EMPATIA: STORIA DI CHARLES DICKENS. (28 luglio 2020)

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Buongiorno cari Lettori! Benvenuti su Storyteller’s Eye Word. Nell’articolo di oggi è mio desiderio condividere con voi un’altra straordinaria biografia, di uno scrittore che con le sue storie e racconti ha segnato un periodo storico, carico di cambiamenti ed evoluzioni sociali. Parlo di Charles Dickens. Egli nacque il 7 febbraio 1812 presso Portsmouth. Il padre, John, è impiegato all’ufficio della Marina, e la madre, Elizabeth Barrow, è figlia di un noto funzionario statale inglese. È il secondo di ben otto fratelli. Charles John Huffman Dickens (questo il suo nome completo) durante la sua infanzia viene trasferito in luoghi diversi. Questo perché il padre per lavoro era spesso in giro per il mondo, per lunghi periodi, ma sempre desideroso di avere la compagnia della sua famiglia con sé. I vari viaggi lo portano a sviluppare già dall’adolescenza una grande passione per la lettura. Si diletta in numerosi generi, ma mostra fin da subito maggiore interesse per le opere del teatro elisabettiano e per i romanzi di Defoe, Fielding e Smollett. È il 1824, il padre viene arrestato per debiti. Per sua fortuna il patrimonio ereditario

sapientemente conservato gli permette di saldare in breve tempo i suoi debiti, anche se prima della sua liberazione passerà qualche mese. Durante quel periodo il giovane Charles è costretto ai lavori umili, per dare qualche soldo alla famiglia, indebitata a causa di quanto da poco accaduto. È brutale pensare ad un bambino di 12 anni messo a simili lavori, ma all’epoca lo sfruttamento minorile era lecito e soprattutto molto conveniente per i datori di lavoro, proprio perché i bambini erano considerati “manodopera a basso costo”. Secondo le documentazioni di protesta alle condizioni di lavoro dell’epoca, le fabbriche erano terribilmente sporche, delle sorta di baracche, totalmente infestate da topi, con ambienti maleodoranti, senza le condizioni igieniche e alimentari

sufficienti per il carico di lavoro richiesto. I bambini nella fabbrica in cui egli lavorava dovevano incollare etichette su flaconi di lucido per scarpe. L’esperienza resta per tutta la vita di Dickens fortemente traumatizzante e diventerà per sempre fonte di ispirazione per le sue stesure. Nonostante il padre volesse continuare a farlo lavorare presso l’attività in questione, dopo un anno la madre si oppose e nel 1825 può finalmente riprendere gli studi, presso la  Wellington Academy di Hampstead Road. Purtroppo, appena due anni dopo, è costretto ad abbandonare perché la famiglia non è più in grado di fornire il denaro necessario per pagare la retta d’iscrizione. Torna quindi a lavorare, questa volta come fattorino in uno studio legale. Dopo appena un anno intraprende l’attività di cronista parlamentare fino al 1829, quando ottiene l’incarico di giornalista presso la Law Courts dei Doctors, in società con il cugino, Thomas Charlton. Charles è ormai un diciannovenne in carica ed sarà allora che si innamora di una giovane, figlia di un funzionario di banca. La storia dura tre anni, ma si conclude

