VIAGGI: IL METROPOLITAN MUSEUM OF ART. (23 fEBBRAIO 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori. Oggi vi parlerò di un edificio storico molto importante per la storia di New York, ma soprattutto di come questo nacque. Il racconto in questione inizia con una data, il 1872. L’America si è da poco lasciata la guerra civile alle spalle e tutti i cittadini desideravano qualcosa che mettesse davvero fine ad un periodo tanto buio. All’epoca a governare c’era il presidente Grant, che si occupò particolarmente al benessere dei cittadini e in primis della ricostruzione, che durò per lungo tempo, sia dal punto di vista materiale, sia culturale. Il desiderio di ricominciare comprendeva anche la realizzazioni di grandi opere, che diventassero simbolo di un nuovo inizio. New York, più di altre città, descrisse a pieno questa necessità di rinascita. Tra le opere piú celebri ci fu sicuramente lo storico Ponte di Brooklyn. Appena due anni dopo, alla presenza del Abraham Oakey Sala e del governatore John Thompson Hoffman, venne inaugurato il Metropolitan Museum of Art, un bellissimo palazzo che sorgeva al n. 681 della Quinta Strada. Il contenuto era sicuramente esiguo, visto ciò che ospitano i grandi musei odierni, e si trattava perlopiú della collezione privata di collezione privata di John Taylor Johnston, dirigente delle ferrovie e primo presidente del nuovo ente. Taylor Johnston, dirigente delle ferrovie e primo presidente del nuovo ente. Con il tempo il patrimonio del museo crebbe rapidamente fino al 1873 quando si rese necessaria una seconda sede del museo. Si optò temporaneamente per la Douglas Mansion, ad ovest della Quattordicesima Strada, in attesa di un edificio costruito ex novo per l’occasione, sul confine orientale del Central Park. Quest’ultimo, in stile neogotico, divenne presto sede ufficiale del museo, insieme ad un secondo, definito postumo, noto come The Cloisters, dedicata esclusivamente all’arte medievale.  Il valore economico delle collezioni aumentò notevolmente in seguito alla famosa “politica di acquisizioni”, che prese campo a partire dagli anni Settanta. In pratica si trattava di un strategia che comportava la messa in vendita di opere di alto pregio, il cui ricavato veniva utilizzato per l’acquisto di capolavori immortali dell’arte mondiale, tutt’oggi considerati gli elementi di maggior richiamo dell’esposizione.Nonostante ciò oggi il Metropolitan Museum of Art conta oltre due milioni di opere distribuite su una superficie di oltre 180 000 metri quadrati e 19 differenti sezioni. Il patrimonio del museo abbraccia una storia millenaria, dal neolitico alla scuola americana tra ‘800 e ‘900, passando per le civiltà greco romana ed egizia e il Rinascimento. Tra le parti migliori della collezione molte opere dei maestri del Quattrocento europei, fino al periodo contemporaneo. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo o nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers. Today I’m going to talk to you about a historic building that’s very important to New York’s history, but most importantly how it was born. The story in question begins with a date, 1872. America recently left the Civil War behind and all the citizens wanted something that would really put an end to such a dark period. At the time, President Grant was in charge, who was particularly concerned with the well-being of citizens and, first and first and not, with reconstruction, which lasted for a long time, both materially and culturally. The desire to start again also included the realization of great works, which became a symbol of a new beginning. New York, more than other cities, fully described this need for rebirth. Among the most famous works was certainly the historic Brooklyn Bridge. Just two years later, in the presence of the Abraham Oakey Sala and Governor John Thompson Hoffman, the Metropolitan Museum of Art was inaugurated, a beautiful palace that stood at 681 Fifth Avenue. The content was certainly small, given what is home to today’s great museums, and it was perlopiú of the private collection collection of John Taylor Johnston, railway executive and first president of the new body. Taylor Johnston, railway executive and first chairman of the new board. Over time the museum’s heritage grew rapidly until 1873 when a second museum location was needed. He temporarily opted for the Douglas Mansion, west of Fourteenth Street, waiting for a building built from scratch for the occasion, on the eastern edge of Central Park. The latter, in neo-Gothic style, soon became the official seat of the museum, along with a second, defined posthumously, known as The Cloisters, dedicated exclusively to medieval art. The economic value of the collections increased considerably following the famous “acquisition policy”, which took place from the 1970s. In practice, it was a strategy involving the sale of high-quality works, the proceeds of which were used for the purchase of immortal masterpieces of world art, still considered the most attractive elements of the exhibition. Despite this, today the Metropolitan Museum of Art has over two million works distributed over an area of over 180 000 square meters and 19 different sections. The museum’s heritage spans a thousand-year history, from the Neolithic to the American school between the 1800s and 1900s, passing through the Greco-Roman and Egyptian civilizations and the Renaissance. Among the best parts of the collection many works by the masters of the fifteenth century Europeans, up to the contemporary period. With these words I conclude, I remind you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article or in the blue banners at home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

Sempre Vostra, Storyteller.

Always Yours, Storyteller.

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5 replies

  1. Ci sono stato e ho avuto i brividoni per la quantità, davvero “overwhelming”…
    Ok, 10 anni dopo ho visto l’Ėrmitaž, ed è stato ancora “di più”!
    È andata a finire che i musei newyorkesi che oggi mi “ricordo” di più sono il Guggenheim, il MoMa (sono stato quasi 35′ davanti a “Vir, heroicus, sublimis” di Barnett Newman, ipnotizzato; e sarei voluto andare a vivere nello Sculpture Garden!) e, soprattutto, la Frick Collection (adorabile!)…
    …io *adoro* i musei!
    e per fortuna a Firenze non mancano!: peccato per la pandemia 😦

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    • Anch’io adoro visitare musei, purtroppo non ho ancora avuto il piacere di fare un viaggio a New York, ma è sicuramente nella lista desideri, anche per i musei che hai citato. Speriamo che questa pandemia termini presto. Per chi ama i viaggi culturali non è il massimo. Grazie per il tuo utile messaggio.🤗😊

      Piace a 1 persona

  2. Al Mercury Theater di New York, nel 1937, Orson Welles mise in scena una versione, vista con gli occhi di quella contemporaneità, del Giulio Cesare di William Shakespeare ambientata, e anche vestita, nella Roma fascista; di questo breve scorcio della vita di Orson ne parla un film del 2009, tratto dall’omonimo romanzo Me and Orson Welles di Robert Kaplow: alcune delle scene e il finale del film furono girati al Metropolitan Museum of Art e riprendono la giovanissima coppia protagonista che si nutre di creatività e, nel finale, uscendo dal teatro, si immergono nello splendore di una giornata luminosa, proiettati nel loro futuro…

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