EMPATIA: L’AMORE HA MOLTI VOLTI (Testo trasferito del 28 aprile 2020)

Buonasera cari Lettori! Questa sera voglio condividere con voi il contenuto di un video che ho trovato sulla piattaforma di Youtube e che mi ha fatto davvero riflettere.Ovviamente alla fine della lettura troverete il video in questione condiviso, in modo tale da avere un riscontro alle mie parole. Ma ora, fatte le dovute precisazioni, tenterò di spiegare meglio di cosa tratta l’articolo di oggi. Dal titolo stesso si può dedurre che il tema è l’amore, ma forse è necessario per una volta vedere questa grande concezione astratta come una pluralità, come un essere che in base a differenti fattori può manifestarsi in modo diverso. Da sempre è stata

tramandato, dai racconti, dalle parole dei nonni e dei genitori, che l’Amore è semplicemente sostanza pura e incondizionata, che si manifesta almeno una volta nella vita in ognuno di noi, che il vero amore è uno soltanto, uguale nel suo manifestarsi per tutti. La  verità è che le nostre esperienze, soprattutto quelle risalenti al nostro periodo infantile, ostacolano la nostra visione idilliaca dell’Amore, mettendo ad esso freni e vincoli. Non ci lasciamo la nostra infanzia alle spalle finchè non siamo noi stessi a deciderlo, voltando definitivamente pagina. Lo studio è stato condotto da una coppia di terapisti americani specializzati nel settore, rispettivamente Milan e Kay Yerkovich. La prima frase importante di questo video, in seguito alle prime precisazioni di setting per entrare nel vivo del discorso, portano subito chi guarda a riflettere. Lasciamo spesso questo aspetto per scontato, ma la verità è che senza renderci conto ad ogni relazione affettiva che iniziamo si presuppongono una serie di atteggiamenti che si ripetono e che probabilmente nulla c’entrano con il concetto di Amore idealizzato. Questo perché ci portiamo dietro in età adulta un bagaglio esperienziale proveniente dal periodo infantile, ovvero l’influenza che le persone adulte più vicine a noi (genitori, nonni, tutori) in quel periodo hanno compiuto. Creiamo quindi delle linee guida, degli schemi da seguire e applicare in ognuna delle nostre relazioni future. I Yerkovich in base a ciò hanno istituito cinque macro categorie, a cui hanno dato il nome di “stili d’amore”. In seguito troverete la definizione di ognuna di esse. Primo di questi è l’accontentatore. Famiglie ipercritiche, spesso nervose o talvolta iperprotettive sviluppano persone tendenti ad moderare i toni di una discussione, al fine di evitare scontri violenti. All’interno di una relazione, il passato turbolento gli permetterà di gestire ogni situazione con calma e serenità, anche se ciò può andare a suo discapito. Tendono ad essere persone dai modi gentili e ottimi partner per relazioni a lungo termine. Il loro continuo arrendersi nelle discussioni però, porta sì a placare la discussione, ma anche a portare in loro un profondo senso di disagio. Il secondo gruppo di persone è quello della
“vittima”. Coloro che ne fanno parte hanno avuto con grande probabilità genitori spesso arrabbiati e sono stati più volte sottoposti a nascondere idee e azioni per evitare la rabbia priva di ragione di quest’ultimi. Sono soggetti alla creazione di mondi immaginari in cui rifugiarsi quando la situazione in casa diventa insopportabile. Soffrono quasi sempre di bassa autostima e riversano questa sensazione sulle future relazioni. Il terzo gruppo è quello del controllante. Fin da piccoli sono persone particolarmente autonome, che imparano a rispondere alle loro esigenze senza l’ausilio del genitore, spessopreoccupato in faccende a loro dire più importanti rispetto alle richieste del loro figlio/a. Con il tempo diventa fondamentale per loro tenere sotto controllo ogni situazione, al contrario, non avendo l’opportunità di ciò, si dimostrano particolarmente vulnerabili. Per loro la rabbia è uno strumento per portare a compimento le sue azioni di controllo.Sono scarsamente empatici e vogliono sempre risolvere i propri problemi da soli, senza che ciò comporti necessariamente l’uscita dalla zona di comfort. Le sue azioni però potrebbero risultare molto pesanti e difficili da sopportare per un eventuale partner. Il quarto è quello del vacillatore. In passato i loro genitori si sono dimostrati persone imprevedibili e non si sono sentiti mai una priorità di questi. Si sentono spesso soli e fraintesi e ricercano nel

partner l’amore e le attenzioni che non hanno ricevuto dai familiari. Più di altri il vacillatore ha bisogno di continue certezze e il minimo cambiamento nella relazione lo turba, le sue aspettative restano sempre sul piano idealizzato e non elabora serenamente la possibilità di un’alternativa nel reale. Infine abbiamo l’evitatore. L’ambiente in cui hanno vissuto è sempre stato quasi o del tutto privo di amore e attenzioni. Presto per costruire una loro zona di comfort hanno imparato a limitare le loro esigenze e carenze affettive, diventando persone tendenti ad essere fredde e chiuse. Reagiscono molto bene alle situazioni di distacco e anaffettive. Preferiscono avere momenti tutti per sé, che non devono necessariamente essere condivisi. Non sono bravi a parole ad esprimere i loro sentimenti al partner e si servono di azioni e gesti per provvedere a questo fine. Non amano i discorsi impegnati e si concentrano molto sulle loro ambizioni professionali e ciò potrebbe mettere a disagio il partner. Esiste però,in questa serie di circostanze negative di crescita rispetto all’argomento amore, una versione positiva, nota come quella del connettore sicuro, ovvero ciò a cui questi gruppi precedentemente elencati dovrebbero aspirare. La loro forza è il saper mediare, riconoscendo in sé valori e punti deboli. Non tendono a svalutare o idealizzare e riescono a condividere con serenità sentimenti e bisogni e ciò è alla base di una relazione duratura e piacevole. Spero che la lettura possa dare uno spunto per riflettere non solo se fate parte di un determinato gruppo, bensì se tendete all’uno piuttosto che all’altro. Ora vi saluto con un grande abbraccio e vi do appuntamento al prossimo articolo.

Sempre Vostra, Storyteller.

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