senza un matrimonio, vietato dai genitori di lei per disparità sociali. Nel 1836 però sposa Catherine Hogarth. Il 1837 è per Dickens un anno importante: nasce il primo dei suoi otto figli e pubblica i romanzi “Oliver Twist” e “Quaderni di Pickwick” ( all’epoca in fascicoli). Iniziano quindi per lo scrittore quindici anni densi di pubblicazioni, in cui vengono generati i suoi titoli più importanti, l’ultimo a conclusione di una grande raccolta il celebre e sublime romanzo di “David Copperfield “. Nel 1842, in vista della sua fama a livello mondiale, inizia un lungo viaggio negli Stati Uniti. Attraversa quindi il mondo, sbarcando anche in Italia a Genova, nel 1844, dove rimarrà con la famiglia per un anno. Un fatto burrascoso travolge la sua vita nel 1855. Perderà la testa per una donna, Ellen Ternan, che lo costringerà ad abbandonare il tetto coniugale e iniziare una nuova vita. Dopo molti anni di attività e successo, Dickens nel 1867 compie un secondo viaggio in America. Si ammala gravemente, ma nonostante tutto si riprende, seppur con grandi difficoltà. Nel 1869 inizia la stesura di una nuova opera, dal titolo  “Il mistero di Edwin Drood”. Rimarrà incompiuta a causa della sua prematura morte, per complicazioni polmonari, il 9 giugno del 1870. Con queste parole concludo. Fatemi sapere con un commento se avete apprezzato questa biografia e se eravate a conoscenza di tutto. Un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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POST ORDINARIO: CHIARIMENTI PRIMA DELLE VACANZE. (29 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Questo è probabilmente uno degli ultimi post di luglio prima delle meritate vacanze durante tutto il mese di agosto. Ovviamente non si tratterà di un distacco totale dalla scrittura creativa, almeno per me, continuerò a scrivere e soprattutto a preparare il programma del palinsesto di settembre, che posso affermare con certezza che sarà molto ricco. Visto l’andamento di fine luglio però, mi rendo conto che anche voi vi state approcciando al relax e alle vacanze e aggiungerei che fate davvero bene! Momenti passati in totale relax, in compagnia della famiglia, degli amici o anche da soli perchè no, per gli amanti della

tranquillità, della calma e della natura, sono fondamentali, per ricaricare le energie e per partire carichi per una nuova stagione professionale, qualsiasi essa sia. Ovviamente, visto il periodo appena vissuto e le restrizioni che molti ignorano, che restano comunque invariate, è necessario essere previdenti, per evitare quanto abbiamo appena superato. Quindi riassumendo, ho deciso di escludere la pubblicazione durante la prima settimana di agosto e pubblicare qualche giorno prima a settembre, ovviamente vi scrivo qualcosa in questi giorni sulla data effettiva in cui verrà pubblicato il programma, sempre scaricabile gratuitamente, e quando inizieranno ufficialmente le pubblicazioni. Da settembre continuerò le pubblicazioni invariate fino a Natale praticamente, salvo giorni particolari in cui mi sarà impossibile pubblicare per cause che esulano dal blog. In queste situazioni tutto sarà recuperato nella prima data possibile. Analogo è infatti il caso di ieri, in quanto non è stato pubblicato l’articolo programmato. Oggi pubblicherò infatti sia quello di oggi che quello di ieri. Detto ciò credo di aver esaurito le informazioni da darvi. Vi mando un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: ALBERTO SORDI, SPECIALE 100 ANNI DALLA SUA NASCITA. (27 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, Lettori! Ci tenevo molto a ricordare con qualche parola, anche in modo alquanto umile considerando a chi sono rivolte, questo straordinario personaggio del cinema italiano. Infatti il 15 giugno di cento anni fa nasceva

Alberto Sordi, un attore di grande talento, forse lontano da noi giovani nati alla fine degli anni ’90, ma che a saputo ritagliarsi uno spazio nel cuore di tante generazioni. Era il lontano 1920 e un piccolo Alberto nasceva in via San Cosimato 7 a Trastevere, in una piccola casina, che oggi si ricorda con una targa commemorativa. Sua madre era una maestra, il padre musicista del Teatro dell’Opera di Roma. Aveva tre fratelli, Savina, Giuseppe, chiamato affettuosamente Pino, e Aurelia, a cui rimase per tutta la sua vita

