major prize was aviator Charles Lindbergh, who in 1927 made the first air crossing of the Atlantic Ocean, without a stopover. Since then many influential people have been awarded, including, among the most relevant, Mahatma Gandhi and Queen Elizabeth II. The first Italian to obtain the title was Pope Giovanni XIII, followed by Pope Giovanni Paolo II. Starting in 1999, the award was renamed Person of the Year, to include several exceptions. Time is currently the world’s most popular weekly magazine ( with 26 million readers in total, of which 20 million in the USA alone) and is among the most authoritative in the international press. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: IL SIMBOLO DELLA PACE. (17 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Credo sia davvero fondamentale ricordare con le parole momenti storici tanto importanti per la storia dell’umanità.Tra questi vi é sicuramente la nascita del simbolo di pace. Da allora, nel febbraio del 1959, la pace non é soltanto piú un gesto, ma un dovere e un diritto dell’essere umano da esibire su bandiere, cartelli e guance, ogniqualvolta e in ogni luogo della Terra in cui bisognava fermare il ricorso alle armi. Ma procediamo con ordine. Siamo alla fine degli anni ’50. Il clima a livello mondiale é particolarmente teso. Infatti, nonostante fosse da poco terminata la Seconda Guerra Mondiale le due superpotenze dell’epoca, l’URSS e gli USA vivono un profondo stato di scissione. Si avvertiva la sensazione di un’ennesima guerra imminente. Una guerra in quel momento sarebbe stata ancora più devastante rispetto a quella precedente, anche se é strano da immaginare vista la ferocia della Seconda Guerra Mondiale, a causa delle sofisticate e catastrofiche armi nucleari. Per questa ragione nel corso di quegli anni si formò un’organizzazione giovanile, nota come “Direct Action Committee Against Nuclear War” (Dac). Le prime manifestazioni pubbliche avvennero in Inghilterra, allo scopo di protestare contro i test nucleari decisi dal governo britannico con l’Atomic Weapons Establishment” e per chiedere il disarmo nucleare in tutti i Paesi. Tra loro vi era il giovane Gerald Holtom, disegnatore laureatosi al Royal College of Art di Londra, che durante il secondo conflitto mondiale si era dichiarato obiettore di coscienza. Così, convinto che la presenza di un logo simbolo dell’organizzazione fosse risultato incisivo per le loro campagne, iniziò a lavorarci. L’idea era quella di fondere la lettera N e la lettera D, iniziali di “nuclear disarmament”. Inoltre inserì il tutto in un cerchio, a simboleggiare la Terra. Anni dopo lo stesso Holton di esserci ispirato al celebre dipinto di Francisco Goya, dal titolo “3 maggio 1808”. La rima apparizione pubblica e ufficiale del simbolo fu  ad aprile in occasione di una marcia partita da Trafalgar Square e diretta alla fabbrica d’armi di Aldermaston. Il simbolo del cerchio tagliato dalle tre linee divenne presto il simbolo ufficiale della pace, togliendo significato ai simboli precedentemente utilizzati, ad esempio il ramoscello d’ulivo, ormai utilizzato esclusivamente dalla religione cristiana. Il logo originale ideato nel 1959 è attualmente conservato al Museo della Pace di Bradford (Inghilterra). Per ora concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I think it is really important to remember with words such important historical moments for the history of humanity. Among these there is certainly the birth of the symbol of peace. Since then, in February 1959, peace is no longer just a gesture ,but a duty and a right of the human being to be exhibited on flags, signs and cheeks, whenever and in every place on Earth where the use of weapons had to be stopped. But let’s proceed in order. We’re in the late ’50s. The world’s climate is particularly tense. In fact, despite the fact that the Second World War had just ended, the two superpowers of the time, the USSR and the Usa, lived in a deep state of division. There was a feeling of yet another imminent war. A war at that time would have been even more devastating than the previous one, although it is strange to imagine given the ferocity of World War II, due to sophisticated and catastrophic nuclear weapons. For this reason, a youth organization was formed during those years, known as the Direct Action Committee Against Nuclear War (Dac). The first public demonstrations took place in England, in order to protest against the nuclear tests decided by the British government with the Atomic Weapons Establishment and to call for nuclear disarmament in all countries. Among them was the young Gerald Holtom, a designer who graduated from the Royal College of Art in London, who during World War II had declared himself a conscientious objector. Thus, convinced that the presence of a logo symbol of the organization had been incisive for their campaigns, he began to work on it. The idea was to merge the letter N and letter D, initials of “nuclear disarmament”. He also put it all in a circle, symbolizing the Earth. Years later Holton himself inspired us to the famous painting by Francisco Goya, entitled “May 3, 1808”. The rhyme public and official appearance of the symbol was in April at a march from Trafalgar Square to the Aldermaston weapons factory. The symbol of the circle cut by the three lines soon became the official symbol of peace, removing meaning from the symbols previously used, for example the olive branch, now used exclusively by the Christian religion. The original logo designed in 1959 is currently in the Peace Museum in Bradford, England. For now, I’ll remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: STORIA DEL CAROSELLO. (10 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi pubblico ben tre articoli, rispetto ai due soliti, approfittando di un momento di tregua dal dolore all’orecchio, storia che ormai conoscete perché ve l’ho detto almeno cinque volte, al contrario di domani, che pubblicherò un solo articolo che segnerà l’inizio dell’evento a tema San Valentino. Questo articolo parla di un’epoca che purtroppo tanti di noi non hanno avuto il piacere di vivere e che mi ha sempre incuriosito, ovvero quel decennio in cui il mondo scopre l’arrivo nelle case della televisione, oggi un elettrodomestico snobbato per la costante evoluzione che viviamo, ma che all’epoca era un’invenzione straordinaria. Da allora in Italia si assiste all’arrivo dei canali Rai e si scopre il valido aiuto che essa può dare al business, visto la sua forte valenza come innovativo mezzo di comunicazione. È così che nasce la ormai nota pubblicità. All’epoca non c’era il telecomando per fare zapping, ma tutti, grandi e piccoli, attendevano il momento della pausa pubblicitaria con gioia. Il nome della pubblicità era Carosello e si trattava di un vero e proprio teatrino di personaggi reali e immaginari