LIBERO PENSIERO: DIPTHYCHA (seconda parte)

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Enfant écrivant (1860–1880), Victoria and Albert Museum

Un saluto a tutti, cari Lettori! Sempre per lo speciale progetto “Dipthycha”, vi lascio in seguito la lettura del primo dittico poetico, ad opera di Silvia Calzolari e dello stesso Emanuele Marcuccio, creatore del progetto. Buona Lettura.

“Vita Parallela” / “Telepresenza”, con commento critico 
di Luciano Domenighini[1] 

Dittico poetico ‘a due voci’[2] di Silvia Calzolari e Emanuele Marcuccio 

«Nell’individuare dittici e trittici poetici secondo il “Dipthycha” – operazione mai semplice – è essenziale che ogni autore non imiti l’altro ma che in una sorta di continuum, seguendo il relativo tema rimanga fedele al proprio modo di fare poesia. Se no, dove sarebbe l’innovazione? Solo qualcosa di simile a una poesia a quattro mani e nulla più.»[3] 
Emanuele Marcuccio 

VITA PARALLELA[4]
A tutti i poeti/artistanime
Odo vocicon voltisenza voltiche cercanoesploranoespandono.Nuove strade davanti a noiche hanno sapori veriin condivisioni acceseche si innalzano in cieli nuoviin realtà autentiche e inaspettate.Vomito il mio esseresensazionintense di parole unitedi figure geometrichecome vapori necessariche costruiscono mondisimili ai mieidiversi dai mieidi occhispirati in occhispiratidi umanosentire.Vortici meravigliosiche circondanoavvolgonostimolanopensieri di mentemozione accesasenza tregua…come sento iocome voglio iocome in specchioimmagine vedo voivi ascoltovi sentoin divenire senza limiti!
9 maggio 2010
Silvia Calzolari

TELEPRESENZA[5] 
A Silvia Calzolari
Questa corrispondenzad’amorosi sensi,questa corrispondenzad’umano sentire,senza reale presenza,in questa telepresenza,frapposta da un foglio di vetroe una tastiera:paradosso sonoro,che costituiscemondi simili,mondi diversi,m’ispira…Anche questofoglio di vetro impazzito,m’ispira…
9 maggio 2010
Emanuele Marcuccio

È un congegno recettivo raffinato, un’antenna sensibilissima, è uno strano essere il poeta che riesce a percepire presenze e a stabilire corrispondenze anche nella solitudine, nel silenzio, nell’assenza, nell’esilio dei corpi e delle voci.La Calzolari e Marcuccio rilevano e celebrano questa facoltà, glorificandola in due odi di distinto colore.Entusiastica e festosa, panica e inebriante quella di Silvia che confessa una disposizione benigna e spande un amore incondizionato verso tutta l’umanità, sentimento imperioso, che sente e crede vicendevole.Che la poetessa voglia esprimere tutto l’impeto di questa coralità comunicativa, di questa universale condivisione empatica, lo si capisce anche dal generoso, a tratti quasi compulsivo impiego di forme verbali che, in una lirica di soli trentadue versi ne assommano ben ventuno (odo, cercano, esplorano, espandono, hanno, innalzano, vomito, unite, costruiscono, ispirati, sentire, circondano, avvolgono, stimolano, accesa, sento, voglio, vedo, ascolto, sento, divenire)  conferendole un ritmo incalzante e una straordinaria mobilità.All’espansività quasi febbrile della Calzolari Marcuccio oppone il tono compassato e riflessivo di “Telepresenza”, un’ode al computer e alle sue magiche facoltà, singolare per la modernità del tema.Aperta da una citazione foscoliana, analizza con acutezza la moderna condizione del solitario che, attraverso un congegno tecnico può riscattare largamente il suo isolamento.È “questo foglio di vetro impazzito” il prodigioso prestigiatore che può trasformare la solitudine fisica in un affollato e illimitato sodalizio mentale e virtuale.È questa l’opzione meravigliosa offerta all’uomo d’oggi e Marcuccio sa cogliere e descrivere questa opportunità, a riprova che sono la volontà e il sentimento dell’uomo le forze che governano i frutti dello sviluppo tecnologico, strumenti inanimati certo ma che hanno essi stessi il potere di ispirare il cuore di un poeta.Ammirevole qui è la capacità, caratteristica del poeta palermitano, di coagulare i concetti in locuzioni lampanti e sintetiche (“telepresenza”, “foglio di vetro impazzito”, “paradosso sonoro”), a un tempo essenziali e pregnanti.
Luciano Domenighini 
Note 
[1] Il commento critico di Luciano Domenighini al dittico è edito, in AA.VV., Dipthycha 2. Questo foglio di vetro impazzito, sempre, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, TraccePerLaMeta, 2015, p. 19. [2] Il dittico poetico, rivisitato in una accezione “a due voci” dal poeta Emanuele Marcuccio e da lui definito come “una composizione di due poesie di due diversi autori, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica”. Sono finora editi tre volumi antologici di questi dittici “a due voci”, che costituiscono il progetto “Dipthycha” (2013; 2015; 2016). [3] Esergo a AA.VV., Dipthycha 4. Corrispondenze sonore, emozionali, empatiche… si intessono su quel foglio di vetro impazzito…, a cura di Emanuele Marcuccio (di prossima edizione). [4] Silvia Calzolari, in AA.VV., Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…, a cura di Emanuele Marcuccio, Photocity, 2013, pp. 2-3. Il presente dittico a due voci proposto dallo stesso curatore Emanuele Marcuccio, apre ogni volume del progetto e costituisce il suo manifesto poetico. [5] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta, 2014, p. 26. 

Sempre Vostra, Storyteller.



Categorie:libero pensiero

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