particolarmente legato. In realtà lui era il quintogenito, ma fato vuole che il fratello che nacque prima, anch’esso chiamato Alberto, morì pochi giorni dopo la sua nascita. La sua vocazione era palese già in tenera età, nel periodo in cui frequentava le scuole elementari, era partecipe infatti alle attività del teatrino delle marionette locale, diretto da un professore di ginnastica, il signor Parodi, e cantava come membro delle voci bianche della Cappella Sistina, finché non crebbe e la sua voce assunse un timbro più basso. Nel 1936 incise una fiaba per bambini. Con il ricavato riuscì a permettersi il viaggio per Milano, dove in gioventù studiò recitazione. Le sue mille sfortune iniziano ora, in breve verrà infatti espulso, tradito dalla sua cadenza romana, colei che presto sarebbe diventata, con l’aiuto anche di un

giovanissimo Federico Fellini, tratto distintivo del suo inimitabile modo di fare commedia. Un’amicizia forte quella tra Sordi e Fellini, che ebbe inizio prima del successo di entrambi. Alberto prima del successo al mondo del cinema, nel corso degli anni ’40 si diletta in radio, con lo storico programma “Vi parla AlbertoSordi”, con il teatro di commedia e con qualche piccola comparsa nel cinema. Il vero successo, dopo il film “Lo sceicco bianco ” del 1952, arriva con ” I Vitelloni”. Dopo alcune diatribe con i produttori del film (non volevano far comparire il suo nome in locandina, problema che successivamente risolve con l’aiuto di Fellini), inizia la sua consacrazione nel cinema. Corre l’anno 1954 e Sordi è interprete di ben 13 film, tra cui  “Il seduttore”, “Il matrimonio” e “Un americano a Roma”, regia di

Stefano Vanzina. Da allora Alberto Sordi diventa storia, un leggenda presente in tantissime e meravigliose commedie, ognuna intrisa della sua ironia, del suo talento e della sua grande passione per la recitazione. Su molti canali Rai e Mediaset e Sky, nei giorni del suo centenario si ricorda il Maestro con riproduzione di film cult, con documentari,con speciali del telegiornale, ma anche con la fiction, realizzata per la RAI e presente tutt’ora su Raiplay, dal titolo “Permette? Alberto Sordi”, con la regia di Luca Manfredi. Ve ne consiglio la visione, io stessa l’ho trovata fedele alla realtà e molto suggestiva. Lascio nel corso della stesura alcune storiche citazioni tratte dai suoi film, per ricordarlo nei migliore dei modi. Ora concludo con un grande abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: UNA GIORNATA DEDICATA A UNA SPECIE UNICA (25 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori e benvenuti ad una nuova lettura del magico mondo di Storyteller’s Eye Word, oggi per la rubrica di LIBERO PENSIERO. In questi giorni sto provando le brezza di scrivere con il telefono, partendo dall’app e devo ammettere che anche se sono su un dispositivo dove tutto in teoria è ridotto, mi trovo abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda la parte di stesura. Ovviamente l’app per molti aspetti è ancora un “work in progress”, ma credo che con i giusti tempi diventerà uno strumento completo e al pari del formato su pc. Ma arriviamo dunque all’argomento dell’articolo, senza indugiare oltre. Parlerò infatti di colui che reputo, da quando ero una bambina, il mio animale preferito, ovvero la giraffa. Essa ha un non so che di molto elegante, il collo lungo, la corporatura fine, lo sguardo un po’ altezzoso, ma allo stesso tempo quelle macchioline disposte su tutto il corpo regalano ai miei occhi un senso di tenerezza. Quando scoprii l’esistenza di una giornata dedicata a loro, decisi di onorarla, non solo nel pensiero e nel ricordo della loro immagine, ma anche scrivendo una breve stesura in merito. Detto ciò credo sia arrivato il momento di procedere e raccontarvi la storia della “Giornata Mondiale delle Giraffe “