associati ad altrettanti prodotti commerciali. Nel giro di tre anni dall’avvio delle programmazioni televisive Rai, si poté assistere al graduale aumento degli spettatori e ciò fece comprendere la necessità di sfruttare il nuovo mezzo comunicativo a vantaggio delle aziende e delle entrate. Perciò la Rai decise di realizzare un format, un nuovo contenitore allo scopo di pubblicizzare i prodotti più vari, mantenendo alto il principio di intrattenimento per ogni fascia d’età. Si trattavano infatti di veri e propri cortometraggi. Contrariamente alle pubblicità odierne ogni “scenetta”, secondo le regole imposte dalla SACIS (società di produzione e censore della RAI), aveva un spazio non superiore ai 2 minuti e 15, dei quali solo gli ultimi 35 secondi da dedicare alla reclame. Il titolo fu deciso da Marcello Severati, ispirato probabilmente dal recente film musicale Carosello napoletano. Il bozzetto della copertina del contenuto fu opera di Gianni Polidori. Autore della sigla Luciano Emmer, a cui segue un rullo di tamburi e da una tipica tarantella. Contrariamente a quando progettato dai vertici Rai, l’esordio non fu all’inizio dell’anno 1957, bensì domenica 3 febbraio alle 20.50 della sera, cosicché anche i piú piccoli potessero beneficiarne senza andare a dormire troppo tardi. I primi marchi pubblicizzati furono “Shell”, “l’Oreal”, “Singer” e “Cynar” . Con il passare del tempo Carosello conquistò il favore del pubblico spettatore, anche grazie alla presenza nelle scenette di volti noti del cinema italiano come Totò, Macario, Vittorio Gassman, Mina e Nino Manfredi. Vennero inoltre resi celebri i personaggi Angelino, Carmencita e il pulcino Calimero, ricordati con affetto e simpatia da tutti i bambini. Carosello venne ufficialmente messo in pensione nel 1977, con un annuncio d’addio affidato a Raffaella Carrà. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today I publish three articles, compared to the two usual, taking advantage of a moment of respite from pain in the ear, a story that you now know because I have told you at least five times, as opposed to tomorrow, that I will publish a single article that will mark the beginning of the Valentine’s Day-themed event. This article speaks of an era that unfortunately many of us have not had the pleasure of living and that has always intrigued me, that is, that decade in which the world discovers the arrival in the homes of television, today an appliance snubbed for the constant evolution that we live, but that at the time was an extraordinary invention. Since then in Italy we have witnessed the arrival of Rai channels and we discover the valid help that it can give to the business, given its strong value as an innovative means of communication. This is how the now well-known advertisement was born. At the time there was no remote control to zapping, but everyone, large and small, was waiting for the moment of the advertising break with joy. The name of the advertisement was Carosello and it was a real theater of real and imaginary characters associated with as many commercial products. Within three years of the start of rai television programming, it was possible to see a gradual increase in viewers and this made it clear the need to exploit the new means of communication for the benefit of companies and revenues. Therefore Rai decided to create a format, a new container in order to advertise the most varied products, maintaining the principle of entertainment for every age group. In fact, they were real short films. Contrary to today’s advertisements, each “s script”, according to the rules imposed by SACIS (production company and rai censor), had a space of no more than 2 minutes and 15 minutes, of which only the last 35 seconds to devote to the reclame. The title was decided by Marcello Severati, probably inspired by the recent musical film Carosello napoletano. The sketch of the cover of the content was the work of Gianni Polidori. Author of the theme Luciano Emmer, followed by a drum roll and a typical tarantella. Contrary to what was planned by the Rai summits, the debut was not at the beginning of the year 1957, but on Sunday 3 February at 8.50 pm, so that even the little ones could benefit without going to sleep too late. The first brands advertised were “Shell”, “l’Oreal”, “Singer” and “Cynar”. Over time Carosello won the favor of the spectator audience, also thanks to the presence in the skits of well-known faces of Italian cinema such as Totò, Macario, Vittorio Gassman, Mina and Nino Manfredi. The characters Angelino, Carmencita and the chick Calimero were also made famous, remembered with affection and sympathy by all the children. Carosello was officially retired in 1977, with a farewell announcement entrusted to Raffaella Carrà. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: STORIA DI APPLE. (21 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Causa numerosi impegni oggi pubblico quest’unico articolo di rubrica, se riesco ne pubblicherò un secondo ma sarà un semplice post ordinario, perchè ho delle informazioni da comunicare. A parte ciò oggi vi porterò alla scoperta di un mondo diventato particolarmente importante negli ultimi decenni la cui origine e storia però mi fa sempre sognare. Parlo, come si può intuire dal titolo, di Apple, la nota azienda nata nel lontano 1 aprile del 1976 a Cupertino, in California. Fu all’epoca un vera e propria società i cui membri fondanti erano un giovanissimo Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne. Oggi in particolare parlerò della storia dei due colossi del marchio, ovvero il Macintosh e l’Iphone, molti anni più tardi. Nonostante la sua giovane età, il 24 gennaio 1984 Steve Jobs si presenta ad un pubblico di ben 2.600 persone con blazer doppio petto blu, camicia bianca e papillon verde chiaro, tipico abbigliamento elegante di quel periodo. Lo scopo é introdurre al mercato mondiale il Macintosh 128k. E’ l’inizio di una nuova epoca dettata appunto dalla tecnologia informatica a marchio Apple. L’idea è di Jef Raskin, il quale, convinto della poca praticità degli Apple 2 diretti principalmente al settore business, si mette alla ricerca di un prodotto semplice da usare, adatto a chi non era pratico del settore, per il comune uso domestico. Infatti é proprio in seguito ad alcuni studi che Apple introduce l’ormai comune concetto di mouse e interfaccia. Seguiranno vari progetti tra cui il leggendario “Lisa”, creato da Steve Jobs stesso (Lisa é il nome della figlia), fino al primo computer in grado di presentarsi da solo, grazie ad un voce artificiale. Infine dopo una breve crisi suscitata intorno agli anni ’90, Apple è fiero di presentare al pubblico il ben più noto iMac, nel 1998. Per quanto riguarda l’Iphone Steve Jobs decise di presentarlo con le seguente parole, diventate ormai iconiche in abbinamento al prodotto:

