CRONACA: COLLABORAZIONE PER UN MESSAGGIO IMPORTANTE. (14 dicembre 2020)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori. E con estremo piacere che pubblico e condivido l’articolo dell’autore di Thought’s Room qui su Storyteller’s Eye Word. Come scrissi nei precedenti post, al fine di introdurre l’argomento, il tema trattato è particolarmente forte e delicato, per cui vi chiedo solidarietà e una lettura attenta. E’ un caso, purtroppo, come altri, basta aprire gli occhi e le nostre menti su quanto  accade quotidianamente intorno a noi. Il testo è stato scritto a mio parere in maniera impeccabile, soprattutto considerando il tema trattato. Non mi dilungo oltre e lascio per oggi protagoniste della rubrica le parole di questo articolo. Grazie a tutti. Un abbraccio.

Uscire di casa la mattina, avvicinarsi allo sportello dell’auto, aprirlo e mettere in moto in direzione degli interessi che, a seconda della giornata, muovono il nostro quotidiano. Un modo di pensare e di agire molto semplice insomma, che rispecchia l’insostituibile desiderio, diritto, di libertà così caro al vivere sociale degli ultimi decenni. Tuttavia, non dobbiamo cedere all’inganno di universalizzare il nostro soggettivo, potremmo trovarci di fronte una sorpresa non molto gradita.

Basta attraversare con il dito l’atlante geografico e subito potremmo essere catapultati in una terra, una cultura, un linguaggio, un pensiero a noi ostili. Sono queste le premesse, i parametri cui guardare quando si vuole indagare il pensare e l’agire di popolazioni, rispetto a noi, molto distanti.

Ai nostri occhi, forse superficiali, guidare un veicolo potrebbe apparire un comportamento naturale, che non impone nessun atteggiamento pregiudizievole o discriminatorio poiché facente parte di quell’insieme di modi d’essere e di fare comunemente assoggettati alla definizione di normalità.

Tuttavia, questa normalità, qualora perpetrata da una donna vecchia o giovane che sia, è l’arché, il principio cardine di un reato severamente punito nell’area territoriale dell’Arabia Saudita e il caso di Loujain Alhathloul ci fornisce un esempio lampante di quanto si è accennato poc’anzi. Si tratta di una vicenda che affonda le sue radici nella lotta per il raggiungimento di un ulteriore traguardo sulla via dell’emancipazione femminile nell’area della penisola arabica: il diritto e la libertà per le donne di poter guidare un’auto senza essere colpevolizzate a causa di questo loro gesto.

Nonostante le concessioni fatte a livello governativo e legislativo dalle autorità statali, la discriminazione delle donne continua a crescere e di ciò è stata vittima Loujain Alhathloul: ammontano a più di 900 i giorni della sua detenzione, caratterizzata da continui abusi e violenze. Atti che non devono restare impuniti e che rappresentano una palese violazione dei diritti inalienabili di cui ogni essere umano gode per il solo fatto di esistere. Innanzi a un simile crimine, poiché non può in alcun modo essere definito diversamente, la Comunità Internazionale nel suo complesso, comprensiva di Stati ma anche di singoli cittadini, dovrebbe esprimere apertamente la propria intolleranza comportamento riprovevole. La diplomazia può essere utile, è vero, ma essa è solo parole al vento quando resta confinata all’ambito ideale e non trasportata sul piano del fattuale.

Non restiamo in silenzio, non distogliamo lo sguardo, il silenzio non la riporterà a casa.

#nonrestiamoinsilenzio

Sempre Vostra, Storyteller.

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Categorie:CRONACA

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