Il Word Giraffe Day si festeggia il 21 giugno di ogni anno e la giornata è stata fortemente voluta e creata dalla GCF (Giraffe Conservation Foundation). Lo scopo è sensibilizzare il mondo, nonché creare una raccolta fondi per il nobile fine di radunare il maggior numero di offerte volte alla salvaguardia di uno degli animali più belli della savana africana. La sensibilizzazione è molto importante in questo caso, visto quello che giraffe vivono ogni giorno: nelle proprie zone native gli esemplari sono scesi del 40%. Secondo una stima del GCF, gli esemplari ancora vivi al momento sono soltanto 111.000. Proprio sulla base di questo dato la Twiga (“giraffa” in lingua Swahili), è considerata una specie a rischio di estinzione. Nel 2019, ad esempio, proprio per vivere al meglio questa giornata, è stato fondato un programma dal titolo “Twiga Tracker”. Lo scopo era posizionare dei dispositivi, circa 250, a diversi esemplari, per monitorare i loro spostamenti e lo stato di salute, con la possibilità dunque di intervenire repentinamente in caso di necessità. Il progetto, questo come quello degli anni scorsi, nonché quello di quest’anno, ha prodotto un’ingente quantità di spese, per questa ragione è stato necessario fin dalla nascita di questa giornata, l’uso di raccolte fondi, per reperire le risorse necessarie a finanziarie l’impresa. Ho poi trovato molte interessanti informazioni e curiosità in merito a questo animale straordinario. Tra i tanti aspetti particolari, vi è la sua lingua. Oltre ad esser di un inconsueto color blu scuro, la sua lunghezza si aggira tra i 40 e i 60 centimetri di lunghezza, affinché l’azione di mangiare i ramoscelli più teneri sulle piante, di solito i più in alto, sia semplice. Inoltre pur sapendo che è l’animale più alto al mondo spesso si ignora che l’altezza negli esemplari maschili può raggiungere i 5,7 metri, mentre quella delle femmine un metro in meno. Il suo famoso collo pronunciato può raggiungere da solo i 2,5 metri di lunghezza. Altro aspetto molto interessante la cui scoperta mi ha particolarmente incuriosito è la loro abitudine circa il momento del parto. Quando le femmine di giraffe si sentono pronte a vivere quel momento, tornano al loro luogo d’infanzia, dove esse stesse sono nate. Nella loro mente recepiscono quell’ambiente come famigliare, accogliente e sicuro per i cuccioli. L’azione avviene con la femmina “in piedi”, motivo per cui quando il cucciolo viene alla luce compie una “caduta” di circa un metro, ma senza alcuna conseguenza, visto la dimensione dei cuccioli e la loro agilità a mettersi poco dopo dritti, muovendo da allora i primi passi. Altra curiosità è il fatto che spesso si crede che le giraffe siano animali muti. In realtà emettono sibili, sbuffi e flebili versi, rari e difficilmente udibili. Con queste parole concludo, fatemi sapere se eravate a conoscenza della Giornata Mondiale delle Giraffe e se sapevate già in merito a queste curiosità. Un abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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LIBERO PENSIERO: CHI HA LOTTATO PER NOI. ( 24 luglio 2020)

Un saluto a tutti cari Lettori! In via del tutto straordinaria, seguendo la scia nel mio cuore e del mio istinto, voglio condividere con voi un mio pensiero libero. Oggi LIBERO PENSIERO EXTRA, nato per riflettere sulle parole, lascia spazio al padre da cui EXTRA e DIARIO sono stati generati. Perché a volte per riflettere e pensare non c’è bisogno di qualcosa che ti spinge a farlo, almeno non qualcosa di esterno al sè. Questo mio post da giorni giace nella mia mente e ciò perchè l’anniversario dell’evento da cui si origina ricade il 19 luglio. Probabilmente sapete a cosa mi riferisco e non potevo certo

