VIAGGI: LA BRECCIA DI PORTA PIA (8 ottobre 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Questo articolo è uno di quelli facenti parte della programmazione di settembre che ci tenevo a recuperare, come ormai sapete mi piace scrivere articoli storici, senza necessariamente la pretesa di svolgere una stesura accademica, ma comunicando in modo semplice e diretto una conoscenza ad un gruppo di cari amici. Storyteller’s Eye Word non è un ambiente di formalità, di dogma e stereotipi, qui siamo tutti uguali e tutti fruiscono in egual misura della bellezza della cultura come fonte di reciproco scambio e perchè no, di divertimento. Detto ciò l’argomento che tratterò in queste righe è la famosa “Breccia di Porta Pia”, probabilmente uno degli avvenimenti più significativi dell’Italia della fine dell’800, giovane e incapace di sapere cosa si celasse nello scorrere del suo tempo. Ma procediamo con ordine. Siamo a Roma, sede della nostra attuale capitale, come d’altro canto a breve sarà riconosciuta, all’alba del 20 settembre del 1870. Una schiera di circa 15.000 soldati pontefici volontari, la cui origine era principalmente francese, belga e olandese, attende con fermento la prossima mossa, messa in atto da altrettanti assedianti, bersaglieri e fanti dell’esercito italiano. L’intento di quest’ultimi è quella di fronteggiare i

soldati pontefici fino alla loro dichiarata sconfitta, per ottenere infine la resa dello Stato pontificio e la successiva adesione al Regno d’Italia. Sono ormai le nove del mattino e il generale piemontese Raffaele Cadorna lancia un primo, fulminio segnale d’accatto, al quale i suoi uomini rispondono con il fragore delle cannonate. In breve il muro che si trova ai lati di Porta Pia crolla, lasciando libero un varco utile per l’assedio dello Stato Pontificio. La difesa non oppone grande resistenza, in qualche modo anch’essi si ritenevano favorevoli all’azione. In breve tempo il piccolo Stato viene completamente assediato dalle truppe di Cadorna. Si stava assistendo alla distruzione fisica di 1000 anni di potere temporale del papato. Un giovane soldato, che pochi anni dopo sarebbe diventato famoso per la stesura del famoso libro “Cuore” delizia la nostra curiosità di quanto vissuto in quel frangente, scrivendo qualche riga su un pezzo di carta, chissà dove recuperato:  «la porta Pia era tutta sfracellata; la sola immagine della Madonna, che le sorge dietro, era rimasta intatta; le statue a destra e a sinistra non avevano più testa; il suolo intorno era sparso di mucchi di terra; di materassi fumanti, di berretti di Zuavi, d’armi, di travi, di sassi. Per la breccia vicina entravano rapidamente i nostri reggimenti». Ci volle appena una mattinata, per ottenere qualcosa che fino a poche ore prima sembrava un sogno, un’utopia che accecava le menti di anni di storia. I militari erano riusciti a fare qualcosa che nemmeno il grande Garibaldi riuscì a fare appena pochi anni prima, ma questo non per mancanza di abilità o di strategia di quest’ultimo. Vi era infatti un equilibrio diplomatico-politico in cui la Francia, o meglio Napoleone III, offriva protezione allo stesso Regno d’Italia e al dominio papale su Roma. In questo modo Roma restò inespugnabile per lungo tempo. A distruggere questo equilibrio, appena poche settimane prima della Breccia di Porta Pia, fu la Battaglia di Sedan, che vide protagonista la Prussia di Bismarck e appunto la Francia di Napoleone III. La sconfitta di quest’ultima definì lo scioglimento immediato di ogni forma di alleanza e protezione, lasciando lo Stato Pontificio del tutto indifeso. Senza alcun tipo di protezione, Pio IX si rifugia in Vaticano, dichiarandosi prigioniero dello Stato Italiano, fu così che prese atto la famosa “questione romana”. Con queste parole concludo, vi auguro una buona giornata, un abbraccio forte a tutti.

Sempre Vostra, Storyteller.

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