VIAGGI : STORIA DELLA LIRA ITALIANA, prima parte. (martedì 5 ottobre)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Sapete ormai da tempo quanto amo parlare di storia nei miei articoli, soprattutto se questi riguardano argomenti particolari, non sempre oggetto di attenzione nei comuni sussidi di storia. Probabilmente tutti quegli argomenti di nicchia, ma che spesso destano maggiormente curiosità. E’ il caso, per mio modesto parere, della lira, moneta ormai obsoleta nella moderna società e quasi del tutto sconosciuta dalle nuove generazioni, che ha visto però molti secoli di storia su tutta la penisola, fino alla sua forma definitiva coniata in seguito all’Unità d’Italia e sostituita definitivamente nel 2002 dalla nostra attuale moneta, ovvero l’euro. Aldilà di quanto avevo programmato e vista l’entità dei contenuti che vi offro in merito al seguente argomento ho deciso di dividerlo in due appuntamenti, di cui il successivo sarà presentato nel corso del martedì seguente. Dunque, iniziamo. La sua storia, nell’accezione più generica, ha origine già nel corso delle grandi società antiche. Molte di esse infatti utilizzarono questa moneta, di cui nome fu coniato dai latini (libra, ovvero la bilancia, il mezzo per pesare e misurare), disgregate tra la penisola Italica, la Turchia, l’Egitto e l’Inghilterra (questa moneta divenne nota con il nome di sterlina inglese). Divenne però per la prima volta un sistema monetario stabile e organizzato grazie a Carlo Magno nel IX sec. La lira francese rimase quindi in uso come moneta di conto per tutto il Medioevo e, solo a partire dalla seconda metà del XV sec., divenne una moneta vera e propria, ma con valori differenti secondo l’epoca e il luogo. Nel 1472 nacque la lira veneta, nel 1474 la lira milanese, nel 1498 quella genovese, nel 1539 quella toscana, nel 1561 quella di Savoia, nel 1611 quella di Modena, nel 1631 quella ducale di Vittorio Amedeo I duca di Savoia e nel 1655 la lira bolognese. Nel 1806 si parlò per la prima volta di lira italiana, grazia al decreto napoleonico. Era divisa in centesimi, secondo le regole del sistema metrico decimale introdotto in Francia, a seguito della rivoluzione del 1789. Al termine del regime napoleonico però, pochi anni più tardi, con la Restaurazione seguita al congresso di Vienna, si tornò alle lire locali. A partire dal 1746 iniziò a comparire il concetto di banconota, di carta moneta appunto. Il primo biglietto fu stampato dalle Regie Finanze di Torino. Essa aveva tagli differenti, che andavano dalle 100 alle 3.000 lire, e l’iniziativa del Regno di Sardegna fu presto imitata da altri stati italiani. Purtroppo, a causa delle esigenze di copertura delle spese militari, le Regie Finanze dovettero eccedere nella produzione di carta moneta e ciò nel tempo indebolì il suo valore. Ciò portò alla sfiducia verso la banconota da parte degli italiani finchè una legge emanata il 27 luglio del 1800 ne fece arrestare definitivamente la circolazione. Ma giunti finalmente all’unità politica dell’Italia si presentava il problema del commercio: infatti nonostante da ogni parte d’Italia si era parte di una certa unità politica, questa unità veniva meno per quanto riguardava gli interscambi di merce su tutto il territorio. Con il Regio Decreto del 17 luglio 1861 venne creata la nuova lira del Piemonte che prese in seguito il nome di lira italiana. Si trattava della moneta dell’unificazione del regno d’Italia. Con la legge Pepoli, si dava il via all’emissione di 14 monete: cinque in oro, cinque in argento e quattro in bronzo. Prima del nuovo sistema monetario si contavano su tutto il territorio nazionale ben 282 monete differenti, di cui 133 in oro, 64 in argento, 34 in eroso (lega d’argento e rame, dal latino aerosum, ricco di rame) e 51 in bronzo o in rame. La nuova moneta raffugurava il profilo di Vittorio Emanuele II e sul retro lo stemma sabaudo. In seguito furono coniate le monete con il volto di altri re che seguirono Vittorio Emanuele, ovvero Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II. La carta moneta, di grosso taglio, fu introdotta come moneta convertibile, nel senso che si poteva richiederne la conversione in metallo prezioso presso l’istituto d’emissione, e il suo valore era pari a 4,5 g. d’argento e a 0,29032225 g. d’oro. Dopo l’unificazione politica dell’Italia, la Banca Nazionale degli Stati Sardi, trasformata in seguito in Banca Nazionale nel Regno d’Italia, emetteva le seguenti monete: biglietti di banca al portatore da 25, 50, 100, 500 e 1.000 lire, le monete metalliche in oro da 5, 10, 20, 50 e 100 lire, le monete metalliche in argento da 50 centesimi e da 1, 2 e 5 lire e infine le monete metalliche in bronzo da 1, 2, 5 e 10 centesimi. Il seguito della storia della lira italiana lo racconterò nel prossimo articolo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stella e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home page e confermare. È possibile votare un numero illimitato di volte, basta attendere 60 minuti tra una votazione e l’altra. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! You have known for some time how much I love to talk about history in my articles, especially if these concern particular topics, not always the object of attention in the common history aids. Probably all those niche topics, but which often arouse more curiosity. This is the case, in my humble opinion, of the lira, a currency now obsolete in modern society and almost completely unknown by the new generations, which has however seen many centuries of history throughout the peninsula, up to its definitive form coined following the ‘Unification of Italy and definitively replaced in 2002 by our current currency, the euro. Beyond what I had planned and given the extent of the contents that I offer you regarding the following topic, I decided to divide it into two appointments, the next of which will be presented during the following Tuesday. So let’s get started. Its history, in the most generic sense, already originates in the course of the great ancient societies. Many of them in fact used this coin, whose name was coined by the Latins (libra, or the balance, the means to weigh and measure), broken up between the Italic peninsula, Turkey, Egypt and England (this coin became note with the name of the British pound). However, for the first time it became a stable and organized monetary system thanks to Charlemagne in the 9th century. The French lira therefore remained in use as a currency of account throughout the Middle Ages and, only from the second half of the 15th century, did it become a real currency, but with different values ​​according to the time and place. In 1472 the Venetian lira was born, in 1474 the Milanese lira, in 1498 the Genoese one, in 1539 the Tuscan one, in 1561 that of Savoy, in 1611 that of Modena, in 1631 the ducal one of Vittorio Amedeo I, Duke of Savoy and in 1655 the Bolognese lira. In 1806, the Italian lira was mentioned for the first time, thanks to the Napoleonic decree. It was divided into cents, according to the rules of the metric system introduced in France, following the revolution of 1789. At the end of the Napoleonic regime, however, a few years later, with the Restoration following the Congress of Vienna, it returned to local liras. Starting from 1746, the concept of banknote, of paper money, began to appear. The first ticket was printed by the Royal Finance of Turin. It had different denominations, ranging from 100 to 3,000 lire, and the initiative of the Kingdom of Sardinia was soon imitated by other Italian states. Unfortunately, due to the need to cover military expenses, the Regie Finanze had to exceed in the production of paper money and this weakened its value over time. This led to distrust of the banknote on the part of the Italians until a law enacted on July 27, 1800 caused its circulation to be definitively stopped. But once the political unity of Italy was finally reached, the problem of trade arose: in fact, despite the fact that every part of Italy was part of a certain political unity, this unity failed as regards the exchanges of goods throughout the territory. With the Royal Decree of July 17, 1861, the new Piedmont lira was created, which later took the name of Italian lira. It was the currency of the unification of the kingdom of Italy. With the Pepoli law, the issue of 14 coins was started: five in gold, five in silver and four in bronze. Before the new monetary systemthere were 282 different coins throughout the country, of which 133 in gold, 64 in silver, 34 in eroded (alloy of silver and copper, from the Latin aerosum, rich in copper) and 51 in bronze or copper. The new coin depicted the profile of Vittorio Emanuele II and the Savoy coat of arms on the back. Later coins were minted with the faces of other kings who followed Vittorio Emanuele, namely Umberto I, Vittorio Emanuele III and Umberto II. The large denomination paper money was introduced as convertible currency, in the sense that it could be requested to be converted into precious metal at the issuing institution, and its value was equal to 4.5 g. of silver and 0.29032225 g. gold. After the political unification of Italy, the National Bank of the Sardinian States, later transformed into the National Bank in the Kingdom of Italy, issued the following coins: bearer banknotes of 25, 50, 100, 500 and 1,000 lire, gold metal coins of 5, 10, 20, 50 and 100 lire, silver metal coins of 50 cents and 1, 2 and 5 lire and finally bronze metal coins of 1, 2, 5 and 10 cents. I will tell the rest of the history of the Italian lira in the next article. With these words I conclude, I remind you to leave a star and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners on the home page and confirm. You can vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between one vote and the next. Hugs to all!

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