esimermi dal ricordare: 28 anni fa, nel 1992, ci lasciava Paolo Borsellino, noto magistrato italiano dell’epoca, ancor più noto oggi per la sua scomparsa. In questo articolo voglio solo, con grande umiltà, esprimere un personale momento di raccoglimento, per una persona che per lungo tempo si è battuto come un vero guerriero contro un male che affligge ormai l’intera umanità. Ho intenzione di raccontare alcune curiosità in cui mi sono imbattuta in questi giorni, in un prossimo articolo,dove ovviamente racconterò anche la trama del tragico evento che lo vede protagonista, la Strage di via D’Amelio. Tempo fa, allo stesso modo, ho ricordato la scomparsa di Giovanni Falcone, anch’esso venuto a mancare tragicamente, anch’esso per essersi battuto a sfavore delle stesso male. Ve ne consiglio la lettura, anche se si tratta di un articolo pubblicato il 10 giugno, condividendo il link qui https://storytellerseyewords.com/2020/06/10/empatia-la-strage-di-capaci-10-giugno-2020/. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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DIARIO DI LIBERO PENSIERO: GOST, RIFLETTO CON VOI. (24 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Mi ritaglio un momento per condividere con voi una riflessione in merito ad un film che ho visto pochi giorni fa in tv. Premetto che si tratta di un film famoso, che in tanti avranno visto. Io vuoi per l’età, vuoi perchè se la mia famiglia ha già visto un film non si guarda più, incuranti del fatto che personalmente posso averlo visto o no (una specie di legge non scritta), mi sono imbattuta solo in questi giorni nella sua visione. Si tratta di Gost, un film che ho scoperto essere del 1990, che vede protagonista una giovanissima Demi Moore, affermata come attrice proprio in seguito a questa produzione, Patrick Swayze e la straordinaria Whoopi Goldberg, di cui adoro praticamente tutti i suoi film. La trama, visto che si tratta di un cult, la riassumo brevemente. E’ la storia di due giovani, Sam e Molly. Sono innamorati e felici, convivono da tempo in un loft a New York e sono ormai prossimi al matrimonio. Un tragico avvenimento porta i loro sogni a spezzarsi. Una sera, intenzionati a rientrare a casa dopo una piacevole serata a teatro, vengono aggrediti da un rapinatore, che trovandosi in difficoltà spara a Sam, uccidendolo. Da allora il suo spirito inizierà a vegliare sulla compagna, nonostante lei fosse ignara di tutto. Il

