DIARIO DI LIBERO PENSIERO: PENSARE ALLA FELICITÀ, SECONDA PARTE. (4 dicembre)

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Un saluto a tutti, Cari Lettori! Questo è il secondo appuntamento di DIARIO dedicato alla filosofia della felicità secondo Jiddu Krishnamurti. In questa parte in particolare vi voglio parlare di come, secondo l’autore, si arriva alla consapevolezza del raggiungimento dello stato di felicità. Abbiamo parlato del senso di gratitudine e del senso di benessere, forse le sensazioni più appaganti per tutto il genere umano, ma quando giungiamo a quello stato che noi definiamo di felicità? Per rispondere alla domanda mi servo di una frase detta dallo stesso Krishnamurti, ovvero:

“La felicità arriva quando non te l’aspetti; e nel momento in cui sei cosciente di essere felice, non lo resterai a lungo.”

Quella che noi definiamo “ricerca della felicità” non esiste, è impossibile perseguirla e questo non è il modo corretto di ottenerla. La verità è che, essendo totalmente impossibile da gestire come il fato, semplicemente diventa per un momento parte

della nostra vita. Solo allora abbiamo coscienza di cosa sia davvero, di cosa si prova e come si manifesta. Possiamo fare tante considerazioni e pensieri in merito, ma si conosce la felicità solo quando la si vive. Noi confondiamo le percezioni pratiche della nostra vita con la felicità ed essa stessa va ben oltre il nostro agire, non può essere gestita dalle nostre azioni. Detto ciò credo che questo autore ti permette di aprire gli occhi su tutti gli aspetti dogmatici della vita. Dobbiamo renderci conto che non solo ciò che è tangibile e materiale è davvero utile e piacevole per le nostre anime. Chiaramente queste sono parole che racchiudono una verità parziale. Altrettanto vero é infatti che l’uomo ha bisogno del sostegno materiale in alcune circostanze, vedi ad esempio la risposta ai suoi bisogni primari. Altro aspetto, non di certo di minor importanza, che tende a sottolineare l’autore é il senso effimero della felicità. É importante beneficiarne e goderne nel momento in cui essa si manifesta, proprio per la sua volatilità. I momenti di vera felicità sono pochi e molto brevi e vanno vissuti come tali. Sono parole che ho appreso senza problemi, proprio per la capacità di essere complesse e semplici allo stesso tempo, come di solito accade di fronte agli scritti di un saggio. Con queste parole concludo, vi ricordo di lasciare una stellina, un commento, di seguire se ancora non lo fate il blog e di votare per Storyteller’s Eye Word su Net-Parade! Basterà cliccare sulla barra blu sotto a questo post o nei banner blu in home e confermare. Potete votare un numero illimitato di volte, l’importante é attendere 60 minuti tra un voto e quello successivo. Un abbraccio a tutti!

Sempre Vostra, Storyteller.

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3 replies

  1. La felicità è uno dei temi filosofici che mi sta più a cuore. Per me la felicità è stare bene con me stessa e con gli altri, dare amore e riceverne in cambio. Anche secondo me la vera felicità sta in brevi attimi del presente che vanno colti subito. A scuola abbiamo affrontato questo tema parlando di Salvatore Natoli, un filosofo siciliano che scrisse un saggio sulla felicità.

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