EMPATIA: IL RUOLO DELLA DONNA NELLA STORIA, prima parte. (15 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi e domani condivido con voi uno speciale in due puntate dedicato alla figura femminile. In particolare in questo articolo parlerò della donna e del suo ruolo nella società, nel corso dei secoli. Domani invece l’articolo seguirà una sfumatura differente dello stesso argomento, ovvero come è cambiato il ruolo della donna dal punto di vista professionale. Due argomenti che da tempo mi appassionano: infatti più volte, anche nei miei blog precedenti, ho trattato l’argomento sotto molteplici aspetti. Voglio però precisare una cosa: amare i contenuti relativi all’evoluzione della donna, in società e professionalmente parlando, non fa di me una femminista. Anche perchè credo che spesso e volentieri essere femministe significa andare a discapito di altri ruoli sociali e naturali, che inevitabilmente perdono la loro importanza nel mondo. Non credo alla donna come un’essere migliore di altri e non credo che mettere l’accento su di essa serva per renderla pari alla figura maschile: il rispetto e un agire quotidiano paritario oggigiorno sono più che sufficienti. Probabilmente oggi non ha più senso seguire questa corrente di pensiero, almeno nella società occidentale. Nonostante ciò, credo nelle femministe di un tempo, a coloro che hanno saputo protestare per rendere la nostra vita, delle generazioni a loro future, migliore, per creare un mondo in cui la disparità uomo-donna si senta soltanto più nei dibattiti, nelle riflessioni e su banchi di scuola. Le loro ribellioni ad una mentalità maschilista hanno reso il mondo un posto migliore in cui vivere. Concludendo dunque il piccolo excursus appena compiuto, sempre lecito nel magico mondo di Storyteller’s Eye, mi accingo a scrivere dell’argomento di oggi.