 «Con questo prodotto rivoluzionario abbiamo fatto un salto in avanti di almeno 5 anni rispetto alla concorrenza: abbiamo reinventato il telefono».

In effetti non avevano tutti i torti! Si trattava di una vera e propria sfida di cui la Apple ne é uscita vincitrice e trionfante. Inizia una nuova era della telefonia, la grane rivoluzione dell’utilizzo del telefono, che non è piú un semplice dispositivo per mandare e ricevere messaggi e fare telefonate, ma é in grado di fare molto di più. Il progetto viene iniziato tre anni prima. L’idea dello stesso Jobs è creare un telefonino assolutamente innovativo, con un solo tasto e che si possa controllare soltanto con le dita, senza l’uso di pennini. Il risultato è un ibrido tra un palmare e un iPod. Le possibilità sono diverse: navigazione in internet, foto ad alta risoluzione, chat in diretta, download di musica e film, invio di email e utilizzo di Google Maps. Lo schermo, a differenza degli altri telefoni sul mercato é touchscreen, il che introduce il concetto “pinch to zoom”, con cui l’Iphone e lo stesso Apple diventa famoso, una tecnica che permette di ingrandire e rimpicciolire un’immagine, semplicemente allargando o avvicinando due dita. LLa risposta del pubblico fu straordinaria: nella sola giornata del 29 giugno, giorno in cui fu per la prima volta acquistabile nei negozi, furono venduti oltre 520mila iPhone. Due mesi più tardi iPhone raggiunse il milione di prodotti venduti. Per la prima volta i colossi Nokia, Sony e Motorola iniziarono a sentire il peso di una minaccia imminente. Il resto é storia.  Per ora concludo, ne approfitto per ricordarvi di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! It causes numerous commitments today public this only article of the column, if I can publish a second one but it will be a simple ordinary post, because I have information to communicate. Apart from that today I will take you to discover a world that has become particularly important in recent decades whose origin and history, however, always makes me dream. I speak, as you can guess from the title, of Apple, the well-known company born as far back as April 1, 1976 in Cupertino, California. It was at the time a real company whose founding members were a very young Steve Jobs, Steve Wozniak and Ronald Wayne. Today in particular I will talk about the story of the two giants of the brand, namely the Macintosh and the Iphone, many years later. Despite his young age, on January 24, 1984 Steve Jobs introduced himself to an audience of as many as 2,600 people in a blue double-breasted blazer, white shirt and light green bow tie, typical elegant attire of that period. The aim is to introduce the Macintosh 128k to the world market. It is the beginning of a new era dictated precisely by Apple-branded computer technology. The idea is by Jef Raskin, who, convinced of the impracticality of Apple 2 directed mainly to the business sector, sets out in search of a simple to use product, suitable for those who were not practical in the sector, for common home use. In fact, it is precisely as a result of some studies that Apple introduces the now common concept of mouse and interface. Various projects will follow, including the legendary “Lisa”, created by Steve Jobs himself (Lisa is the name of his daughter), up to the first computer able to present himself, thanks to an artificial voice. Finally, after a brief crisis in the 1990s, Apple is proud to introduce the much better-known iMac to the public in 1998. As for the Iphone Steve Jobs decided to present it with the following words, which have become iconic in combination with the product:

“With this revolutionary product we have made a leap forward of at least 5 years compared to the competition: we have reinvented the phone”.

In fact, they didn’t have all the wrongs! It was a real challenge that Apple emerged victorious and triumphant. A new era of telephony begins, the great revolution of phone usage, which is no longer just a device to send and receive messages and make phone calls, but is able to do much more. The project started three years earlier. Jobs’ idea is to create an absolutely innovative mobile phone, with a single button and that can only be controlled with your fingers, without the use of nibs. The result is a hybrid between a handheld and an iPod. The possibilities are different: internet browsing, high-resolution photos, live chat, music and movie downloads, sending emails and using Google Maps. The screen, unlike the other phones on the market is touchscreen, which introduces the concept “pinch to zoom”, with which the Iphone and Apple itself becomes famous, a technique that allows you to enlarge and shrink an image, simply by widening or approaching two fingers. The response of the public was extraordinary: on the day of June 29, the day when it was first purchased in stores, over 520 thousand iPhones were sold. Two months later iPhone reached one million products sold. For the first time, the giants Nokia, Sony and Motorola began to feel the weight of an imminent threat. The rest is history. For now I conclude, I take the opportunity to remind you to subscribe on the blog (www.storytellereyeword.com) and on Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!


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CRONACA: LA NASCITA DELLA TELEVISIONE ITALIANA. (15 gennaio 2020)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Ci tenevo particolarmente alla pubblicazione di questo articolo perché l’argomento che andrò a trattare, così come ho scritto nel post precedente, mi ha sempre affascinato.Voi avete ben chiaro tutti i passaggi storici che hanno portato alla comparsa nelle case degli italiani delle trasmissioni televisive Rai? Sicuramente un aspetto che intendo approfondire in futuro é tutto il percorso evolutivo dalla comparsa della prima televisione in Italia nel 1936, quando ancora la televisione era più simile a una radio con un piccolissimo schermo nella parte più alta, fino al famoso 3 gennaio 1954, oltre 67 anni fa ormai, quando le trasmissioni RAI iniziarono la loro comparsa nelle nostre vite. Farò prossimamente le mie ricerche e successivamente pubblicherò un articolo. Se qualcosa prima di quel fatidico 1954 veniva trasmesso alla televisione, cos’era? A parte questo interrogativo e breve deviazione compiuta, inizio dunque a parlare della nascita della Rai come emittente televisivo. Lo storico incipit di Fulvia Colombo, la decana di tutte le “signorine buonasera”, si sente provenire dal televisore: “La RAI Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. A seguire direttamente dagli studi di Milano inizia ufficialmente la prima trasmissione televisiva italiana. L’evento è seguito da 15mila apparecchi in tutto il territorio nazionale, distribuiti tra abitazioni e bar dove sono raccolti migliaia di italiani. Oggi sembra del tutto impensabile, ma la televisione nel 1954 era da considerarsi una sorta di bene di lusso, che solo un numero limitato di persone disponeva a casa propria. Il metodo migliore per vedere la televisione era quindi andare al bar, che durante la serata diventava una sorta di cinema allestito per l’occasione. Una televisione all’epoca aveva infatti un costo pari cinque salari medi di un operaio. Il giorno successivo intorno alle 11 del mattino la trasmissione ricomincia, dapprima con una musica di fondo e alcune semplici immagini in bianco e nero, poi finalmente la musica sfuma e compare un volto femminile pronto ad elencare la programmazione nel corso della giornata. Il palinsesto è molto scarso rispetto a quelli di oggi, ma si tratta comunque di un fatto sorprendente e del tutto nuovo. Si parte con la telecronaca dell’inaugurazione delle sedi RAI di Milano, Roma e Torino, cui segue la rubrica “Arrivi e partenze”, condotta dall’allora giovanissimo italoamericano Mike Bongiorno, che a breve diventerà volto noto della programmazione d’intrattenimento famigliare dell’orario di cena. Il pomeriggio fu dedicato allo sport e successivamente venne trasmessa la pellicola “Le miserie del signor Travet” (nel cast figurano Gino Cervi e Alberto Sordi) di Mario Soldati. Alle 20,45 venne trasmesso il primo telegiornale, per la prima volta del tutto regolare. Sembra infatti che un primo telegiornale sperimentale venne trasmesso il 10 settembre del 1952. La serata fu infine dedicata al teatro, con la commedia “L’osteria della posta” di Carlo Goldoni, trasmessa per l’occasione in diretta e portata in scena da Isa Barzizza e Leonardo Cortese. Il sipario cala alle 23 e sullo schermo domina il primo monoscopio RAI. Tre mesi dopo la vecchia denominazione “Radio Audizioni Italiane S.p.A” viene sostituita con la più celebre e conosciuta “Radio Televisione Italiana”. Da allora l’offerta televisiva inizia a crescere sempre di più, con la comparsa per la prima volte del Festival di Sanremo e del famosissimo quiz diretto da Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” e ovviamente tanti altri. Concludo ricordando di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! I was particularly interested in the