LIBERO PENSIERO: IN MEMORIA DI GEORGE FLOYD. (9 luglio 2020)

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Un saluto a tutti, cari Lettori! Oggi voglio parlarvi di un evento tragico del panorama statunitense che ancora oggi segna l’animo di migliaia di persone in tutto il mondo. Tempo fa, quando ciò accadde, tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno, scrissi un breve omaggio in merito, tanto per ricordare quando era successo appena poche ore prima. Mi riferisco ovviamente alla terribile scomparsa di George Floyd, oggi simbolo di un’America che tutt’ora combatte la lotta tra ” bianchi e neri”, icona del fardello razzista che incendia l’animo di una generosa fetta della popolazione americana, all’alba degli anni ’20 del 2000. Come molti di voi sapranno, George Floyd, membro del Black Lives Matter, viene arrestato in modo particolarmente violento dalla polizia, nel corso di una manifestazione: ciò porterà lo stesso al decesso a causa probabilmente di un arresto cardio-respiratorio (termini tecnici per dire che è stato soffocato fino al punto in cui non è più stato capace di respirare, bloccando di conseguenza il suo funzionamento cardiaco). Ma lo scopo di questo mio scrivere non è tanto parlarvi dell’accaduto, che è stato più volte spiegato attraverso telegiornali e magazine online, piuttosto di fare chiarezza su questa persona. Chi era George Floyd? In realtà no si hanno tantissime notizie sulla sua identità. Facendo alcune ricerche

online scopro che Floyd nasce nel 1974 a Fayetteville, nella Carolina del Nord, ma è cresciuto a Houston, in Texas. Frequentò durante la sua gioventù la Yates High School, dove si distinse sia nella squadra di calcio della scuola, sia in quella di basket. Dalla sua parte anche l’altezza, di ben 1,92 metri. George mostrava di sè due volti: quella del “gigante gentile” quando si trattava di socializzare con gli amici e quella di spietato giocatore sui campi sportivi. Dopo il liceo, George frequenta il South Florida Community College e anche qui, dal 1993 al 1995, gioca nella squadra di basket della scuola. Tornerà però presto a casa, senza terminare gli studi e laurearsi. In questo ambiente, c’era il giocatore della  NBA Stephen Jackson, cresciuto come George a Houston. Della sua famiglia si conosce poco e ciò che viene detto è molto discordante. Quasi certamente aveva 5 figli. Uno di loro,Quincy, di 27 anni, dice di aver sempre avuto pichi contatti con il padre e che a stento l’ha riconosciuto in televisione il giorno della sua morte. Ma dopo aver visto quanto era accaduto, dopo il Memorial Day, hanno chiesto la pace, denunciando la violenza che si è verificata in altre città. Dopo la morte di Floyd, un video postumo viene pubblicato su Twitter, rivelando le sue opinioni religiose contro la violenza. Queste sono le parole che cita: ” La vostra generazione nera (dei giovani) è chiaramente persa … Voi ragazzi state solo andando in giro e state solo sparando [sic, sparando] con le pistole in mezzo alla folla, [con] bambini che vengono uccisi … Tornate a casa … Un giorno sarete soli di fronte a Dio. Andrete in alto, o cadrete in basso. Realizzate quel che vi sto dicendo?”. Inoltre scopro che George al momento del decesso non era sposato e aveva da poco perso il lavoro, aveva infatti lavorato come  buttafuori presso il Conga Latin Bistro e come camionista.

Parlando invece di quanto confermato dall’autopsia il decesso avviene alle ore 21:25 del 25 maggio. Fatto particolare è che il rapporto rileva la sua positività al Covid-19, probabilmente asintomatico. Inoltre era intossicato di “Fentanil” (oppioide usato come antidolorifico e insieme ad altri farmaci per l’anestesia, ma anche a scopo ricreativo ) e aveva tracce di altre “sostanze psicoattive” come metanfetamina, THC e morfina. Casualità, la sua fedina penale era macchiata per le accuse di possesso di droghe,  l’intento di distribuire e vendere sostanze vietate, furti e rapine a mano armata. Sconterà per quest’ultima accusa 5 anni di carcere.

Non possiamo ammettere di avere un quadro completo della sua vita. George, nonostante la vita non proprio da “bravo ragazzo”, mi sento di dire che aveva comunque degli ideali e che il suo agire è sempre stato compiuto in nome della difesa di quell’etnia da sempre più sfortunata e considera inferiore. La famiglia Floyd, come tutte le altre famiglie accomunate dall’essere afroamericani, professano la pace, affinchè nessuno venga più ucciso per la propria identità. Si augurano che presto la guerra sia solo più un fenomeno culturale, che porti a sradicare vecchi moralismi e dogma sociali. Non sono religiosa, ma vorrei con tutto il cuore che queste persone trovino finalmente pace, una pace non solo apparente, ma viva e sentita. Con queste parole concludo, fatemi sapere con un commento cosa ne pensate.

Sempre Vostra, Storyteller.

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Categorie:libero pensiero

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16 replies

  1. davvero un bel post! un argomento forse non molto conosciuto! brava

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  2. Trovo sempre i tuoi post molto interessanti e condivisibili, grazie!

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  3. Grazie cara per questo post letto tutto d’un fiato!

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  4. Ciao Eleonara,

    Non sono molto bravo in Italiano ma ho tanta voglia di scrivere i post in Italiano in futuro!
    In tanto, volevo seguire i bloggers Italiani e ti ho trovato! Questo articolo è molto leggibile a me e ti ringrazio!

    Se puoi, mi suggerisci qualche altri Storyteller? Grazie.

    Buona giornata,
    Velu

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  5. Complimenti, un bellissimo approfondimento e un chiaro messaggio che condivido pienamente pure io che come te, non sono religiosa.

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  6. Sono d’accordo con te al 100%, Eleanora. Dovremmo essere tutti pazienti e gentili gli uni con gli altri. Soprattutto in questi tempi difficili, è molto importante che ci uniamo tutti insieme.

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