EMPATIA: STORIA DI ANNA FRANK (23 giugno 2020)

Buongiorno Lettori. E’ importante per me dedicare uno spazio ogni mese a quelli che definisco “i volti della storia”, a quelle persone che con il loro contributo hanno lasciato il segno nelle vite dei loro posteri e il loro nome è diventato una macchia indelebile nei sussidi di storia e nei musei. Ovviamente non sarebbe il magico mondo di Storyteller’s Eye Word se una biografia di questo calibro fosse affrontata come un mero travolgere i lettori di informazioni apatiche, motivo per cui il tema è parte della rubrica EMPATIA, perchè ciò mi dà la licenza di inserire qualche personale riflessione proveniente dal pathos, senza inficiare i contenuti che andrò a raccontare. Il volto di oggi più di altri è diventato il simbolo di un etnia torturata e devastata dall’odio e dal razzismo durante il periodo nazista. Parlo ovviamente di Anna Frank, ragazza ebrea che giovanissima, a soli 15 anni, perde la vita devastata dalla malattia e dalla debolezza che arrecava un’esistenza prolungata nei campi di concentramento. Oggi ne tratterò la sua storia, affinchè il suo nome sia sempre ricordato come vittima, insieme ad altre migliaia di persone, di un male crudele.

Anna Frank nacque il 12 giugno 1929 nella città tedesca di Francoforte sul Meno. Con lei vivono la sorella Margot, di tre anni più grande di lei e i loro genitori,  Otto ed Edith Frank. In quel periodo la Germania stava affrontando una grave crisi economica, che portò gran parte della popolazione ad un condizione di forte stato di povertà. In questo clima di sconforto e di caos Adolf Hitler riesce a prendere sempre più consensi e a trovare sostenitori. Fin da subito è chiara la sua posizione: è antisemita e induce la popolazione tedesca a credere che sono gli ebrei stessi ad essere responsabili della crisi che incombe. L’aria di odio e di sfiducia verso gli ebrei è ormai pesante da sopportare e la famiglia Frank decide di trasferirsi ad Amsterdam, desiderosi di una vita che non fosse segnata dal razzismo antisemita. Otto, il padre di Anna, decide di avviare un impresa produttrice di pectina, addensante tipico per la produzione di marmellata. Sia Anna sia la sorella in breve tempo si ambientano e apprezzano le mode dei Paesi Bassi, imparando anche la lingua locale. Anche se l’impegno di Otto nell’azienda di pectina è molto, non è sufficiente a vivere in maniera dignitosa. Cerca di aprire una nuova sede in Inghilterra, ma il progetto fallisce. Alla fine

decide di inserire nella produzione anche quella del commercio di erbe aromatiche e spezie. Nel settembre 1939 Anna Frank ha da poco compiuto 10 anni e la Germania invade la Polonia. Fu un fatto storico molto rilevante perchè segnò il principio della Seconda Guerra Mondiale. Poco dopo Hitler attacca con il suo esercito i Paesi Bassi che dopo pochi giorni, nel 1940 cede le armi. La Germania invade totalmente il territorio e vengono istituite le terribili leggi razziali ormai fortemente presenti nella vicina Germania. Agli ebrei da ora è vietano entrare nei musei, nei cinema e nei parchi pubblici, la libertà di Anna è fortemente limitata. Otto Frank perde la sua agognata azienda, gli ebrei non possono più essere proprietari di attività. Vengono istituite in tutto il territorio nazionale le scuole per soli ebrei. Fu allora, quando Anna ha ormai 13 anni che inizia le stesura di quel diario e di quelle parole che portano a noi la testimonianza diretta della condizione degli ebrei vittime della Germania Nazista e della sua terribile involuzione. Nei due anni successivi vivrà per lungo tempo in clandestinità, nascosta con la sua famiglia in una soffitta. Verrà ritrovato nel suo diario, anche la bozza di una raccolta di racconti, a cui avrebbe voluto dare il titolo di “Libro dei bei pensieri”. Dall’Inghilterra il ministro dell’istruzione del governo olandese lancia a Radio Oranje un appello, di conservare diari e racconti scritti durante questo periodo compresi i documenti di guerra. Fu così che Anna elabora i contenuti di tutti i suoi diari in un’unica storia, dal titolo “Het Achterhuis” (ovvero La casa sul retro). Arriva il 4 agosto del 1944. La polizia scopre il nascondiglio in cui da due anni vive in segreto la famiglia Frank. Verranno arrestati insieme ad altri due soccorritori clandestini. Per fortuna, altre due persone a conoscenza della loro storia entrano prima dei nazisti nella casa e conservano le carte del diario di Anna. Dopo un viaggio estenuante di tre giorni insieme ad altri deportati , su un treno merci con scarsità di cibo e acqua, Anna arriverà al campi di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau. Appena arrivati, iniziano le visite mediche che divideranno le persone adatte al lavoro forzato da quelle non adatte. Circa 350 persone vengono immediatamente e brutalmente uccise. Anna e la sorella verranno selezionate per essere inserite in un campa di lavoro femminile, il padre Otto in uno maschile. Nel novembre del 1944 Anna e sua sorella vengono trasferite nel campo di Bergen-Belsen, i genitori restano ad Auschwitz. Morirà di stenti, a causa del grande freddo a cavallo tra il 1944 e il 1945, nel mese di febbraio, dopo aver contratto il  tifo esantematico. Con queste parole concludo. Credo sia doveroso talvolta parlare di queste biografie per ricordare le grandi tragedie del passato, per non dimenticare mai e non permettere che queste barbarie si manifestino di nuovo.

Sempre Vostra, Storyteller.

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6 pensieri su “EMPATIA: STORIA DI ANNA FRANK (23 giugno 2020)

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