VIAGGI: STORIA DEL CINEMATOGRAFO. (4 febbraio 2021)

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Un Saluto a tutti, Cari Lettori! Oggi parleremo, nonostante la stanchezza di questi giorni che aimè si fa sentire, di un argomento che, essendo parte di un periodo storico che non ho avuto il piacere di seguire, mi ha sempre affascinato e che voglio condividere qui su Storyteller’s Eye Word con voi.Vi racconterò infatti della storia dei fratelli Auguste e Louis Lumiere e della loro straordinaria invenzione: il cinematografo. Nato nel 1894, si tratta di uno strumento in grado di catturare e riprodurre immagini e ciò è possibile fondendo le funzioni di una camera da presa e di un proiettore. Per la prima volta si può assistere ad una realtà ricreata che non é piú statica, come nel caso della fotografia, bensì ripresa nel suo continuo divenire. Grazie all ‘invenzione del cinematografo venne completata una ricerca scientifica durata circa otto secoli. Tutto iniziò nella bottega di fotografia del padre dei Lumiere, dove fecero numerosi esperimenti sul procedimento fotografico e sul movimento delle immagini. La storia dello studio del cinematografo iniziò molti secoli prima, quando venne creata la prima camera oscura, grazie allo scienziato arabo Alhazen, a cui seguì il progetto della lanterna magica, ritenuta la madre del moderno proiettore. Tutto fu possibile grazie ad una precedente scoperta del 1885, il brevetto della pellicola cinematografica. Era un vero e proprio punto di partenza. Ne seguì in breve tempo la sua versione dotata di foro di trascinamento, un aspetto fondamentale per la loro invenzione. Per azionare il cinematografo bisognava inserire la pellicola forata in una piccola scatoletta in legno, messa in funzione da una manovella che con il suo movimento rendeva possibile il trascinamento a scatti della pellicola. Esso era uno strumento incredibilmente pratico: infatti semplicemente smontando una lente si poteva passare dalla modalità camera a quella proiettore. Il nome del nuovo brevetto fu, passatemi il termine, un vero colpo di fortuna. Un altro strumento infatti aveva già questo nome e lo scopo era allo stesso modo la riproduzione di immagini in movimento. L’inventore però, il signor Leon Bouly, cadde in disgrazia e non riuscì a pagare il canone di locazione per i suoi brevetti. Fu così che i fratelli riscattarono il titolo e lo diedero alla loro invenzione (la storiografia moderna è tuttavia concorde nell’attribuire a Bouly la paternità del termine cinematografo). La prima dimostrazione, in forma ristretta, del cinematografo in funzione avvenne alla Société d’Encouragement à l’Industrie Nationale di Parigi, nell’aprile del 1895. Ne seguì un’altra, questa volta in forma pubblica, otto mesi più tardi, al Salon Indien du Grand Café (una sala nel seminterrato dello storico locale parigino di Boulevard des Capucines, vicino alla Place de l’Opéra). Le pellicole erano divise in dieci episodi e mostravano semplici scene di vita quotidiana. Il pubblico presente rimase entusiasta alla visione di quelle immagini. Visto l’immediato successo dei Lumiere e del loro cinematografo numerosi apparecchi furono loro richiesti, segnando il principio del moderno concetto di cinema. Convinti che tutto ciò avesse un’esistenza effimera, vendettero il brevetto Charles Pathè, continuando a dedicarsi alla fotografia.  Concludo ricordandovi di lasciare una stellina, un commento e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basta cliccare nella barra blu sotto l’articolo nei banner blu in home e confermare. E’ possibile votare un numero illimitato di volte, basterà attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Greetings to all, Dear Readers! Today we will talk, despite the tiredness of these days that aimè makes itself heard, about a topic that, being part of a historical period that I have not had the pleasure of following, has always fascinated me and that I want to share here on Storyteller’s Eye Word with you. In fact, I will tell you about the story of the brothers Auguste and Louis Lumiere and their extraordinary invention: the cinematographer. Born in 1894, it is a tool capable of capturing and reproducing images and this is possible by merging the functions of a camera and a projector. For the first time we can see a recreated reality that is no longer static, as in the case of photography, but taken in its continuous evolution. Thanks to the invention of the cinematographer, scientific research lasting about eight centuries was completed. It all began in the photography workshop of lumiere’s father, where they did numerous experiments on the photographic process and the movement of images. The history of the cinematographer’s studio began many centuries earlier, when the first darkroom was created, thanks to the Arab scientist Alhazen, who was followed by the magic lantern project, believed to be the mother of the modern projector. Everything was possible thanks to an earlier discovery in 1885, the patenting of film. It was a real starting point. This was soon followed by its version with a drag hole, a fundamental aspect for their invention. To operate the cinematographer it was necessary to insert the perforated film in a small wooden box, put into operation by a crank that with its movement made it possible to jerkily drag the film. It was an incredibly practical tool: in fact, simply disassembling a lens you could switch from camera mode to projector mode. The name of the new patent was, after the end, a real fluke. Another tool already had this name and the purpose was in the same way the reproduction of moving images. The inventor, However, Mr. Leon Bouly, fell out of favor and failed to pay the rent for his patents. It was thus that the brothers redeemed the title and gave it to their invention (modern historiography nevertheless agrees to attribute to Bouly the authorship of the term cinematographer). The first demonstration, in a narrow form, of the cinematographer in operation took place at the Société d’Encouragement à l’Industrie Nationale in Paris, in April 1895. Another followed, this time in public form, eight months later, at the Salon Indien du Grand Café (a room in the basement of the historic Parisian café on boulevard des Capucines, near the Place de l’Opéra). The films were divided into ten episodes and showed simple scenes of daily life. The audience present was thrilled to see those images. Given the immediate success of the Lumiere and their cinematographer numerous devices were required of them, marking the principle of the modern concept of cinema. Convinced that all this had an ephemeral existence, they sold the Charles Pathè patent, continuing to devote themselves to photography. I will end by reminding you to leave a starlet, a comment and vote for Storyteller’s Eye Word on Net-Parade! Just click in the blue bar below the article in the blue banners on home and confirm. It is possible to vote an unlimited number of times, just wait 60 minutes between votes. A hug to everyone!