Tanti furono i cambiamenti che la donna subì nel corso del tempo e ciò grazie all’evoluzione politica e giuridica dei popoli, alla diversità dei fattori geografici e storici e per la sua appartenenza ai vari gruppi sociali. Ad ogni modo, secoli addietro la donna, in vari paesi, costumi e circostanze, ha quasi sempre subito un trattamento di inferiorità rispetto alla figura maschile, che reggeva in sè pieni poteri giuridici, economici e civili. Era esclusa dalla maggior parte delle attività sociali e vantava ben pochi diritti. Anche se nell’età arcaica la donna aveva un ruolo importante (la società all’epoca era di tipo matriarcale), in quanto generatrice di vita e custode del focolare domestico, già a partire dall’Antica Grecia, le cose cambiano. Grandi filosofi del calibro di Platone, Pitagora o Euripide considerano la donna ignorante, inferiore, difettosa e incompleta. Era sempre sotto il controllo del padre finché si sposava, allora il controllo passava al marito.Come in Grecia, anche sul vasto territorio dei latini, la donna non viveva condizioni migliori, il suo scopo era il mantenimento della prole, quasi fosse una sorta di fattrice. Tutti i poteri erano nelle mani del paterfamilias, che aveva il diritto di decidere sulla vita di figli e moglie. Qualche libertà in più se la permettevano le mogli degli imperatori, donne libere e potenti, di cui la parola aveva grande influenza sulle scelte politiche del marito. La situazione si complicò ulteriormente in epoca medievale. La donna ricopriva due ruoli completamente opposti: da un lato era una figura angelica e spirituale, ma dall’altro diventava stregonesca e maligna. Nonostante fosse vista come l’incarnazione del bene e del male, era comunque succube del potere maschile e l’uomo sfruttava il suo potere perchè timoroso delle reazioni del suo lato oscuro. Nonostante ricevesse una dote dalla famiglia d’origine, al momento del matrimonio la dote diventava proprietà del marito, la donna perdeva ogni diritto di amministrarla e gestirla. In realtà essa stessa diventava in un certo senso proprietà del marito, in quanto avrebbe dovuto occuparsi per tutta la vita del suo benessere e non aveva diritto a fare testamento. La donna inoltre non aveva diritto di uscire di casa, se non sotto la vigilanza e il controllo del marito. Le sue relative libertà iniziavano quando lavorava. L’attività nei campi o presso la bottega del marito le consentiva di uscire senza essere accompagnata. La donna musulmana, come quella cristiana dell’epoca medievale, aveva pochi diritti: uomo e donna si vedevano di rado, vivevano vite distinte, frequentavano ambienti diversi. Alle donne non era consentito l’accesso alle moschee, andavano piuttosto ai bagni pubblici, dove compivano i riti di purificazione, curavano la propria igiene, si incontravano, si riposavano, combinavano matrimoni. Le donne musulmane però potevano possedere beni, seppur in quantità ridotta rispetto agli uomini, e potevano ereditarli. Potevano inoltre essere proprietarie di attività commerciali, ovviamente seguite da collaboratori maschili. Nel Seicento la società nutriva grande paura dell’universo femminile così iniziarono a ricorrere all’accusa di stregoneria. Venivano condannate tutte quelle donne i cui tratti o atteggiamenti erano, a loro dire, più affini al modello ideale di “strega”. Colore che venivano accusate di stregoneria furono presto condannate al rogo. Fu soltanto dopo la Rivoluzione Francese, grazie a Napoleone Bonaparte, che la donna acquisisce maggiori libertà. Ad esse fu concesso di mantenere il proprio cognome, anche in caso di matrimonio, e di esercitare autonomamente attività commerciali. Fu inoltre abolita la disparità di trattamento nella divisione dell’eredità del patrimonio familiare. I primi veri movimenti di ribellione delle donne in Occidente avvennero all’alba del Novecento. Iniziarono quindi a radunarsi in grandi comizi e manifestazioni pubbliche, allo scopo di far sentire la propria voce ad una realtà maschilista, chiedendo parità di diritti. Il fenomeno dell’industrializzazione aiutò il progresso verso la parità: si scoprì presto nella donna una valida lavoratrice, tanto quanto l’uomo, soprattutto a cavallo tra le due guerre mondiali, momento in cui le mogli portavano avanti l’economia del paese, mentre i mariti combattevano in guerra. In Italia, anno storico fu il 1946, quando le elezioni furono per la prima volta a suffragio universale: la donna aveva raggiunto il diritto al voto. Nel 1948 lo Stato Italiano stabilì la totale uguaglianza tra uomo e donna e nel 1975, si ottenne la parità di diritti tra marito e moglie. Anche se da noi in Occidente, nel corso del Novecento, la donna ottene politicamente e giuridicamente gli stessi diritti dell’uomo, la stessa cosa non si può dire nel mondo islamico, dove la situazione è ancora problematica. Padri, fratelli e mariti, rappresentano ancora delle autorità per la donna, sono viste come figure diaboliche e di vergogna, motivo per cui i loro volti sono costantemente coperti da veli. In alcuni paesi, ancora fortemente tradizionalisti, le donne non possono godere della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche e posizioni di responsabilità in campo civile e religioso. Non si può quindi affermare che i diritti sono cosa ormai acquisita per tutte le donne. Là è ancora necessario combattere e ribellarsi, ma non contro l’uomo, piuttosto contro i terribili dogma sociali che ancora vengono imposti alle donne. Non so quanto ciò sia possibile, ma spero che un giorno si possa affermare, in modo tangibile, reale e non utopico, che siamo tutti uguali. Con queste parole concludo, un forte abbraccio.

Sempre Vostra, Storyteller.

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Categorie:EMPATIA

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9 replies

  1. Buongiorno, sono completamente d’accordo, noi donne non siamo oggetti e abbiamo i loro eguali diritti, non vedo l’ora che riescano a capirlo…😟 Grazie mille per la condivisione, è un grande e onorevole messaggio! 🙏❤️

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  2. una piccola cosa le donne musulmane nell’epoca medievale ad esempio nelle corti di Spagna avevanio grandi libertà, erano poetesse molto declamate e i loro versi venivano letti negli spazi dedicati alla poesia. Un musicista spagnolo dei tempi nostri Luis DElgado ha messo in musica alcune delle loro poesie che si trovano anche su Youtube!! brava buona giornata

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  3. Ancora tanto da fare, ma il cambiamento non deve essere contro ma insieme. L’uomo è molto lineare e sta a noi far comprendere la complessità. Volevo aggiungere che nell’antica Roma le vedove avevano molto potere.

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  4. Eh, è c’è sempre da approfondire sull’argomento: non se ne sa mai abbastanza.
    Grazie Ele! 🙂

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  5. Bellissimo articolo e completo, molto brava

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