VIAGGI: STORIA DEL MOBY PRINCE. (1 aprile 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! L’articolo di oggi è davvero interessante e nonostante sia un fatto relativamente recente ho deciso di inserirlo nella rubrica VIAGGI e non in CRONACA. Questo perché si tratta di una accadimento storico e non di un evento particolarmente consequenziale della storia contemporanea e leggendo capirete il perché. Il Moby Prince era un traghetto di linea (proprietà della compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma) e quel mercoledì 11 aprile del 1991, alle ore 22 circa, era in partenza dal porto di Livorno in direzione Olbia. A bordo alloggiavano 140 persone, di cui 76 passeggeri e 65 membri dell’equipaggio. A dirigere l’equipaggio c’era agli il comandante Ugo Chessa. Tutto stava procedendo con la consueta tranquillità, desiderata durante un simile viaggio, tanto che molti sono raccolti nella sala bar, intenti a guardare una partita di calcio. Circa venti minuti dopo il traghetto si immette in mare aperto ed è proprio allora che una distrazione del conducente crea un danno che diventerà presto dai riscontri irreparabili:  la nave finisce con la prua nella pancia di una petroliera, la Agip Abruzzo, i cui serbatoi contengono 2.700 tonnellate di petrolio Iranian Light. In pochi attimi il mare attorno al traghetto si trasforma in una larga macchia nera che inizia a prendere fuoco. La prua della nave è ora totalmente avvolta dalle fiamme. La richiesta di soccorso del marconista arriva alle 22,25, a cui segue dieci minuti dopo quella del comandante dell’Agip Renato Superina, che conferma l’accaduto, parlando però erroneamente di una bettolina (piccola imbarcazione utilizzata all’interno dei porti). I soccorsi raggiungono il luogo dell’impatto verso le 23 e in breve tempo vengono tratti in salvo i 18 occupanti della petroliera. Dell’altra nave però se ne sono perse le tracce. Alle 23,35 due ormeggiatori si imbattono per puro caso nel traghetto. In un inferno di fiamme l’unica parvenza umana è data  dal mozzo di origini napoletane Alessio Bertrand. Sarà l’unico sopravvissuto di quella notte. In quegli attimi sopraggiunge anche una motovedetta della Capitaneria di Porto livornese che si trova costretto ad un’amara constatazione dei fatti. Allora verrà chiamato il marinaio Giovanni Veneruso, al fine di agganciare la nave trainandola con un rimorchiatore all’interno del porto. Il tutto avviene alle 3,30 del mattino quando ormai del traghetto resta poco più di un relitto spettrale di fumo e lamiere. La gente é sconvolta da quanto frettolosamente trasmesso ai telegiornali in tv. Si parlerà infatti di errore umano, dovuto alla presenza di nebbia. L’ipotesi della nebbia viene confermata in sede giudiziaria nei due processi, per omissione di soccorso e omicidio colposo e per manomissione a bordo, che non portano ad alcuna condanna avvalorando indirettamente la tesi dell’errore umano. Alcune perizie hanno dimostrato che i passeggeri della nave sono sopravvissuti per diverso tempo dopo l’impatto. I test tossicologici, inoltre, hanno confermato la presenza di monossido di carbonio nel sangue delle vittime, segno evidente del fatto che sono rimasti in vita per ore. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

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Greetings to all, Dear Readers! Today’s article is really interesting and although it is a relatively recent fact I decided to include it in the travel column and not in the NEWS. This is because it is a historical event and not a particularly consequential event of contemporary history and reading you will understand why. The Moby Prince was a scheduled ferry (owned by the private shipping company Nav.Ar.Ma) and that Wednesday, April 11, 1991, at about 10 pm, was departing from the port of Livorno towards Olbia. There were 140 people on board, including 76 passengers and 65 crew members. Commander Ugo Chessa was in charge of the crew. Everything was proceeding with the usual tranquility, desired during such a trip, so much so that many are gathered in the bar room, intent on watching a football match. About twenty minutes later the ferry enters the open sea and it is precisely then that a distraction of the driver creates damage that will soon become irreparable: the ship ends up with the bow in the belly of an oil tanker, agip Abruzzo, whose tanks contain 2,700 tons of Iranian Light oil. In a few moments the sea around the ferry turns into a large black spot that begins to catch fire. The bow of the ship is now totally engulfed in flames. The marconista’s request for help arrives at 10.25 pm, followed ten minutes later by that of agip commander Renato Superina, who confirms what happened, but mistakenly talking about a bettolina (small boat used inside the ports). Rescue workers arrive at the crash site around 11pm and the 18 occupants of the tanker are quickly rescued. The other ship, however, lost track of it. At 11.35pm two moorings come across the ferry by chance. In a hell of flames the only human semblance is given by the hub of Neapolitan origin Alessio Bertrand. He’s going to be the only survivor of that night. In those moments there is also a patrol boat of the Captaincy of Porto livorno that finds itself forced to a bitter realization of the facts. Then the sailor Giovanni Veneruso will be called, in order to hook the ship towing it with a tug boat inside the port. All this happens at 3.30 am when the ferry now has little more than a ghostly wreck of smoke and sheets. People are shocked by how hastily broadcast on tv news. In fact, we will talk about human error, due to the presence of fog. The hypothesis of fog is confirmed in court in the two trials, for omission of rescue and manslaughter and for tampering on board, which do not lead to any conviction indirectly corroborating the thesis of human error. Some reports have shown that the ship’s passengers survived for some time after the impact. Toxicology tests also confirmed the presence of carbon monoxide in the blood of the victims, a clear sign that they remained alive for hours. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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