suo obbiettivo, oltre a quello di vigilare sull’amata, è quello di fare luce su quanto accaduto. Molly nel corso del tempo riuscirà anche a mettersi in contatto con Sam, grazie all’aiuto di una sensitiva (interpretata dalla Goldberg). Devo ammettere che mi ha dato nuovi spunti di pensiero e questa è la ragione per cui ora mi trovo qui a scrivere. Oltre a consigliare la visione a chi non lo avesse ancora visto, ammetto che subito mi ha portato a pormi delle domande. Tra le mie tante passioni, c’è quella del paranormale, dell’esistenza fra noi comuni mortali di coloro che, in seguito al passaggio nell’aldilà, sono diventati immortali. E’ la grande domande che tutti si pongono e denota, come tutte le domande come questa, idee discordanti. Le varie risposte che l’uomo ha potuto dare si affermano in base a molte ideologie precedentemente costruite, come la religione ad esempio, che definisce svariate definizioni del post-morte, ma anche la scienza, che vede il corpo come sconnesso da una materia impercettibile, fatto di materia fine a se stessa. Io credo che la risposa è talmente fuori dalla nostra portata che non esiste un giusto e uno sbagliato, in questi casi si crede alla risposta che è più affine alle nostre idee. Io credo molto nel paranormale, forse un giorno vi spiegherò il perchè. Questo è un periodo di perdite, a causa della pandemia che abbiamo violentemente vissuto fino a pochi giorni fa. Tante persone si aggrappano all’esistenza di una vita nell’aldilà, sperano che il proprio caro sia lì accanto a loro, proprio come Sam per la sua Molly. Voi cosa pensate? Credete sia positivo credere nella realtà di questa “seconda vita” o siete contrari, preferite evitare l’illusione? Quello che so è che è sempre piacevole per me confrontarmi con la family, nel magico mondo di Storyteller’s Eye, con pensieri che spesso possono portare a riflessioni e idee contrastanti. Un grande abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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VIAGGI: LA PRESA DELLA BASTIGLIA. (23 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori! Come promesso nel post mattutino, mi accingo finalmente alla pubblicazione dell’articolo fisso di oggi, per la rubrica VIAGGI, inerente ad un fatto storico di cui nel mese di luglio, precisamente giorno 14, ricade l’anniversario. Se volete sapere il motivo di questa mia pubblicazione “fuori orario” rispetto al solito, vi consiglio la lettura del post precedente, in cui in breve spiego tutto. Mi riferisco ad un evento importante, che con il suo progredire ha sconvolto e rivoluzionato drasticamente la storia dei nostri vicini di casa, i francesi. Parlo ovviamente della Presa della Bastiglia, avvenuta nel corso dell’anno 1789. Oggi ve ne racconterò i tratti salienti in queste righe, per fare chiarezza su uno degli avvenimenti storici più importanti dell’evoluzione europea e per ricordarne l’anniversario. E’ il 27 giugno: il re decide di radunare un modesto esercito composto da 20.000 soldati, allo scopo di proteggere e difendere l’allora presente Assemblea costituente (una sorta di Parlamento dell’epoca) e i disordini interni della città parigina. Il caos in tutta la città dura ormai da giorni e i provvedimenti proseguono invariati fino al primo giorno di luglio. Il clima, dopo giorni con le guardie in giro per le strade, sembra rasserenarsi, finché la situazione torna a degenerare. Fu così che l’11 luglio il re decide di far cacciare da Parigi Jacques Necker, politico e fervido rivoluzionario, a favore dello scompiglio cittadino allora presente. I cittadini ribelli, dal canto loro, vedono la decisione del re come un metodo poco democratico per mettere in scena una risposta contro di essi. Intanto, in seguito all’accaduto, diventano numerosi gli oratori agli angoli delle strade, pronti ad influenzare le masse popolari, issandoli contro il Governo. Durante a giornata del 12 luglio, una domenica, un giovane ventinovenne si reca ai giardini dei Palazzi Reali e inizia ad urlare a gran voce una frase emblematica, passata alla storia, ovvero: «Cittadini! I mercenari verranno a sgozzarci, sarà un’altra “Strage di San Bartolomeo”; uccidiamo la belva:

40.000 palazzi e castelli, i due quinti dei beni di Francia, saranno il premio dei vincitori». La risposta dei cittadini ribelli non tarda ad arrivare: la sera della stessa domenica fanno chiudere il Palazzo dell’Opera, perciò due gravi problemi iniziano a palesarsi: da una parte incombe la paura dei briganti provenienti dalle provincie, che vogliono approfittare dei disordini interni per saccheggiare, profanare e derubare i poveri cittadini indifesi, dall’altra la paura era rivolta ai mercenari, disposti ad aprire il fuoco sui civili per mettere fine allo stato di caos civile. E’ il 13 luglio. A Parigi è una giornata di grandi preparativi, tutti sono svegli durante la notte. Casi di rivolta e brigantaggio ormai si verificano anche nei paesi circostanti e nelle provincie. Il municipio prende la decisione di creare una nuova milizia borghese, ma dai disordini vigenti si verificano i primi incendi. Le testate giornalistiche allarmano la popolazione con titoli improvvisati. Fu allora che i rivoltosi attaccano e profanano il St. Lazare e dal campanile escono i suoni funebri della campana: è segno che la tragedia è in atto. L’Assemblea ora si protegge fra le mura di Versailles. I rivoltosi si preparano all’assalto derubando negozi d’armi, come pure il Palazzo degli Invalidi. Il piccolo esercito improvvisato raduna ben 30.000 uomini e l’attacco accumula un bottino di oltre 20.000 fucili e 24 cannoni. Nell’aria gira voce di un poderoso assalto, che partirà la mattina successiva proprio dalla Bastiglia. E’ il