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12 pensieri riguardo “VIAGGI: STORIA DEL CINEMATOGRAFO. (4 febbraio 2021)

  1. All’università sognavamo (col Sadoul di biblioteca tra le mani, cioè il testo numero uno per la storia delle origini del cinema, scritto ai tempi della rivoluzione Nouvelle Vague [anni ’50] che riplasmò completamente gli studi cinematografici) di come “sarebbe potuta andare” se l’idea “proiettiva e collettiva” del cinema non avesse vinto e si fosse imposta l’idea di un cinema “di spioncino”…
    I Lumière si instradavano sui colossali risultati di, tra gli altri, Reynaud, e usavano, come lui e i suoi, un “nastro” di pellicola forato ai lati, che scorreva “trainato” da dentini di ingranaggio che si incuneavano proprio nei fori laterali… era un’idea ottima, ma aveva grossi problemi (alcuni risolti solo molto dopo Lumière, almeno a intorno alla metà degli anni ’10)…
    Tanti ovviarono al problema proponendo una serie di fotogrammi non contigui su un nastro ma “autonomi” benché tra loro “uniti alla base”, come le pagine di un libro (o come staderini in un catalogo bibliotecario cartaceo), pagine da far scorrere come Gaston fa scorrere il libro di Belle nel film della Disney, come un soffietto… e quel soffietto era da vedere in un mirino, una persona alla volta, e sui fotogrammi non c’erano storie o “vedute” (i primi film dei Lumière erano quasi “quadri” anche se subito la loro macchina da presa fu usata dai viaggiatori, dei documentaristi ante-litteram che coi loro filmati fecero “vedere il mondo” esotico delle potenze coloniali di quei tempi: Inghilterra, Francia, Olanda ecc.), ma esibizioni di artisti, spesso ballerini, con vari tentativi di accompagnamento musicale, osa che aveva anche Reynaud, ma Reynaud doveva suonare dal vivo (anche Lumière, ogni tanto, aveva pianisti al seguito, anche se preferiva avere gli imbonitori urlanti a descrivere le scene, come dei telecronisti), mentre quei soffietti per un po’ cercarono di “sincronizzarsi tecnicamente” con un grammofono! (anche se non ci riuscirono mai davvero)…
    quel soffietto era il Kinetoscopio e non lo proponeva un povero inventore qualsiasi, lo proponeva Thomas Alva Edison (era suo anche il grammofono)! E non lo proponeva da un paese qualsiasi, lo proponeva dagli Stati Uniti!
    Il fatto che gli USA non avessero ancora vinto la Prima Guerra Mondiale, e che l’apparecchio Lumière fosse molto semplice (poteva occorrere un solo apparecchio sia per riprendere sia per proiettare), ci hanno dato il cinema come lo conosciamo, ma il “rischio” di stare, oggi, a guardare uno spioncino invece che uno schermo è stato immenso!
    Benché, in effetti, molto del merito non fu di Lumière ma di Georges Méliès (quello di Hugo Cabret di Scorsese), colui che fu il primo a pensare davvero a “film fantastici”, non realistici, capaci di far sognare più che illustrare il mondo: film così accattivanti, fatti in Francia, col sistema Lumière (era impossibile fare roba “fantastica” col sistema Edison, la cui pellicola era troppo sensibile: Edison, con Bill Dickson, dovevano riprendere i loro ballerini in uno studio completamente buio, mentre Méliès girava quasi in una serra, tutta a vetri, apposta per far entrare la luce naturale!), da far “innamorare” tutto il mondo del sistema “proiettivo”…

    C’è anche da dire una cosa, però: oggi, tra PC e Netflix si può tranquillamente dire che il cinema è quasi “tornato” quello di Edison, quello dello spioncino, quello individuale, il Kinetoscopio!
    Alla fine, nella Storia, non si sa mai chi “vince”… e ride bene, chi ride ultimo! [anche se, per parte mia, le speranze che il cinema rimanga proiettivo e collettivo, sono molte!]

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