publication of this article because the topic I am going to deal with, as I wrote in the previous post, has always fascinated me. Do you have clearly all the historical passages that led to the appearance in the homes of the Italians of rai television broadcasts? Surely one aspect that I intend to deepen in the future is the entire evolutionary path from the appearance of the first television in Italy in 1936, when television was still more like a radio with a very small screen at the highest part, until the famous 3 January 1954, over 67 years ago now, when RAI broadcasts began their appearance in our lives. I will do my research in the near future and then publish an article. If something before that fateful 1954 was broadcast on television, what was it? Apart from this question and short deviation accomplished, I therefore begin to talk about the birth of Rai as a television station. The historic incipit of Fulvia Colombo, the dean of all the “good evening ladies”, is heard coming from the TELEVISION: “RAI Radio and Television Italian begins today its regular service of television broadcasts”. Following directly from the Studios of Milan officially begins the first Italian television broadcast. The event is followed by 15,000 appliances throughout the national territory, distributed between homes and bars where thousands of Italians are collected. Today it seems completely unthinkable, but television in 1954 was to be considered a kind of luxury good, which only a limited number of people had at home. The best way to watch television was then to go to the bar, which during the evening became a kind of cinema set up for the occasion. Television at the time cost five average wages of a worker. The next day around 11 am the broadcast begins again, first with background music and some simple black and white images, then finally the music fades and a female face appears ready to list the programming later in the day. The schedule is very poor compared to today’s, but it is still a surprising and completely new fact. It starts with the news of the inauguration of the RAI offices in Milan, Rome and Turin, followed by the column “Arrivals and departures”, conducted by the then very young Italian-American Mike Bongiorno, who will soon become the known face of the family entertainment programming of dinner time. The afternoon was dedicated to sport and later the film “Le miserie del Signor Travet” (cast includes Gino Cervi and Alberto Sordi) by Mario Soldati was broadcast. At 8:45 p.m., the first news cast was broadcast, for the first time entirely regular. It appears that an early experimental news cast was broadcast on September 10, 1952. The evening was finally dedicated to the theater, with the comedy “L’osteria della posta” by Carlo Goldoni, broadcast for the occasion live and staged by Isa Barzizza and Leonardo Cortese. The curtain falls at 11 pm and the first RAI monoscope dominates the screen. Three months later the old name “Radio Audizioni Italiane S.p.A” was replaced with the most famous and well-known “Radio Televisione Italiana”. Since then the television offer has started to grow more and more, with the appearance for the first time of the Sanremo Festival and the famous quiz directed by Mike Buongiorno “Lascia o Raddoppia? ” and of course many others. I conclude by remembering to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and Instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: IL DUNQUESNE SPY RING. (14 gennaio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Torna finalmente sul blog, e oserei dire in grande stile, la rubrica CRONACA, da molti di voi amata proprio per gli argomenti trattati. Di solito nella maggiorparte dei casi tendo a inserire in questa rubrica i fatti relativi alla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto se non si riferiscono strettamente a scontri armati o simili. In tal caso andrò ad approfondire una questione molto interessante e al tempo stesso delicata avvenuta nel corso di quegli anni. Protagonista ancora una volta la Germania Nazista e gli USA. Il caso Dunquesne Spy Ring è infatti registrato tutt’oggi negli archivi dell’FBI ed è stato comunemente riconosciuto come il “piú grande caso di spionaggio degli USA”. A renderlo particolarmente celebre, oltre al fatto di per sè, è il termine dello stesso: saranno infatti condannati tutti i 33 gli imputati parte dello spionaggio a 300 anni di carcere. Poco dopo la dichiarazione degli USA del proprio ingresso nel conflitto di guerra, la Germania di Hitler entra subito in uno stato di profonda allerta, avvisando e preparando un’estesa rete di spie e sabotatori già attiva sul territorio americano. Tra i vari gruppi il più potente era capitanato da Fritz Joubert Duquesne. Egli, di origini sudafricane, si era precedentemente distinto come spia nel corso della Seconda guerra boera. Il suo gruppo di spionaggio contava ben 32 agenti nazisti, i quali lavoravano in settori chiave della società statunitense, tra cui ristoranti e luoghi di frequentazione delle alte cariche americane, sulle linee aeree, agenti commerciali per lo scambio di messaggi in codice e altro. Il loro diabolico piano, apparentemente perfetto, venne scoperto grazie a William Sebold, una spia che per due anni resse egregiamente il doppio gioco: egli infatti era un informatore per i Nazisti sotto la copertura del commissariato di New York. Il suo impiego era infatti quello di impiegato presso una