mattino del 14 luglio. I rivoltosi, per buona parte armati, attaccano le prigioni, simbolo del dispotismo francese, e la stessa Bastiglia. Una curiosità spesso ignorata è che la Bastiglia venne costruita per volere di Carlo V tra il 1365 e il 1383. E’ una piccola fortezza dotata di otto torri, che aveva lo scopo difensivo della città. Purtroppo non adempiva bene al suo scopo ed era stata assediata ben sette volte nel corso della storia, fu così che per volontà di Richelieu, venne destinata a prigione per richiudere personaggi influenti e particolarmente scomodi al re. Per i francesi divenne presto segno dell’assolutismo monarchico, della tirannia e dell’ingiustizia. La vera lotta armata avrà luogo alle 17:00 del 14 luglio: i rivoltosi attaccano la Bastiglia e il governatore Launay per placarli da l’ordine di sparare a vista sulla folla. Molti perdono la vita, ma alla fine si scopre che la vittoria è principalmente morale: alla difesa del carcere ci sono soltanto 30 Svizzeri e un’ottantina di invalidi. Entrando nella struttura si scopre che accoglieva solo sette prigionieri, tra cui quattro falsari, un pazzo e uno accusato di incesto, prontamente liberati. Molti soldati vengono massacrati e alcuni ufficiali linciati a morte dai parigini. Questa è una storia di rivolta, di senso di patria, di un popolo fiero del tricolore blu, bianco e rosso, simbolo dei due maggiori rappresentanti della Francia (blu e rosso per i parigini, bianco dei Borboni), di coloro che hanno saputo ribellarsi, consci delle conseguenze, ma fieri di poter dare ad essi e alle generazioni future un futuro migliore. Con queste parole concludo, fatemi sapere se conoscevate nel dettaglio questa parte di storia o se avete scoperto qualche nuovo dettaglio. Un abbraccio a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.

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POST ORDINARIO: VI SPIEGO ALCUNE COSE. (23 luglio 2020)

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Un saluto a tutti cari Lettori. Questo è un breve post informativo che pubblico nel corso della mattinata. Secondo le ormai normali abitudini del blog, l’articolo fisso sarebbe dovuto uscire intorno alle 7:30 am. Purtroppo, a causa di alcuni imprevisti della giornata di ieri, per cui non mi sono sentita molto bene fisicamente, ho dovuto rimandare la pubblicazione dell’articolo fisso nel pomeriggio, in modo tale da poterlo leggere e sistemare con calma. Probabilmente, ma non certo, uscirà anche

un secondo articolo di LIBERO PENSIERO EXTRA, rispetto ad un argomento che mi interessa particolarmente anticipare. A partire dalla giornata di domani gli articoli fissi torneranno ad essere pubblicati come sempre al mattino presto, per dare a tutti l’opportunità di leggerli all’orario preferito. Per ora vi saluto, ringraziando per la bellissima family che siete, per i vostri messaggi e per il vostro costante sostegno. Ogni giorno crescete di numero, segno che apprezzate il mio impegno per migliorare il magico mondo di Storyteller’s Eye Word. Un abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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EMPATIA: STORIA DELL’HARD ROCK CAFE ( 22 luglio 2020)

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Un saluto a tutti! Oggi mi cimento nel racconto di un pezzo di storia, punto di ritrovo e meta ambita di tutti gli appassionati di rock, con una ricchissima catena di locai, districati ormai in tutte le maggiori città nel mondo. Mi riferisco ovviamente all’Hard Rock Cafè. Ma come nacque questa icona del panorama rocker? Le sue origini sono abbastanza remote, tanto che per valutarne la nascita finiamo proiettati nel lontano 1971. Due americani, Isaac Tigrett e Peter Morton, decidono di fondare un ristorante a Londra. E’ vero locale in stile USA, con le targhe e i tipici oggetti di arredamento dei locali americani. Ciò attira molto la clientela inglese, che diventerà sempre più numerosa. Tigrett e Morton, vedendo nell’idea creata un punto di forza per incrementare le vendite, continuano su questa scia, attaccando alle pareti nuove targhe di sigarette, delle automobili e oggetti tipici dei college americani. Fu allora che nacque lo slogan e la targa distintiva del locale, diventati ora un marchio distintivo, ovvero ” Love all, serve all”. Lo stesso principio dello slogan è molto distante dalla filosofia che correva in quegli anni, in cui il proprietario di un proprietario aveva il diritto di decidere se servire o no un commensale. Diventerà presto un

