EMPATIA: STORIA DI GREENPEACE ( 13 settembre 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! In questo articolo, visto che proprio nel mese di settembre ricade al sua nascita e di conseguenza l’anniversario, voglio raccontarvi la storia di un’associazione a me molto cara, per il contribuito che offre quotidianamente nei riguardi della natura. Sto parlando, come suggerito dal titolo, di Greenpeace. Come penso sappiate si tratta di un’organizzazione internazionale che da decenni si occupa della salvaguardia delle specie particolarmente a rischio e più deboli del nostro amato pianeta. Non indugio oltre e inizio questo fantastico racconto, a mio parere pieno di emozioni. Andando a cercare sul sito di Greenpeace Italia, scopro un sacco di aspetti interessanti legati a quest’ultima e in particolare tutta la storia che vede alla sue spalle ad oggi. Tutto inizia a prendere forma nel lontano 1971, quando i fondatori dell’organizzazione, un piccolo manipolo di uomini, decidono di salpare a bordo di un vecchio peschereccio dal porto di Vancouver, diretti negli Stati Uniti, precisamente ad Amchitka. Lo scopo è quello di denunciare i test nucleari segreti effettuati dagli americani. Nonostante il tentativo sembrasse apparentemente fallito (non erano riusciti a fermare i test), qualcosa riuscirono a smuovere, dal momento che la loro azione e loro stessi

finirono su numerose testate giornalistiche nordamericane. Con tempo però, la stessa cittadina, per dovere morale, decide di abbandonare questo genere di attività. Da allora nasce Greenpeace, un’organizzazione che opera sul territorio mondiale. La prima vera azione come associazione avviene però l’anno successivo nell’atollo di Mururoa, in Francia, dove attività dei test nucleari era molto diffusa, tra cui veri e propri esperimenti atomici. Infatti nel mese di giugno del 1972 è prevista un’esplosione che Greenpeace ha intenzione di bloccare tempestivamente. La missione, gestita da David McTaggart avrà luogo alla fine di aprile. A bordo del Vega accompagnato da cinque persone, arriva a 32 km dall’atollo, dove sostano per un’occupazione pacifica fino alla metà di giugno, quando un ordigno esplosivo post su una mongolfiera sorvola Mururoa. A quel punto l’imbarcazione si avvicina ulteriormente. Dopo otto giorni di lotte intestine McTaggart non raggiunge il risultato sperato, l’azione verrà solo ritardata rispetto al previsto. L’anno successivo si palesa la scena analoga e McTaggart viene ferito gravemente. I danni subiti, provati da fotografie effettuate dall’equipaggio, scatenano una

denuncia ai danni della Francia e grazie a ciò nel 1974 i francesi annunciano la fine del test atmosferici. In seguito venne un’alra clamorosa azione di Greenpeace per il quale la stessa viene spesso ricordata, nota come l’affondamento della Rainbow Warrior. All’epoca quest’ultima aveva da poco concluso l’Operazione Exodus sull’atollo di Rongelap, nel Pacifico. La zona era nota per essere stata colpita numerose volte dalle radiazioni dei test nucleari degli americani, durante gli ani tra il 1948 e il 1956. A causa di ciò moltissimi casi di cancro alla tiroide, leucemia e malformazioni fetali si verificavano tra i cittadini locali. Grazie al sostegno degli stessi abitanti delle isole di Rongelap e del Parlamento delle isole Marshall, Greenpeace ottiene l’evacuazione totale dell’isola di Mejato, la principale dell’atollo. A termine della missione la Rainbow Warrior è diretta a Auckland, in Nuova Zelanda, allo scopo di giungere infine Mururoa. Ma a mezzanotte, il 10 luglio del 1985 due ordigni esplodono sulla nave, segno di un atto di sabotaggio. La nave affonda e un membro dell’equipaggio, il fotografo Fernando Pereira, perde tragicamente la vita. Nonostante l’inchiesta ufficiale non possa incolpare direttamente lo stato francese, due mesi dopo il Ministro della Difesa, all’epoca Charles Hernu, si dimette, probabilmente rapito dai sensi di colpa. Questi sono i due principali esempi, ma di certo non gli unici delle straordinarie missioni compiute da Greenpeace sul panorama mondiale, ormai da lungo tempo. Io, da modesta osservatrice, non posso far altro che lodare, stimare e ringraziare coloro che con costanza decidono di sacrificarsi, di battersi per nobili scopi che interessano tutta l’umanità e l’ambiente che ci circonda. Vi consiglio dunque, per chi volesse approfondire, di accedere al sito di Greenpeace Italia per conoscere molto più di quanto ho scritto in questo articolo. Con queste parole concludo. Un abbraccio forte.

Sempre Vostra, Storyteller.

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3 pensieri su “EMPATIA: STORIA DI GREENPEACE ( 13 settembre 2020)

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