stazione radio, ma in contemporanea forniva informazioni via radio sia agli uni che agli altri, svelando così alla giustizia i segreti della rete di Dunquesne. Grazie a Sebold si scoprì dell’esistenza di un potente ordigno nascosto negli stabilimenti della DuPont (a Wilmington, nello stato del Delaware), azienda chimica tutt’oggi molto importante. La missione era davvero molto seria e pericolosa, a tal proposito tutti i membri del sabotaggio erano dotati di maschere antigas. Grazie alla preziosa informazione di Sebold ci fu una tempestiva risposta da parte degli agenti della Federal Bureau of Investigation. Diciannove di loro riconobbero subito la loro colpevolezza, gli altri quattordici vennero sottoposti a numerosi interrogatori al fine di affermare lo stesso. La sentenza finale della Corte Federale Distrettuale di Brooklyn fu di ben tre secoli di carcere. La condanna finale portò alla quasi totale fine del boicottaggio nazista, con le conseguenti sorti finali del conflitto. Con queste parole concludo vi ricordo  di iscrivervi sul blog (www.storytellereyeword.com) e su Instagram (storytellerseyeword) perché raggiunti in contemporanea su entrambe le piattaforme i 500 followers, organizzerò alcuni speciali sul blog piú delle iniziative Instagram e avremo modo insieme di scoprire curiosità tra le piú diverse. Come sempre rispondo ad ogni like e segui. Inoltre sarei felice di ricevere una stellina e un commento e infine di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Finally go back to the blog, and I dare say in style, the COLUMN NEWS, by many of you loved precisely for the topics covered. Usually in most cases I tend to include in this column the facts related to the Second World War, especially if they do not refer strictly to armed clashes or the like. In that case, I shall go into a very interesting and at the same time delicate issue that took place during those years. Nazi Germany and the UNITED States once again star. The Sosne Spy Ring case is in fact recorded in the FBI archives to date and has been commonly recognized as the “largest espionage case in the United States”. To make it particularly famous, in addition to the fact in itself, is the end of the same: in fact, all 33 defendants will be sentenced part of the espionage to 300 years in prison. Shortly after the US declared its entry into the war, Hitler’s Germany immediately entered a state of deep alert, alerting and preparing an extensive network of spies and saboteurs already active on American territory. Among the various groups the most powerful was led by Fritz Joubert Duquesne. He, of South African descent, had previously distinguished himself as a spy during the Second Boer War. His espionage group had 32 Nazi agents, who worked in key sectors of U.S. society, including restaurants and places of attendance at High American offices, on airlines, commercial agents for the exchange of coded messages, and more. Their diabolical, seemingly perfect plan was discovered thanks to William Sebold, a spy who for two years was a double-edged sword: he was an informant for the Nazis under the cover of the New York police station. Its use was in fact that of employee at a radio station, but at the same time it provided information by radio to both, thus revealing to justice the secrets of the Sosne network. Sebold discovered the existence of a powerful device hidden in dupont’s factories (in Wilmington, Delaware), a chemical company that is still very important today. The mission was really very serious and dangerous, in this regard all the members of the sabotage were equipped with gas masks. Thanks to Sebold’s valuable information, there was a timely response from agents of the Federal Bureau of Investigation. Nineteen of them immediately acknowledged their guilt, the other fourteen were subjected to numerous interrogations in order to assert the same. The final sentence in Federal District Court in Brooklyn was three centuries in prison. The final condemnation led to the almost total end of the Nazi boycott, with the consequent final fate of the conflict. With these words I conclude I remind you to subscribe to the blog (www.storytellereyeword.com) and instagram (storytellerseyeword) because reached simultaneously on both platforms the 500 followers, I will organize some specials on the blog more than Instagram initiatives and we will have the opportunity together to discover curiosities among the most diverse. As always I respond to every like and follow. Also I would be happy to receive a starlet and a comment and finally vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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CRONACA: COLLABORAZIONE PER UN MESSAGGIO IMPORTANTE. (14 dicembre 2020)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori. E con estremo piacere che pubblico e condivido l’articolo dell’autore di Thought’s Room qui su Storyteller’s Eye Word. Come scrissi nei precedenti post, al fine di introdurre l’argomento, il tema trattato è particolarmente forte e delicato, per cui vi chiedo solidarietà e una lettura attenta. E’ un caso, purtroppo, come altri, basta aprire gli occhi e le nostre menti su quanto  accade quotidianamente intorno a noi. Il testo è stato scritto a mio parere in maniera impeccabile, soprattutto considerando il tema trattato. Non mi dilungo oltre e lascio per oggi protagoniste della rubrica le parole di questo articolo. Grazie a tutti. Un abbraccio.