Logo simbolo di Hard Rock Cafè

locale trendy, frequentato dai giovani londinesi degli anni ’70 e non solo: passano da lì anche Paul McCartney o Eric Clapton, quest’ultimo deciderà anche di regalare la sua chitarra ad uno dei fondatori del locale. Diventerà presto il primo oggetto della più grande collezione di articoli rock diventati famosi nella storia. In questo modo anche altri cantanti ed artisti del panorama rock iniziano a regalare strumenti e personale, utilizzati come parte fondamentale dell’arredo. Il grande successo raggiunto fa crescere “l’azienda” e Tigrett e Morton decidono di fondare nuove sedi, ovvero Los Angeles, Chicago, Dallas  e NY, sempre più ricchi e scenici. Nel 1988, le sedi sono 16, sparsi nel mondo. Oggi sono ben 140 in oltre 36 paesi a livello mondiale. L’aspetto autentico e a mio parere meraviglioso di Hark Rock Cafè è che per ognuno di questi locali si possono ammirare veri e propri musei, grazie alle donazioni che gli artisti hanno fatto nel corso degli ultimi decenni, tra cui  la chitarra originale di John Lennon, i pantaloni di Jim Morrison e Freddie Mercury o gli abiti di scena di Madonna e Prince; o

Piràmide de Arona, Tenerife, sede di un Hard Rock Cafè.

ancora innumerevoli poster, manifesti, batterie, dischi di platino e spartiti scritti a mano. In alcune sedi inoltre sono stati acculti veri e propri spettacoli musicali, di artisti come Elton John, Aerosmith e Sting. Altra curiosità è che Hard Rock Cafè non è solo ristorante: nel 1995 Morton fonda a Las Vegas l’Hard Rock Hotel e l’Hard Rock Casinò. Negli anni successivi verranno fondati altri splendidi hotel a Bali, Chicago, San Diego e Singapore e altri casinò, ad esempio ad Hollywood e Macau. Inoltre ad oggi tutte le sedi comprendono uno shop in cui è possibile acquistare il famoso merchandising con il logo ( di cui quasi tutti hanno un pezzo nell’armadio, spesso acquistato come souvenir delle gite scolastiche liceali internazionali). Concludo così questo viaggio alla scoperta di un pezzo di storia che accomuna la cultura rock e quella america. Fatemi sapere con un commento se ne conoscevate la storia. Un forte abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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POST ORDINARIO: CONDIVISIONE -Un libro per fare beneficenza -. (21 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Quando posso, mi piace aiutare bloggers e iniziative sociali, condividendo tutti quei post trovati nei vari blog che seguo. In particolare oggi ho trovato interessante l’articolo del blog “Non solo campagna” di Elena Andreotti, che promuove un libro il cui ricavato è per una nobile causa. Per approfondire o meglio condividere o acquistare, cliccate sul link in fondo all’articolo per una lettura completa. Con queste parole concludo e vi auguro buona giornata. Un abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

Oggi voglio proporvi un altro libro che ha uno scopo benefico, realizzato da alcune scrittrici in contatto su Instagram. L’intento e quello di aiutare l’associazione Rubens che opera la riabilitazione per mezzo dei cavalli. (https://www.associazionerubens.it/) Descrizione Un libro che parla d’amore e di amicizia, l’amicizia che a volte si crea tra un essere umano e […]

Un libro per fare beneficenza

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