Uscire di casa la mattina, avvicinarsi allo sportello dell’auto, aprirlo e mettere in moto in direzione degli interessi che, a seconda della giornata, muovono il nostro quotidiano. Un modo di pensare e di agire molto semplice insomma, che rispecchia l’insostituibile desiderio, diritto, di libertà così caro al vivere sociale degli ultimi decenni. Tuttavia, non dobbiamo cedere all’inganno di universalizzare il nostro soggettivo, potremmo trovarci di fronte una sorpresa non molto gradita.

Basta attraversare con il dito l’atlante geografico e subito potremmo essere catapultati in una terra, una cultura, un linguaggio, un pensiero a noi ostili. Sono queste le premesse, i parametri cui guardare quando si vuole indagare il pensare e l’agire di popolazioni, rispetto a noi, molto distanti.

Ai nostri occhi, forse superficiali, guidare un veicolo potrebbe apparire un comportamento naturale, che non impone nessun atteggiamento pregiudizievole o discriminatorio poiché facente parte di quell’insieme di modi d’essere e di fare comunemente assoggettati alla definizione di normalità.

Tuttavia, questa normalità, qualora perpetrata da una donna vecchia o giovane che sia, è l’arché, il principio cardine di un reato severamente punito nell’area territoriale dell’Arabia Saudita e il caso di Loujain Alhathloul ci fornisce un esempio lampante di quanto si è accennato poc’anzi. Si tratta di una vicenda che affonda le sue radici nella lotta per il raggiungimento di un ulteriore traguardo sulla via dell’emancipazione femminile nell’area della penisola arabica: il diritto e la libertà per le donne di poter guidare un’auto senza essere colpevolizzate a causa di questo loro gesto.

Nonostante le concessioni fatte a livello governativo e legislativo dalle autorità statali, la discriminazione delle donne continua a crescere e di ciò è stata vittima Loujain Alhathloul: ammontano a più di 900 i giorni della sua detenzione, caratterizzata da continui abusi e violenze. Atti che non devono restare impuniti e che rappresentano una palese violazione dei diritti inalienabili di cui ogni essere umano gode per il solo fatto di esistere. Innanzi a un simile crimine, poiché non può in alcun modo essere definito diversamente, la Comunità Internazionale nel suo complesso, comprensiva di Stati ma anche di singoli cittadini, dovrebbe esprimere apertamente la propria intolleranza comportamento riprovevole. La diplomazia può essere utile, è vero, ma essa è solo parole al vento quando resta confinata all’ambito ideale e non trasportata sul piano del fattuale.

Non restiamo in silenzio, non distogliamo lo sguardo, il silenzio non la riporterà a casa.

#nonrestiamoinsilenzio

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CRONACA: LA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS. (3 dicembre)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori! Nonostante ora, e giustamente oserei dire, l’attenzione è indirizzata principalmente al virus del Covid 19, tanti altri simili continuano in maniera celata a mietere vittime. Tra questi, uno dei peggiori forse, il virus dell’HIV, che nel 2019 ha riscontrato 1,7 milioni di nuove vittime nel mondo. Le informazioni ci pervengono dal programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, Unaids, allo scopo di sensibilizzare su una piaga che, nonostante passi inosservata, si presenta ancora fortemente pericolosa. Si tratta di virus che attacca e distrugge soprattutto un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, ciò indebolisce il sistema immunitario al punto tale da annullare totalmente la risposta contro altri virus, batteri e malattie. Nel 2019 le persone affette da AIDS erano 38 milioni di persone, di cui 36,2 adulti e 1,8 bambini fino alla soglia dei 14 anni. Anche se l’allerta resta alta un dato positivo fa ben sperare: abbiamo infatti registrato dal ’98 un calo notevole progressivo dei contagi di oltre il 40%. Ciò è determinato dal fatto che ad oggi tutti i pazienti affetti da AIDS, dopo una cura costante di 6 mesi, non risultano più infettanti per i partner. Questa cura, al momento più efficace, si chiama Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy). Non è altro che  una combinazione di farmaci antiretrovirali che aiuta il paziente a tenere sotto controllo il virus, dando una speranza di vita analoga a quella di un soggetto non infetto. Anno dopo anno le persone che possono accedere alle cure aumentano, ma ciò non toglie che i decessi causati dall’AIDS, stadio finale dell’HIV, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la capacità di combattere anche le infezioni più banali. Per molte persone tutt’ora risulta difficile accedere alle cure necessarie. Potrei dilungarmi ancora per molto, ma di sicuro le mie parole descrivo un certo impatto nei confronti del problema. Pensiamo che l’HIV non possa toccarci, che ormai sia un problema che in Occidente sia totalmente debellato, che sia vissuto in ambienti in cui l’accesso alla cultura è scarsa. In realtà non è così. Il problema si intensifica a causa della scarsa consapevolezza dei più giovani. Un processo di sensibilizzazione, ai giovani come pure ai meno giovani, attraverso i social, la televisione e altri mezzi di comunicazione è fondamentale, perchè ogni piaga sociale si sconfigge con la conoscenza di essa e di ciò che lo provoca. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e un comento se l’articolo vi è piaciuto e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare sulla barra blu sotto questo post o nei banner blu in home e confermare. Potete votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un forte abbraccio.

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CRONACA: SPECIALE GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, SECONDA PARTE. (26 novembre 2020)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori! Questo è il secondo appuntamento dello speciale dedicato alla Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, in seguito appunto al primo, pubblicato ieri sul blog. Vi invito alla lettura, qualora non lo aveste ancora fatto, cliccando su questo link. Oggi ci dedicheremo ad un altro aspetto fondamentale di questo tema, la parte più didascalica e argomentativa se vogliamo, ovvero la storia che ha spinto alla nascita di questa giornata, ormai ricordata a livello mondiale da oltre vent’anni. Origine di tutto ciò che si cela dietro a questa celebrazione un fatto ormai accaduto molti anni fa, era l’anno 1960. Il 25 novembre tre giovani ragazze, sorelle, Patria, Minerva e María Teresa Mirabal,  vengono

uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Le donne erano dirette al carcere locale, per far visita ai mariti detenuti. Fu allora che gli agenti le bloccano per strada e riconoscendole iniziano a picchiarle e a bastonarle con brutalità, fino alla morte. Infine gettano in un burrone i corpi, simulando un’incidente qualunque. Ben presto l’opinione pubblica inizia a farsi sentire smentendo l’ipotesi dell’incidente: erano infatti conosciute come attiviste del gruppo clandestino ” Movimento 14 giugno”. Le loro attività le portano mesi prima ad essere arrestate e incarcerate. Pubblicamente erano conosciute come Las Mariposas (le farfalle), proprio per la loro fervida opposizione alla dittatura, in difesa dei diritti femminili. Le importanti azioni compiute dalle Mirabal verranno ricordate molti anni più tardi, nel 1995, dalla scrittrice dominicana Julia Alvarez nel suo libro «Il tempo delle farfalle», libro dal quale è stato tratto il film “In the Time of the Butterflies”, dove troviamo protagonista la celebre Salma Hayek nel ruolo di Minerva. Anche la storia dell’istituzione della giornata ha origini recondite nel tempo. Il 25 novembre del 1981 venne celebrato il primo “Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche”. Da allora questa data diventa simbolo del movimento e della rinascita della donna, da coltivare anno dopo anno con la stessa intensità. L’Onu dichiarerà ufficialmente la giornata nel 1999, in seguito al riconoscimento della violenza sulle donne come fenomeno sociale da combattere, avvenuto nel 1993 nella Dichiarazione di Vienna. Il simbolo della lotta contro a violenza sulle donne, ovvero le scarpe rosse, arriva molto più tardi, nel 2009, grazie all’idea dell’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos, ovvero l’istallazione di numerose scarpe da donna rosse di tipologia differente, davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, in ricordo delle centinaia di donne uccise, rapite e stuprate a a Ciudad Juarez. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina e un commento se avete apprezzato l’articolo e un voto per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare sulla barra blu sotto questo articolo o nei banner blu in home e confermare. Potete votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e l’altro. Un forte abbraccio.

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